sabato 8 ottobre 2011

Forza Gnocca, una pessima idea


Al di là del solito discutibile senso dell'umorismo del "nostro" presidente del consiglio che propone di ribattezzare il suo partito con il nome Forza Gnocca proprio il giorno dei funerali delle 5 vittime di Barletta (lavoratrici tessili in nero, tutte madri single, pagate a 4 euro l'ora che tanto mi ricordano quelle morte a New York l'8 marzo del 1908), l'idea di un movimento di protesta contro  Berlusconi formato da sole donne mi infastidisce. 

Leggevo sul blog di Adriana Ri-presa nella rete di un'iniziativa nata, manco a dirlo, su Facebook dal titolo Io donna non mi sento più italiana che propone di inoltrare una lettera direttamente alla segreteria del Presidente della Repubblica. Di seguito copio/incollo il testo ad uso e consumo di chi desiderasse aderire, ma io vi anticipo subito che dopo attenta riflessione ho deciso di non farlo.

Ecco la lettera:

Egregio Presidente della Repubblica,

mi rivolgo a Lei in quanto massima istituzione del nostro Stato e garante della nostra Costituzione per esprimere la mia profonda indignazione, nausea, sconcerto, nell'assistere allo squallido spettacolo di una classe politica - a cominciare dal Presidente del Consiglio - che con le sue continue parole offensive e degradanti mostra di non rappresentare la metà e oltre della popolazione italiana, non riconoscendole neanche il pieno status di persona e cittadina di questa Repubblica.
Ricordo che la nostra Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" e che l'art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo stabilisce che "Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti".
Con espressioni come "forza gn..." o "vai a farti sc..." espresse da persone che dovrebbero rappresentare il popolo sovrano, si violano palesemente quelli che sono i fondamenti della Repubblica italiana e di ogni convivenza civile. Sollecito da parte Sua un doveroso atto ufficiale di richiamo verso la persona del Presidente del Consiglio e chiunque calpesti i diritti basilari di cittadinanza delle donne italiane. Sarò costretta, se questo stato di cose permane, a rivolgermi a organismi sovranazionali, a cui appellarmi, insieme ad altre donne come me indignate, perché prendano immediati provvedimenti verso lo Stato italiano, già oggetto di richiami a livello europeo e internazionale per la vergognosa condizione in cui versano i diritti delle donne.

Per scrivere alla Presidenza della Repubblica:
https://servizi.quirinale.it/webmail/

Ora vi starete sicuramente chiedendo perché io abbia deciso di non partecipare, e io ve lo dico: non è che io non sia indignata per come l'immagine della donna viene continuamente sminuita dal potere, ridotta a merce di scambio per ottenere benefici di qualsivoglia genere, non è che io non desideri le immediate dimissioni di questo premier buffone che ci ha trascinato sull'orlo del baratro e ricoperto di ridicolo a livello internazionale, non è che io non riponga la massima stima e fiducia nel nostro Presidente Giorgio Napolitano, è che mi da fastidio quel titolo "Io donna non mi sento più italiana". 

Solo le donne non si sentono più italiane? Io credo che siano tutti gli Italiani a non sentirsi più italiani, maschi e femmine, vecchi e giovani, belli e brutti. Mi da ai nervi il pensiero che solo le donne, in questo frangente, s'indignino contro l'uomo che ha fatto della mercificazione del corpo femminile un motivo di vanto, uno stile di vita. Gli uomini non hanno forse di che indignarsi? I padri, i fratelli, i fidanzati, i mariti non sono forse nauseati da quest'uomo che inneggia alla patonza in un ultimo disperato tentativo di trattenere a sé la giovinezza? E le donne, intese come genere, s'indignano solo se si offende la loro jolanda?

Non bastano tutte le sue vane promesse e tutti i processi in cui è principale imputato? Non bastano le gaffe e le leggi ad personam? Non basta l'aver ridotto l'informazione "tradizionale" ad un continuo comunicato stampa? Per esigere le dimissioni di Berlusconi dovevamo aspettare che offendesse per l'ennesima volta la donna e la sua parte anatomica più emblematica? 

