giovedì 16 agosto 2012

Gli Incipit

Autore: Lorenza Ghinelli
Titolo: Il Divoratore
Casa editrice: Newton Compton
Dove e quando: Rimini, a cavallo tra il 1986 e il 2006

L'Incipit
Il cortile interno del Pep è incolto. Oppresso dai tre palazzi che lo serrano ai lati. Spalancato sull'unica strada di cemento che conduce al centro storico. L'erba cresce pallida. Cresce floscia. In alcuni punti non cresce. C'è un unico albero ibrido, piccolo. Quasi non getta ombra. Accumula foglie morte alle vive. Nessuno le stacca. Arruffati, truci nei volti, tre ragazzini: Francesco, Luca. E Filippo. Il quarto ragazzino non ha espressione. Il quarto è molto più  grande: quattordici anni e un modo molto strano di stare in piedi; goffo, contratto, scomposto. Il quarto ragazzino si chiama Pietro. Pietro se ne sta fisso sul posto, le sue braccia ciondolano avanti e indietro, avanti e indietro. Pietro non sa guardare i ragazzini. ha lo sguardo inchiodato. Tutto questo gli altri bambini lo sanno e lo vedono.


Autore: Takuji Ichikawa
Casa editrice: Superpocket
Dove e quando: Giappone, giorni nostri

L'Incipit
Quando Mio morì, comincia a pensare che chiunque avesse creato il nostro pianeta ne aveva creato contemporaneamente anche un altro, in chissà quale punto dell'universo. Le persone, quando muoiono, vanno lì. Quest'altro pianeta si chiama Archivio.

Titolo: Paranormalmente
Autrice: Kiersten White
Casa editrice: Giunti Y
Dove e quando: Canada/Stati Uniti, ai giorni nostri

L'Incipit
Aspetta un secondo...non dirmi che...hai sbadigliato! Il vampiro lasciò ricadere lungo i fianchi le braccia che fino a un istante prima aveva tenuto sollevate in aria, sopra la testa, nella classica posa da Dracula. Poi ritirò i suoi canini scintillanti e sproporzionati e richiuse le labbra. Vorresti dirmi che non trovi abbastanza eccitante una morte violenta?

Oh, smettila di frignare. Ma guardati...l'attaccatura dei capelli, la carnagione pallida, il mantello nero...dove diavolo l'hai preso? In un negozio di costumi per Halloween? 

Il vampiro, dall'alto della sua imponente statura, mi rivolse uno sguardo glaciale. Succhierò via la vita da quel tuo collo candido e grazioso. Sospirai. Detestavo avere a che fare con i vampiri. Si credevano così irresistibili. Non si accontentavano di farti a pezzi e mangiarti come facevano gli zombi. No, volevano anche che fosse un'esperienza sensuale.

Autore: Isaac B. Singer
Editore: Superpocket
Dove e quando: Varsavia, dall'inizio del '900 fino al 1939

L'Incipit
Cinque anni dopo la morte della seconda moglie, Reb Meshulam Moskat si sposò per la terza volta. La nuova moglie era una donna sulla cinquantina originaria della Galizia, nell'Austria Orientale, vedova di un ricco fabbricante di birra di Brody, e un uomo di studio. Poco tempo prima di morire, costui era fallito, e alla vedova non era rimasto che uno scaffale pieno di tomi eruditi, una collana di perle, in seguito risultate false, e una figlia di nome Adele; in realtà il nome vero sarebbe stato Eidele, ma Rosa Frumetl, sua madre, la chiamava Adele, alla moderna. Meshulam Moskat aveva conosciuto questa vedova a Karlsbad, dov'era andato a passare le acque. E lì l'aveva sposata. A Varsavia nessuno aveva saputo nulla, di questo matrimonio; Reb Meshulam non scrisse a nessuno della famiglia, e d'altronde non era nelle sue abitudini dar conto a nessuno di ciò che faceva.

