venerdì 25 febbraio 2011

CineLibri: Le ore, di Michael Cunningham




L'Incipit
Si affretta, via di casa, indosso ha un cappotto troppo pesante per il clima. E' il 1941. E' scoppiata una nuova guerra. Ha lasciato un biglietto per Leonard, e un altro per Vanessa. Cammina con determinazione verso il fiume, sicura di quello che farà, ma anche in questo momento è quasi distratta dalla vista delle colline, della chiesa e di un gregge sparso di pecore, incandescente, tinto di una debole traccia di zolfo, che pascola sotto un cielo che si fa più scuro. Si ferma, osserva le pecore e il cielo, poi riprende a camminare. Le voci mormorano alle sue spalle; bombardieri ronzano nel cielo, ma lei cerca gli aeroplani e non riesce a vederli. Supera uno dei lavoranti della fattoria (si chiama John?), un uomo robusto, con la testa piccola, che porta una maglietta del colore delle patate; sta pulendo il fosso che corre lungo il vincheto. Lui la guarda, fa un cenno con il capo, guarda di nuovo in basso, nell'acqua marrone. Mentre lo supera diretta al fiume pensa a quanto lui sia appagato, a quanto sia fortunato, a pulire il fosso in un vincheto. Lei invece ha fallito. Non è una scrittrice, non veramente: è solo una stravagante dotata.


Cosa ne penso
Tre donne di tre epoche diverse vivono una giornata qualunque. Virginia Woolf sta scrivendo Mrs Dalloway e medita il suicidio perché sente di aver fallito come donna e come scrittrice. Laura Brown sta leggendo Mrs Dalloway, il romanzo di Virginia Woolf: anche lei sente di aver fallito come donna, moglie e madre. Si sente intrappolata in una vita domestica e familiare che le sta stretta. Dovrebbe pensare alla festa di compleanno del marito, ma medita di togliersi la vita in un'anonima stanza d'albergo. Clarissa Vaughan (soprannominata Mrs. Dalloway) sta organizzando una festa per l'amico omosessuale malato di aids, scrittore e poeta, che ha ricevuto un importante premio e che è il figlio ormai adulto di Laura Brown. I tre personaggi femminili creati da Cunningham sembrano quasi confondersi per il gioco di sovrapposizioni e richiami costante che l'autore fa al personaggio inventato da Virginia Woolf. In comune hanno la passione per la vita e un senso di oppressione, una fragilità che le rende simili anche se diverse. Un romanzo bello e intenso, scritto magnificamente, con acute riflessioni sul senso della vita, sulla morte, sull'amore in tutte le sue accezioni (quello materno, quello filiale, quello etero e quello omosessuale) e naturalmente sul potere della letteratura. 

Perle di saggezza
La bellezza è una puttana, preferisco i soldi


Eppure lei ama il mondo così rude e indistruttibile, e sa che anche gli altri devono amarlo, i poveri come i ricchi, anche se nessuno sa chiarirne le ragioni. perché altrimenti combattiamo per continuare a vivere, non importa quanto compromessi, non importa quanto feriti?


Non amiamo forse i bambini in parte perché vivono al di fuori del regno del cinismo e dell'ironia? E' così terribile per un uomo volere più giovinezza, più piacere?


Clarissa crede che di questi tempi le persone si valutino per la loro gentilezza, per la loro capacità di dedizione. A volte ci si stanca di arguzia e intelligenza, il piccolo sfoggio di genio che fanno tutti.


A Laura piace pensare (è uno dei suoi segreti più gelosamente custoditi) che anche lei abbia un pò di brillantezza, appena una traccia, sebbene sappia che probabilmente la maggior parte delle persone se ne va in giro con simili speranze chiuse dentro, come tanti minuscoli pugni, che non vedono mai la luce. Si chiede, mentre spinge un carrello attraverso il supermercato o si fa pettinare i capelli, se tutte le altre donne non stiano pensando a un certo livello o a un altro, la medesima cosa: ecco lo spirito brillante, la donna dei dolori, la donna delle gioie trascendenti, che preferirebbe essere altrove, che ha acconsentito a sbrigare compiti semplici ed essenzialmente sciocchi, esaminare i pomodori, sedere sotto un casco asciugacapelli, perché questa è la sua arte, questo è il suo dovere.


