domenica 12 giugno 2011

CineLibri: Il passato è una terra straniera, di Gianrico Carofiglio

Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Rizzoli
Dove e quando: Bari, 1989

L'Incipit
E' appoggiata al banco, è sola e beve una spremuta. per terra, vicino alle gambe, ha una borsa di pelle nera e non so per quale motivo vengo attirato proprio da questo particolare. Mi fissa con un'insistenza imbarazzante. Quando i nostri sguardi si incrociano però si gira. Passano pochi secondi e mi guarda di nuovo. Questa sequenza si ripete diverse volte. Non la conosco, e all'inizio mi chiedo se stia guardando proprio me. ho anchee l'impulso di controllare se ci sia qualcuno alle mie spalle, ma mi trattengo. Dietro il mio tavolino c'è soltanto il muro e io lo  so bene perché mi siedo lì quasi tutti i giorni. Adesso ha finito di bere. Poggia il bicchiere vuoto sul bancone, prende la borsa e viene verso di me. ha i capelli corti e scuri, i modi decisi ma non del tutto spontanei di chi ha dedicato un sacco di tempo a lottare con la timidezza. o con qualche altra cosa, peggiore della timidezza. E'davanti al mio tavolo. Sta lì senza dire niente per qualche secondo, mentre io cerco un''espressione adeguata. Senza riuscirci, credo. Non mi riconosci. Non è una domanda, e ha ragione: non la riconosco. Non la conosco. Allora dice un nome, qualche altra cosa e poi, dopo una breve pausa, chiede se può sedersi. Rispondo di sì. o forse faccio un cenno col capo, o un gesto con la mano a indicare òa sedia. Non lo so. Certo, per un tempo indefinito non dico niente. E del resto parlare non è  facile. Fino a qualche minuto prima ero lì a fare colazione, come ogni mattina, preparandomi per una banale giornata, quando all'improvviso sono stato preso da un vortice e mi sono ritrovato altrove. In un posto misterioso e straniero. Lontano.


Cosa ne penso
Ecco un esempio di incipit ingannatore: all'inizio credevo che romanzo esordisse con l'incontro di due vecchi amanti (lui che non riconosce lei, lei che si avvicina e attacca bottone), ma non mi sarei potuta sbagliare di più. Questa non è una storia d'amore e neanche una storia di amicizia: è una storia che parla di una gioventù bruciata in una Bari sul finire degli anni '80 fatta di squallore, violenza, sopraffazione, inganno, discesa verso gli inferi.

Il protagonista maschile è Giorgio Cipriani, uno studente modello di giurisprudenza prossimo alla laurea a soli 23 anni. Serio, posato e responsabile Giorgio è l'orgoglio dei genitori, il risarcimento per i fallimenti della sorella Alessandra, ex tossicodipendente; Giorgio è quello che non dà problemi, ma solo soddisfazioni. Pochi amici, una fidanzata di comodo per la quale non prova slancio, una grande passione per i libri che non può permettersi e che legge a scrocco in una piccola libreria del centro e tante, tantissime ore passate chino sui manuali di diritto. 

Sembrerebbe tutto tranquillo, normale, quasi troppo perfetto per essere vero; il destino di Giorgio sembra già scritto e la sua strada è di quelle che non prevedono scorciatoie o deviazioni. Poi, all'improvviso, qualcosa in questo normalissimo ragazzo perbene si rompe. Un incontro cambia per sempre la sua vita noiosa ma sicura e stravolge tutti i piani prestabiliti senza che lui sia in grado né di rendersene conto né tanto meno fare qualcosa per invertire la rotta. 

Ad una festa incontra Francesco, uno studente di filosofia, di cui inspiegabilmente prende le difese durante una rissa pur conoscendolo appena. Da questo momento in poi quella che era una semplice conoscenza diventerà una vera e propria simbiosi o meglio, come viene definito in psicologia, un caso di sudditanza psicologica.

