giovedì 30 giugno 2011

Censura, no grazie!


Ne stanno parlando un pò tutti sul web (cito Lara di Estate incantata, I am di Essere niente, Cavaliere oscuro del web di Web sul blog, ma sono davvero in tanti ad aver affrontato l'argomento) e io mi accodo: per l'ennesima volta stanno provando ad imbavagliare la rete, ad impedire la libera espressione e circolazione delle idee. 

Stanno cercando nuovamente di metterci il bavaglio con questa delibera dell'Agcom che se venisse approvata il prossimo 6 luglio potrebbe portare all'oscuramento indiscriminato di blog e siti (anche esteri) senza passare per le normali vie giudiziarie e senza possibilità di replica. In pratica, l'ennesimo patetico tentativo di mortificazione della democrazia nel nostro paese. 

Ci sono tante iniziative in corso (le potrete visionare andando sul sito Agorà digitale), ma soprattutto c'è una petizione da firmare su Sito non raggiungibile o su Avaaz.org Ci vuole un clic, basta un secondo. Firmate numerosi, ci riguarda tutti. Io ho appena firmato.

mercoledì 29 giugno 2011

Riepilogo cinematografico

Ultimamente non ho molta voglia di guardare nuovi film (non ho le forze né per trascinarmi fino al cinema, né per stare due ore di fila davanti allo schermo) quindi non ci sono nuove visioni da commentare (è grave, mi sono persa pure X-men), ma solo film che ho visto un pò di tempo fa di cui non avevo mai parlato. Ecco il solito riepilogo cinematografico

Moon (2009) di Duncan Jones. Con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry. Benedict Wong, Malcolm Stewart, Robin Chalk, Rosie Shaw, Adrienne Shaw.

Bellissimo esordio alla regia di Duncan Jones, figlio di David Bowie, cui probabilmente avrei dovuto dedicare qualche parola in più. Ricorda un pò Odissea nello spazio, ma a parte questo mi è piaciuto moltissimo. Sam Rockwell è strepitoso. Voto: 8


Codice 46 (2003) di Michael Winterbottom. Con Tim Robbins, Samantha Morton, Om Puri, Jeanne Balibar Titolo originale Code 46.

Nonostante la bravura dei due interpreti principali il film alla fine mi ha annoiato. Voto: 5


Io e Beethoven (2006) di Agnieszka Holland. Con Ed Harris, Diane Kruger, Matthew Goode, Ralph Riach, Joe Anderson, Bill Stewart Titolo originale Copying Beethoven.

I film in costume mi sono sempre piaciuti, come mi piacciono quelli ispirati ai grandi personaggi della storia, però questa volta mi è crollato un mito. Scoprire che il maestro Beethoven in fondo era un gran truzzo mi ha fatto scendere il latte alle ginocchia. Bella l'interpretazione di Harris e sorprendente quella di Diane Kruger, che ho sempre a torto considerato un'attricetta di poco spessore. Qui è bravissima. Voto: 7


Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zaillian. Con Sean Penn, Jude Law, Kate Winslet, James Gandolfini, Mark Ruffalo. Patricia Clarkson, Anthony Hopkins, Kathy Baker, Jackie Earle Haley Titolo originale All the King's Men. 

Bello il cast con Sean Penn, Jude Law e Kate Winslet, ma non ho seguito con sufficiente attenzione la trama. Mi riprometto di riguardarlo, adesso non sarei in grado di esprimere un parere obiettivo, è passato troppo tempo.


Annapolis (2006) di Justin Lin. Con James Franco, Tyrese Gibson, Jordana Brewster, Donnie Wahlberg, Vicellous Reaon Shannon. Roger Fan, Zachery Ty Bryan

Film che ho visto l'altra sera in tv mentre cenavo. Mi ha ricordato moltissimo Ufficiale e Gentiluomo, solo che al posto di Richard Gere c'era James Franco (va bene uguale, mica mi sto lamentando!!). Ambientato in una base navale, anche in questo film vediamo il giovanotto che viene dal basso diventare ufficiale a dispetto di un superiore che vorrebbe mettergli i bastoni tra le ruote, c'è il tentato suicidio di un cadetto respinto, un love affair appena accennato e tanta, tanta bella boxe. Merita la visione solo per l'incontro finale tra Franco e Gibson, ma io sono cresciuta guardando tutti i Rocky quindi non so se questo può essere un motivo sufficiente. Voto: 7

