giovedì 28 giugno 2012

L'artista di oggi: Sagaki Keita


 







Oggi su segnalazione di Alessandro vi mostro le opere di un artista giapponese che non conoscevo. Sagaki Keita riproduce opere d'arte famose (la Gioconda di Leonardo da Vinci e l'Onda di Hokusai, solo per fare qualche esempio) riempendole di tanti piccoli disegnini. Io strizzando gli occhi ho individuato teschi, gattini, porcellini e una figura umana che mi ricorda John Lennon. Sarà davvero lui? Per saperne di più come al solito vi rimando al suo sito, QUI

Ps. Grazie Alex, ogni segnalazione è sempre ben accetta!!!

mercoledì 27 giugno 2012

Mi dichiaro a favore della clonazione umana




Dunque, stanotte ho fatto un incubo terrificante: ho sognato che ero la SUA nuova donna.  Non so perché, visto che mi fa orrrrore sia come uomo che come cantante, ma tant'è. Considerando che mi sono risvegliata con la testa dalla parte dei piedi (giuro, la notte mi contorco come un serpente) e che sono stata di pessimo umore tutto il giorno, stasera ho deciso di correre ai ripari rifacendomi gli occhi con l'uomo più figo del pianeta. Basterà per dormire bene???

martedì 26 giugno 2012

Ieri in tv: Sepolti in casa


Ieri notte casualmente mi è capitato di guardare questo nuovo programma di RealTime intitolato Sepolti in casa. Si tratta di una serie di documentari che ha per protagonisti i cosiddetti hoarders, persone affette da un disordine mentale che li spinge all'accumulo compulsivo. Per chi come me  si dedica al decluttering (spesso senza successo) questo programma ha dell'incredibile: non riesco davvero a capire come si possa vivere bene in un posto sommerso di cianfrusaglie ed infatti i protagonisti della puntata (tutti americani naturalmente) in un modo o nell'altro hanno rischiato di morire a causa della roba accumulata.

Ovviamente qui si parla di casi limite (sono persone che hanno bisogno di aiuto psicologico e di un percorso di riabilitazione), ma veramente non mi capacito che si possa trarre tutto questo piacere e sollievo dagli oggetti.

Il programma va in onda tutti i lunedì alle 23.00

domenica 24 giugno 2012

Instrumental: Also sprach Zarathustra, Op. 30, di Richard Strauss

Clicca per ascoltare
Composta nel 1896 da Richard Strauss e ispirata all'omonima opera filosofica di Friedrich Nietzsche, questa sinfonia nel 1968  venne scelta da Stanley Kubrick come colonna sonora per il suo capolavoro 2001: Odissea nello spazio.

Letto e commentato: Un altro mare, di Claudio Magris

Titolo: Un altro mare
Autore: Claudio Magris
Casa editrice: Garzanti
Anno di pubblicazione: 1991
Dove e quando: Gorizia, Patagonia, anni 1909-1959

L'Incipit
La virtù porta onore*. Veramente, a essere esatti secondo le buone regole della filologia, Tugend bringt Ehre. Infatti il professore Nussbaumer, capoclasse, voleva la traduzione in tedesco ed era naturale, in quelle aule opache del vecchio Staatsgymnasium imperialregio di Gorizia, fra i banchi regolari e uguali come i fogli del calendario sul muro, che sparivano ogni giorno con un lieve fruscio sotto la mano del bidello, e le pareti grigie, di un grigio che non si sapeva se era un colore oppure lo stingersi di qualche colore perduto.

Cosa ne penso
Questo di Magris si è rivelato un insospettabile manuale di minimalismo, non solo nello stile, ma anche concettualmente. Di Un altro mare tratterrò sicuramente alcune perle di saggezza, ma non posso dire che il racconto in sé  e per sé mi ha abbia conquistata.