Completamente plagiato dalla personalità misteriosa e manipolatrice di Francesco, Giorgio lascerà la fidanzata storica e smetterà di studiare per seguire l'amico nelle sue scorribande notturne, tra bische clandestine e lussuose ville della Bari che conta, tra incontri occasionali con volgari ragazzotte di periferia e mature signore dell'alta società, partite a poker vinte barando, alcol e droga e rotoli di banconote da milioni di lire in una lenta e inesorabile discesa verso gli inferi che Giorgio non può e non vuole fermare, affascinato dal lato oscuro che scopre avere dentro di sé. 

La narrazione scorre veloce, la scrittura è facile, immediata, trascina via il lettore sempre più in basso insieme a Giorgio. I personaggi maschili sono ben caratterizzati (anche se quello di Francesco rimane sempre molto sfuggente e misterioso), mentre quelli femminili non sono che mere comparsate utili solo a fare da contorno. Tutta l'attenzione di focalizza sul rapporto morboso tra questi due giovani molto diversi le cui personalità sono in un certo senso speculari, quasi fossero due facce della stessa medaglia, che inspiegabilmente diventano amici, sempre che di amicizia si possa parlare.

In questo contesto l'elemento thriller inserito da Carofiglio mi sembrava superfluo, quasi fuorviante, con il personaggio del tenente Chiti tormentato dal caso dello stupratore seriale che terrorizza le giovani donne di Bari. Mi sembrava molto più interessante leggere della parabola discendente di Giorgio verso il male fatto di  gioco d'azzardo, strozzinaggio e spaccio di droga piuttosto che di un fatto di cronaca. Solo alla fine del romanzo si capisce perché questo elemento è fondamentale all'impianto narrativo, e solo quando verrà scoperto il responsabile degli odiosi crimini Giorgio sarà finalmente libero di lasciarsi alle spalle questo momento della sua vita vissuto come fosse stato straniero a sé  stesso.

Devo essere onesta: non mi allettava molto l'idea di leggere un romanzo ambientato a Bari (non perché abbia qualcosa contro la Puglia, ma piuttosto perché desideravo essere trasportata lontano con l'immaginazione), ma questo romanzo di Carofiglio, magistrato dedito alla scrittura con esiti piuttosto felici, mi ha attirata come una falena lo è dalla luce. 

C'era qualcosa, a cominciare dal titolo, per continuare con l'incipit e attraverso alcuni passaggi memorabili pregni di verità e saggezza, che ha riportato indietro anche me, proprio come succede al protagonista, verso un passato vago, sfuggente, mal definito che fatico a ricordare. Potrei definirlo un periodo buio come quello vissuto da Giorgio Cipriani, cui guardo con rimpianto e terrore e in cui fatico a riconoscere la ragazza che sono stata. Leggendo Il passato è una terra straniera ho rivissuto parte di quello smarrimento descritto da Carofiglio (pur senza essere mai caduta negli eccessi dei protagonisti), ho ricordato cosa vuol dire attraversare quella sorta di "linea d'ombra" di cui parlava Conrad  che consiste nell'abbandonare l'innocenza della giovinezza per tuffarsi nell'incertezza della vita adulta, dove per un attimo i già  labili confini tra il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che non lo è, si assottigliano ulteriormente. Un periodo (o per i più fortunati, soltanto un momento) che ognuno di noi ha vissuto con modalità diverse o conseguenze più o meno devastanti cui dobbiamo l'essere quello che siamo. Poche volte mi sono identificata così a fondo con un personaggio maschile, anzi credo che non sia mai capitato prima d'ora: certo io non ho mai giocato a poker in una bisca, non ho mai usato o spacciato cocaina, non ho mai pestato nessuno, ma conosco bene quel senso di colpa che attanaglia e che si cerca di scacciar via ad ogni costo e che in fondo non andrà mai via del tutto. Su anobii 5 stelle più nodo al fazzoletto: recuperare quanto prima gli altri romanzi di Carofiglio.

