venerdì 27 luglio 2012

CineLibri: Cosmopolis, di Don DeLillo

Titolo: Cosmopolis
Autore: Don DeLillo
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2003
Dove e Quando: New York, aprile 2000

L'Incipit
Ora il sonno lo abbandonava più spesso, non una o due bensì quattro, cinque volte la settimana. Che cosa faceva in quei momenti? Non passeggiava a lungo dentro gli arabeschi dell'alba. Non aveva un amico tanto intimo da sopportare il tormento di una telefonata. Cosa dirgli? Era una questione di silenzi, non di parole. Cercava di leggere fino ad addormentarsi, ma riusciva solo a sentirsi più sveglio. Leggeva scienza e poesia. Gli piacevano le poesie scarne collocate minuziosamente nello spazio bianco, file di tratti alfabetici impressi a fuoco nella carta. Le poesie lo rendevano cosciente del proprio respiro. L'essenzialità della poesia gli rivelava in un attimo cose che normalmente non notava. Questa era la sfumatura di ogni poesia, almeno per lui, di notte, in quelle lunghe settimane, un respiro dopo l'altro, nella stanza ruotante in cima all'appartamento a tre piani.

Cosa ne penso
Confesso di aver letto il romanzo di DeLillo solo dopo aver visto il film di Cronenberg (che per la cronaca mi ha annoiata a morte, nonostante le premesse per piacermi ci fossero tutte) e di averlo trovato decisamente più interessante e gradevole del film. La lettura è stata scorrevole perché DeLillo è un grande romanziere, capace come pochi autori moderni di dipingere con crudezza e asetticismo la società americana, però Cosmopolis non mi ha conquistata del tutto.

Il personaggio principale, Eric Packer, è la personificazione del capitalismo: è un uomo smodatamente ricco, giovane, ambizioso, un self-made man se vogliamo, uno che si è fatto da sé sgusciando via dai bassifondi di New York per entrare nel gota della finanza solo grazie alla sua intelligenza e alla sua assenza di scrupoli (cosa che di per sé sarebbe anche ammirevole, se non fosse per quella sua totale mancanza di anima, di pathos ed empatia con il resto dell'umanità), ma è difficile capire con certezza chi egli sia davvero perché anche nel momento di maggior disperazione, nel momento in cui sa di aver perso tutto a causa di un'operazione finanziaria azzardata, Packer resta glaciale, distaccato, avulso da ciò che lo circonda, rinchiuso com'è nella sua limousine insonorizzata, preoccupato esclusivamente della sua prostata asimmetrica. L'effetto è certamente voluto dall'autore, ma questo particolare non aiuta il lettore a restare emotivamente coinvolto nella sua parabola discendente, al punto che la sua morte annunciata sembra quasi un atto dovuto.

Tutto avviene nell'arco di 24 ore in un giorno qualsiasi dell'aprile del 2000. Siamo a New York e il World Trade Center è ancora il cuore pulsante della city, lo skyline è quello che abbiamo conosciuto con le torri gemelle e l'America è sempre la più grande potenza economica del mondo. Lo scenario è dunque quello che precede l'attentato dell'11 settembre e il crollo della Leman Brothers, ma in un certo senso il romanzo anticipa la disastrosa crisi finanziaria degli anni a venire.

Packer è un enfant prodige della finanza e a soli 28 anni è riuscito a creare un enorme impero dal nulla giocando in borsa. Di lui non ci viene detto molto, solo che viene da Hell's Kitchen, che è dotato di una mente brillante, che è ipocondriaco, paranoico, annoiato. 

Comincia la giornata con l''irrefrenabile desiderio di aggiustarsi il taglio di capelli nel suo vecchio quartiere, nonostante il traffico sia paralizzato a causa della visita del presidente e nonostante ci sia una concreta minaccia di morte nei suoi confronti. Consapevole o meno di andare incontro alla rovina (continuerà a giocare in borsa anche dopo aver perso tutto il suo patrimonio) tutto procede secondo i suoi desideri, perché un uomo che già ha tutto può solo inseguire i suoi capricci ed è quello che Packer ha intenzione di fare, fino alla fine. La scena si svolge quasi interamente dentro una limousine dalla quale Packer entra ed esce, accompagnato dalla fedele guardia del corpo Torval (che alla fine ucciderà senza un preciso perché) che tenta inutilmente di dissuaderlo dall'andarsene in giro proprio quando è stato minacciato di morte.