Della trama c'è poco da dire: il protagonista Enrico Mreule abbandona Gorizia per raggiungere la Patagonia e fare il gaucho, lasciandosi alle spalle l'impero asburgico e il suo decadimento alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Di lui si potrebbe dire che è un pioniere del downshifting, deciso a liberarsi di tutti quei fardelli che la società, le responsabilità e le amicizie troppo ingombranti (su tutti il poeta e filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, morto suicida il 17 ottobre 1910) gli hanno imposto. Anche una volta rientrato a Gorizia (per l'esattezza va a vivere a Salvore, oggi Croazia) non si lascerà travolgere dagli eventi (la guerra, i campi di sterminio, Tito e il comunismo) e continuerà a condurre una vita di solitudine e lavoro, rifiutando agi e comodità che l'era moderna comincia ad offrire. Rico, il professore, come viene chiamato, vive ai margini della società, in una casa fronte mare senza riscaldamento e corrente, incurante del tempo che passa e della vita che si trascina giorno dopo giorno, aspirando ad un ideale troppo elevato che sa di non poter raggiungere, fino al giorno della sua morte. Sua unica gioia, il mare e i classici che rilegge in continuazione al lume di una lanterna. Perfino quando viene imprigionato e torturato la cosa sembra lasciarlo indifferente, unicamente infastidito dal fatto di aver vissuto in promiscuità con altri prigionieri. La sua vita si dipana e si conclude così, tra un'uscita in barca e una lettura, senza grossi accadimenti, mentre il mondo intorno a sé si sta sgretolando.

Di Magris non avevo mai letto nulla prima d'ora e pur avendone apprezzato lo stile dalla prima all'ultima parola (come dicevo, Un altro mare è un capolavoro di minimalismo narrativo e non solo), questo romanzo non mi ha del tutto appagata: ogni riga trasuda tristezza e grigiore e vuoto come l'esistenza del suo protagonista; la storia è di quelle che lasciano l'amaro in bocca e che si vorrebbero dimenticare non appena voltata l'ultima pagina, se non fosse per quelle frasi cesellate ad arte che entrano in testa indelebilmente. Ho trovato meravigliose le descrizioni del mare e dell'oceano, raccontati come solo uno che ha respirato salsedine fin dalla tenera età potrebbe, per contro sono rimasta sconcertata dalla misantropia e misoginia del protagonista. Su anobii 5 stelle. Ora conto di recuperare Microcosmi.

Perle di saggezza
La terra sopporta materna l'aratro che la squarcia, ma il mare è un grande riso inattingibile, niente vi lascia segno; le braccia che nuotano non lo stringono, lo allontanano e lo perdono, lui non si dà.


Con l'italiano è diverso, quella per lui non è la lingua per dire le cose, per fissarle rimanendo storditi dalla loro luce o dal loro vuoto, bensì la lingua della dilazione e dell''accomodamento con l'insostenibile, buona per divagare e confondere un po' il destino a furia di chiacchiere. La lingua della vita, insomma, e dunque conciliante e insolvente come lei.


Voleva scrivere del suo viaggio, del bene e del male di partire, di quel pericoloso e indegno amore di sé che c'è nella nostalgia e nel desiderio di ritorno e che rende schiavi, come ogni amore di sé stessi. Questo viaggio non sarà una fuga, partire un po' morire, ma vivere, essere, stare fermi. saranno le paure, le ambizioni, le mete a fuggire e a svanire.


Pretendere di vivere, dice Ibsen, è da megalomani.


Diminuire, ridursi, la società, come il giardinaggio, è arte di potare.


Va bene così, niente rimpianti, ogni volere distrugge il vero essere e bisogna liberarsi dalla vana fede dell'io.


Lui è bravo a ridurre le cose, non ad accrescerle; perché pretendono da lui quello per cui non è tagliato.


La corda che ci lega ci trascina.


Gli uomini non sono tristi perché muoiono, ha detto Carlo, ma muoiono perché sono tristi.


Ognuno muore prima di dissipare qualche menzogna.


Talvolta la vita incalzante si dimostra generosa, viene a prendere congedo anziché a mettere le mani addosso.