FOTOGRAFIA: Ruth Bernhard


























Each time I make a photograph I celebrate the life I love and the beauty I know and the
happiness I have experienced. All my photographs are made like that..." 
Ruth Bernhard

Ruth Bernhard (1905-2006) nasce a Berlino, ma già dal 1927 si era trasferita con la famiglia negli Stati Uniti. Nel 1935 incontra il fotografo Edward Weston che rivoluzionerà il suo modo di concepire la fotografia.  La Bernhard incontra anche Berenice Abbott e inizia a frequentare l'underground lesbo di New York. Nel 1944 la Bernhard si trasferisce in California con la sua compagna Evelyn Phimister, per poi trasferirsi definitivamente a San Francisco dove morirà nel 2006 alla veneranda età di 101 anni. Le sue fotografie più celebri sono quelle che ritraggono nudi femminili. Per maggiori informazioni rimando al bell'articolo di  Ferdinando

martedì 28 giugno 2011

Mortacci tua #7: Della maleducazione nell'era dei blog e altre furbizie

Avevo deciso d'interrompere la rubrica Mortacci tua perché detesto la cultura del lamento e detesto quella parte di me piagnucolosa e lamentina che ogni tanto prende il sopravvento su tutto il resto, ma siccome quella parte c'è e a volte chiede con insistenza di essere ascoltata, oggi la riprendo per sfogarmi dell'atteggiamento di certi "colleghi" blogger che mi hanno lasciata perplessa, amareggiata e in certi casi infastidita in più di un'occasione. Oggi dico basta a certi meccanismi nei quali sono rimasta incastrata per troppo tempo. E' ora di darci un taglio in tutti i sensi.

Il mio oltre che uno sfogo, vuole essere una riflessione che nasce dalla navigazione quotidiana su alcuni blog e va da sé che non mi riferisco solo a quelli ospitati da Blogger, ma ai blog in generale, in particolare italiani.

Una premessa è doverosa: non è mia intenzione pormi sul piedistallo e fare la saputella o peggio la moralista bacchettona  (non è da me nella vita "reale" e mai lo sarà in quella virtuale), ma mi sento proprio di dire che trovo ingiusto e irrispettoso l'atteggiamento di alcuni/e blogger.

L'ultima cosa che voglio è arrogarmi il diritto di metter becco nel modo che hanno "gli altri" di gestire il proprio spazio web o i propri lettori, ma un sassolino dalla scarpa  me lo vorrei proprio togliere, visto che ormai è un po che ho aperto il blog e ne ho lette (e viste) di tutti i colori e un pò di diritto ad esprimermi su certe questioni penso di averlo anche io.

Sono fermamente convinta che ognuno a casa propria possa comportarsi come meglio crede e ritiene opportuno, e non sarà certo questo piccolo sfogo a cambiare le cose che non mi piacciono, però a volte ho proprio voglia di smettere di seguire alcune persone che mi urticano i nervi.

Mi riferisco a certi blogger che non ti rispondono neanche se scrivi in stampatello; sicuramente sarà capitato a tutti e magari io sono solo un pò più permalosetta di altri (d'altra parte sono sarda e non ce la faccio proprio a soprassedere), ma mi capita, spesso, troppo spesso, di lasciare commenti  e non ricevere alcuna risposta, cosa che trovo, vista la reiterazione, un tantino offensiva. Ci sono forse nel web lettori di serie A e di serie B, come nella vita reale lo sono i cittadini? E forse c'è qualcuno che seguo che mi considera di serie B, non meritevole di una risposta? A quanto pare sì, visto che per l'ennesima volta ho lasciato un commento su un blog (molto seguito) e l'amministratore (chiamiamolo così, almeno si monta la testa un altro pò) non mi si è filato di striscio. Come al solito. Dopo mesi e mesi di commenti andati a vuoto forse è il caso di mandare affanciccia questa persona e smettere definitivamente di seguirla, tanto neanche se ne accorgerebbe preso com'è ad occuparsi costantemente del suo piccolo ego.

