giovedì 19 giugno 2014

Libri: Il mondo nuovo, di Aldous Huxley

Titolo originale: Brave new world
Autore: Aldous Huxley
Anno di pubblicazione: 1932
Casa editrice: Mondadori
Codice ISBN: 978-88-04-48780-7
Dove e Quando: Londra, futuro

L'Incipit
Un edificio grigio e pesante di soli trentaquattro piani. Sopra l'entrata principale le parole: Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale e in uno stemma il motto dello Stato mondiale: Comunità, Identità, Stabilità.

Cosa ne penso
Se non fosse per la traduzione terribilmente datata questo sarebbe il genere di romanzo perfettamente in linea con i miei gusti. Il nuovo mondo appartiene al filone distopico di cui fanno parte, per intenderci, anche 1984 e Fahrenheit 451, ma questo è molto più attento alla tematica del progresso scientifico. Siamo, ovviamente, in un ipotetico futuro (la cosiddetta era dopo Ford), dove gli esseri umani vengono "creati" in provetta tramite inseminazione artificiale e selezione genetica (Huxley era troppo avanti), subendo fin dal primo vagito condizionamenti mentali volti a far accettare loro, una volta adulti, il ruolo sociale al quale sono destinati. Abbiamo una società divisa in classi, ognuna delle quali apparentemente soddisfatta della propria esistenza; tutto è a disposizione, nessuno desidera più di quel che ha: oggetti, vestiti, divertimenti, sesso libero senza il fardello della procreazione, droghe che stroncano sul nascere ogni dubbio (il soma, come spiegherà in seguito l'autore, pensato come una via di mezzo tra la cocaina e gli antidepressivi, ma senza effetti collaterali). Eppure in questa società apparentemente perfetta, qualcuno ancora prova, inspiegabilmente, un senso di irrequietezza, manifestando un anticonformismo attribuito ad un errore di somministrazione in fase prenatale, piuttosto che ad un legittimo ed umanissimo desiderio di affermazione in quanto individuo. 

Il senso di straniamento di Bernard Marx (il protagonista, per lo meno nella prima parte del romanzo) tuttavia cessa non appena si reca nelle terre dei selvaggi con Lenina Crowne, che intende prendere come sua sua amante. Non appena i due atterrano in quella che viene definita "riserva" (dove gli esseri umani vivono ammucchiati, nella miseria e sporcizia, mettendo al mondo i figli tramite concepimento) vi incontrano John il Selvaggio, la cui madre apparteneva al mondo nuovo e al quale faranno ritorno insieme, destando enorme stupore e scalpore. Bernard Il finale è terribile. Non ci sarà lieto fine né per Bernard (che dopo un'inaspettata popolarità tornerà ad essere alienato nella sua diversità) né per il selvaggio incapace di adattarsi ad un mondo che non comprende. 

Molti i riferimenti letterari (soprattutto la Bibbia, le opere di Shakespeare e George Bernard Shaw), ma come in Fahrenheit, la lettura è un piacere solitario, quindi proibito ed infatti la maggior parte delle citazioni sono affidate al Selvaggio, che proviene da terre lontane dagli usi barbarici. Il romanzo, scritto nel 1931 è seguito da un saggio dell'autore del 1958, in cui analizza la sua opera alla luce delle ultime scoperte in campo scientifico, psicologico e sociologico. Molto interessante ed estremamente attuale.

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