Autore: Mary E. Pearson
Titolo: Dentro Genna
Editore: Giunti Y
Dove e quando: California, futuro 
L'Incipit
Una volta ero qualcuno. Qualcuno di nome Jenna Fox. E' ciò che mi hanno detto. Ma io sono più di un nome. Più di quello che mi dicono. Più di tutti quei dati e numeri con cui mi riempiono la testa. Più dei filmati che mi fanno vedere. Sono più di questo. Ma non so cosa.

Autore: Hannah Moskovitz
Titolo: Break. Ossa rotte
Editore: Y Giunti
Dove e quando: Stati Uniti, giorni nostri

L'Incipit
La prima sensazione è l'euforia. Le mie braccia colpiscono il terreno. Il rumore non è tanto diverso da un martello che schiaccia un granchio. E' fottutissima euforia allo stato puro. Accanto a me, sento il cigolio delle ruote del mio skate che continuano a girare. Sembra una tartaruga capovolta. Poi, il dolore. La seconda sensazione è il dolore. La videocamera di Naomi fa bip e lei emette un gridolino di trionfo che le esce dalla gola. Stavolta ce l'hai fatta, sicura al cento per cento. Dimmi che ce l'hai fatta. Trattengo  il fiato per un pò, finché non riesco a dire: sì, ce l'ho fatta.

Autore: Christopher Isherwood
Titolo: Un uomo solo
Editore: Adelphi
Dove e quando: Los Angeles, anni '60

L'Incipit
Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci si aspettava di essere; come dire, a casa. Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un'intera giornata più di ieri, un anno più dell'anno scorso. Ogni ora ha un'etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse-no, non forse, di sicuro- succederà.

L'Incipit
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un'assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità. Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell'insieme, lo sono io. I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come "soggetto problematico", almeno prima della quarta donazione. 


L'Incipit
Parigi è una grande città, nel  senso in cui Londra e New York sono grandi città e Roma un paesotto, Los Angeles una serie di villaggi e Zurigo un mortorio.


Autore: Tess Gerritsen
Titolo: Il sangue dell'altra
Casa editrice: Tea

L'Incipit
Quel ragazzo la stava di nuovo guardando. Alice Rose, quattordici anni, stava cercando di concentrarsi sulle dieci domande del compito che aveva sul banco, ma la sua mente non era rivolta alla prova di composizione, bensì a Elijah. Percepiva il suo sguardo: era come un raggio puntato sul suo volto, ne avvertiva il calore sulla guancia e sapeva di essere arrossita.


Autore: Kresley Cole
Titolo: Dark Love
Casa editrice: Zorro editore

L'Incipit
A volte la fiamma che dalle ossa lambisce la pelle si placa. E' la sua fiamma. In un recesso della sua mente, in cui era ancora in grado di ragionare in modo razionale, ne era convinto. La fiamma che aveva alimentato per secoli con il suo corpo martoriato e la mente in rovina. Tempo prima, e chissà quanto ne era passato, l'orda dei vampiri lo aveva intrappolato nelle catacombe sotto Parigi. Incatenato a una roccia, arti e collo immobilizzati. Davanti a lui, l'ingresso degli inferi che sputava fiamme.

Autore: Melissa P.
Titolo: 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire
Casa editrice: Fazi editore


L'Incipit
Diario, scrivo dalla mia camera semibuia tappezzata dalle stampe di Gustav Klimt e dai poster di Marlene Dietrich; lei mi guarda con il suo sguardo languido e superbo mentre scarabocchio il foglio bianco su cui si riflettono i raggi del sole, filtrati appena dagli spiragli delle persiane.