Ripeto, tutti liberissimi di fare quel che ci pare, di rispondere o meno a questa o quella domanda, a quel commento oppure no, a quella persona o quell'altra, ma a un certo punto nell'ignorare ripetutamente un lettore, che ti segue e ti commenta, si rasenta semplicemente la maleducazione  e la maleducazione secondo me non è uno degli ingredienti di un buon blog (se si ha la presunzione di credere che il proprio sia tale).

Sono anche consapevole che seguendo tanti blog e avendo tanti lettori è impossibile rispondere a tutti, sempre e comunque (io ne seguo 320, di sicuro non riesco a leggere tutti i post e commentare tutto e tutti sempre, questo è ovvio e me ne scuso, non è cattiveria o disinteresse, è fisiologico) ed è logico che qualcosa sfugga; può capitare che uno si dimentichi di rispondere a uno, due, tre commenti (sia bene inteso, capita anche a me, non vedo perché non dovrebbe succedere ad altri); può capitare che il commento non susciti interesse e desiderio di dare una replica (ripeto, sul web massima libertà di espressione, sia in positivo che in negativo), può capitare anche che uno preferisca un lettore piuttosto che un altro, e che certi blog (inteso come appendice del proprio essere) non piacciano  e di conseguenza neanche la persona che sta dietro, ma possibile che in mesi e mesi non ti sia venuta la voglia di conoscerla quella persona, la curiosità di scoprire chi è, di andare a fondo, oltre l'apparenza di un'icona e di un nickname? Proprio no? Neanche un pizzico di curiosità? Nulla, nisba, nada? Ne avevo fatto una questione di principio, ma ho deciso di gettare la spugna.  Mi arrendo.

Io credo proprio di essere una gran fessa perché da quando ho aperto il blog seguo tutti quanti, belli e brutti senza eccezione: tutti quelli che mi seguono a prescindere dall'argomento trattato nei loro blog (seguo perfino un blog di religione che non è certo il mio argomento preferito) e continuo a seguire anche chi non mi segue (da oggi, uno in meno) se il suo blog tratta argomenti che mi piacciono. Ho ovviamente le mie preferenze, ma seguo tutti.

Continuo a seguire anche quelle persone che nella vita proprio non sopporto e che non frequenterei mai per nulla al mondo, che si lamentano di tutto e tutti in continuazione e che magari non si rendono conto della fortuna che hanno (ad avere un lavoro, una casa, una famiglia, dei vestiti addosso, il cibo in tavola) e non capiscono che c'è chi sta peggio, moltoooo peggio di loro, eppure continuano a lamentarsi; continuo a seguire anche chi non aggiorna il blog tipo da un anno, continuo a seguire anche quelle persone che manifestano palesemente di essere gelose dei successi altrui, che arrivano addirittura a dire che i lettori di certi blog sono fasulli; che iniziano a bloggare con umiltà e poi si ritrovano ad essere dopo due/tre mesi mostri di presunzione gongolanti per aver ricevuto un premio, una citazione, una segnalazione; seguo quelli che si sono iscritti al mio blog  e sono spariti dopo aver commentato per due/tre giorni (probabilmente in cerca di visibilità, non sono mica nata ieri, eh), quelli che hanno bombardato di link anche se i link in questione non avevano alcuna pertinenza con l'argomento del post (sempre in cerca di visibilità, ma più genuini e per fortuna pochi), quelli che lasciano commenti ad minkiam, il cui spirito è palesemente "non ne avrei voglia, ma ti scrivo lo stesso due righe" (apprezzo lo sforzo e il pensiero), quelli che ti tengono d'occhio e ti rubano contenuti e idee (a rotazione, io visito i blog di tutti quelli che seguo, certe cose non mi sfuggono), quelli che si iscrivono viralmente ai blog di tutti i tuoi lettori e mai una volta che ti avessero detto "io sono "pincopallo", ciao", quelli che la coerenza non sanno neanche dove stia di casa, un giorno dicono bianco e il giorno dopo nero.

Ecco, tutto questo per dire che oggi per la prima volta da quando sono online non solo ho avuto voglia di cancellare tutti i miei blogroll, ma di chiudere proprio questo blog al pubblico.