Non si ama una donna o un uomo, ma uno sguardo, il mare che c'è dentro, un sorriso al di qua del sesso.


La persuasione, dice Carlo, è il possesso presente della propria vita e della propria persona, la capacità di vivere pienamente l'istante, senza sacrificarlo a qualcosa che ha da venire o che si spera arrivi quanto prima, distruggendo così la vita nell'attesa che passi più presto possibile.


Un vero libro lo può scrivere solo un grande, cioè un altro.


E' il volere, il desiderio che consuma l'essere.


Anche il mare è troppo, perché gli rilancia la grande promessa di felicità e la grande ricerca di significato, che -come ogni ricerca- soffoca la felicità. Meglio la terrà, torpida sotto il piede.


Succede spesso che le donne, sotto sotto, ci tengano di più. Per loro l'amore dev'essere come l'acqua per i pesci, se gliela togli gli manca il respiro e sbattono di qua e di là. Ti fanno certo anche dei brutti tiri e non c'è da fidarsi, resta però il fatto che hanno bisogno di stare in quel mare, mentre agli uomini piace fare qualche nuotata, anche spesso, ma poi escono e si scrollano l'acqua di dosso.

Ma meglio così, siamo in troppi; la gente pensa solo a far figli e il duce anche li premia, così la natura si ribella e spinge gli uomini a rovinarsi, prima o dopo perderemo la vista e l'udito, tutti orbi come talpe e sordi come campane. E solo perché si crede sempre di aver bisogno di qualcosa, magari di sale nella minestra, e si sgobba per averlo. Ridurre i bisogni, esser felici del proprio io, ecco la soluzione del rebus.


Sono gli schiavi che cianciano di diritti, chi è libero ha doveri.


Nessuna dipartita può addolorare, perché si è sempre estranei, neanche la dipartita finale; figuriamoci quella di una donna che si toglie dai piedi.

Opere ed autori citati
Omero (Odissea), Platone, Schopenhauer, Buddha, Ibsen, Leopardi, Tolstoj, Sofocle (Edipo re, Elettra), Eschilo (Agamennone)

La trama
Alle soglie della Grande Guerra, il giovane Enrico Mreule, grecista e filosofo, s'imbarca per il Sudamerica e va a fare il gaucho in Patagonia, dove sparisce nell'anonimato e nella solitudine. Abbandona la sua Gorizia ancora absburgica, con il suo mosaico di culture diverse, e tra la fuga e il ritorno, fra la caduta dell'impero e le tragedie della seconda guerra mondiale e del comunismo, tra i grandi spazi d'oltreoceano e il caparbio ritiro immobile su uno scoglio dell'Adriatico, la sua esistenza si consuma interiormente in un'ansia di perfezione che la conduce al nulla, si brucia per troppa luce e si chiude in un acre e nostalgico diniego. In una narrazione asciutta e tagliente, scandita dall'incalzare dei fatti e affidata a una scrittura epica ed essenziale, Magris racconta la storia di un amore per la vita che approda all'impossibilità di vivere, una parabola che si richiama all'odissea di altri grandi fuggiaschi della letteratura e della cultura moderna.

L'autore

Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Docente universitario, collabora al «Corriere della Sera». Tra le sue opere pubblicate da Garzanti, Illazioni su una sciabola (1984), Un altro mare (1991), Microcosmi (1997, Premio Strega), Alla cieca (2004) oltre ai saggi Dietro le parole (1978), Itaca e oltre (1982) e Danubio (1986), ai testi teatrali Stadelmann (1988) e La mostra (2001) e al monologo Lei dunque capirà (2005).

