martedì 24 luglio 2012

Letto e commentato: Il club dei suicidi, di Albert Borris

Autore: Albert Borris
Casa editrice: Giunti Y
Anno di pubblicazione: 2009
Dove e quando: Stati Uniti on the road, giorni nostri

L'Incipit
La terza volta che ho cercato di ammazzarmi ho usato una corda. L'ho presa dalla cantina, una di quelle che si usano per stendere il bucato. Non dovevo impiccarmi a un ponte né a un albero, per cui ho pensato che non ne servisse una particolarmente robusta. Doveva esserlo quanto bastava per uccidermi. Ho cercato di suicidarmi sei volte, sette se consideriamo quella in cui ho camminato in mezzo alle corsie dell'autostrada vicino ai camion, pronto a saltare. Ma forse non conta.

Cosa ne penso
Frank, Audrey, Owen e Jin-Ae sono i quattro protagonisti di questo romanzo che affronta il tema del suicidio. Per ragioni molto diverse, tutti e quattro hanno in comune il desiderio di farla finita: Frank perché non riesce a soddisfare le aspettative di un padre troppo esigente, Jin-Ae perché non riesce a confessare la propria omosessualità alla rigida famiglia di origine orientale, Owen perché si porta dentro un senso di colpa lacerante e Audrey semplicemente perché infelice. Il loro desiderio di suicidarsi è talmente forte che arrivano a fondare un club di cui sono i membri esclusivi (il club del suicidio, come suggerisce il titolo) e pianificano fino all'ultimo dettaglio il giorno della loro fine. Per portare a termine indisturbati il proposito di togliersi lavita organizzeranno un viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti che li porterà da Boston fino alla Death Valley, facendo tappa nei luoghi significativi in cui sono sepolti celebri personaggi che si sono suicidati (solo per citarne alcuni Ernest Hemingway e Anne Sexton), ma durante il viaggio capiranno che quello che desiderano davvero non è la morte, ma solo la fine del dolore che accompagna le loro giovani vite. Insieme scopriranno il senso dell'amicizia e dell'amore e che la vita per quanto dura merita di essere vissuta fino all'ultimo istante, esperienza dopo esperienza. 

Nonostante il tema affrontato sia di quelli serissimi, il romanzo (scritto da un terapista) in certi punti è molto divertente e si capisce subito che questi quattro adolescenti non hanno nessuna reale intenzione di ammazzarsi: tutto quello che vogliono in realtà è amare ed essere amati, essere accettati per quello che sono e trovare un posto nel mondo. Molti i riferimenti e le citazioni letterarie, buono lo stile semplice e scorrevole, ma non banale, carina l'idea delle liste (tour dei suicidi famosi, i 10 modi più bizzarri per ammazzarsi, le 10 cose da ricordare di New York, i 10 atleti che secondo Frank dovrebbero ammazzarsi, i 10 luoghi di morte più famosi, i 10 casi di non-suicidi, i 10 posti più belli da visitare che non siano tombe, le 10 canzoni sul suicidio preferite da Audrey, le 10 leggende sul suicidio preferite da Jin-Ae) , mentre personalmente non ho apprezzato le trascrizioni delle chat tra i quattro (espediente narrativo purtroppo sempre più diffuso). Il target sono i giovani, ma la lettura è adatta anche agli adulti. Su anobii 4 stelle.

Opere ed autori citati
La morte di Silvia, Vivi o muori di Anne Sexton, Ernest Hemingway, Hunter S. Thompson, Kurt Cobain, Jacqueline Carey, Sylvia Plath, Somewhere over the raimbow, di Judy Garland, Il mago di Oz,  Sid Vicious, Nancy Spungen, In signore degli anelli, 28 giorni dopo, Titanic, Madama Butterfly, Beowolf, Lo hobbit, 

Perle di saggezza
La bellezza è quanto mai struggente se la fredda mano della morte è sul punto di farla avvizzire (Jacqueline Carey)

Dicono che se vuoi ucciderti sul serio, nessuno può impedirtelo. Ci sono troppi modi per farlo. Puoi buttarti giù da un ponte o da un palazzo. Puoi impiccarti. Puoi andarti a schiantare con la macchina o tagliarti le vene dei polsi o nuotare lontanissimo nell'oceano finché non anneghi. A volte mi chiedo perché, se volevo ammazzarmi sul serio, non ci sono riuscito.

All'autostima è attribuita troppo importanza. Chiunque può convincersi di essere fico se gli altri glielo dicono. E' una conquista artificiale. Nel profondo i complimenti non significano niente.

Quando ti ammazzi, non devi preoccuparti del futuro. E' quando sei vivo, dopo che hai cercato di ammazzarti, che devi pensare al domani e al giorno dopo ancora.

La Trama
Owen ha tentato sette volte di uccidersi, Audrey ci ha provato tirandosi una padellata in fronte, Jin-Ae ha unghie affilate per ferirsi e Frank vuole solo stare meglio. Sono i Suicide Dogs e sono legati da un patto di morte. I quattro giovanissimi aspiranti suicidi si conoscono online e decidono di attraversare l’America in uno strampalato pellegrinaggio on the road che li porterà sulle tombe dei loro idoli, da Hemingway a Kurt Cobain. Ultima fermata la Death Valley, un degno scenario per onorare il loro estremo drammatico giuramento. Durante il percorso però i ragazzi condivideranno non solo le avventure di viaggio ma anche segreti inconfessabili e desideri mai realizzati. Il loro legame crescerà e si rafforzerà a ogni chilometro. Fino a far nascere sentimenti che metteranno in discussione la loro scelta. 

I dieci modi peggiori e più stupidi per suicidarsi 
10. Fare finta di avere una pistola e puntarla contro la polizia 
9. Soffocarsi con un sacchetto di plastica 
8. Arruolarsi 
7. Saltare giù dal tetto di una casa 
6. Leccare una presa elettrica 
5. Tagliarsi i polsi con un coltello di plastica 
4. Fumare e aspettare che ti venga il cancro 
3. Starsene in piedi su una collina sotto la pioggia con una gruccia di metallo in mano e aspettare un fulmine
2. Overdose di lassativi! (dovrebbe essere al primo posto) 
1. Ascoltare i Nirvana in macchina finché il cervello non ti va in pappa 

L'autore

Albert Borris vive nel New Jersey, è un affermato teen counselor e ama il trekking estremo. Ha seguito le tracce del leopardo delle nevi sull'Himalaya e ha girato l'Islanda a piedi, ma definisce il suo lavoro quotidiano, che ama immensamente, come la più entusiasmante avventura della sua vita. "Il club dei suicidi" è il suo primo romanzo.

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