venerdì 25 novembre 2011

Utopia o unica via?

Ormai lo avrete capito: dal 19 al 27 novembre c'è la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Ma ridurre i nostri rifiuti (cartacei, alimentari etc) non basta, bisogna entrare in una fase di rifiuto del consumismo. Praticare la decrescita sembra un'utopia, perché tutto ci spinge a comprare e a consumare, però è necessario invertire la rotta prima che sia troppo tardi, e non solo a causa della crisi economica.

Lui l'ha capito prima di tutti:


Rompere l'immaginario dello sviluppo e decolonizzare le menti

Di fronte alla globalizzazione, che non è altro che il trionfo planetario del mercato, bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali (o unici). L'economia dev'essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo. Bisogna rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre maggiore. 

Ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra ma anche e soprattutto per fare uscire l'umanità dalla miseria psichica e morale. Si tratta di una vera decolonizzazione del nostro immaginario e di una diseconomicizzazione delle menti indispensabili per cambiare davvero il mondo prima che il cambiamento del mondo ce lo imponga nel dolore

Bisogna cominciare con il vedere le cose in altro modo perché possano diventare altre, perché sia possibile concepire soluzioni veramente originali e innovatrici. Si tratta di mettere al centro della vita umana altri significati e altre ragioni d'essere che l'espansione della produzione e del consumo.

La parola d'ordine della rete è dunque "resistenza e dissidenza". Resistenza e dissidenza con la testa ma anche con i piedi. Resistenza e dissidenza come atteggiamento mentale di rifiuto, come igiene di vitaResistenza e dissidenza come atteggiamento concreto mediante tutte le forme di autorganizzazione alternativa. Ciò significa anche il rifiuto della complicità e della collaborazione con quella impresa dissennata e distruttiva che costituisce l'ideologia dello sviluppo.
...
Decrescere e abbellire
La decrescita dovrebbe essere organizzata non soltanto per preservare l'ambiente ma anche per ripristinare il minimo di giustizia sociale senza la quale il pianeta è condannato all'esplosione. Sopravvivenza sociale e sopravvivenza biologica sembrano dunque strettamente legate. I limiti del patrimonio naturale non pongono soltanto un problema di equità intergenerazionale nel condividere le disponibilità, ma anche un problema di giusta ripartizione tra gli esseri attualmente viventi dell'umanità.
...
Organizzare la decrescita significa, in altre parole, rinunciare all'immaginario economico, vale a dire alla credenza che di più è uguale a meglio. Il bene e la felicità possono realizzarsi con costi minori. Riscoprire la vera ricchezza nel fiorire di rapporti sociali conviviali in un mondo sano può ottenersi con serenità nella frugalità, nella sobrietà e addirittura con una certa austerità nel consumo materiale.
...
La parola d'ordine della decrescita ha soprattutto come fine il segnare con fermezza l'abbandono dell'obiettivo insensato della crescita per la crescita, obiettivo il cui movente non è altro che la ricerca sfrenata del profitto per i detentori del capitale.
...
Ciò presuppone tutt'altra organizzazione in cui il tempo libero è valorizzato al posto del lavoro, dove le relazioni sociali prevalgono sulla produzione e sul consumo dei prodotti inutili o nocivi. La riduzione drastica del tempo dedicato al lavoro, imposta per assicurare a tutti un impiego soddisfacente, è una condizione preliminare.
...
Noi non rinneghiamo la nostra appartenenza all'Occidente, di cui condividiamo il sogno progressista, sogno che ci ossessiona. Tuttavia, aspiriamo a un miglioramento della qualità della vita e non a una crescita illimitata del PIL. 

Reclamiamo la bellezza delle città e dei paesaggi, la purezza delle falde freatiche e l'accesso all'acqua potabile, la trasparenza dei fiumi e la salute degli oceani. Esigiamo un miglioramento dell'aria che respiriamo, del sapore degli alimenti che mangiamo. 

C'è ancora molta strada da fare per lottare contro l'invasione del rumore, per ampliare gli spazi verdi, per preservare la fauna e la flora selvatiche, per salvare il patrimonio naturale e culturale dell'umanità, senza parlare dei progressi da fare nella democrazia. La realizzazione di questo programma è parte integrante dell'ideologia del progresso e presuppone il ricorso a tecniche sofisticate alcune delle quali sono ancora da inventare. Sarebbe ingiusto tacciarci come tecnofobi e antiprogressisti con il solo pretesto che reclamiamo un "diritto di inventario" sul progresso e sulla tecnica. Questa rivendicazione è un minimo per l'esercizio della cittadinanza.

Dal Manifesto del doposviluppo di Serge Latouche

Per saperne di più vi lascio una serie di link:
La decrescita
Decrescita felice

I libri di Serge Latouche:
Scheda del libro
Scheda del libro
Scheda del libro

5 commenti:

  1. Non so, a me francamente sembra una battaglia persa, un tentativo di andare contro una forza di inerzia costituita dall'unione di miliardi di individui tutti alla ricerca di avere cose in più.

    E lo dico da non consumista convinto, da persona che fa (a volte con difficoltà) la differenziata,e che cerca di limitare al massimo il packaging quando devo fare acquisti. E già così spesso mi sembra di assomigliare all'ultimo giapponese sull'isola di Guam

    RispondiElimina
  2. L'assurdità e che l'economia da scienza diventa gioco, trasformandosi alla fine in gioco d'azzardo per pochi eletti. Il dramma è che "noi" in tutto questo interpretiamo la parte delle fiches.

    RispondiElimina
  3. Latouche dice cose molto importanti. E fattibili.

    RispondiElimina
  4. Il consumatore da solo può sicuramente fare la sua parte, con l'educazione al rispetto e atteggiamenti come la differenziata...ma il mondo economico e industriale si basa anche su grandi masse di forza lavoro che dipendono da questo per vivere. Gli abitanti del mondo, aumentati esponenzialmente dopo il boom di scoperte che ha allungato durata e qualità della vita, hanno (abbiamo!) bisogno di sostentamento, offerto dal lavoro.... Se il manifesto auspica la decrescita, sono certa che questo aspetto sarà considerato... leggerò uno dei libri indicati per saperne di più! Grazie della condivisione!

    RispondiElimina
  5. @old man lo so, lo so, la tua impressione è ancora molto diffusa, però noi possiamo influenzare il mercato acquistando solo da aziende "virtuose" e boicottando quelle malvagie...per lo meno provarci non costa nulla
    @roscio è così da sempre, ma sperare in un'economia più equa non è una bestemmia,
    @adriano è un grande pensatore
    @aedes ciao, il discorso che fai è giusto, però purtroppo quando compri qualcosa in realtà non aiuti i lavoratori ma i "padroni"; dubito che il mercato economico si auto-regolamenti in questo senso, ma noi possiamo ancora scegliere: nessuno ci costringe a comprare un prodotto piuttosto che un altro, per lo meno io provo a fare così

    RispondiElimina

Recommendations by Engageya

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcuni immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via E-mail. Saranno immediatamente rimosse.