mercoledì 25 maggio 2011

Letto e commentato: Il Divoratore, di Lorenza Ghinelli

Autore: Lorenza Ghinelli
Casa editrice: Newton Compton
Dove e quando: Rimini, a cavallo tra il 1986 e il 2006

L'Incipit
Il cortile interno del Pep è incolto. Oppresso dai tre palazzi che lo serrano ai lati. Spalancato sull'unica strada di cemento che conduce al centro storico. L'erba cresce pallida. Cresce floscia. In alcuni punti non cresce. C'è un unico albero ibrido, piccolo. Quasi non getta ombra. Accumula foglie morte alle vive. Nessuno le stacca. Arruffati, truci nei volti, tre ragazzini: Francesco, Luca. E Filippo. Il quarto ragazzino non ha espressione. Il quarto è molto più  grande: quattordici anni e un modo molto strano di stare in piedi; goffo, contratto, scomposto. Il quarto ragazzino si chiama Pietro. Pietro se ne sta fisso sul posto, le sue braccia ciondolano avanti e indietro, avanti e indietro. Pietro non sa guardare i ragazzini. ha lo sguardo inchiodato. Tutto questo gli altri bambini lo sanno e lo vedono.

Cosa ne penso
Quando questo romanzo fu pubblicato a gennaio attirò subito la mia attenzione. Forse sarà stato il tam tam mediatico o la faccia simpatica della sua giovanissima autrice Lorenza Ghinelli, che saltellava da una trasmissione all'altra per promuovere la sua creatura di cui non si faceva che dire un gran bene, fatto sta che Il Divoratore mi ha incuriosito. 

Ho provato quasi a livello epidermico il fortissimo desiderio di mettere gli occhi su questa storia, perché se l'autrice dimostra di crederci molto (e come fai a non crederci se il tuo primo romanzo prima ancora di essere pubblicato in Italia ha già venduto i diritti in Francia, Spagna, Olanda, Brasile e Russia?) automaticamente convince anche il lettore ed io sono stata subito conquistata dal suo entusiasmo e dalla storia misteriosa raccontata nel suo libro. 

Poi, come al solito, altre letture si sono frapposte tra me e quel romanzo e solo ora, a distanza di cinque mesi, sono riuscita a leggerlo. In quarta di copertina uno come Valerio Evangelisti (mica il primo venuto) si spertica di lodi, supplicando addirittura il lettore di non "divorare" Il Divoratore, ma siccome nel frattempo c'è stato il Salone del Libro di Torino e lo scandalo/beffa Madalon, tutte le belle parole spese da Evangelisti mi hanno puzzato di marketing. L'iniziale entusiasmo si è trasformato in diffidenza e la diffidenza in pregiudizio e così la lettura delle prime 40 pagine mi ha lasciata perplessa.

Siamo a Rimini nel 2006: un gruppo di bulletti si prende gioco di un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che però non preclude a chi ne è affetto lo sviluppo delle capacità cognitive. L'inizio è la parte che mi ha convinto meno: troppi ragazzini dai nomi troppi simili tra loro che il lettore fa fatica ad identificare, uno stile descrittivo troppo preciso e accurato, che suggerisce forse una certa iniziale insicurezza nel far partire la storia, come se la Ghinelli dicendoci per filo e per segno com'erano gli abiti, le scarpe etc. volesse dargli concretezza, ma poi, proseguendo nella lettura questa fastidiosa sensazione, per fortuna, scompare. 

Finalmente arriva il Divoratore, L'uomo dei Sogni o meglio L'uomo Nero che ha abitato gli incubi di tutti noi bambini. Una figura misteriosa e oscura, che calza mocassini e cammina accompagnandosi ad un bastone. Sembra un vecchio, ma la sua forza e la sua agilità sono quelli di un giovane. Ad uno ad uno il Divoratore avvicinerà tutti i ragazzini precedentemente introdotti nella storia e li risucchierà a sé, lasciando di loro solo gli abiti. Inizialmente si potrebbe pensare che si tratti di un pedofilo, ma nessuna traccia organica lo lascia presupporre e subito si percepisce in questa figura qualcosa di anomalo, misterioso, disturbante. 