Avventurati troppo lontano per inseguire l'amore, si dice, e rinuncerai alla cittadinanza nel paese che hai costruito per te stessa. Finirai solo a navigare di porto in porto. Tuttavia c'è questo senso di opportunità sprecata. Forse non c'è niente, mai, che possa eguagliare la memoria dell'essere stati giovani insieme.


Tuttavia è contenta di sapere (perché in un certo senso, improvvisamente, lo sa) che si può cessare di vivere. C'è una consolazione nell'avere di fronte la gamma completa di possibilità, nel poter prendere in considerazione tutte le scelte senza paura e senza inganno.


Se gridi abbastanza forte, abbastanza a lungo, una folla si radunerà per vedere perché c'è tanto rumore. E' così che funzionano le folle. Non rimangono a lungo, a meno che tu non offra loro un motivo


Le rose non sono mai troppe.


Combattiamo per scrivere libri che non cambiano il mondo, nonostante il nostro talento e i nostri sforzi senza riserve, le nostre speranze più stravaganti. Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo, è così semplice e ordinario [...] C'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora.

Dai ringraziamenti: 
I romanzi valgono comunque tutta la fatica che richiedono per essere scritti. 

L'autore
Michael Cunningham è nato a Cincinnati nel 1952. Nel 1999 ha vinto il Premio Pulitzer per The hours, da cui è stato tratto nel 2001 il film di Stephen Daldry.

Golden States, 1984
White Angel, 1989
Una casa alla fine del mondo (A home at the end of the world, 1990)
Carne e sangue (Flesh and blood, 1995)
Kindred, 1995
Le ore (The Hours, 1998)
Dove la terra finisce. Una passeggiata per Provincetown (Land's End: A Walk through Provincetown, 2002)
Giorni memorabili (Specimen Days, 2005)
Al limite della notte (By Nightfall, 2010)

Il Film
The Hours (2002), di Stephen Daldry. Con Meryl Streep, Nicole Kidman, Julianne Moore, Miranda Richardson, Ed Harris, Jeff Daniels, John C. Reilly, Margo Martindale, Stephen Dillane, George Loftus, Charley Ramm, Sophie Wyburd, Lyndsey Marshal, Linda Bassett, Toni Collette, Jack Rovello, Allison Janney, Christian Coulson, Michael Culkin.



Un film che ho visto molto tempo fa, appena uscito al cinema. Bravissime le tre attrici principali Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman, quest'ultima completamente trasformata per entrare nella parte di Virginia Woolf: non credo di esagerare dicendo che questa è stata la sua migliore interpretazione di sempre. La curiosità: il personaggio di Meryl Streep, Clarissa/Miss Dalloway, nel romanzo crede di vedere per strada proprio Meryl Streep.

7 commenti:

  1. Le tue recensione hanno sempre il solito fascino vagabondo....;-)

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  2. @mark spero che il tuo sia un complimento! Ultimamente sono un pò abbacchiata per tutte le sfighe che mi stanno capitando, sono iper sensibile :)

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  3. avevo visto il film, grande interpretazione della Kidman, il libro non l'ho letto ma mi fido!

    OT > grazie per l'interessamento, ho dovuto eliminare così tanti alimenti che finirò per mangiare cartone & polistirolo :)

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  4. Il film è qualcosa di splendido...non so se riuscirei a leggere anche il libro...penso sia molto angosciante..

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  5. @queen figurati...in passato ho sofferto di colite cronica per cui hai tutta la mia solidarietà :) Non ti invito a leggere il libro di Michael Pollan (Il dilemma dell'onnivoro, di cui parlerò a breve) perché potresti definitivamente andare in crisi...
    @eva luna, il romanzo è molto bello, hai ragione quando presupponi che sia angosciante: si parla molto di morte, suicidio però allo stesso tempo vi si afferma il desiderio inesplicabile di vivere degli esseri umani. Ti consiglio di leggerlo quando sei super super positiva :)

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  6. Film intenso e direi che anche per Meryl Streep è stata la sua migliore interpretazione di sempre (e non è per esagerare).

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  7. Gia' da sole le citazioni che hai selezionato esprimono un grande talento.

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