Opere e autori citati: Demian, di Hermann Hesse; Il regno delle luci, di Magritte; La coscienza di Zeno, di Italo Svevo; Lo studente straniero, di Philippe Labro

Perle di saggezza
Se qualcuno dice che la vita non è una continua sequenza di manipolazioni, o è un bugiardo o è un cretino. La vera differenza non è fra manipolare e non manipolare. La differenza è fra manipolare consapevolmente e manipolare inconsapevolmente. 

La Trama
Giorgio, studente modello figlio di intellettuali borghesi, ha ventidue anni e una vita normale e un po' noiosa. Senza crepe, in apparenza. Francesco è torbido, misterioso e affascinante. E baro. Le loro vite viaggiano separate fi no all'incontro che segnerà il destino di entrambi. I due diventano amici e passano da una partita di carte truccata all'altra, da una bravata all'altra, in un vortice ubriacante che a poco a poco diventa un'inarrestabile discesa agli inferi. In parallelo corre un'indagine dei carabinieri su una serie di misteriose violenze. Una storia struggente sull'amicizia e il tradimento, un viaggio doloroso e inquietante in quel tempo fragile e misterioso che separa la giovinezza dall'età adulta, un'avventura picaresca in una Bari segreta e allucinata.

L'autore


Gianrico Carofiglio (Bari 1961) è Sostituto Procuratore Antimafia a Bari. Ha esordito nella narrativa per Sellerio nel 2002, con il pluripremiato Testimone inconsapevole, seguito da Ad occhi chiusi (2003). Entrambi i romanzi saranno tradotti in inglese, francese e tedesco, e diverranno film per la televisione. Appassionato ed esperto di arti marziali, Carofiglio è cintura nera IV Dan di Karate.

Le altre sue opere:
Testimone inconsapevole
Ad occhi chiusi
Ragionevoli dubbi
Né qui né altrove. Una notte a Bari
Le perfezioni provvisorie
Il paradosso del poliziotto
Non esiste saggezza
L'arte del dubbio
La manomissione delle parole

Il Film

Il passato è una terra straniera (2008) di Daniele Vicari. Con Elio Germano, Michele Riondino, Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi, Marco Baliani, Lorenza Indovina, Maria Jurado, Romina Carrisi, Federico Pacifici, Antonio Gerardi 

Mi duole dirlo ma l'adattamento cinematografico de Il passato è una terra straniera mi ha totalmente delusa, nonostante la presenza del bravo Elio Germano (Giorgio) e nonostante la sceneggiatura sia curata dallo stesso Carafoglio. Il film rispetto al romanzo manca di anima, è piatto, noioso, ripetitivo, superficiale, non ci sono sentimenti, neanche quelli più abietti, non c'è introspezione, non c'è approfondimento; è come se il regista si fosse limitato a raccontare i fatti senza spiegare perché quei fatti sono accaduti e non ci svela neanche il più piccolo pensiero del protagonista.

Al di là delle libertà che Vicari si è preso rispetto all'originale, probabilmente con il beneplacito dello scrittore (l'uso dell'euro invece che della lira, Barcellona invece che Valencia, nessuna indagine poliziesca sugli stupri, i genitori che alzano la voce mentre nel romanzo sono figure fantasmatiche e tanti altri piccoli dettagli che non sto ad elencare), quello che proprio separa nettamente il film dal romanzo è la figura di Giorgio, che nel film è totalmente privo di morale o ripensamenti, mentre nel romanzo è tormentato dai sensi di colpa e dalla vergogna e si propone senza riuscirvi di uscire da questa spirale di perdizione. Nel cast anche Valentina Lodovini, Chiara Caselli e Romina Carrisi, la figlia di Al Bano. Peccato, poteva essere un bel film e invece non mi è piaciuto per niente. Voto: 4

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