Autore: Michael Cunningham
Titolo: Le ore
Casa editrice: Bompiani


L'Incipit
Si affretta, via di casa, indosso ha un cappotto troppo pesante per il clima. E' il 1941. E' scoppiata una nuova guerra. Ha lasciato un biglietto per Leonard, e un altro per Vanessa. Cammina con determinazione verso il fiume, sicura di quello che farà, ma anche in questo momento è quasi distratta dalla vista delle colline, della chiesa e di un gregge sparso di pecore, incandescente, tinto di una debole traccia di zolfo, che pascola sotto un cielo che si fa più scuro. Si ferma, osserva le pecore e il cielo, poi riprende a camminare. Le voci mormorano alle sue spalle; bombardieri ronzano nel cielo, ma lei cerca gli aeroplani e non riesce a vederli. Supera uno dei lavoranti della fattoria (si chiama John?), un uomo robusto, con la testa piccola, che porta una maglietta del colore delle patate; sta pulendo il fosso che corre lungo il vincheto. Lui la guarda, fa un cenno con il capo, guarda di nuovo in basso, nell'acqua marrone. Mentre lo supera diretta al fiume pensa a quanto lui sia appagato, a quanto sia fortunato, a pulire il fosso in un vincheto. Lei invece ha fallito. Non è una scrittrice, non veramente: è solo una stravagante dotata.


Autore: Donato Altomare
Titolo: L'isola scolpita
Casa editrice: Edizioni Della Vigna
L'Incipit
Si appoggiò con la mano al muro biaco di calce, posò a terra la valigia e strinse le labbra. Certo non c'era da aspettarsi il Grand Hotel, ma quella specie di tugurio pareva sul punto di cadere a pezzi. E' certa? La donna sollevò le spalle: Cha m'hannu dittu. Antonio emise un leggero sospiro e pensò fosse inutile fare altre domande. Il piccolo paese siciliano era stato una volta abitato soltanto da pescatori di tonno. Poi c'era stata l'incredibile quanto improvvisa apparizione dell'Isola Scolpita, e questo, aggiunto al bellissimo mare e alla spiaggia pulita, aveva decretato la fine della pace per quella gente.


Autore: David Safier
Titolo: L'orribile karma della formica
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
L'Incipit
Il giorno in cui morii non fu affatto divertente. E non solo a causa della mia morte. A voler essere precisi, in effetti, l'evento si conquistò appena il sesto posto nella classifica dei momenti più spiacevoli di qualla giornata. Al quinto andò l'attimo in cui Lilly mi chiese con sguardo assonnato: perchè oggi non rimani a casa, mamma? E' il mio compleanno! La prima risposta che mi passò per la testa fu: se cinque anni fa avessi saputo che il tuo compleanno e l'assegnazione del premio della televisione sarebbero caduti lo stesso giorno, avrei fatto in modo di farti nascere prima. Con taglio cesareo!


Autore: Peter Carey
Titolo: Manga, fast food e samurai
Casa editrice: Feltrinelli

L'incipit
Tutto iniziò quel giorno al negozio di video. Mi trovavo lì con mio figlio quando lui noleggiò L'estate di Kikujiro, un film giapponese che racconta l'incontro tra un ragazzino e un simpatico mezzo delinquente un pò schizzato interpretato da un certo Beat takeshi. Chi avrebbe mai immaginato quello che ne sarebbe seguito? Nelle settimane successive Charley riaffittò Kikujiro svariate volte e, malgrado in quelle occasioni ci fossi sempre anch'io, non mi rendevo ancora conto dell'influenza che quel film stava avendo su di lui. Poi un giorno mi disse, en passant: Da grande voglio andare a vivere a Tokyo.


L'autore: Cormac McCarthy
Titolo: La strada
Casa editrice: Einaudi

L'Incipit
Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l'inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n'era.


L'autore: Michela Murgia
Titolo: 
Il mondo deve sapere

Casa editrice: ISBN


L'Incipit
Deh, direbbe Silvia. Ho iniziato a lavorare in un call center. Quei lavori disperati che ti vergogni a dire agli amici. Cosa fai? E tu: Bé, mi occupo di promozione pubblicitaria. Che meraviglia l'italiano, altro che giochi di prestigio. Ma questo non è un call center comune. E' un call center della Kirby. E 'sti cazzi, mica robetta! Ho saputo subito che era il call center che cercavo, quello dove avrei potuto davvero divertirmi. Non l'innocente sorriso del bambino davanti alla farfallina. Direi piuttosto il sadico sorriso del bambino mentre con uno spillone fissa la farfallina al pezzetto di sughero per iniettarle la formalina. Mentre è ancora viva, ovviamente. Credo di averlo capito quando ho letto il primo cartello motivazionale nella sala d'attesa. Lavoro di squadra: il modo in cui gente comune raggiunge risultati non comuni.




