martedì 1 febbraio 2011

CineLibri: Il mondo deve sapere, di Michela Murgia

L'Incipit
Deh, direbbe Silvia. Ho iniziato a lavorare in un call center. Quei lavori disperati che ti vergogni a dire agli amici. Cosa fai? E tu: Bé, mi occupo di promozione pubblicitaria. Che meraviglia l'italiano, altro che giochi di prestigio. Ma questo non è un call center comune. E' un call center della Kirby. E 'sti cazzi, mica robetta! Ho saputo subito che era il call center che cercavo, quello dove avrei potuto davvero divertirmi. Non l'innocente sorriso del bambino davanti alla farfallina. Direi piuttosto il sadico sorriso del bambino mentre con uno spillone fissa la farfallina al pezzetto di sughero per iniettarle la formalina. Mentre è ancora viva, ovviamente. Credo di averlo capito quando ho letto il primo cartello motivazionale nella sala d'attesa. Lavoro di squadra: il modo in cui gente comune raggiunge risultati non comuni.

Cosa ne penso
Ottimo anche questo primo romanzo di Michela Murgia (consiglio caldamente Accabadora, romanzo vincitore del Premio Campiello 2010), che come donna e scrittrice ha tutta la mia stima, non solo perché è sarda come me, ma principalmente perché scrive bene ed ha anche un notevole senso dell'umorismo.

"Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria" nasce dall'esperienza vissuta in prima persona dalla Murgia in un call center della Kirby, esperienza trascritta in un blog che poi è divenuto libro. La Murgia racconta in modo divertito, ma anche lucido e disincantato, le vicissitudini,  le vessazioni, le umiliazioni di un gruppo di telefoniste sottoposte ad una feroce pressione psicologica e costrette ad uno spietato spirito di competizione per raggiungere l'obiettivo di fissare il maggior numero di appuntamenti dimostrativi  del fantomatico aspirapolvere "brevettato NASA".

Il romanzo, che ha mantenuto la sua forma originaria di diario, giorno dopo giorno rivela i meccanismi che si celano dietro il telemarketing e la vendita di prodotti porta a porta, i metodi di condizionamento psicologico (sia nei confronti dei dipendenti che degli ipotetici clienti), gli slogan motivazionali, le tecniche di comunicazione, le tipologie di clienti (la casalinga viene indicata come la vittima predestinata), la struttura piramidale dell'organizzazione e tutto quello che ruota intorno al mondo Kirby e anche qualche utile consiglio per difendersi dagli "scocciatori telefonici".

Al di là del fatto che il romanzo è scritto in maniera brillante e divertente, quello che davvero colpisce è la descrizione tragicomica del nuovo mercato del lavoro, dove a boccheggiare sono soprattutto i giovani: un esercito di precari o disoccupati (magari con una bella laurea appesa al muro) che per sbarcare il lunario si abbassano a "perculare" il prossimo accettando lavori al limite della legalità, sottopagati, senza ferie o malattie retribuite o contribuiti versati e con il perenne incubo del rinnovo contratto.

Il caso della Kirby, azienda americana di cui si è spesso sentito parlare proprio per i metodi coercitivi e fraudolenti (il web pullula di articoli in proposito, io segnalo questo) è emblematico, ma non certo l'unico: chiunque abbia lavorato in un call center o conosca qualcuno che l'ha fatto, potrà riconoscere almeno una delle situazioni raccontate in questo romanzo, che spesso sfiorano il grottesco, come quando Camilla (alter ego della Murgia) svela le punizioni che i consulenti si autoinfliggono se non riescono a raggiungere l'obiettivo prefissato dall'azienda o gli sms motivazionali che la responsabile invia di buon mattino per caricare le telefoniste prima del turno di lavoro. 

La Murgia nel criticare la realtà lavorativa del nostro paese è un vero e proprio caterpillar: non si fa scrupoli ad attaccare la legge Biagi, il governo Berlusconi e tutti coloro che si sono resi complici della lenta asfissia del mondo del lavoro in Italia. Il linguaggio utilizzato è al tempo stesso immediato e irriverente, a cominciare dai nomi: BillGheiz è il boss (allusione velata, ma non troppo a Bill Gates, archetipo del self made man, ricco e di successo), Hermann è la responsabile delle telefoniste, Shark (dall'inglese squalo) è il consulente tipo, JessicaRizzo, Peggy Sue, Laverne sono le colleghe, i clienti sono la Signora Sfigatis, Cavia,  Obiettivo, Illusionis oppure il Signor Fedifraghi, Obstacolus e via dicendo, mentre la centralista tipo viene solitamente chiamata Signorina Perculanti o Signorina Rompicazzis. Semplicemente geniale. Consigliatissimo.

Da questo romanzo è stata tratta l'omonima pièce teatrale del 2008 e il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti.