Mi dispiace dover dire certe cose perché credevo il web un posto pulito, dove la parte migliore di questa Italia sfiancata e apatica potesse finalmente esprimersi, ma è evidente che il web è lo specchio della vita e quindi non ci possono essere solo persone in gamba, ma anche quelle egocentriche e piene di sé. Mi dispiace perché sono incarognita e proprio non sono riuscita ad impedirmi di scrivere questo post. So che capirete se oggi non sprizzo simpatia. Passerà anche questa...

domenica 26 giugno 2011

La sfida della distopia


E siccome i libri da leggere non mi bastano mai, ne ho voluto aggiungere degli altri: mettendo ordine nel mio scaffale anobii mi sono imbattuta in una sfida di lettura a cui proprio non ho potuto resistere. Si tratta della Sfida della Distopia aperta da Yuko88 sul genere distopico, di cui ripropongo qui i titoli presi da Wikipedia

  1. Candido* (Candide ou l'optimisme, 1759), racconto filosofico di Voltaire 
  2. I cinquecento milioni della Bégum (Les 500 millions de la Bégum, 1879) di Jules Verne, in cui vengono presentate contemporaneamente due città, l'utopica France-Ville e la distopica e militarizzata Stahlstadt
  3. Flatlandia (Flatland, 1884) di Edwin Abbott
  4. La macchina del tempo (The Time Machine, 1895), di H.G. Wells. Descrive un mondo in cui la divisione delle classi ha prodotto la degenerazione dell'umanità, divisa, in questo lontano futuro, nelle due razze dei parassitari Eloi e dei feroci Morlock.
  5. Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908) di Jack London, del filone anti-totalitario
  6. Il risveglio del dormiente (When the Sleeper Wakes, 1899, rivisto nel 1910), di H.G. Wells, uno dei padri del genere.
  7. Il padrone del mondo (The Lord of the world, 1907) di R.H. Benson
  8. L'altra parte (Die Andere Seite, 1909) di Alfred Kubin, descrive l'utopia della libertà totale, che scaturisce nella perversione e nell'autodistruzione
  9. Noi (1922) di Evgenij Zamjatin
  10. R.U.R. (Rossum's Universal Robots) (1920) di Karel Čapek, autore anche di altri importanti esempi di utopie negative, ad esempio i romanzi La fabbrica dell'Assoluto (1922) e La guerra delle salamandre (1936).
  11. Blocchi (1931) di Ferdinand Bordewijk
  12. Il mondo nuovo (Brave new world, 1932) di Aldous Huxley
  13. Qui non è possibile (It Can't Happen Here, 1935) di Sinclair Lewis, del filone anti-totalitario
  14. La notte della svastica (Swastika Night, 1937) di Katherine Burdekin, distopia anti-totalitaria. Già prima del conflitto, nel 1937, la scrittrice britannica immaginava nel romanzo un mondo in cui il totalitarismo hitleriano aveva vinto, ambientando la storia 720 anni dopo la morte del führer.
  15. Anthem (1938), romanzo di Ayn Rand
  16. Kallocaina (Kallocain, 1940) di Karin Boye
  17. La fattoria degli animali* (Animal Farm, 1945) di George Orwell
  18. 1984* di George Orwell (1949), una delle più celebri distopie a sfondo anti-totalitario, da cui sono stati tratti due film nel 1956 (Nel Duemila non sorge il sole) e nel 1984 (Orwell 1984), una serie televisiva e un adattamento radiofonico
  19. L'alba delle tenebre (Gather Darkness!, 1950) di Fritz Leiber. L'umanità è controllata da una teocrazia di scienziati.
  20. Gli amanti di Siddo (The Lovers, 1951), romanzo breve di Philip José Farmer. La Schiesa è una teocrazia paranoide che trama genocidi alieni.
  21. Piano meccanico (Player Piano, 1952), primo romanzo di Kurt Vonnegut
  22. Fahrenheit 451* (1953) di Ray Bradbury, da cui è tratto l'omonimo film del 1966 di François Truffaut
  23. Abissi d'acciaio (1953) di Isaac Asimov
  24. Il signore delle mosche* (The Lord of the Flies, 1954) di William Golding, da cui sono stati realizzati due lungometraggi: Il signore delle mosche (1963), di Peter Brook e Il signore delle mosche (1990), di Harry Hook.
  25. Io sono leggenda* (I am legend, 1954) di Richard Matheson da cui sono stati tratti tre film: L'ultimo uomo sulla Terra (del 1967); 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (del 1971); Io sono leggenda (del 2007).
  26. Il sole nudo (The Naked Sun, 1957) romanzo di Isaac Asimov
  27. Fanteria dello spazio (Starship Troopers, 1958) di Robert A. Heinlein, da cui è stato tratto il film del 1997
  28. Tempo fuori luogo (Time out of Joint, 1959) di Philip K. Dick
  29. Livello 7 (Level 7, 1959) di Mordecai Roshwald; il diario di uno dei testimoni della distruzione nucleare dell'umanità
  30. Giustizia facciale (Facial Justice, 1960) di Leslie Poles Hartley
  31. Vento dal nulla (The Wind That Came From Nowhere, 1961) di J. G. Ballard
