sabato 9 aprile 2011

CineLibri: Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro.

L'Incipit
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un'assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità. Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell'insieme, lo sono io. I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come "soggetto problematico", almeno prima della quarta donazione. 




Cosa ne penso
Ci sono dei romanzi che quando inizi a leggerli capisci subito che sarà una lettura travagliata. Mi è capitato con questo romanzo di Kazuo Ishiguro dal quale è stato tratto il recente film con Keira Knightley, Carey Mulligan e Andrew Garfield. Morivo dalla voglia di vedere il film, ma mi sono trattenuta dal farlo perché prima volevo leggere il romanzo. Purtroppo mi ci è voluto tantissimo tempo per finirlo, non perché non sia scritto bene o non sia interessante, ma perché l'argomento trattato è di quelli che ti lasciano un macigno sullo stomaco.

La storia di Non lasciarmi (il titolo viene da una canzone di Judy Bridgewater, Never let me go, cui si farà riferimento durante tutta la storia e che ha un significato speciale per la protagonista) è raccontata in prima persona da una dei tre protagonisti, Kathy H. e abbraccia un periodo che va dall'infanzia fino all'età adulta. Potrebbe essere definito un romanzo di formazione se non fosse che siamo in un contesto distopico, ma la realtà immaginata dallo scrittore potrebbe essere molto più di vicina a noi di quanto sia possibile concepire.

La storia è divisa in tre parti: nella prima parte Kathy parla della sua infanzia ad Hailsham, una specie di college inglese isolato dal resto del mondo in cui i bambini vengono allevati all'insegna dell'arte e della sana attività fisica. Si potrebbe pensare che tutti questi bambini siano i classici ragazzini inglesi privilegiati oppure dei poveri orfani, ma niente viene detto esplicitamente. Proprio come gli studenti di Hailsham, anche al lettore viene "detto e non detto". Non si capisce bene chi siano questi bambini, quale sia lo scopo della loro permanenza nel college, quale sia la finalità degli insegnamenti che ricevono, tutto viene lasciato in sospeso, avvolto nel mistero, quasi fosse un crimine svelare fin da subito la verità. Tutti devono essere lasciati nell'ignoranza, per preservare un'apparenza di normalità.

Nella seconda parte del romanzo vediamo i tre protagonisti del romanzo, Kathy (la voce narrante), l'amica Ruth e il di lei ragazzo Tommy, formare una sorta di triangolo amoroso. I ragazzi ormai cresciuti hanno lasciato Hailsham per trasferirsi ai Cottages, una sorta di comune dove gli studenti trascorrono un periodo di transizione prima di fare il loro ingresso nel mondo esterno. Qui finalmente si inizia a capire qualcosa di più: gli studenti di Hailsham sono dei cloni e sono stati creati in provetta con l'unico scopo di diventare donatori di organi. Tuttavia, tutti i ragazzi che abitano questa specie di magione non agiscono da cloni ma da veri e propri esseri umani: intrecciano relazioni sentimentali, fanno sesso, sognano il proprio futuro come tutti i ragazzi della loro età. Ruth immagina di lavorare in un bell'ufficio open space, altri ragazzi invece favoleggiano di ottenere dei "rinvii" qualora riuscissero a dimostrare la veridicità dei loro sentimenti, come se l'amore di per sè potesse esentarli dal loro destino.

Nella terza parte tutto diventa più chiaro: Kathy è ormai un'assistente affermata ed apprezzata, Ruth è morta alla sua seconda donazione, Tommy invece è un donatore forte che arriverà alla quarta donazione per poi concludere il suo ciclo. Tommy e Kathy dopo la morte di Ruth si avvicinano fino a diventare una coppia e pensano che forse per loro sarà possibile ottenere uno di questi famosi "rinvii", due o tre anni da vivere insieme dedicandosi l'uno all'altra prima di riprendere le donazioni. La scoperta che faranno li lascerà senza speranza: non c'è nessun rinvio, non c'è nessuna possibilità di rimandare le donazioni, il loro destino è crescere in salute, diventare donatori di organi e morire alla fine del ciclo, proprio come se fossero delle macchine. Tutti gli insegnamenti ricevuti, le attività fisiche, le prove di educazione artistica, le letture dei grandi classici miravano solamente a dare loro una vita dignitosa prima del momento fatidico.

Per tutto il romanzo si parla dei talenti artistici dei ragazzi di Hailsham perché, come viene più volte sottolineato nel romanzo, l'arte è l'unico modo per far emergere la propria essenza, o meglio la propria anima. Il nocciolo della storia sta qui: dimostrare che questi ragazzi hanno un'anima, delle emozioni, dei sentimenti, delle speranze, che, come tutti gli altri esseri umani vivono di passioni, sono vittime di gelosie e artefici di piccole meschinità, soffrono e amano come tutti e non possono semplicemente essere considerati degli oggetti, dei pezzi di ricambio, il prezzo da pagare per il progresso medico.

