lunedì 20 agosto 2012

Poesia: Ode al vento di ponente, di Percy Bysshe Shelley

Percy Bysshe Shelley (1792-1822)


*

Tu selvatico vento di ponente, in cui
respira la sostanza dell'Autunno, tu
presente e insondabile che guidi

Le foglie rinsecchite come spettri
in fuga dalle mani di un mago, gialle e
nere o pallide o rose da uno scarlatto

di etisia, moltitudini toccate dal
contagio: tu, il tuo carro che porta i semi alati
al letto di buio e di inverno, dove

dormono freddi, prostrati, ognuno come
una salma nella sua tomba, sino a che
la tua azzurra sorella di primavera

suonerà sulla terra sogni, riempirà
i campi e le colline di viventi
tinte e di aromi, guidando

germogli teneri come greggi a pascolare
nell'aria: Selvatico Spirito che sei
in movimento e dovunque, che
distruggi e che salvi, ascoltami, ascoltami.

**

Tu che in mezzo al cielo ripido, tumultuoso
sfaldi le nubi come foglie che
invecchiano, scosse dai reciproci

rami del Cielo e dell'Oceano, angeli
della pioggia e dei fulmini: come i capelli luccicanti che
si levano dal capo di una Baccante, dall'oscuro

orlo dell'orizzonte sino allo zenit
sono sparsi sulla tua sottile aerea
onda blu i riccioli della tempesta

che viene. Tu lamento funebre dell'anno
cui questa notte che si chiude erige
la cupola di un sepolcro alzata con

la potenza dei tuoi vapori, da dove nera
Pioggia, e fuoco, e grandine esploderanno, ascolta.

***

Tu che hai svegliato il blu Mediterraneo
dai sogni estivi che sognava, mentre
correnti cristalline lo cullavano, vicino

a un'isola di tufo nella rada
di Baia, vedeva in sonno antichi
palazzi e torri rabbrividenti nel

più intenso tempo delle onde, ricoperti
di azzurro muschio e fiori così dolci, che
non si può dipingerli: tu, cui per far sentiero le costanti

forze dell'Atlantico si fendono in baratri, mentre
lontane profonde le rifioriture
marine, i boschi umidi che portano

lo sterile fogliame degli oceani
riconoscono la tua voce e d'improvviso
ingrigiscono per il timore, tremano, e
si spogliano, oh ascolta.

****

Essere io una foglia, e tu potessi
portarmi, una nuvola rapida e in te
volare, un'onda per ansimare sotto il tuo

potere, condividere il fluire della tua
forza, eguale, solo meno libero
di te, o incontrollabile. Essere ancora come da

ragazzo, compagno del tuo vagabondare
per il cielo, come allora, quando
superare correndo la tua azzurra

corsa non sembrava un miraggio: non avrei mai
fatto a gara con te in preghiera, come
ora che ne ho un bisogno doloroso. Alzami,

alzami, io onda, io foglia, io nube.
Cado sopra i roveti della vita, sanguino.
Il peso delle ore ha incatenato, ha piegato chi era

Troppo simile a te, indomabile e
Veloce, e splendido.

*****

Fa di me il tuo strumento almeno quanto
lo è la foresta: le mie foglie stanno cadendo come le sue.
Ma il tumulto glorioso delle tue

armonie trarrà da entrambi una profonda
autunnale cadenza, triste ma
tenera. Sii tu, feroce Spirito, il mio spirito. Sii tu

me, tu, impetuoso. Guida i miei pensieri morti sopra
l'universo come foglie seccate ad ulteriori
nascite. E nel portento di quei versi, spargi

Le miei parole tra i viventi, come
da un focolare inestinguibile scintille e
ceneri. Nelle mie labbra per la terra che

non si sa svegliare, sii tromba di profezia.
Vento, se l'inverno viene, può tardare
troppo la Primavera?

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