L'autore: Robert Hughes
Titolo: Barcellona l'incantatrice
Casa editrice: Feltrinelli

L'Incipit
La mia prima visita a Barcellona risale a circa quarant'anni fa. Era il 1966, e mi ci portò la mia cocciutaggine di saccente disinformato. Masticavo appena lo spagnolo e non parlavo neppure una parola di catalano, ma a un party a Londra, sotto l'influsso di vari stimoli, mi ero infervorato in una discussione sul grande architetto catalano da tempo scomparso, Antoni Gaudì. Le teorie che sostenevo le avevo interamente mutuate da alcuni scrittori francesi, che vedevano nello stile di Gaudì delle affinità con il movimento surrealista. In effetti, le sue opere non hanno niente di surrealista, anzi contrastano assolutamente con quanto affermato e propugnato da quella corrente, ma si era nella "swinging London" degli anni sessanta, e non c'era bisogno di provare quello che si diceva, qualsiasi fesseria andava bene.



L'autore: Sara Gruen
Titolo: Acqua agli elefanti
Casa editrice: Neri Pozza

L'Incipit
Solo tre persone erano rimaste sotto la tenda bianca e rossa della rosticceria: io, Grady e il cuoco addetto alle fritture. Io e Grady ci eravamo seduti a un tavolo di legno consumato, ciascuno davanti a un piatto di latta ammaccato e a un hamburger. Il cuoco, dietro il bancone, scrostava la griglia con il bordo di una spatola. Aveva già spento la friggitrice da un pò, ma l'odore di grasso ristagnava ancora. Il viale centrale, che poco prima brulicava di gente, era vuoto, tranne che per un paio di dipendenti del circo e un gruppeto di uomini che aspettavano di poter entrare nella tenda della danza indiana. Lanciavano occhiate nervose a destra e a sinistra, i cappelli calcati in testa e le mani ficcate in tasca. Non sarebbero rimasti delusi: da qualche parte, sul retro, li attendeva Barbara con la sua prosperosa bellezza.


L'autore: Jorge Luis Borges
Titolo: L'Aleph
Casa editrice: Feltrinelli
Gli Incipit
L'Immortale
A Londra, all'inizio del mese di giugno del 1929, l'antiquario Joseph Cartaphilus, di Smirne, offrì alla principessa di Lucigne i sei volumi in quarto minore (1715-1720) dell'Iliade di Pope. La principessa li acquistò; e in quell'occasione scambiò qualche parola con lui. Era, ci dice, un uomo consunto e terroso, grigio d'occhi e di barba, dai tratti singolarmente vaghi. Si districava con scioltezza e ignoranza in diverse lingue; in pochi minuti passò dal francese all'inglese e dall'inglese a una misteriosa mescolanza di spagnolo di Salonicco e portoghese di Macao. Nell'ottobre, la principessa seppe da un passeggero dello Zeus che Cartaphilus era morto in mare, nel tornare a Smirne, e che l'avevano seppellito nell'isola di Ios. Nell'ultimo tomo dell'Iliade trovò questo manoscritto.

Il morto
Che un uomo del suburbio di Buenos Aires, un tristo bravaccio senz'altre doti che l'infatuazione del coraggio, s'interni nei deserti battuti da cavalli della frontiera brasiliana e divenga capo dei contrabbandieri, sembra a prima vista impossibile. A chi la pensa così voglio narrare il destino di Benjamin Otalora, di cui forse non resta ricordo nel quartiere di Balvanera e che morì secondo il suo stile, ucciso da un colpo di pistola, ai confini di Rio Grande do Sul.

I teologi
Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro dodicesimo della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che, alla fine dei secoli, tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore ed egli, in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà nuovamente tale dottrina.

Storia del guerriero e della prigioniera
A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l'epitaffio di Droctulft; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perché. Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l'assedio di ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine (contempsit caros, dum nos amat ille, parentes) e il  curioso contrasto che si avvertiva tra l'aspetto atroce di quel barbaro e la sua semplicità e bontà.

