giovedì 28 aprile 2011

CineLibri: Un uomo solo, di Christopher Isherwood

Autore: Christopher Isherwood
Titolo: Un uomo solo
Editore: Adelphi
Dove e quando: Los Angeles, anni '60

L'Incipit
Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci si aspettava di essere; come dire, a casa. Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un'intera giornata più di ieri, un anno più dell'anno scorso. Ogni ora ha un'etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse-no, non forse, di sicuro- succederà.

Cosa ne penso
Mai avrei creduto di potermi annoiare tanto leggendo un libro così breve. Non succede nulla o quasi in questo romanzo a mio giudizio lievemente pretenzioso (o dovrei dire racconto lungo?) in cui si descrive nei minimi dettagli una giornata qualunque di un uomo qualunque nello svolgimento delle sue quotidiane attività. Già l'incipit era tutto un programma, ma pensavo che con il procedere della lettura la storia avrebbe preso una piega diversa, come dire, più frizzante. Il protagonista, George Falconer, è un docente universitario di mezza età, di origine britannica (non ho mica capito perché questa cosa avesse poi tutta quest'importanza), omosessuale, che ha perso il compagno Jim in un incidente. George si trascina di giorno in giorno chiedendosi come fare ad andare avanti, passa il suo tempo diviso tra la voglia di essere fino in fondo se stesso e la paura che gli altri scoprano del suo orientamento sessuale, combattuto tra un senso di profondo disprezzo per il suo prossimo e l'invidia della felicità semplice delle persone che lo circondano, in bilico tra il desiderio di farla finita e l'attaccamento ostinato alla vita.

Il romanzo è tutto incentrato sulla figura di questo uomo solo, anche se compaiono personaggi minori come l'amica Charlotte, probabilmente alcolizzata, che George va a trovare pur non avendone nessuna voglia e uno stuolo di studenti smaniosi di entrare nelle sue grazie. Uno in particolare, Kenny, cattura l'attenzione di George e scatena proibite fantasie sessuali che non si capisce bene se alla fine della lunga giornata trovino sfogo oppure no. Il finale è sospeso. Confesso di non averlo capito: forse sono troppo ottusa per apprezzarne la grandezza o forse non ha giovato il fatto che abbia finito di leggerlo alle tre del mattino con un occhio chiuso e l'altro sull'andante. Tant'è. Dai più considerato un capolavoro della letteratura americana degli anni '60, pietra miliare della letteratura omosessuale, mi ha lasciata perplessa. Credo che sia uno di quei romanzi da rileggere più e più volte per trovarci un senso più profondo che al momento purtroppo mi sfugge.
Da questo romanzo lo stilista Tom Ford ha tratto l'omonimo film con Colin Firth, Julianne Moore e Nicolhas Hoult.

La trama
Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano – l’intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un’asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr’ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr’ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.

Il Film

A single man (2009), di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler,  Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe, Nicholas Beard, Brad Benedict, Jenna Gavigan, Brent Gorski, Adam Gray-Hayward, Marlene Martinez, Paul Butler, Lee Pace, Alicia Carr.


Accade raramente, ma capita, che un film sia più riuscito del romanzo da cui è tratto. Se poi si tratta del film di un regista esordiente, tanto di cappello. Lo stilista Tom Ford ha sfornato una magnifica opera prima esteticamente molto valida e rispettosa del romanzo, una piccola perla di cinema con una colonna sonora incalzante e ipnotica (firmata Abel Korzeniowski) e un leading actor formidabile quale Colin Firth. Quello che mi ha colpito di questo film è il religioso rispetto di Ford nei confronti del romanzo di Isherwood, senza però trasmettere quel senso di alienazione e solitudine che si percepiva ad ogni pagina del romanzo (sensazioni che appesantivano non poco la lettura), riuscendo al contrario a trasmettere quel senso del "bello" nel quale il protagonista George trova una ragione di vita dopo la perdita del compagno Jim. Sono rimasta davvero impressionata dalla cura dei dettagli quasi maniacale di Ford, dall'ottima fotografia (primi piani soprattutto), dai costumi, dal ricorso sapiente ai flashback e dall'alternanza di colore e bianco e nero. Decisamente la visione di questo film è stata più gradevole di quanto non sia stata la lettura del romanzo. Nel cast compare la sempre fascinosa Julienne Moore, il giovane Nicholas Hoult (About a boy, Skins) e Matthew Goode. Davvero bello.



3 commenti:

  1. Da uno stilista che si trasforma in regista, non ti aspetti un capolavoro, eppure i miei amici mi hanno confermato le tue parole.
    Peccato che non l'ho ancora visto...

    RispondiElimina
  2. però, sarà stato noioso, eppure la tua recensione mi ha incuriosita. Ora ho un dilemma: leggo il libro e poi guardo il film, viceversa o passo direttamente al film??? :P

    RispondiElimina
  3. @ivana il film è davvero bello, anche se molto lento, c'è davvero un fortissimo senso artistico ed ogni scena è come se fosse concepita come un quadro...appena puoi recuperalo!
    @turista forse io non ero nel mood giusto per il romanzo, ora come ora ti direi di guardare prima il film, anche se io di solito leggo prima il romanzo, un saluto

    RispondiElimina

Recommendations by Engageya

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcuni immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via E-mail. Saranno immediatamente rimosse.