giovedì 7 luglio 2011

CineLibri: Colazione da Tiffany, di Truman Capote

Autore: Truman Capote
Casa editrice: Garzanti
Anno di pubblicazione: 1959
Dove e quando: New York, 1943
Adattamento cinematografico: Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards 

L'Incipit
Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorkese. Era una stanza affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave di quell'appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.

Cosa ne penso
Credo di aver visto Colazione da Tiffany centinaia di volte (non esagero, per moltissimo tempo è stato il mio film preferito), ma non avevo mai letto il romanzo di Capote da cui è stato tratto perciò scrivere un commento a questo testo mi risulta davvero difficilissimo. Pagina dopo pagina le immagini del film di Blake Edwards hanno continuato a frullarmi in testa sovrapponendosi ed è stato davvero difficilissimo scindere la Holly Golightly creata da Capote da quella impersonata sullo schermo dalla raffinata Audrey Hepburn, divenuta icona di stile proprio grazie a  questo personaggio così complesso e sofisticato.

La forza di questo romanzo sta tutta in questo personaggio dalle mille sfaccettature, descritto nei minimi particolari, con grande maestria di Capote: Holly, provinciale e mondana, bambina capricciosa e amante volubile, opportunista, viziata e indolente, dalle frequentazioni ambigue e pericolose, vittima delle sue paturnie e ossessionata da Tiffany. Impossibile per il protagonista (l'aspirante scrittore dell'incipit) non restarne affascinato e come lui anche il lettore finisce per innamorarsene.

Proprio come gli uomini di mezza età di cui Holly si circonda, anche il lettore finisce per provare una sorta di bonario, paterno desiderio di protezione nei suoi confronti, sebbene lei sostenga con convinzione di aver imparato assai presto a badare a se stessa. Holly è una mancata stellina del cinema, rozza ma piena di charme, insofferente alle regole e ai legami, che vive in un lusso che non le appartiene grazie alle simpatie dei suoi amici altolocati, con un passato doloroso alle spalle ed un futuro incerto davanti a sé, incastrata in affari più grandi di lei da amicizie pericolose come quella per il mafioso Sally Tomato, che lei va a trovare ogni giovedì a Sing Sing, e a causa del quale verrà arrestata per traffico di droga.

Dopo una fuga precipitosa da New York, di lei si perdono le tracce: qualcuno la crede morta, qualcun'altro sposata, c'è chi la crede rinchiusa in un manicomio e chi la crede in Africa, ma nessuno può dire con certezza che ne sia stato di lei. 

Solo Fred, l'aspirante scrittore suo dirimpettaio (segretamente innamorato di lei, ma incapace di proteggerla da sé stessa) ne conserva un ricordo nitido: i corti capelli color miele, gli occhi cangianti perennemente oscurati da un paio di occhiali neri da diva, l'incessante scampanellare alla sua porta ad ogni ora del giorno e della notte, il disordine tipico di chi è perennemente in transito, l'allure raffinata di chi frequenta il bel mondo, un dolore malcelato che non l'abbandona mai neanche nei momenti di più gioiosa spensieratezza.

Il protagonista maschile, il cui vero nome non è Fred (ma Holly lo chiama così in memoria del fratello soldato) ne è talmente soggiogato al punto di rinunciare perfino alla sua identità (il nome) pur di far parte della vita  di questa creatura inafferrabile che lo ha stregato.

Il personaggio del libro è molto diverso da quello del film: la Holly della penna di Capote è un'orfana scappata di casa, probabilmente vittima di abusi, finita in moglie a 14 anni ad un veterinario di Tulip, Texas e scappata ad Hollywood per inseguire il grande sogno di diventare ricca e famosa. Nel romanzo non c'è il lieto fine come nel film, la scena finale non si chiude con un lungo bacio appassionato dei due protagonisti sotto una pioggia scrosciante. Holly non si dispererà per aver abbandonato il gatto rosso cui non aveva mai voluto dare un nome, non si abbandonerà nelle braccia di un uomo che la ama sinceramente: salirà su un taxi e sparirà per sempre senza voltarsi indietro. E' stata una vera doccia gelata: l'ultimo briciolo di romanticismo che albergava ancora in me è andato definitivamente a farsi benedire. 5 stelle su anobii, ma continuo a preferire Audrey Hepburn.

Perle di saggezza
Io no. Non mi abituo mai a niente, io. Chi si abitua a tutto tanto vale che muoia.