  32. Harrison Bergeron (1961), romanzo di Kurt Vonnegut, da cui è stato tratto anche un film tv omonimo
  33. Arancia meccanica (Clockwork Orange, 1962) di Anthony Burgess da cui è tratto il film Arancia meccanica di Stanley Kubrick
  34. La svastica sul sole* (The Man in the High Castle, 1962), romanzo di Philip K. Dick
  35. Il pianeta delle scimmie (La planète des singes, 1963) di Pierre Boulle, di cui sono stati tratti un omonimo film del 1968 di Franklin J. Schaffner e un successivo remake del 2001 di Tim Burton, nonché una serie per la tv
  36. Largo! Largo! (Make Room! Make Room!, 1966) di Harry Harrison da cui è stato tratto nel 1973 il film 2022: i sopravvissuti (Soylent Green)
  37. La fuga di Logan (Logan's Run, 1967), un romanzo di William F. Nolan e George Clayton Johnson, da cui è tratto un omonimo film e una serie tv omonima
  38. Il cacciatore di androidi* (Do androids dream of electric sheep?, 1968) di Philip K. Dick, da cui è tratto il film Blade Runner
  39. Questo giorno perfetto (This Perfect Day, 1970) di Ira Levin
  40. Il gregge alza la testa (The Sheep Look Up, 1972) di John Brunner
  41. Mercenari del tempo, 1973 (The Narrow Passage), di Richard C. Meredith
  42. I reietti dell'altro pianeta (The Dispossessed, 1974; tradotto anche come Quelli di Anarres) di Ursula K. Le Guin, che descrive la contrapposizione tra la distopica Urras e l'utopica Anarres
  43. Codice 4GH (The Shockwave Rider, 1975) di John Brunner
  44. L'uomo in fuga (The Running Man, 1982) di Richard Bachman (pseudonimo di Stephen King), da cui è stato tratto il film L'implacabile di Paul Michael Glaser
  45. Neuromante* (1984) e altri racconti di William Gibson, come quasi tutto il genere cyberpunk, sono ambientati in un prossimo futuro dominato da grandi corporazioni
  46. Il racconto dell'ancella (The Handmaid's Tale, 1985) e L'ultimo degli uomini (Oryx and Crake, 2003) di Margaret Atwood
  47. I figli degli uomini (The Children of Men, 1991) di P.D. James, da cui il film I figli degli uomini (Children of Men, 2006), di Alfonso Cuarón
  48. The Domination (1991-2000), serie di romanzi di S. M. Stirling
  49. Fatherland (1992), di Robert Harris, una ucronia in cui Hitler ha vinto la seconda guerra mondiale, da cui è stato tratto un film omonimo
  50. The Giver (1993) di Lois Lowry
  51. Gathering blue (200), di Lois Lowry
  52. Elianto (1996) di Stefano Benni
  53. Battle Royale (1999) di Koushun Takami
  54. Survivor (1999) di Chuck Palahniuk
  55. A Friend of the Earth (2000) di T. C. Boyle
  56. La salvezza di Aka (2000) di Ursula K. Le Guin
  57. Garbageland (2001) di Juan Abreu
  58. Angelwings and Finerthings (2001) di Paul M. Jessup
  59. Bay City (Altered Carbon, 2002) e il sequel Angeli spezzati, (Broken Angels, 2003), due romanzi di Richard Morgan
  60. Metro 2033 (2002) di Dmitry A. Glukhovsky
  61. Metro 2034 (2009), di Dmitry A. Glukhovsky
  62. Bambini nel Bosco di Beatrice Masini
Tra l'altro in pieno delirio di onnipotenza ho scelto il livello più alto (10 titoli) che adesso mi tocca leggere per non fare una figura meschina! Sproloqui a parte questi i titoli che ho deciso di leggere da qui a dicembre 2011:
  1. Flatlandia (Flatland, 1884) di Edwin Abbott
  2. La macchina del tempo (The Time Machine, 1895), di H.G. Wells
  3. Il mondo nuovo (Brave new world, 1932) di Aldous Huxley
  4. Abissi d'acciaio (1953) di Isaac Asimov
  5. Il sole nudo (The Naked Sun, 1957) romanzo di Isaac Asimov
  6. Il racconto dell'ancella (The Handmaid's Tale, 1985) di Margaret Atwood
  7. L'ultimo degli uomini (Oryx and Crake, 2003) di Margaret Atwood
  8. I figli degli uomini (The Children of Men, 1991) di P.D. James
  9. The Giver (1993) di Lois Lowry
  10. Gathering blue (200), di Lois Lowry
e di riserva
  1. Survivor (1999) di Chuck Palahniuk
  2. Garbageland (2001) di Juan Abreu
  3. Bay City (Altered Carbon, 2002) di Richard Morgan
  4. Angeli spezzati, (Broken Angels, 2003) di Richard Morgan
  5. Neuromante* (1984) di William Gibson
  6. La svastica sul sole* (The Man in the High Castle, 1962), di Philip K. Dick
  7. 1984* di George Orwell
Mi sono buttata su questi titoli perché della lista principale molti li ho già letti (quelli con l'asterisco) mentre altri non saprei dove reperirli e quelli che ho scelto sono matematicamente sicura di potermeli procurare, ora la questione è un'altra: ce la farò a leggerli tutti entro dicembre? Spero di non aver fatto il passo più lungo della gamba. C'è qualcuno che già partecipa a questa sfida e ha altri titoli da aggiungere? 