Biografia di Tadeo Isidoro Cruz
Il sei febbraio del 1829, gli armati che, inseguiti da Lavalle, marciavano, provenienti da sud, per unirsi alle divisioni di Lopez, si fermarono in una fattoria il cui nome ignoravano, a tre o quattro leghe dal Pergamino; verso l'alba, uno degli uomini ebbe un incubo tenace: nella penombra della capanna, il confuso grido destò la donna che dormiva con lui. Nessuno sa quel che sognò, poiché il giorno dopo, alle quattro, i guerriglieri furono sbaragliati dalla cavalleria di Suarez e inseguiti per nove leghe, fino ai campi di stoppie, già squallidi, e l'uomo morì in un fosso, il cranio rotto da una sciabola delle guerre di Perù e Brasile.

Emma Zunz
Il quattordici gennaio del 1922, Emma Zunz, di ritorno dalla fabbrica di tessuti Tarbuch e Loewenthal, trovò in fondo all'ingresso una lettera, col timbro del Brasile, dalla quale seppe che suo padre era morto. La ingannarono, a prima vista, il francobollo e la busta; poi, la inquietò la calligrafia sconosciuta. Nove o dieci righe scarabocchiate cercavano di riempire il foglio; Emma lesse che il signor Maier aveva ingerito per errore una forte dose di veronal ed era morto il tre di quel mese all'ospedale di Bagé. Firmava la sua lettera un compagno di pensione di suo padre, un certo Fein o Fain, di Rio Grande, il quale non poteva sapere che si dirigeva alla figlia del morto.

La casa di Asterione
So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E' vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi nè la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra.

L'altra morte
Un paio d'anni fa (ho perduto la lettera), Gannon mi scrisse da Gualeguaychù, annunciandomi l'invio di una versione, forse la prima in spagnolo, del poema The past, di Ralph Waldo Emerson, e aggiungendo in un poscritto che don pedro Damian, del quale conservavo forse qualche ricordo, era morto sere prima, d'una congestione polmonare. L'uomo, distrutto dalla febbre, aveva rivissuto nel delirio la sanguinosa giornata di Masoller; la nolizia mi parve prevedibile e perfino ovvia, perché don Pedro, a diciannove o venti anni, aveva seguito le bandiere di Aparicio Saravia.

Deutsches Requiem
Il mio nome è Otto Dietrich zur Linde. Uno dei miei antenati, Cristoph zur Linde, morì nella carica di cavalleria che decise la vittoria di Zondorf. Il mio bisnonno materno, Ulrich Forkel, fu assassinato nella foresta di Marchenoir da franchi tiratori francesi, negli ultimi giorni del 1870; il capitano Dietrich zur Linde, mio padre, si distinse nell'assedio di Namur, nel 1914 e, due anni dopo, nella traversata del Danubio. Quanto a me, sarò fucilato come torturatore e assassino.

La ricerca di Averroé
Abulgualid Mohammed Ibn-Ahmed Ibn-Mohammed Ibn-Rushd (un secolo avrebbe impiegato questo lungo nome a divenire Averroé, passando per Benraist e per Avernriz, per Aben-Rassed e Filius Rosadis) stendeva l'undicesimo capitolo dell'opera Tahafut-ul-Tahafut [Distruzione della distruzione] nel quale si afferma, contro l'asceta persiano Ghazali, autore di Tahafut-ul-Falasifa [Distruzione dei filosofi], che la divinità conosce solo le leggi generali dell'universo, quel che si riferisce alla specie, non all'individuo.

Lo Zahir
A Buenos Aires lo Zahir è una moneta comune, da venti centesimi; graffi di coltello o di temperino tagliano le lettere Nt e il numero due; 1929 è la data incisa sul suo rovescio. (A Guzerat, alla fine del secolo XVIII, fu Zahir una tigre; in Giava, un cieco della moschea di Surakarta, che fu lapidato dai fedeli; in Persia, un astrolabio che Nadir Shah fece gettare in mare; nelle prigioni di Mahdì, intorno al 1982, una piccola bussola avvolta in un brandello di turbante, che Rudolf von Slatin toccò; nella moschea di cordova, secondo Zotenberg, una vena nel marmo di uno dei milleduecento pilastri; nel ghetto di Tetuan, il fondo di un pozzo). Oggi è il tredici di novembre; il giorno sette di giugno, all'alba, lo Zahir giunse alle mie mani; non sono più quello che ero allora, ma ancora mi è dato ricordare, e forse narrare, l'accaduto. Ancora, seppure parzialmente, sono Borges.