Voglio dire, è vero che la gnocca è nostra e ce la gestiamo noi (fa tanto '68 e da allora nulla o quasi è successo), però riguarda tutti. Che senso ha che siano solo le donne a scrivere questa lettera? Non si poteva semplicemente scrivere Io italiano non mi sento più italiano? Ci dobbiamo sempre ghettizzare, etichettare, comportarci come se fossimo dei panda?

Dobbiamo sempre dividerci in fazioni, annaffiare il nostro orticello infischiandocene se il campo accanto a noi va in fiamme? Scrivere tutti insieme no? Scioperare tutti insieme in un unico movimento no? Forse è troppo impegnativo, ma finché continueremo a difendere il nostro piccolo interesse senza guardare all'interesse collettivo questo qua ce lo terremo fino al 2013 e oltre (pensiero raccapricciante, ma il rischio c'è). 

Perché nel mondo si parla degli Indignados spagnoli e greci, di OccupyWallst e mai degli italiani che stanno messi forse peggio? No, mi dispiace, quella lettera non la inoltro finché a farlo non saranno tutti gli Italiani, maschi e femmine.

12 commenti:

  1. * clap clap clap clap clap clap clap clap clap *

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  2. applauso anche da parte mia
    però
    io non mi vergogno di essere italiana, io mi sento italiana, piuttosto mi vergogno di chi mi rappresenta e NON voglio più essere associata a quelle persone che decidono per me, io dico ma se siamo il popolo sovrano, avremo diritto di decidere qualcosa, no? o dobbiamo aspettare che schiattino tutti per morte naturale?

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  3. Io non mi sono mai sentito italiano,anche prima che cominciasse questa triste storia.
    Vorrei citare una frase che mi è sempre rimasta nel cuore:"La gente non dovrebbe avere paura dei governi,sono i governi che dovrebbero aver paura della gente!"

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  4. Condivido in buona parte quello che hai scritto (a parte la massima fiducia nel Presidente della Repubblica, carica alla quale porto rispetto, ma che finora, a parte qualche appello a stare uniti e a mantenere il decoro delle istituzioni, non si è differenziato dalla politica economica e di guerra del governo, anzi ... ma questo è un tratto comune anche alle attuali opposizioni, tanto per dire), e ho ritenuto giusto far sentire la mia vicinanza a chi ha scritto l'appello.Il problema, per me, non è solo quell'uomo al comando, ma è uscire dal berlusconismo, dalla sua politica economica in primis (quanti lo dicono?), oltre che dalle gaffe e battute fuori luogo. Per questo, ben vengano appelli (che da soli non bastano, ovvio), che possono aprire la mente. In quanto essere vivente, pensante ...

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  5. Io sono sempre più schifata da tutto e credo che sia necessario alzare la voce in tutti i modi possibili.

    Un abbraccio e buona serata!

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  6. @smalto menomale che c'è chi condivide, la mia pensavo fosse un'idea impopolare

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  7. @queen beata te che ti senti italiana, io purtroppo no, sono anni che non sono più orgogliosa della mia nazionalità, ma a differenza di molti penso che la colpa sia nostra se le cose stanno così

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  8. @alex beh, io invece sì, prima mi sentivo italiana, ora non mi sento nulla perché non conto un cazzo

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  9. @alligatore povero Napolitano, fa quel che può, la sua dev'essere la peggiore presidenza della storia d'Italia...ormai io non ce l'ho più solo con Berlusconi, ma con tutto il governo, comprese le opposizioni che fanno ridere i polli, Bersani su tutti che ha la spina dorsale di un lombrico...si va bene gli appelli, ma i fatti a quando?

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  10. @kylie pure io sono schifata, ma alzare la voce non serva a nulla, se uno strilla a Milano, un altro a Napoli e uno un pò più giù in sicilia...il senso voleva essere che dobbiamo unirci e urlare tutti insieme senza aspettare che siano i sindacati a dirci come, quando e dove farlo

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  11. @gio il laido cui fa riferimento è un essere abietto, ma non c'è solo lui, sono in tanti ad averlo sostenuto finora e che meriterebbero di pagare per il danno che hanno fatto

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