Sfida Letture in lingua: Les chasseurs, di Claire Messud

Autore: Claire Messud
Titolo: Les chasseurs
Casa editrice: Folio
Dove e quando: Londra, giorni nostri

L'Incipit
Il n'y a pas si longtemps, pour des raisons qu'il serait inutile d'expliquer ici, je m'installai temporanaiment dans un appartement aux confins du quartier londonien de Maida Vale. Il eut été plus honnete d'appeler Kilburn la zone en question, mais l'agent immobilier redoutait sans doute que le loyer exorbitant, calculé précisément pour attirer des étrangers comme moi (au nom du principe erroné et néanmoins tenace selon lequel on en a toujours pour son argent) ne fut franchement incompatible avec l'appellation Kilburn qui évoquai, meme pour le visiteur mal informé, des Irlandais édentés et titubants et des pitbulls hargneux, sur fond de magasins bon marché aux couleurs criardes, d'étals de boucher assailis par les mouches et de chaussées défoncées.


Non molto tempo fa, per delle ragioni che sarebbe inutile spiegare qui, m'installai temporaneamente al confine del quartiere londinese di Maida Vale. Sarebbe stato più onesto chiamare Kilburn la zona in questione, ma l'agente immobiliare temeva senza dubbio che l'affitto esorbitante, calcolato proprio per attirare degli stranieri come me (in nome del principio sbagliato ma non per questo meno tenace secondo cui più si è speso meglio è), non fosse incompatibile con l'appellativo di Kilburn, che evocava anche nei visitatori mal informati, degli Irlandesi sdentati e titubanti e dei pitbull astiosi in uno sfondo di negozi a buon mercato dai colori vistosi, vetrine di macelleria assalite dalle mosche e strade dissestate.

