mercoledì 29 agosto 2012

Letto e commentato: Il marinaio di Gibilterra, di Marguerite Duras


Titolo: Il marinaio di Gibilterra
Titolo originale: Le marin de Gibraltar
Autore: Marguerite Duras
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 1952
Dove e quando: Italia, Francia, Africa, 1947


L'Incipit
Avevamo già visitato Milano e Genova. Eravamo a Pisa da due giorni, quando decisi di partire per Firenze. Jacqueline era d'accordo, come sempre del resto. Era il secondo anno di pace. Sui treni non c'era posto. Erano pieni a tutte le ore su qualsiasi percorso. Viaggiare era diventato uno sport come un altro e noi lo praticavamo sempre meglio. Ma questa volta, quando arrivammo alla stazione di Pisa, la biglietteria era chiusa e non vendeva più biglietti per nessuno dei treni in partenza. Pensammo ai pullman, ma non c'erano più biglietti neppure per i pullman. Malgrado questi contrattempi, giurai a me stesso di raggiungere Firenze in giornata. Quando viaggiavo, lo facevo con accanimento, dovevo viaggiare sempre di più e quel giorno non potevo sopportare l'idea di aspettare l'indomani per vedere Firenze. Probabilmente non avrei saputo dire perché, che cosa aspettavo da quella città, quale tregua, quale rivelazione. Infatti, anche se ormai erano le uniche impazienze che avevo, non le chiarivo. Dopo il tentativo fallito dei pullman, chiesi altre informazioni. Qualcuno mi disse che c'erano delle squadre di operai che tornavano a Firenze ogni sabato, verso le sei, avevano i camioncini parcheggiati sulla piazza della stazione, e a volte davano un passaggio a qualcuno. Andammo dunque nella piazza della stazione: erano le cinque, dovevamo aspettare un'ora. Ci sedemmo, io sulla mia valigia, Jacqueline sulla sua. La piazza era stata bombardata e attraverso la stazione demolita vedevamo arrivare e partire i treni. Centinaia di viaggiatori ci passavano davanti, sfiniti, sudati. Immaginavo che venissero da Firenze o ci andassero e li guardavo con invidia. Faceva già caldo, i pochi alberi rimasti sulla piazza, avevano il fogliame bruciato dal sole e dal fumo dei treni e facevano ben poca ombra. Ma io pensavo solo ai camioncini e non mi importava del caldo.

Cosa ne penso
Un impiegato francese è in vacanza in Italia con la fidanzata Jacqueline. Dopo aver visitato Milano e Pisa, la coppia decide di recarsi a Firenze. Sono passati due anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e si lavora febbrilmente per ricostruire le città distrutte dai bombardamenti. Fa caldo, anzi l'estate è la più torrida di cui si abbia memoria. I pesci nell'Arno muoiono, ma questo non impedisce ai turisti di visitare le meraviglie della città: Jacqueline appartiene a questa categoria di persone e nonostante l'afa passa di monumento in monumento cinguettando allegramente. L'impiegato francese invece trascorre tutto il suo tempo al bar, a bere. E' stufo della sua vita, del suo lavoro all'anagrafe, dove per otto anni ha ricopiato certificati di nascita e di morte, ed è stufo di questa donna donna con cui si accompagna che lo schiaccia con il suo inalterabile ottimismo. Decidono di lasciare Firenze per recarsi in un paesino vicino a Sarzana (Rocca), dove si mormora che una bellissima americana abbia fatto tappa con il suo yacht. La donna è ricca ed è avvolta da un alone di mistero: si dice che navighi i mari alla costante ricerca di un marinaio che ha amato alla follia (il marinaio di Gibilterra del titolo), inseguendolo da un capo all'altro del mondo. L'impiegatuccio francese molla senza tanti complimenti la donna che non ama, per salire a bordo dello yacht con la donna americana (Anna) e partire con lei alla ricerca del marinaio che un tempo ha amato. Sono cinque anni che lo cerca e chissà per quanto altro tempo ancora lo cercherà. L'identità del marinaio è dubbia, a volte lo chiamano Pierrot, a volte Gegé, per alcuni è un assassino, per altri un benzinaio, per altri ancora un mercante, l'unica cosa certa è che non vuole essere trovato. Anna trascinerà con sé l'impiegato francese nella sua ricerca e nel frattempo lo amerà, così come ha amato i marinai che di tanto in tanto scendono e salgono dal suo yacht. Insieme faranno tappa a Sète, poi vireranno verso Gibilterra, diretti in Africa, verso Cotonou in Benin, e poi ancora più a sud, in Congo, fino nell'entroterra. Non lo troveranno neanche a Léopoldville, dove il marinaio è stata avvistato l'ultima volta e dovranno riprendere il mare, questa volta diretti ai Caraibi. Una rocambolesca avventura che non si sa bene come andrà a finire, ma che affascina dalla prima all'ultima pagina. La Duras mantiene il mistero fino all'ultimo ed è proprio questo il segreto del romanzo. Su anobii 5 stelle.

