venerdì 31 agosto 2012

Sindrome da rientro


La vacanza più o meno è finita così come è iniziata. Tanta ansia, tanta stanchezza, qualche rinuncia, qualche momento di rabbia e di tristezza, qualche raro istante di pura felicità, un attimo di coraggio, insomma venti giorni sono volati senza gloria e senza infamia. Stessa spiaggia, stesso mare, per intenderci. E adesso ricomincia il solito tran-tran, ma a differenza di tante persone che non vedono l'ora di tornare alla propria comfort zone, alle proprie care vecchie abitudini, io ci penso con orrore. L'unica cosa che mi fa aprire gli occhi il mattino è il pensiero che un giorno o l'altro troverò il coraggio di darci un taglio e mollare tutto e tutti. L'affitto da pagare, le bollette che mi aspettano implacabili, la parcella del veterinario, la spesa al supermercato, la casa da pulire, il giardino da annaffiare, le partite di calcio, il mio merdoso lavoro, le solite futili discussioni, i soliti vecchi meccanismi ormai logori: a volte mi sembra di rimpicciolirmi sotto il peso del quotidiano e la forza (non quella fisica, che richiede i muscoli, ma piuttosto quella della mente) mi viene meno. L'estate, che di solito serve per rigenerarsi, è stata faticosa e l'autunno è più che mai incerto. Avrei bisogno di una bella "spaccata".

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