Cosa ne penso
Un professore americano prende in affitto per l'estate un appartamento nel quartiere irlandese di Londra. A seguito della fine di una relazione la sua vita sociale è ridotta a zero e le sue uniche attività consistono nel recarsi alla British Library per effettuare alcune ricerche, fare la spesa da Marks & Spencer e spiare i vicini del palazzo di fronte. Il professore, di cui non verrà mai fatto il nome per tutto il romanzo e di cui non verrà mai data una descrizione fisica, non sembra risentire particolarmente di questa condizione di estrema solitudine, anzi ne è quasi rallegrato, ripiegato com'é su sé stesso per il dolore dell'abbandono. Questa situazione di apatia ed isolamento viene improvvisamente interrotta dal suono del campanello: alla porta c'è la vicina del piano di sotto, una donna cicciottella e sgraziata di nome Ridley Wandor che per vivere assiste gli anziani. Il professore comincia ad essere ossessionato dalla donna e si convince che lei lo stia perseguitando, quando in realtà non si sono incrociati che poche volte sul pianerottolo. In realtà è il professore che lentamente scivola in una sorta di paranoia che lo porterà a pensare che la donna stia meditando di uccidere l'anziana madre inferma.

A distanza di un anno il professore tornerà a Londra con un nuovo amore; desideroso di rivedere i luoghi del suo precedente soggiorno scoprirà che l'ex vicina di casa è stata trovata morta in circostanze misteriose: si è trattato di un incidente, di un suicidio oppure la donna è  stata uccisa dall'uomo che frequentava e della cui esistenza solo il professore era a conoscenza? E questo presunto fidanzato esisteva davvero o era il frutto dell'immaginazione della donna?

Com'é andata: nonostante il linguaggio ricercato e la notevole quantità di parole a me sconosciute la lettura di questo intrigante romanzo è filata via abbastanza velocemente e senza intoppi. Un vero peccato che l'autrice non sia molto conosciuta in Italia (per lo meno non la conoscevo io) perché il suo stile e il tema di questa storia mi hanno davvero affascinata. L'unica cosa che mi ha lasciata un pò perplessa è la scelta del titolo, I cacciatori (sia in inglese che in francese), che nel romanzo sono i conigli appartenuti alla povera signora Wandor.

In Italia di Claire Messud sono stati pubblicati I figli dell'imperatore (Mondadori, 2007) e L'innocenza perduta di Saggesse (Piemme, 2001)

L'autrice

Claire Messud è nata negli Stati Uniti nel 1966. Vincitrice del Pen Faulkner Award con il suo primo romanzo, When the World Was Steady nel 1995, seguito nel 1999 con The Last Life (pubblicato in Italia con il titolo L'innocenza perduta di Sagesse), saga di tre generazioni di una famiglia franco-algerina. Ha scritto anche un libro di novelle, intitolato The Hunters. Tra i suoi numerosi riconoscimenti vi sono La Guggenheim Fellowship e la Radcliffe Felowship. I figli dell'imperatore (Mondadori 2007) è stato finalista al Man Booker Prize, il maggior premio letterario britannico. L'autrice vive a Somerville, nel Massachussets, con il marito e due figli.

venerdì 24 giugno 2011

Acquisti compulsivi

Oggi soltanto due acquisti compulsivi alla Fnac dei Gigli (in realtà sarebbero dei regali, ma fa lo stesso); il commesso poverino ci ha provato a darmi una mano a scegliere, ma appena gli ho chiesto i titoli che cercavo è sbiancato: alla fine ho ripiegato su due edizioni economiche che comunque aspettavo di leggere.

Susana Fortes, Quattrocento, Superpocket, 



Maggie Stiefvater, Shiver, Superpocket

Invece ieri in una libreria del centro che vende solo libri  usati ho preso un romanzo di Arthur C. Clarke in una vecchissima edizione Urania (ediz. 1976, 600 lire!!!) poi ripubblicata sempre da Urania nel dicembre 2010.

Arthur C. Clarke, Terra Imperiale, Urania

Ho speso 1 euro, ma sono uscita più ricca di prima perché ho intavolato una discussione ai limiti dell'assurdo con il libraio. Sono uscita da lì mortificata, ma come dare torto ad un uomo che ha dedicato 46 anni della sua vita ai libri? Riassumo brevemente il succo del discorso per non ammorbarvi:

Lui: Perché leggi 'sta merda se puoi leggere Dostoevskij?
Io: No, ma guardi che Clarke è un maestro del genere...
Lui: Ma tu l'hai letto tutto Dostoevskij?
Io: Veramente...
                  Lui: Fossi in te non perderei altro tempo                                           

Non ho avuto il coraggio di dirgli che ho le opere del buon Fedor in Book pile da almeno un anno, ma ho capito che esiste una sostanziale differenza tra il commesso di una libreria ed un libraio. 