Quella che potrebbe essere una storia vera, uno dei tanti fatti di cronaca di cui troppo spesso sentiamo parlare in cui le vittime sono i più piccoli e indifesi, si trasforma in qualcos'altro e il romanzo assume i toni foschi dell'horror, perché il Divoratore è il prodotto di una mente disturbata che comincia a vivere di vita propria, alimentandosi di odio e di paura.

Da adulti ci dimentichiamo di come i bambini vedono le cose, ci dimentichiamo di quante cose terribili e tremende possano levarci il sonno, ma provando a tornare indietro con la memoria ai tempi dell'infanzia, non è difficile ricordare cosa ci terrorizzasse tanto: un oggetto, una persona, un luogo...sono sicura che chiunque di noi è stato spaventato a morte da qualcosa o qualcuno. Ecco il Divoratore riassume in sé tutte le angosce dell'infanzia.

Pietro, il ragazzino autistico, ha difficoltà ad esprimersi e relazionarsi, ma possiede un talento fuori dal comune per il disegno. Pietro è l'unico ad aver visto il vecchio e lo descrive nei minimi dettagli, così quando i bulletti Filippo, Francesco, Luca e perfino suo fratello Dario, scompariranno nel nulla, la sua testimonianza sarà l'unico punto di partenza per scoprire cos'è successo.

Alice è l'educatrice volenterosa che cerca di far uscire Pietro dal suo guscio. Anche lei ha delle paure che nascondo nel profondo del suo cuore. Il disegno di Pietro le riporta alla memoria fatti lontani del suo passato, un evento tragico vissuto quando aveva appena sette anni. 

Siamo nel 1986. Denny ha una famiglia problematica: suo padre è alcolizzato e sua madre è tossicodipendente. A scuola tutti lo prendono in giro, non ha nessuno che si prenda cura di lui, nessuno che lo protegga dalle brutture della vita. Un quadro dipinto dal padre comincia ad ossessionare la sua giovane mentre, se lo porta in camera, ci parla, diventa il suo unico punto di riferimento La figura nera che vi è raffigurata piano piano prende forma, esce dalla tela, si fa in carne e ossa ed inizia a vendicare i torti subiti da Denny. La prima giovane vittima è Lucrezia, una bella bambina bionda che a scuola gli ha fatto lo sgambetto. Alice invece viene risparmiata, perché è gentile, e solo molti anni dopo sarà in grado di ricordare e capire, cosa le è quel giorno al parco.

Denny finirà in un ospedale psichiatrico di Reggio Emilia dove passerà il resto della sua vita in stato catatonico, cantilenando inquietanti filastrocche.

Lui è là, ci vive intorno, ma la notte fa ritorno. Nella casa lungo il fiume, non c'è vita e non c'è lume, ma c'è un cielo appeso al muro, lui ti guarda a muso duro. Non guardarlo, non cercarlo. Se ti vede tu gli credi! Se gli credi lui ti vede!

Una nenia che indiscutibilmente entra in testa e non l'abbandona più. Lo stile che inizialmente avevo trovato troppo descrittivo nel resto del romanzo si è rivelato funzionale nel proiettare il lettore nei luoghi e nei tempi descritti ed è talmente efficace da sembrare quasi cinematografico ed infatti la Ghinelli collabora per la Taodue (non mi sorprenderebbe se qualcuno di molto, molto lungimirante ne traesse un film o una miniserie)

In alcuni punti il linguaggio si fa molto scurrile, in altri invece è più sofisticato; le frasi sono corte, sincopate, quasi telegrafiche, un dettaglio che può piacere o meno, ma che in questo caso rende la lettura molto scorrevole.
Al di là del richiamo all'uomo nero, il boogeyman la cui origine affonda le radici nelle leggende celtiche, non ho potuto fare a meno di pensare che l'espediente del quadro animato fosse un chiaro rimando ad opere quali Il ritratto di Dorian Gray di Wilde e Il ritratto ovale di E. A. Poe.