Non voglio dire che non mi interessi diventare ricca e celebre. Sono cose che ho in programma, e un giorno o l'altro cercherò di raggiungerle; ma, se dovesse succedere, il mio ego me lo voglio portare appresso. voglio essere ancora io quando mi sveglierò una bella mattina e andrò a fare la prima colazione da Tiffany.

Povero impiastro senza nome. E' una piccola seccatura che non abbia un nome. Ma io non ho il diritto di darglielo, dovrà aspettare fino a quando non apparterrà a qualcuno. Ci siamo incontrati un giorno per caso vicino al fiume, non apparteniamo l'uno all'altra; e lui è indipendente, come me.

Non voglio possedere niente finché non avrò trovato un posto dove io e le cose faremo un tutto unico. Non so ancora precisamente dove sarà. Ma so com'è.

Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. E' una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell'aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un pò di mobili e darei un nome al gatto

La quarta di copertina
Quando Colazione da Tiffany venne pubblicato per la prima volta nel 1958, il «Time» definì la sua eroina, Holly Golightly, «la gattina più eccitante che la macchina per scrivere di Truman Capote abbia mai creato. È un incrocio tra una Lolita un po' cresciuta e una giovanissima Auntie Mame (l'eccentrica protagonista dell'omonimo romanzo di Edward E. Tanner, del 1955)… sola, ingenua e un po' impaurita». Di tutti i suoi personaggi, disse Capote più tardi, Holly è stata la sua preferita, ed è facile capire perché.

Holly Golightly è una cover-girl di New York, attrice cinematografica mancata, generosa di sé con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata. È un personaggio incantevole, dotato di una sorprendente grazia poetica. Intorno a lei ruotano tipi bizzarri come Sally Tomato, paterno gangster ospite del penitenziario di Sing Sing, O.J. Berman, il potente agente dei produttori di Hollywood, il «vecchio ragazzo» Rusty Trawler, Joe Bell, proprietario di bar e timido innamorato...

«Holly Golightly», scrisse «The Atlantic», «è bizzarra, simpaticissima, commovente… e reale.»

L'Autore


Truman Capote (1924-1984) ebbe un'infanzia difficile e solitaria. Figlio di genitori divorziati, aveva con la madre un rapporto particolarmente conflittuale. A scuola veniva deriso per i modi effeminati, ma aveva una grande immaginazione e un grande amore per la letteratura. Trasferitosi a New York incominciò a collaborare con alcune riviste, fino alla pubblicazione del suo primo racconto che gli portò una certa notorietà negli ambienti del jet set. I suoi romanzi più famosi sono Colazione da Tiffany e A sangue freddo, quest'ultimo ispirato da un fatto di cronaca vera. Capote non faceva mistero della sua omosessualità e del suo alcolismo. I suoi ultimi anni furono caratterizzati da una sempre maggiore dipendenza dai sonniferi. Morì nel 1984 di cirrosi epatica.

Le sue opere:
Altre voci, altre stanze (1948)
Un albero di notte (1949)
Incontro d'estate
Colore locale (1950)
L'arpa d'erba: romanzo (1951)
Si sentono le Muse (1956)
Colazione da Tiffany (1958)
Fra i sentieri dell'Eden: scritti scelti dell'autore (1963)
A sangue freddo (1965)
Il giorno del Ringraziamento (racconto) e altri racconti (1969)
I cani abbaiano: personaggi noti e luoghi segreti (1973)
Musica per camaleonti (1980)
Preghiere esaudite (1987, postumo)

Il Film

Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards. Con Audrey Hepburn, George Peppard, Patricia Neal, Buddy Ebsen, Martin Balsam, Mickey Rooney, Dorothy Whitney, José Luis De Villalonga, Stanley Adams, John McGiver, Alan Reed, Claude Stroud, Elvia Allman, Orangey, Beverly Powers Titolo originale Breakfast at Tiffany's.



Dal romanzo di Truman Capote nel 1961 fu tratto l'omonimo film diretto da Blake Edwards. Celeberrima la scena del fischio della Hepburn per chiamare un taxi e la canzone di Henry Mancini Moon River che gli valse l'Oscar come migliore colonna sonora. Truman Capote per la parte di Holly Golightly avrebbe preferito la più procace Marilyn Monroe, ma alla fine la scelta ricadde sulla Hepburn e, pur amando molto la Monroe devo dire che è stato meglio così.








1 commento:

  1. Un cardine di sicuro per l'impatto che ebbe il film sugli spettatori dell'epoca.

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