*Ho tralasciato la prima fase dell'incipit perché impossibilitata a scrivere in greco dal mio pc.

sabato 23 giugno 2012

La canzone di oggi: We bring an arsenal, Lostprophets

E mo questi chi sono???? 
Comunque il pezzo è entrato in loop ed è stato protamente aggiunto alla running playlist

venerdì 22 giugno 2012

Letto e commentato: Solar di Ian McEwan

Titolo: Solar
Autore: Ian McEwan
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2010
Dove e Quando: Inghilterra, anni 2000-2009


L'Incipit
Apparteneva a quella categoria di uomini - tendenzialmente spiacevoli, quasi sempre calvi, bassi, grassi, intelligenti - che, per ragioni misteriose, attraggono certe belle donne. O così credeva, e pensarlo pareva bastare. Aiutava inoltre il fatto che alcune lo considerassero un genio bisognoso di redenzione. Ma l'attuale Michael Beard era un soggetto in condizioni mentali limitate, anedonico, monotematico, sofferente. Il suo quinto matrimonio si andava disgregando e lui avrebbe dovuto sapere come comportarsi, assumere una prospettiva lungimirante, riconoscere la propria colpa. I matrimoni, i suoi perlomeno, non si susseguivano forse l'uno all'altro al pari di fenomeni ondosi, o di maree?

Cosa ne penso
Con questo suo romanzo uscito nel 2010 per la Einaudi McEwan si conferma uno dei miei scrittori preferiti e tra i migliori autori viventi; Solar, come il titolo stesso suggerisce, affronta un tema molto attuale e delicato, quello del riscaldamento globale e della ricerca di nuove fonti energetiche, in modo piuttosto dettagliato, anche se la sensazione avuta a pelle durante la lettura è che la ricerca scientifica e l'ambizione di salvare il pianeta altro non siano che un pretesto per introdurre e contestualizzare questo personaggio fastidioso che è Michael Beard. 

Il Professor Beard, Premio Nobel per la fisica, è uno di quegli uomini che immediatamente ispirano una feroce antipatia. E' basso, grasso e calvo, patologicamente infedele e bugiardo, meschino, egoista e anche sudicio. Ossessionato dalla gelosia per la sua ultima moglie Patrice, che pure ha ripetutamente tradito a sua volta, arriva ad incolpare uno degli amanti di lei per la morte accidentale di un giovanotto suo sottoposto presso il centro di ricerca di Reading (di cui Beard è presidente). Beard uscirà indenne dallo scandalo e non proverà neanche l'ombra di un rimorso per aver ingiustamente mandato in carcere un innocente, né tanto meno si farà scrupolo di appropriarsi indebitamente del progetto di ricerca del giovane dottorando morto. Ogni suo gesto, ogni sua parola trasudano disinteresse per il prossimo, ma la vita di quest'uomo privo di qualità umane proseguirà placida dietro una parvenza di rispettabilità e autorevolezza garantitegli dal Premio Nobel fino a quanto il castello di carte costruito a suon di menzogne non verrà spazzato via dall'inevitabile resa dei conti.
L'unico aspetto a rendere questo personaggio un filo più accettabile agli occhi del lettore è il profondo disprezzo che nutre per sé stesso, la consapevolezza di non aver meritato l'amore di nessuna delle sue cinque moglie (e amanti) e del fatto di aver vissuto di rendita fin dai tempi del Nobel, senza aver prodotto da allora in poi nessuna vera idea rivoluzionaria. Verrà smascherato nel momento in cui avrebbe dovuto consacrare il suo successo, ormai vecchio e malato di cancro, abbandonato da amici, collaboratori e donne, confortato in extremis solamente dall'amore puro ed incondizionato della figlioletta di tre anni che gli viene incontro tendendo le braccia, la cui nascita aveva peraltro ostacolato con ogni fibra del suo essere.

Il romanzo, diviso in tre parti che descrivono tre fasi diverse della vita di Beard (2000, 2005, 2009), offre al lettore passaggi ed episodi genuinamente esilaranti in cui McEwan ridicolizza all'estremo la figura dell'eminente scienziato (su tutti, l'episodio della motoslitta durante il viaggio al Polo nord e quello delle patatine in treno), ma nonostante le risate che strappa di tanto in tanto Beard resta un personaggio che si odia senza mezze misure. Su Anobii ho dato 5 stelle perché il romanzo è scritto magistralmente bene, però non è il mio preferito di McEwan.