Lo vediamo incontrare la sua giovane e bellissima moglie Elise Shifrin, ereditiera di un immenso patrimonio ed aspirante poetessa, che sembra a malapena conoscere al punto che il loro matrimonio viene descritto "come uno di quei grandi matrimoni combinati del vecchio impero europeo", poi la sua mercante d'arte e amante Didi Fancher che cerca di vendergli un Rothko (ma Packer vuole l'intera cappella Rothko, che naturalmente non è in vendita), i suoi analisti finanziari ed esperti d'informatica, il medico per l'accurato checkup quotidiano, il manager di un rapper famoso di cui si sta celebrando il funerale e personaggio sopra le righe qualw il terrorista pasticcere Andrei Petrescu. L'unico incontro davvero significativo tuttavia è quello con Benno Levin, ex dipendente della Packer Capital, licenziato senza troppi complimenti e finito ai margini della società, con cui Packer avrà un confronto illuminante e risolutivo.

Il romanzo mi è piaciuto molto, anche se non sono rimasta folgarata, mentre il film che ne è stato tratto mi ha profondamente delusa: sebbene Cronenberg sia rimasto fedele al testo di DeLillo in modo quasi maniacale (l'unica differenza da me riscontrata sta nella scena di sesso tra Pattinson/Packer e Binoche/Didi-nel film lo fanno in limousine, nel romanzo nell'appartamento di lei), il suo adattamento perde qualcosa rispetto al testo di DeLillo: il ritmo è troppo lento e i dialoghi sono di una noia esasperante. Il cast è ottimo (convincente Pattinson, sensualissima la Binoche, schizzato quel tanto che basta Giamatti nella parte di Benno Levin), il regista è un grande, ma forse di questa trasposizione se ne poteva fare a meno. Su anobii 4 stelle

Opere ed autori citati
Rothko, Satie, Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx

Perle di saggezza
Il talento è più erotico quando sprecato

Quello che gli altri credono di vedere in una persona finisce col diventare la sua realtà.

Con gli scarti della gente si potrebbe costruire una nazione.

Pensò all'accumulo, al brulicare di materia, giorni e notti di auto in fila indiana, semaforo rosso, semaforo verde, alla fissità delle cose, all'obsolescenza, cose che passavano per lo più inosservate.

La cultura del mercato è totale. Questi uomini e queste donne sono un suo prodotto. E sono necessari al sistema che disprezzano. Gli forniscono energia e definizione. Sono manovrati dal mercato. Vengono scambiati sui mercati mondiali. E' per questo che esistono, per rinforzare e perpetuare il sistema.


L'importanza dell'asimmetria, delle cose leggermente sghembe. Tu cercavi l'equilibrio, la bellezza dell'equilibrio, parti uguali, lati uguali. Io lo so. Ti conosco. Ma avresti dovuto star dietro allo yen nei suoi tic e nei suoi capricci. Il piccolo capriccio. L'imperfezione.


Tu devi morire per come pensi e agisci. Per il tuo appartamento e per la cifra che hai speso per comprarlo. Per i tuoi checkup quotidiani. Basterebbe questo. Un checkup al giorno. Per quello che possedevi e per quello che hai perso, ugualmente. Per averlo perso non meno che per averlo guadagnato. Per quella limousine che sposta l'aria vitale per la gente del bangladesh. Basterebbe questo.


Aveva qualche desiderio che non fosse postumo?

