martedì 8 febbraio 2011

Letto e commentato: Manga, fast food e samurai di Peter Carey



L'incipit
Tutto iniziò quel giorno al negozio di video. Mi trovavo lì con mio figlio quando lui noleggiò L'estate di Kikujiro, un film giapponese che racconta l'incontro tra un ragazzino e un simpatico mezzo delinquente un pò schizzato interpretato da un certo Beat takeshi. Chi avrebbe mai immaginato quello che ne sarebbe seguito? Nelle settimane successive Charley riaffittò Kikujiro svariate volte e, malgrado in quelle occasioni ci fossi sempre anch'io, non mi rendevo ancora conto dell'influenza che quel film stava avendo su di lui. Poi un giorno mi disse, en passant: Da grande voglio andare a vivere a Tokyo.

Cosa ne penso
In questo breve saggio intitolato Manga, fast food e samurai (titolo originale Wrong about Japan, 2005) lo scrittore australiano Peter Carey (autore del magnifico romanzo Oscar e Lucinda) intraprende insieme al figlio dodicenne Charley un viaggio alla scoperta della vera essenza del Giappone, essenza che sembra sfuggire alla maggior parte degli occidentali.  Quello che padre e figlio visiteranno non è il Giappone classico, fatto di storia, tradizione e musei, ma il Giappone moderno dei manga e degli anime, dei centri commerciali dedicati agli ultimi ritrovati tecnologici (viene citato il Sega World). Attraverso una serie di incontri privilegiati con autori e registi di anime e altre personalità incontrate durante il viaggio Carey spiegherà al lettore in cosa consiste esattamente il teatro kabuki, come si forgia una vera spada samurai, che impatto hanno avuto sugli artisti (e in generale sulla popolazione) i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (non solo quelli di Hiroshima e Nagasaki), il vero significato della parola otaku (qualcosa che va ben oltre il termine inglese nerd) e tanti altri particolari che aiutano a comprendere meglio questo mondo da noi così distante.
La conclusione cui sembra giungere Carey è che qualsiasi idea ci si faccia sulla cultura giapponese sarà sempre sbagliata (da qui il titolo originale Wrong about Japan) perché essa è talmente complessa da sfuggire a qualsiasi definizione univoca (conclusione che in base alla mia frammentaria conoscenza mi sento di condividere)

Sapere una cosa a metà  a volte è peggio di non saperla per niente.


Si tratta di una lettura agile ed interessante, utile qualora si volesse trovare degli spunti per approfondire la conoscenza di certi aspetti: io per esempio non ho mai visto né Akira né Astroboy pur avendone sentito parlare e confesso che ora mi è venuta la voglia di vederli.

Opere ed autori citati: L'estate di Kikujiro di Takeshi Kitano, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, With Perry to Japan di William Heine, Gen di Hiroshima, Una tomba per le lucciole di Isao Takahata (tratto dal romanzo di Akiyuki Nosaka), Gundam di Yoshiyuki Tomino, Blood: The last vampire di Kitakubo, I sette samurai di  Akira Kurosawa, Yukio Mishima, The taming of the samurai di Eiko Ikegami, The japanese sword: the soul of the Samurai, The way of Bushido, Littles adventures in Tokyo, Kenji Yanobe, The politics of Otaku di Lawrence Eng, Kosei Ono, Il Giappone e la gloria di Alex Kerr, Sono Kouta Yume mo Yoshiwara, The Floating world in Japanese fiction di Howard Hibbett, Addio alle armi di Ernest Hemingway, Astro boy di Osamu Tezuka, Akira, Moto Arai, Way of the Carpenter di William Coaldrake e su tutti trionfa il genio di Hayao Miyazaki (La principessa Mononoke, La città incantata, My neighbor Totoro, The cat's return)

La quarta
Un padre, newyorkese d’adozione, riscopre il Giappone attraverso la curiosità del figlio dodicenne, superappassionato di manga. Fosse per il padre andrebbero a vedere solo musei, antichi opifici di spade e altre “cose tipiche”. Charley invece preferisce le sale giochi, i fast food e i meganegozi di elettrodomestici. Un libro che ironizza sul gap culturale e tecnologico tra genitori e figli, tra giapponesi e resto del mondo. L’atto di pentimento di un uomo che, viaggiando con i paraocchi della “cultura alta”, si rende conto di perdersi l’emozione dell’ordinario, lo stupefacente del contemporaneo. Un viaggio nel Giappone pop dei manga, dei robot e dei cloni di Elvis Presley. “Non adatto a un pubblico adulto, se non accompagnato da figli minorenni e disposto ad ascoltarli”.

2 commenti:

  1. Le tue recensioni sono ormai un punto di riferimento per me.
    Credo davvero che conoscere il Giappone non sia facile, forse proprio perché in molti siamo rimasti legati all'immagine antica dei samurai, dei giardini zen ...
    Grazie Hobina!
    E buona giornata,
    Lara

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  2. Grazie lara! e dire che credevo che le mie rece fossero noiose! il Giappone per me è un mistero: ho letto tanti romanzi, ho lavorato a contatto con molti giapponesi eppure mi sfugge sempre il vero carattere di questo mondo/popolo, però rimane una delle culture più affascinanti al mondo

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