La scrittura del dio
Il carcere è profondo e di pietra; la sua forma, quella di un emisfero quasi perfetto, perchè il pavimento (anch'esso di pietra) è un pò minore di un cerchio massimo, il che aggrava in qualche modo i sentimenti di oppressione e di vastità. Un muro lo taglia a metà; esso, benché sia altissimo, non tocca la volta. Da un lato sto io, Tzinacan, mago della piramide di Qaholom, che Pedro de Alvarado incendiò; dall'altro è un giaguaro, che misura con segreti passi uguali il tempo e lo spazio della prigione.

Abenjacan il Bojari, ucciso nel suo labirinto
Questa, disse Dunraven con un ampio gesto che non disdegnava le offuscate stelle e abbracciava il nero altipiano, il mare e un edificio maestoso e decrepito che sembrava una scuderia decaduta, è la terra dei miei antenati.

I due re e i due labirinti
Narrano gli uomini degni di fede (ma Allah sa di più) che nei tempi antichi ci fu un re delle isole di Babilonia che riunì i suoi architetti e i suoi maghi e comandò loro di costruire un labirinto tanto involuto e arduo che gli uomini prudenti non si avventuravano a entrarvi, e chi vi entrava si perdeva.

L'attesa
La vettura lo lasciò al numero quattromilaquattro di quella via del nordovest. Non erano ancora le nove della mattina; l'uomo notò approvando i platani maculati, il quadrato di terra ai piedi di ciascuno di essi, le decorose case con balconcino, la vicina farmacia, le scritte scolorite dei negozi di colori e cornici e di ferramenta. Un lungo e cieco muro d'ospedale chiudeva la strada di fronte; il sole riverberava, più lontano, in una serra. L'uomo pensò che quelle cose (allora arbitrarie e casuali e in un ordine qualunque, come quelle che si vedono nei sogni) sarebbero divenute col tempo, se a Dio fosse piaciuto, invariabili, necessarie e familiari.

L'uomo sulla soglia
Bioy Casares portò da Londra un curioso pugnale dalla lama triangolare e dall'impugnatura a forma di H; il nostro amico Christopher dewey, del Consiglio Britannico, disse che tali armi erano d'uso comune in Indonesia.

L'Aleph
L'incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un'imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l'incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo d'una serie infinita.


L'autore: Yukio Mishima
Titolo: Dopo il banchetto
Casa editrice: Feltrinelli

L'Incipit
Il Setsugoan - il Rifugio Dopo la Nevicata - si ergeva alto su un colle del distretto di Koishikawa a Tokio. Era per fortuna sfuggito indenne alla guerra; non si erano lamentati danni, né al meraviglioso giardino, esempio famoso di stile Kobori Enshu, che copriva una superficie di oltre tremila metri quadrati, né agli edifici: né alla gran porta principale, che proveniva da un celebre tempio di Kyoto, né all'atrio e al padiglione presi di peso tali e quali da un antico tempio di Nara, né alla sala per banchetti di stile più moderno. Al colmo della maretta causata dalla politica fiscale dell'immediato dopoguerra, il Setsugoan era passato dalle mani del suo primo proprietario, un industriale che aveva la mania di fare il maestro di tè, in quelle di una donna bella e vivace. La proprietaria del Setsugoan si chiamava Kazu Fukuzawa. Traboccava sempre di entusiasmo e di energia. E quel tocco di ruvidezza che c'era nella sua persona attraente e prosperosa faceva, dinanzi a lei, vergognare la gente complicata delle proprie tortuosità.


Gli Incipit
Filo
Pensavo fosse arancione. Arancione come i tulipani. Arancione come le maglie della nazionale di calcio. Arancione come la cartina geografica che coloravo con la maestra Olga alle elementari. Una cartina con su scritto, al nero indelebile, OLANDA. Invece no.