Leggi on line Cosmopolis

La trama
Aprile 2000. Mattina, sull'Est River. Il giovane miliardario Eric Packer esce dal suo lussuoso attico a tre piani e sale sulla limousine bianca per andare a tagliarsi i capelli a Hell's Kitchen. È l'inizio di un viaggio lungo un giorno che lo porterà ad attraversare Manhattan per andare incontro al proprio destino. Durante il tragitto Packer, ossessionato da una folle scommessa finanziaria contro lo yen e da un'oscura «minaccia attendibile» alla propria incolumità, incontra gli uomini e le donne della sua vita sullo sfondo di scenari erotici, o tragici, o enigmatici. Mentre precipita in un'oscura spirale autodistruttiva e distruttiva si imbatte via via nel funerale di un famoso rapper, in un rave party all'interno di un teatro abbandonato, in una protesta antiglobalizzazione violentemente repressa dalla polizia. Con un vivace alternarsi di situazioni metafisiche e comiche, dove il tempo subisce un'accelerazione e il presente finisce per confondersi con il futuro, Don DeLillo dimostra ancora una volta di sapere descrivere il mondo contemporaneo con una profondità che sfiora la premonizione.

L'autore


Don DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx da una famiglia di origine italiana. Nella sua lunga carriera ha vinto il National Book Award, il PEN/Faulkner Award e il Jerusalem Prize ed è considerato il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Presso Einaudi ha pubblicato: Underworld, Libra, Body Art, Valparaiso, Cosmopolis, Mao II, La stanza bianca, Giocatori, Running Dog, Rumore bianco, Love-Lies-Bleeding, I nomi, L'uomo che cade, Americana, Contrappunto, Great Jones Street, Punto omega, La stella di Ratner.

Il Film


Cosmopolis (2012) di David Cronenberg. Con Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Jay Baruchel, Kevin Durand, K'naan, Emily Hampshire, Samantha Morton, Paul Giamatti, Anna Hardwick, Patricia McKenzie, George Touliatos, Maria Juan Garcias, Saad Siddiqui, Philip Nozuka, Jadyn Wong, Milton Barnes Titolo originale Cosmopolis.

David Cronenberg è uno di quei registi per cui vale sempre la pena di andare al cinema, ma questa volta mi ha deluso. Questa sua ultima opera è lenta e ripiegata su se stessa. Non m'importa che molti in rete abbiano gridato al capolavoro (principalmente in virtù del fatto che il film parla di speculazioni finanziarie, tema più che mai attuale dopo la caduta delle banche in America), io ho trovato questo Cosmopolis noioso e deprimente.


Robert Pattinson, che pure mi piace e trovo promettente, qui alla sua prima vera prova attoriale, sembra uscito dal museo di Madame Thussaud: il suo volto è una maschera di cera che non trasmette nulla se non un grande vuoto esistenziale. Certo, il personaggio è quello (un giovanissimo miliardario paranoico ed ipocondriaco che ha tutto e che tutto rischia di perdere per un'unica operazione sbagliata), ma non si va troppo a fondo. 

Come dicevo, il ritmo è lento e tutto il film o quasi si svolge all'interno di una limousime (mi sono chiesta, ne uscirà mai? succederà mai qualcosa?), con personaggi vari che salgono e scendono come farebbero i bambini dall'ottovolante in un parco divertimenti.



I dialoghi sono al limite del surreale, per lo più incomprensibili (per lo meno, lo sono stati per me che non m'intendo di finanza né tanto meno di filosofia), ma i più assurdi su tutti sono quelli che Parker intrattiene con la sua giovane e bellissima moglie che sembra a malapena conoscere. Nel film succede tutto eppure non succede nulla: Packer parla, analizza dati, scopa, si fa fare il quotidiano controllo al cuore e alla prostata (sì, avete capito bene, a 28 anni!!), mangia, beve, costringe autista e guardie del corpo a scortarlo in giro per la città solo per farsi dare un'aggiustatina ai capelli in un barber's shop di Hell's Kitchen, fino ad andare incontro di sua sponte all'uomo che ha minacciato di ucciderlo (Paul Giamatti, la sua è una parte gigionesca, la migliore del film, forse) con sempre in testa questo fastidioso interrogativo che fa di lui un moderno Holden  (ma forse il riferimento è un po forzato): dove vanno a stare di notte tutte le limousine?


Il finale è ambiguo (si capisce solo se è già letto il romanzo) e lascia perplessi come il resto del film, amareggiati dalla vaga sensazione di aver buttato via due ore della propria vita. Insomma, non mi è piaciuto. Per nulla. Ma magari sono io che l'ho capito.


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