Perle di saggezza
Il contratto è il micidiale co. co. pro, in contratto a progetto varato dalla nuova riforma sul lavoro del governo Berlusca, che ha fatto passare come giuste e legali tutte le violazioni dei diritti minimi del lavoratore ottenute in anni di lotta sindacale, quando i sindacati erano ancora una cosa seria: non ci sono ferie, non ci sono malattie retribuite, non ci sono tredicesime, i contributi te li devi pagare tu per un terzo...a conti fatti, se ti ammali sono cazzi tuoi, se devi assentarti anche, se rimani incinta cerca di fartela durare al massimo due mesi, altrimenti il tuo posto decade con un preavviso di sette giorni senza condizionale.

Come direbbe la nonna, se ti stuprano e non puoi opporti, rilassati e cerca almeno di godertela.

Chi primeggia è odiato, perché il fantino costringe anche i brocchi a correre come stalloni per raggiungere il traguardo, ogni giorno più distante.

Il Film

Tutta la vita davanti (2008), di Paolo Virzì. Con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Elio Germano, Massimo Ghini. Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Giulia Salerno, Elena Arvigo, Laura Morante, Edoardo Gabbriellini, Caterina Guzzanti, Paola Tiziana Cruciani, Raffaele Vannoli, Mary Cipolla, Piepaolo Benigni.



Tutta la vita davanti è il  film che Paolo Virzì ha liberamente tratto dal romanzo di Michela Murgia: rispetto al romanzo ci sono molte differenze, anche se l'idea di base resta quella di raccontare il mondo del precariato.

La prima differenza tra film e libro sta nei personaggi: la Camilla del romanzo (del cui privato non ci veniva detto nulla) qui diventa Marta (interpretata dalla bella e brava Isabella Ragonese), siciliana trapiantata a Roma appena laureata in filosofia con il massimo dei voti. Di Marta ci viene detto che ha un fidanzato (che accetta un'offerta di lavoro negli States e sparisce abbastanza presto) e una madre malata di cancro che non fa che ripeterle che ha tutta la vita davanti per trovare il lavoro giusto. Marta dopo tante ricerche infruttuose decide di fare la babysitter e  poi per caso finisce a lavorare in un call center come telefonista, diventando piuttosto brava.

                               

Altro personaggio assente nel romanzo è la figura del sindacalista (Valerio Mastandrea) che prova con tutte le sue forze a far emergere la realtà di questi ambienti di lavoro e quello di Sonia (forse il più toccante di tutti), collega e coinquilina di Marta che ingiustamente licenziata dal call center finisce per prostituirsi.

L'azienda ovviamente non è la Kirby di cui parla la Murgia, ma la fantomatica Multiple, che non vende aspirapolveri, ma apparecchi per depurare l'acqua. La struttura piramidale tipica di questo genere di multinazionali però rimane così come è descritta nel romanzo: c'è il super boss interpretato da Massimo Ghini, la responsabile delle telefoniste (un'incredibilmente brava e in parte Sabrina Ferilli), ci sono i venditori (su tutti Lucio 2/Elio Germano) e naturalmente ci sono le telefoniste, ragazze di borgata che spesso non hanno altre possibilità di lavoro e che finiscono per dare anima e cuore ad un'azienda che in realtà le sfrutta e le annienta psicologicamente. Del romanzo Virzì mantiene gli slogan, gli sms motivazionali, i viaggi premio, le punizioni che i venditori si autoinfliggono quando mancano l'obiettivo che gli era stato assegnato, ma si discosta vistosamente dal romanzo per l'epilogo noir (l'assassinio di Ghini).

Sono rimasta positivamente colpita dal cast: bravissimi i veterani Mastandrea e Germano e  le due giovani emergenti Isabella Ragonese e Micaela Ramazzotti (moglie di Virzì e nuovamente  diretta da lui in La prima cosa bella), ma quella che mi ha sorpreso più di tutti è la Ferilli, che normalmente considero alla stregua della Arcuri, ma che è assolutamente perfetta per la parte di Daniela (Hermann nel romanzo): tailleur e tacchi a spillo, psicotica al punto giusto  e pronta a tutto (anche ad uccidere) pur di difendere il suo mondo. Nel cast compaiono anche Caterina Guzzanti e Piepaolo Benigni (conduttore di Coming soon) mentre la voce narrante è affidata a Laura Morante. Carina l'idea dei balletti e delle canzoncine.

3 commenti:

  1. Con tutti i tuoi suggerimenti ho quasi terminato il mio spazio libero...e allora mi associo al tuo campanilismo...viva la Sardegna.
    Saluti

    RispondiElimina
  2. Anche a me è piaciuto tantissimo Accabadora. Grazie per avermi dato questa dritta.

    Un abbraccio e buon mercoledì!

    RispondiElimina
  3. @kylie credo ti piacerà anche questo, anche se sono due romanzi completamente diversi
    @mark giuro che elogio la Murgia non solo per campanilismo! E' un'ottima scrittrice ed una donna "tosta", ti consiglio di dare un'occhiata al suo blog dove non le manda a dire :) e sì, viva la sardegna (mi manca la mia terra)

    RispondiElimina

Recommendations by Engageya

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcuni immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via E-mail. Saranno immediatamente rimosse.