Opere ed autori citati
127 ore intrappolato dalla montagna di Aron Ralston, Newton di Eduardo Paolozzi, Newton di William Blake, Paradiso perduto, Comus, Lycidas, Sansone Agonista, Penseroso, Areopagitica di John Milton, Douglas Adams, Jeffrey Archer, Roald Dahl, Henry Moore (e tantissimo altro che mi sono dimenticata di appuntare!!!)

Perle di saggezza
La fine del mondo non cadeva mai nel presente, dove sarebbe stato possibile smascherarla per la fanfaluca che era, ma sempre nell'immediato futuro e, al suo non verificarsi, si provvedeva a far emergere una nuova istanza, a fissare una data ulteriore. 

La prima essenziale caratteristica del fanatico è quella di ritenere che tutti i mali del mondo possano ridursi a un unico problema, e che quel problema possa essere risolto. La seconda è quella di insistere sul punto in continuazione.

La trama
Michael Beard, Premio Nobel per la Fisica e uomo dal fascino inspiegabile, con cinque matrimoni falliti, appetiti sessuali incontenibili e un girovita in continua espansione, è ormai un genio sul viale del tramonto. Almeno fino all'incontro con un giovane e ingenuo ricercatore che ha scoperto come «salvare il mondo». Tra provvidenziali incidenti e profezie apocalittiche, Solar mescola sapientemente tragedia e farsa, mettendo in scena l'umanissima battaglia tra cinismo e ideale, salvezza e catastrofe. QUI un estratto.

L'autore

Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershott e vive a Londra. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L'inventore di sogni; un libretto d'opera: For You. Ha pubblicato il saggio Blues della fine del mondo e i romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L'amore fatale, L'inventore di sogni, Amsterdam, Espiazione, Sabato, Chesil Beach e Solar. Tutti i suoi libri sono stati pubblicati in Italia da Einaudi.

Ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. Spesso mi capita di domandarmi se scrivere stia diventando piú facile. Temo che la risposta sia no. A quanto pare scrivere non è un'attività che si semplifica con l'andare del tempo; non è possibile «buttare giú» un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. Certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un'enorme quantità di energia. Invecchiare non aiuta. È fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l'ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un'illusione. Poi naturalmente occorrerà scavare piú a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non assomigli a quello già utilizzato. Con il passare degli anni sai sempre qualcosa di piú sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. Diventi molto scettico e vuoi evitare il piú possibile di ripeterti. Continuo a credere che tra un romanzo e l'altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa.

Where in the world: Cova de ses Bruxes, Spagna



foto Neotopossport
foto Neotopossport
foto Aires de la Serra Mallorquina
Questo posto fantastico dal nome evocativo si trova nelle isole Baleari, a Maiorca per la precisione, e a quanto pare è un luogo particolarmente amato da escursionisti e scalatori. Tutto sommato, facilmente raggiungibile e visitabile se soltanto trovassi la giusta compagnia...

Painting of the day: Newton di William Blake

Newton, 1795, William Blake

Up and down della settimana

...e un'altra settimana è volata...

giovedì 21 giugno 2012

Momento autocelebrativo...


Ed ecco finalmente pubblicato il mio secondo scatto per il progetto One Million Photos di Turista di Mestiere. Come sempre, un doveroso grazie a Monica per la passione che ci mette e le parole carine che ha speso per lo scatto (e lo scarabocchio!!!). Il progetto secondo me è una delle cose più fighe che ci siano in giro per il web e avervi partecipato per ben due volte è una di quelle cose che mi rendono particolarmente orgogliosa. Se vi va di dare un occhio alle altre foto di Parigi le trovate qui

Mint is the new black


 Senza se e senza ma, questo è il colore dell'estate. 
Da indossare, da bere e da mangiare. Fa fresco solo a vederlo, in barba a Scipione...








































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