lunedì 7 marzo 2011

Ultima visione: Amore e altri rimedi, di Edward Zwick


Amore e altri rimedi (2010), di Edward Zwick. Con Jake Gyllenhaal, Anne Hathaway, Oliver Platt, Hank Azaria, Josh Gad. continua» Titolo originale Love and Other Drugs.


Jake Gyllenhaal e Anne Hathaway tornano a fare coppia dopo I segreti di Brokeback Mountain in questa commedia amara diretta da Edward Zwick. La Hathaway interpreta Maggie, una ragazza affetta dal morbo di Parkinson e Gyllenhaal un informatore scientifico particolarmente intraprendente con le donne. I due si incontrano per caso ed iniziano una turbolenta relazione a base di sesso, anche se alla fine soccombono al sentimento. Siamo negli anni '90 e c'è il boom del Viagra. Il personaggio di Gyllenhaal, Jamie Randall, ha buone prospettive di carriera in azienda grazie alle vendite del nuovo farmaco ed ha finalmente capito di essere capace di impegnarsi seriamente in una relazione affettiva. Peccato che la ragazza di cui si è innamorato sia gravemente malata e destinata a peggiorare. La situazione inevitabilmente si complica, con annessi dubbi, titubanze e voglia di darsela a gambe, ma alla fine l'amore prevale e sembra quasi esserci un happy end. Non si tratta di una storia particolarmente originale visto che il tema era già stato affrontato in film come Sweet November, Autumn in New York e nel classico di sempre Love story, ma sicuramente il regista ha saputo dosare bene gli ingredienti per rendere la pellicola accattivante.

Amore e altri rimedi dovrebbe essere una commedia sentimentale, dove si ride e si piange a corrente alternata e in questo mi è parso un film riuscito, infatti le situazioni pruriginose che si creano strappano qua e là qualche sorriso (pigiama party a base di viagra, filmini porno amatoriali etc etc etc) e la prestanza fisica della coppia di attori (le tettine della Hathaway e il culetto di Gyllenhaal) sicuramente aiutano a mantenere una certa frivolezza nella storia, poi però il dramma della malattia fa versare fiumi di lacrime. Purtroppo non ho potuto fare a meno di focalizzarmi su quest'ultimo aspetto, ovvero che la povera Maggie sia malata, non di una malattia qualsiasi, ma di una particolarmente invalidante che affligge milioni di persone nel mondo a tutte le età. Poteva essere una buona occasione per riflettere sui problemi della sanità americana, sulle politiche delle case farmaceutiche, ma sarebbe stato tradire le premesse del film. In pratica un'occasione mancata: tutto viene messo sullo stesso piano (sesso, sentimenti, malattia, carriera) e per questo banalizzato. Mi ha fatto ridere, mi ha fatto versare qualche lacrimuccia, ma a tratti l'ho trovato lievemente offensivo per il finto buonismo.

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