La curiosità
La Duras in un passo del romanzo accenna al fatto che nel 1935 tutte le donne italiane iscritte al partito fascista donarono la propria fede nuziale al Duce per rimpinguare le casse dello stato.

Opere ed autori citati
Giotto, Balzac, Hegel, Hemingway

Perle di saggezza
L'amore è come tutto il resto, non può durare per sempre.

Su queste persone facevo ragionamenti interminabili: è tipico degli ottimisti estenuarci. In genere godono ottima salute, non si perdono mai di coraggio. Vanno matti per l'umanità, la amano, la trovano grande, è il principale oggetto delle loro preoccupazioni.

Gli uomini che contano sulle donne per trarsi d'impaccio sono dei mascalzoni.

Credere nelle ferie è come credere in Dio.

Quando si induce qualcuno a dubitare della fondatezza della propria morale, non si è vissuti inutilmente.  

Siamo sempre in cerca di qualcosa, di qualcosa che emerga dal mondo e ci venga incontro.

Per un uomo il modo migliore di nascondersi è quello di confondersi il più possibile con coloro che lo cercano.

Quando uno non ha famiglia, né vestiti, né documenti, né domicilio, perché non saprebbe che farsene di queste sicurezze tanto apprezzate dalla gente per bene, e trova persino difficile portare in giro se stesso, non è vicino al mare che si sente più a suo agio? O sul mare?

Talvolta, si vorrebbe non ciò che più si desidera, ma l'opposto, la privazione di ciò che più si desidera.

Si deve sempre poter scegliere di non vergognarsi.

Quando ci si allontana da un posto, ci si avvicina per forza a un altro e che quando non si ha una casa, non c'è niente di meglio che trovarsi su una terra rotonda.

Per cercare bene, come per tutto il resto, bisogna occuparsi esclusivamente di questo senza rimorsi per nessuna altra attività, senza mai mettere in dubbio che un uomo possa dedicare tutta la sua vita alla ricerca di un altro uomo.

Un brano
Per quattro giorni la città fu in preda a un silenzioso incendio, senza fiamme, senza grida. Angosciata come per la peste o la guerra, la popolazione, per quattro giorni, pensò solo a resistere. non solo non era una temperatura da uomini ma non era neppure una temperatura da animali. Allo zoo, morì uno scimpanzé, persino i pesci morirono asfissiati, impuzzolentendo l'Arno, come dicevano i giornali, l'asfalto delle strade si scioglieva, l'amore, immagino, era bandito dalla città e probabilmente durante quei giorni non fu concepito neppure un bambino e non fu scritta neppure una riga, a parte i giornali che non parlavano d'altro. i cani aspettarono giorni più clementi per accoppiarsi, gli assassini indietreggiarono davanti al delitto, gli innamorati si ignorarono. L'intelligenza, non si sapeva più cosa fosse; la ragione, annientata, aveva smesso di funzionare, la personalità diventò una nozione molto relativa di cui sfuggiva il significato. era un caldo ancor più insopportabile del servizio militare e Dio stesso non aveva mai sperato tanto. Il vocabolario della città si uniformò e si ridusse all'estremo, per cinque giorni fu uguale per tutti. Ho sete, non può durare. Non durò, non poteva durare, non era mai successo che durasse più di qualche giorno. Nella notte del quarto giorno ci fu un temporale. era ora. E ognuno, in città, riprese la sua attività. Io, no: ero ancora in vacanza.

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