Insomma, mi è piaciuto moltissimo e alla fine Evangelista aveva ragione: è stato davvero difficile non divorare questo romanzo! Naturalmente c'è chi la penserà diversamente da me, anzi addirittura all'opposto (per esempio qui), ma da parte mia Il Divoratore si guadagna 5 stelle anobianee.

La Trama
Non guardarlo, non cercarlo. Se gli credi lui ti vede

Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l’Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica.

Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale, Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell’incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere… Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato. Onirico e spietato, Il Divoratore non dà scampo al lettore, lo trascina in un sogno angosciante e opprimente, in cui è impossibile distinguere realtà e finzione.


Lorenza Ghinelli è l’ulteriore esempio di un miracolo ricorrente. Lingua perfetta, lontanissima dai luoghi comuni dei generi noir e horror, cui pure si apparenta. Efficacia stilistica totale, con frasi talora elaborate che nulla tolgono alla scorrevolezza del testo e al fluire della trama. Un crescere della suspense ottenuta evitando mezzucci ed espedienti di seconda mano. Lorenza Ghinelli riesce a fare apparire lineare ciò che è complesso, a farci “scivolare” su frasi in cui ogni parola è in realtà studiata. Come nei film di Hitchcock, ci si trova immersi in girandole di virtuosismo senza che nemmeno ce ne accorgiamo, e senza che ciò leda il dipanarsi della storia e la felicità della lettura. Per dirla con una battuta, non divorate Il Divoratore. Centellinatelo, semmai. Scoprirete sapori forti e aromi nascosti.
Valerio Evangelisti

L'Autrice

Così Lorenza Ghinelli si descrive nel profilo del suo blog:

Classe 1981, percorso di studi alquanto schizoide: un diploma in grafica pubblicitaria e fotografia, uno in web design, uno in montaggio digitale, un Master in Tecniche della Narrazione alla Holden di Torino, una laurea in Scienze della Formazione. Attualmente si divide fra Rimini e Roma dove lavora come editor e sceneggiatrice per la Taodue. Il suo primo romanzo individuale, "Il Divoratore", è uscito il 18 gennaio per Newton Compton. I diritti sono già stati venduti in Russia, Olanda, Francia, Spagna e America Latina. J.A.S.T. (Just another spy tale) è invece il suo primo romanzo collettivo, scritto assieme a Simone Sarasso e a Daniele Rudoni, edito da Marsilio. Questa losca creatura non ha la più pallida idea di cosa farà da grande, ma ha un vantaggio sugli altri: più di tanto non le interessa saperlo. Purché ovunque si trovi possa scrivere, chiaro.

Il suo blog: http://lorenzaghinelli.blogspot.com/
Il sito: http://blog.newtoncompton.com/il-divoratore/

5 commenti:

  1. Mi ha fatto venire in mente un vecchio episodio di "Ai confini della realtà".
    Ti lascio il link : http://www.youtube.com/watch?v=7rgwhdBrr5o
    Buona visione...Ah ah ah ah ah! (lo so via web la risata satanica non esce un gran che,ci ho provato...)

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  2. Una scrittura che si avvicina alla mia.
    Grazie per il suggerimento.

    Un abbraccio

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  3. sembra davvero molto interessante!!!! lo segno e lo compro al più presto :D

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  4. @alessandro mamma mia, quanto tempo che non vedevo ai confini della realtà! mi sa che recupero gli episodi...:)
    @kylie come sempre, de gustibus non disputandum est: su anobii lo hanno stroncato per via della somiglianza con king (che io non ho mai letto, fatta eccezione per stagioni diverse), ma a me è piaciuto e trovo giusto incoraggiare una scrittrice esordiente
    @pavona come sopra...a me è piaciuto, ma non posso fare paragoni con altre opere horror...

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  5. mmmmmmmm che curiosità. Lo compro!

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