lunedì 2 aprile 2012

Appunti di viaggio


Con considerevole ritardo vi parlo della mia ultima gitarella low cost in quel di Parigi. Ci sono stata a febbraio appena 3 giorni che a malapena mi sono serviti per rinfrescare la memoria dalla mia ultima visita. Per me non era la prima volta perché ci sono stata altre volte per ragioni di studio e lavoro, però tornarci dopo tanto tempo mi ha fatto uno strano effetto. Se vi ricordate che tempo faceva a febbraio saprete sicuramente che l'Europa settentrionale era in una morsa di gelo mai vista prima ed in effetti il freddo che ho patito in quei tre giorni me lo ricorderò finché  campo. Decisamente Parigi va visitata in primavera quando tutto è in fiore (credetemi, è un'altra città) però anche con quel gelo, è comunque stupenda. Come nelle puntate precedenti vi racconto le mie impressioni
  1. Il volo è costato una sciocchezza (non è per fargli pubblicità, ma sia benedetta la Ryanair mille volte che consente agli sfigati squattrinati come me di viaggiare anche se non se lo possono permettere)  e il pernottamento anche meno. Abbiamo trovato una camera piccina in un albergo molto pulito e ben riscaldato a pochissimi passi da Place de la République.
  2. Una volta atterrati a Beauvais abbiamo preso la navetta che ci è costata 30 euro A/R (praticamente più del volo) e dopo un tragitto infinitamente lungo (1h 40) siamo arrivati a Porte Maillot. Da lì ci siamo dovuti districare nella metro che è una delle più incasinate che io abbia mai preso: le linee sono 14 e le fermate all'incirca 200 (una più una meno): con un po' di pazienza anche i più imbranati ce la possono fare! Il biglietto per la cronaca costa 1,70 euro, ma prendendo il carnet si risparmia qualcosa. I treni non sono molto puliti e neanche nuovi, però sono abbastanza puntuali. L'unico neo è che certe linee, soprattutto alla sera nell'orario di punta, sono insopportabilmente affollate, ma se ci si vuole spostare agevolmente e si ha poco tempo, quello è l'unico modo.
  3. Ci siamo sfamati prevalentemente dai kebabbari del quartiere latino che per 6 euro a testa ci hanno portato ogni ben di dio (mica il panino che ti danno qui, ma veri e propri pasti per stomaci d'acciaio),  ma io ho una fissa per i formaggi e la charcuterie, le baguettes e i dolci francesi quindi questa voce l'abbiamo ammortizzata abbastanza facilmente facendo qualche acquisto nei supermercati.
  4. Dovrei scrivere un post a parte sui dolci francesi, ma mi limiterò con il dirvi che è peccato mortale da punire con la fustigazione andar via dalla Francia senza aver preso almeno una volta una fetta di flan (ho carpito la ricetta e l'ho già preparato due volte con ottimi risultati, aspetto solo di avere il responso definitivo di una mia collega francese cui ho promesso di farlo assaggiare) o le strepitose eclaires. Per contro sono rimasta assai delusa dai celeberrimi macarons, i famosi dolcetti amati da Maria Antonietta, che sono tanto belli a vedersi, ma che non potevano certamente soddisfare una libidinosa come me. Sembrano bottoni colorati, li fanno di ogni gusto possibile ed immaginabile, ma non sono così eccezionali come credevo. Inoltre, costano un'esagerazione: 1,60 per un qualcosa la cui grandezza si avvicina vagamente ad una moneta da 2 euro. Insomma, dal mio modesto punto di vista, godono di immeritata fama: i gusti non si discutono, ma secondo me chi ci impazzisce più che altro vuol fare il figo. 
  5. A gennaio avevo messo in wishlist di salire sulla Tour Eiffel perché tutte le altre volte che c'ero stata la paura dell'altezza mi aveva trattenuta: a questo giro ce l'ho fatta (obiettivo n. 34 realizzato!!!), anche se le condizioni climatiche avverse avrebbero fatto desistere chiunque. A causa del vento l'ascensore era chiuso e non era possibile salire fino in cima, quindi abbiamo dovuto prendere le scale per arrivare fino al secondo piano. C'eravamo solo noi e una comitiva di coreani pronti a tutto. Per il freddo ho pianto e mi sono pure fatta male ad un ginocchio, ma la visuale di cui ho goduto una volta in cima mi ha ripagata di ogni sforzo. Insomma, è una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita. Me felice 
  6. Un'altra di quelle cose che desideravo fare assolutamente era visitare il cimitero di Pere Lachaise perché da ragazzina ascoltavo i Doors e sapevo a memoria i versi di Jim Morrison. Tutte e tre le guide che ho consultato assicuravano che trovare la sua tomba sarebbe stato semplicissimo vista la quantità di fiori e ninnoli lasciati dai visitatori, ma io vi devo dire la verità: per trovarla ci ho messo 3 ore 3 e vi giuro su quanto ho di più caro che il mio senso dell'orientamento è tale che potrei farvi da guida nella foresta amazzonica. Pere Lachaise è un posto meraviglioso: al di là del fatto che è un cimitero e ad alcune anime pie potrebbe incutere un certo timore di dio, si respira una strana atmosfera, quasi magica, poetica. Sarà il silenzio, sarà il cinguettio degli uccelli, saranno i muschi sul marmo, i profumo dei fiori, quello che vi pare, ma una volta dentro si perde la cognizione del tempo. E' come entrare in un labirinto, è come una città nella città, con le sue strade, i suoi incroci, le sue piazzette. Se volete visitarlo prima della partenza munitevi di una mappa con la localizzazione delle tombe perché altrimenti non ne uscirete vivi. Qui sono sepolti alcune delle più importanti personalità della cultura francese dell'800' e 900': oltre al già citato Jim Morrison, ci sono anche le tombe di Maria Callas, Edith Piaf, Chopin, Yves Montand, Bellini, Apollinaire, Balzac, Molière, Colette, Daudet, Delacroix, Eluard, Ingres, Méliès, Modigliani, Musset, Nerval, Marcel Proust, Rossini, Signoret e quella di Oscar Wilde.
  7. Per questioni di tempo (e denaro) non sono entrata in nessun museo, ma non ci siamo fatti mancare il giro dei monumenti principali: oltre la già citata Tour Eiffel e il Pere Lachaise, abbiamo visitato il Trocadero, i giardini delle Tuileries, il Louvre, l'Opera, Notre Dame e il Centre Pompidou. Vi consiglio assolutamente di entrare nelle Galeries LaFayette e di salire nella terrazza dell'ultimo piano dalla quale si gode di una vista mozzafiato su tutta la città. Mancano all'appello Montmarte e Pigalle, ma ovviamente in tre giorni non potevo pretendere di vedere tutto, anche perché come accennato mi sono azzoppata salendo sulla Torre e camminare per me è stato davvero difficilissimo.
Questo in sintesi il racconto della mia tre giorni. Qualche dettaglio si è perso per strada anche perché ormai è passato più di un mese da quando ci sono stata e comunque mi riservo di ritornare, magari non nell'immediato e sicuramente con temperature più miti. Ogni volta che ci sono stata sono andata via con il rimpianto di non aver visto tutto quello che speravo di vedere e anche questa volta è andata così : per apprezzare appieno questa meravigliosa città credo sia fondamentale avere a disposizione almeno una settimana di tempo ed un budget sicuramente maggiore di quello che avevo io. Come sempre vi rimando all'altro blog per vedere le foto che ho scattato: ormai disperavo di riuscire a caricarle tutte, ma complice il weekend di convalescenza ho avuto molto tempo a disposizione.

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