Skizzo
Ci hanno detto che ad Amsterdam puoi acquistare canne già rollate direttamente nei coffee shop e quindi la paura di fare una figura di merda magari chiedendo a qualcuno di girarcela sembra tutto sommato svanita. Per noi che veniamo da Dragona, inoltre, girare canne dovrebbe essere un gesto istintivo,  di naturale quotidianità, invece non è affatto così. Di canne, spinelli, bombe, micce ne abbiamo viste a migliaia, ma grandi fumatori proprio non siamo.

Dojle
Di una cosa sono sicuro. E' più che una certezza. Direi un comandamento. Scolpito a fuoco sulla pietra delle mie convinzioni. E cioé, non ho alcuna intenzione di provare i funghetti allucinogeni. Non se ne parla. Datemi una birra, del vino a volontà, un rum, un whisky. Dattemeli uno dopo l'altro. Datemeli tutti insieme. ma con le droghe non ho per niente un buon rapporto. E' il mio organismo che le rifiuta. Non c'è feeling.


L'Incipit
In principio c'è la famiglia. Non è niente di eccezionale, è una famiglia normalissima, proprio come la vostra e la mia. Questa famiglia è composta da cinque persone. il padre si  chiama Ben. Ha quarantacinque anni, è pelaticcio e ha un accenno di pancetta. Lavora in proprio e porta a casa il pane. Vuole bene a figli e non picchia la moglie. Rose è la madre. Ha quarantadue anni, ed è un pò affaticata da vent'anni di guerra con il giro vita. E' una madre affettuosa, una massaia efficiente e non tradisce Ben. I figli sono tre. Hanno un'età compresa tra i sei e i diciasette anni. Si danno grande importanza, ma per quanto ci riguarda, per il momento saranno semplicemente i  I Figli. Questa famiglia anonima tira avanti vivendo alla giornata. Spesso Ben e Rose si chiedono: tutto qui? Però non se lo chiedono a vicenda.

L'Incipit
Adesso che sono passati anni e tutto è ormai dimenticato, adesso che mi è arrivata dalla Scozia, con una laconica e-mail, la triste notizia della morte di Seldom, credo di poter sciogliere la promessa, che comunque lui non mi aveva mai chiesto di fargli, e raccontare la verità su quei fatti che nell'estate del '93 finirono sui giornali inglesi con titoli che andavano dal macabro al sensazionale ma ai quali Seldom e io facevamo riferimento, forse per la connotazione matematica, semplicemente come la serie, o le serie, di Oxford. Le morti avvennero tutte, infatti, entro i confini dell'Oxfordshire, agli inizi del mio soggiorno in Inghilterra, e mi toccò il dubbio privilegio di vedere la prima da molto vicino.

L'Incipit
La prima cosa che colpì Warren Keyes fu l'odore. Ammoniaca, disinfettante...e qualcos'altro. Che cos'era? Apri gli occhi, Keyes. Sentiva la sua voce riecheggiargli in testa e lottò per sollevare le palpebre. Pesanti. erano così pesanti, ma lottò finché non rimasero aperte. Era buio. No. C'era una luce. Warren sbatté gli occhi, poi di nuovo con più forza, finché non mise a fuoco una luce tremolante.



L'Incipit
La freccia infuocata si infilò nella parete con un rumore sordo. Fuoco. Il legno vecchio e secco della sala delle assemblee si infiammò in un istane. L'aria si saturò di fumo scuro, oleoso, che mi irritò i polmoni e mi costrinse a tossire. Tutt'intorno, i miei nuovi amici gridarono sorpresi, poi afferrarono le armi, pronti a combattere per la propria vita. E' tutta colpa mia. Una dopo l'altra, le frecce fendettero l'aria e andarono ad alimentare le fiamme sempre più alte. Nella coltre di fuliggine, cercavo disperatamente gli occhi di Lucas. Sapevo che mi avrebbe protetta a ogni costo ma anche lui era in pericolo. Se gli fosse successo qualcosa mentre cercava di salvarmi, non me lo sarei mai perdonato.

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