CineLibri: Seta, di Alessandro Baricco

More about Seta

Autore: Alessandro Baricco
Titolo: Seta
Casa editrice: Bur La Scala
Dove e quando: Lavilledieu (Francia) e Giappone, 1861-1866

L'Incipit
Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell'esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile. Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta. Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salambo, l'illuminazione elettrica era ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln, dall'altra parte dell'Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine. Hervé Joncour aveva 32 anni. Comprava e vedeva. Bachi da seta.

Cosa ne penso
Hervé Joncour abbandona la carriera militare per dedicarsi al commercio dei bachi da seta nella provincia francese di fine '800. Consigliato dall'amico Balbadiou il giovane Hervé intraprende una proficua attività che però lo costringerà a spingersi fino in Giappone quando in Francia un'epidemia rischierà di mettere in ginocchio le filande della zona. Nonostante i pericoli e le difficoltà Hervé riuscirà a procurasi la preziosa merce grazie ai rapporti con un signore giapponese di nome Hara Kei, ma una volta tornato a casa dalla bella e amatissima moglie Hélène non sarà più lo stesso. Irrimediabilmente affascinato dalla cultura giapponese (e da una donna  concubina di Hara Kei che gli scrive incomprensibili biglietti) Hervé partirà anche quando in Giappone imperverserà la guerra, ma quello sarà il suo ultimo viaggio. Solo dopo la morte della moglie, Hervé scoprirà che i biglietti che credeva scritti dalla donna giapponese in realtà erano di sua moglie Hèlene.

Dopo aver letto questo secondo libro di Baricco ho capito che lo scrittore torinese ha il dono della sintesi. Frasi dal respiro corto, paragrafi o interi capitoli di appena poche righe, l'uso costante della ripetizione per imprimere meglio nella mente del lettore l'immagine che aveva in mente: Baricco sembra voler dire  che meno è meglio di troppo. Essenziale ed efficace, con delle belle descrizioni ed alcune frasi ad effetto, Seta racconta una storia affascinante ed impalpabile come il tessuto commerciato da Joncour, ma onestamente mi è piaciuto meno di Novecento. Troppo delicato, troppo evanescente, forse anche troppo furbo. Mi è piaciuto, ma non saprei dire esattamente perché. 4 stelle posson bastare o sono addirittura troppe?

La curiosità: una delle regioni attraversate da Hervé Joncour durante i suoi viaggi in Giappone è quella di Fukushima.

Il Film

Seta (2007) di François Girard. Con Michael Pitt, Keira Knightley, Alfred Molina, Kôji Yakusho, Sei Ashina.  Miki Nakatani, Jun Kunimura, Mark Rendall, Kenneth Welsh Titolo originale Silk.


Tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro Baricco, il film del regista canadese François Girard è esteticamente valido, ma privo di spessore. Nonostante l'ottima fotografia e le belle musiche di Ryuichi Sakamoto, la trasposizione cinematografica, sebbene fedele al racconto originario, non trasmette emozioni e nel complesso rimane un pò freddino. Non a torto snobbato dalla critica, Seta si distingue per le interpretazioni dei due protagonisti (Michael Pitt e Keira Knightley) e il cammeo di Alfred Molina, ma non lascia granché. Visione godibile, ma non necessaria. Voto: 6






giovedì 23 giugno 2011

L'artista di oggi: Kelly Reemtsen




















     QU

Le signore anni '50 di Kelly Reemtsen sono sì casalinghe, ma non disperate e di sicuro non si potrà dire che la donna ritratta nei suoi quadri sia il classico angelo del focolare visto che oltre ad indossare guanti di gomma o da forno impugna con grande nochalance (e stile) motoseghe, accette, cesoie, crick e chiavi inglesi. Della serie maschio fatti da parte, adesso ci penso io!...

Il suo sito: http://kellyreemtsen.com

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...