giovedì 4 agosto 2011

Letto e commentato: Le braci, di Sandor Marai


Autore: Sandor Marai
Titolo: Le braci
Casa editrice: Adelphi
Anno di pubblicazione: 1998
Dove e quando: Vienna, 1899-1940


L'Incipit
In mattinata il generale si soffermò a lungo nella cantina del vigneto. Vi si era recato all'alba insieme al vignaiolo perché due botti del suo vino avevano cominciato a fermentare. Quando finì di imbottigliarlo e fece ritorno a casa, erano già le undici passate. Ai piedi delle colonne, sotto il portico lastricato di pietre umide ricoperte di muffa, lo attendeva il guardiacaccia, che porse una lettera al padrone appena arrivato. Cosa vuoi? disse il generale, e si arrestò con aria seccata. Spinse indietro sulla fronte il cappello di paglia a tesa larga che gli ombreggiava il viso arrossato. Da anni ormai non apriva né leggeva lettere. La corrispondenza veniva aperta e selezionata da un impiegato nell'ufficio dell'intendente. L'ha portata un messo disse il guardiacaccia, e rimase fermo sull'attenti. Il generale riconobbe la grafia, prese la lettera e se la ficcò in tasca.


Cosa ne penso
Decisamente uno dei miei libri del cuore, che oserei definire addirittura formativo, visto che la lettura de Le braci è avvenuta in un periodo cruciale della mia esistenza. Ogni volta che lo rileggo, all'incirca una volta l'anno, riprovo esattamente le stesse sensazioni della prima volta. Due uomini, ormai vecchi, si rincontrano a distanza di 41 anni. L'incontro è di quelli risolutivi: la verità viene finalmente sviscerata, le ombre del passato scacciate via tramite la rievocazione dei ricordi e la ricostruzione dei fatti che li avevano allontanati. Il racconto del vecchio generale assume la funzione di catarsi per questi due uomini un tempo amici, che finalmente possono riappacificarsi, soprattutto con sé stessi,  prima che sopraggiunga la morte.


Il generale (Henrik) è ricco e frivolo, l'amico (Konrad) povero e melanconico: nonostante le diversità i due sono inseparabili fin dall'infanzia ed anche ora che i loro giorni stanno finendo sono uniti dal dolore comune per la fine della loro amicizia e l'amore che hanno provato per la stessa donna. 


Dopo 41 anni tutti i sentimenti che erano rimasti sepolti sotto la brace riaffiorano e tornano a divampare: amore, amicizia, passione, gelosia, tradimento, rimpianto, desiderio di vendetta e perdono, in questo romanzo (che è quasi più un monologo) c'è tutta la gamma dei sentimenti umani. 


Si tratta di un romanzo che consiglio caldamente a tutti, anche se è doveroso aggiungere una piccola avvertenza alla lettura: se vi state chiedendo come mai il/la vostro/a migliore amico/a ultimamente si comporta in maniera strana con voi, probabilmente è il caso di allertare le antenne perché in tutte le amicizie, anche quelle più durature e apparentemente più salde, cova una brutta bestia: l'invidia. Riconoscere l'invidia di un amico è difficilissimo ed è una delle cose più dolorose che possa capitare ad un essere umano, peggio della fine di un amore, si piazza a pari merito con la morte di una persona cara. Al di là di quello che questo romanzo significa per me a livello personale, da un punto di vista esclusivamente letterario è da 5 stelle anobiane


Perle di saggezza
Non c'è nulla che gli uomini desiderino con tanto ardore come un'amicizia disinteressata. Ma è un desiderio senza speranza.


La gioventù si aspetta sempre un sacrificio da coloro nei quali ha riposto le proprie speranze. 


Siamo in grado di dominare interamente l'altro solo se giungiamo a conoscere, a capire e a disprezzare con molto tatto chi è costretto a piegarsi a noi.


Vorrei proprio sapere - prosegue il generale come se stesse parlando tra sé - se l'amicizia esiste veramente. Non mi riferisco al piacere occasionale di due persone che si rallegrano di essersi incontrate perché a un certo punto della vita si trovano a ragionare nella stessa maniera su determinate questione, si scoprono gli stessi gusti e preferiscono gli stessi svaghi. Tutto questo non ha niente a che fare con l'amicizia. A volte mi sembra quasi che essa rappresenti la relazione più intima che esiste nella vita. forse per questo è talmente rara. E su cosa si fonda, allora? Sulla simpatia? E' un termine improprio, troppo blando: non si può dire che la simpatia sia sufficiente a indurre due persone a farsi carico l'una dell'altra nelle situazioni più critiche della loro esistenza. Su che cos'altro, dunque? non c'è forse un pizzico di eros al fondo di tutte le relazioni umane?