Il finale mi ha lasciata basita: per tutto il tempo non ho fatto altro che chiedermi perché Kathy e Tommy non si siano ribellati, perché abbiano lasciato che le cose accadessero. Perché non scappare insieme? Poi ho riflettuto su un fatto: in un mondo che ritiene legittimo creare degli esseri umani per fornire organi sani ad altri esseri umani malati che posto potrebbe mai esserci per un clone? Quale vita potrebbe condurre? Dove potrebbe andare? Sarebbe dignitosa una vita passata a nascondersi, a fuggire? Il romanzo non poteva che finire come è finito, per quanto sia un finale di una crudeltà inaudita. Per fortuna si tratta solo di un romanzo e l'ipotesi di clonare, un giorno o l'altro, degli esseri umani  mi pare francamente da accantonare; avendo già da parecchio abbandonato la fede cattolica, l'idea della clonazione umana mi affascinava, ma dopo aver letto questo romanzo credo di aver cambiato idea: non saremmo mai in grado di gestire le possibili conseguenze che la creazione di un clone comporterebbe. Il solo pensiero mi mette i brividi. Ecco, se dovessi scegliere un aggettivo per questo romanzo direi che è agghiacciante. Le 5 stelle anobianee ci stanno tutte e anche di più, ma vi avverto, la lettura non è indolore.

Il film

Non lasciarmi (2010) di Mark Romanek. Con Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Isobel Meikle-Small, Ella Purnell, Charlie Rowe, Charlotte Rampling, Sally Hawkins, Nathalie Richard, Andrea Riseborough, Domhnall Gleeson, Hannah Sharp, Lydia Wilson, Oliver Parsons, Gareth Derrick, Kate Bowes Renna, Christina Carrafiell, Luke Bryant, Fidelis Morgan, Damien Thomas, David Sterne, Anna Maria Everett, Monica Dolan, Chidi Chickwe Titolo originale Never Let Me Go.


Il film non mi ha deluso, anzi, credo di poter dire senza esagerare che Mark Romanek abbia confezionato un piccolo capolavoro. Never Let me go spicca per l'accuratissima fotografia, che riesce a rendere la delicatezza dei colori della campagna anglosassone, una colonna sonora intensa e in certi momenti straziante, un cast giovane e di eccezionale bravura composto dalla "veterana" Keira Knightley e dai due volti nuovi Carey Mulligan (An education, Wall Street) e Andrew Garfield (The social network e il prossimo Spider man). La sceneggiatura rispetta il romanzo, ma riesce a dare un maggiore impatto emotivo alla storia raccontata. Le scene chiave del romanzo sono riproposte meticolosamente anche se nel film è come se ci fosse un'accelerazione degli eventi: già al 25 minuto si capisce  che cosa sono gli studenti di Hailsham, mentre nel romanzo non lo si capisce prima della metà del libro.

Il regista sceglie di iniziare il film raccontando la vita ad Hailsham, poi prosegue  descrivendo quella ai Cottages; ritroviamo la scena della gita a Norfolk e infine quella della visita a Madame. Rispetto al romanzo il film fornisce una precisa datazione della storia: nel romanzo di Ishiguro viene detto vagamente che il progetto di clonazione degli esseri umani ebbe inizio dopo la Guerra, ma non ci fornisce una data precisa degli avvenimenti, mentre nel film gli eventi vanno dal 1974 al 1994 circa, anche se tutto sembra cristallizzato in un unico momento: l'abbigliamento dei ragazzi, l'arredamento delle case non cambiano nel corso del tempo, perfino le macchine sono sempre le  stesse, come a suggerire che non esiste un futuro possibile per questi ragazzi speciali, come a volerci dire che per loro esiste solo il presente, o tutt'al più il passato a cui guardare, ma non il futuro, se non per un brevissimo periodo di tempo.

Nel film vediamo questi ragazzi dotati di un sistema di riconoscimento e/o controllo, presumibilmente un chip, che suggerisce che i protagonisti non abbiano possibilità di allontanarsi volontariamente e ribellarsi a ciò che li attende, dettaglio non presente nel romanzo e che contribuisce ad aumentare il senso di ineluttabilità dei loro destini. I protagonisti non sembrano mettere in discussione ciò per cui sono stati creati, anzi, come si vede nella scena iniziale del film, sono fieri di essere quello che sono, salvo poi sperare in un rinvio.

Rispetto al libro, il film è più esplicito nel dipingere la complessa relazione che esiste tra i tre protagonisti e comunque sia il personaggio di Kathy che quello di Ruth sono interpretate magnificamente dalla Mulligan e dalla Knightley (anche se nella mia mente i ruoli erano invertiti rispetto a come sono stati assegnati dal regista). Bravissimo Andrew Garfield nell'interpretare Tommy, soprattutto nella scena finale quando si lascia andare ad un urlo disperato. Un film meraviglioso, ma doloroso.



3 commenti:

  1. Sei favolosa, cara Hobina.
    Queste recensioni sono perfette. Sai cogliere tutte le sfumature e trasmetterle a chi ti legge.
    A questo punto però, visto il tema "pesante" non sono sicura di leggere il libro. Varrà la pena di vedere il film, invece.
    Grazie e buona domenica!
    Lara

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  2. @lara...prepara i fazzoletti!

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  3. Io ho preferito il libro al film. Certi aspetti del rapporto tra Kathy e Ruth nel film sono stati trattati in maniera un po' superficiale secondo me. Non ho sentito lo stesso legame forte e particolare che emerge invece dal libro.
    Sono comunque tragicamente bellissimi sia il libro che il film.

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