L'amico, così come l'innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l'accetta così com'è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l'ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo?


Ogni ricordo mi insegnava che è vano cercare di scoprire la vera natura dei rapporti umani, perché la conoscenza non ci aiuterà a diventare più saggi.


Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza.


Siamo uomini, uccidere è un imperativo della nostra vita. Non possiamo fare diversamente. L'uomo uccide per difendere qualcosa, uccide per procurarsi qualcosa, uccide per vendicarsi di qualcosa.


Anche il cuore umano ha la sua notte, piena di emozioni non meno selvagge dell'istinto di caccia che attanaglia il cuore del cervo maschio o del lupo.


Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza.


Chi non accetta niente di parziale probabilmente vuole tutto, tutto quanto.


Ma in fondo all'animo nascondevi un impulso spasmodico: il desiderio di essere diverso da quello che eri. E' il tormento più crudele che il destino possa riservare a un uomo. Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano. Giacché l'unico modo per sopportare la vita è quello di rassegnarci a essere ciò che siamo ai nostri occhi e a quelli del mondo. Dobbiamo accontentarci di essere fatti in un certo modo e sapere che, una volta accettata questa realtà, nessuno ci conferirà una medaglia al merito solo perché ci siamo rassegnati a essere vanitosi ed egoisti, o calvi e panciuti - no, in cambio di questa presa di coscienza non otterremo né premi né lodi. Dobbiamo sopportarci quali siamo, il segreto è tutto qui. Sopportare il nostro carattere, la nostra natura di fondo, con tutti i suoi difetti, il suo egoismo e la sua cupidigia, che non saranno corretti né dall'esperienza né dalla buona volontà. Dobbiamo accettare che i nostri sentimenti non siano contraccambiati, che le persone che amiamo non rispondano al nostro amore, o almeno non nel modo che vorremmo. Dobbiamo sopportare il tradimento e l'infedeltà, e soprattutto la cosa che ci riesce più intollerabile: la superiorità intellettuale o morale di un'altra persona.


Perché l'attimo in cui l'uomo è più colpevole non è necessariamente quello in cui solleva l'arma per uccidere qualcuno. La colpa viene prima, la colpa è nell'intezione.


Se qualcuno si rifugia con tanta veemenza nella sincerità significa che ha paura: paura di ritrovarsi un giorno con la vita carica di segreti inconfessabili.


Il fatto è che noi amiamo sempre i diversi da noi, e continuiamo a cercarli in tutte le circostanze. Ed è questo uno dei misteri della nostra vita.


E anche se ottenessimo tutto dalla vita, se trionfassimo di tutte le difficoltà, l'unica cosa che non potremmo mai fare è cambiare i gusti, le inclinazioni, i ritmi di vita di una persona, annullare la diversità che caratterizza la persona che conta, quella a cui ci  si sente legati.


Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero.


A volte il tempo ci offre una possibilità, legata appunto a un istante preciso, ma se ce lo lasciamo sfuggire non possiamo più fare nulla.


Opere ed autori citati: Fantaisie polonaise di Frédéric Chopin


La trama
Dopo quarantun anni due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un «duello senza spade» – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile, mentre scorre una prosa incalzante, nitida, senza scampo.


L'Autore
Sandor Marai (1900-1989)
Scrittore ungherese, nasce nel 1900, ha vissuto a lungo in Francia, Germania e Italia (Napoli e Salerno). Muore a San Diego nel 1989. Il suo romanzo più famoso è Le braci. In Italia quasi tutte le sue opere sono state pubblicate da Adelphi.

Opere pubblicate in italiano
Divorzio a Buda, 1938
L'amante del sogno, 1941
Le braci, 1998
L'eredità di Eszter, 1999
La recita di Bolzano, 2000
I ribelli, 2001
Truciolo, 2002
Confessioni di un borghese, 2003
La donna giusta, 2004
Terra, terra!... Ricordi, 2006
La sorella, 2006
L'isola, 2007
Liberazione, 2008
L'ultimo dono, 2009
Il vento viene da Ovest, 2009
Il sangue di San Gennaro, 2010
Il gabbiano, 2011

4 commenti:

  1. Ottima e completa recensione.Felice serata;salutoni a presto

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  2. l'ho acquistato diverso tempo fa dopo averne letto una recensione entusiastica su aNobii, poi non so perchè è rimasto fermo nella mia libreria. Dopo aver letto questo post credo proprio che metterò in cima alla mia lista per le prossime letture :-)

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  3. Quante riflessioni proponi con la tua magistrale recensione!

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  4. Grandissimo libro, è anche uno dei miei preferiti!

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