mercoledì 26 gennaio 2011

Letto e commentato: Barcellona l'incantatrice, di Robert Hughes


L'Incipit
La mia prima visita a Barcellona risale a circa quarant'anni fa. Era il 1966, e mi ci portò la mia cocciutaggine di saccente disinformato. Masticavo appena lo spagnolo e non parlavo neppure una parola di catalano, ma a un party a Londra, sotto l'influsso di vari stimoli, mi ero infervorato in una discussione sul grande architetto catalano da tempo scomparso, Antoni Gaudì. Le teorie che sostenevo le avevo interamente mutuate da alcuni scrittori francesi, che vedevano nello stile di Gaudì delle affinità con il movimento surrealista. In effetti, le sue opere non hanno niente di surrealista, anzi contrastano assolutamente con quanto affermato e propugnato da quella corrente, ma si era nella "swinging London" degli anni sessanta, e non c'era bisogno di provare quello che si diceva, qualsiasi fesseria andava bene.

Cosa ne penso
Ho iniziato a leggere questo saggio del giornalista australiano Robert Hughes subito dopo essere tornata da Barcellona, principalmente perché desideravo prolungare il più a lungo possibile la "magia" del viaggio (che per quanto breve mi ha rimesso al mondo, per lo meno da un punto di vista psicologico).

La cosa più logica sarebbe stata quella di reperire le informazioni contenute in questo testo prima della partenza (cosa che ho fatto in modo parziale consultando la guida del National Geographic), ma ho preferito partire senza avere idee preconcette su una città che mi apprestavo a visitare per la prima volta. Volevo in pratica che il mio sguardo fosse il più neutro possibile e che le impressioni riportate fossero mie e soltanto mie. Così è stato, per fortuna, ma mi accorgo soltanto adesso, dopo aver terminato la lettura di Barcellona l'incantatrice, che il testo di Hughes non avrebbe inficiato in alcun modo il mio giudizio.

Il racconto di Hughes è appassionato e sincero e traspare in ogni riga l'amore che l'autore nutre per questa meravigliosa città. Lo sguardo che Hughes posa su Barcellona è quello del turista, ma anche quello dello storico dell'arte: Barcellona viene raccontata principalmente dal punto di vista architettonico e urbanistico.  Hughes mette a confronto Barcellona la "grigia" (come veniva definita durante il regime di Franco) in netta contrapposizione con Barcellona la gran encisera, l'incantatrice, la città che è divenuta nell'immaginario collettivo il simbolo del modernismo.

Hughes descrive Barcellona attraverso anedotti e curiosità che partono dalla conquista romana fino al periodo della dittatura franchista, passando attraverso il regno dei Borboni; in modo mai pedante egli ci racconta con dovizia di particolari l'incredibile sviluppo urbanistico della città, avvenuto attraverso tre boom edilizi grazie ai quali la città ha assunto l'aspetto che ancora oggi possiamo ammirare: il primo risalente al Medioevo (XIV secolo), il secondo (e più significativo) avvenuto durante la seconda metà dell'Ottocento e il terzo ed ultimo che ha avuto luogo in concomitanza con le Olimpiadi del 1992.

Nel suo racconto non mancano accenni alla storia e ai monumenti di Barcellona, al colore locale e alle vite delle sue personalità più illustri: gli artisti (Salvador Dalì, Joan Mirò, Pablo Picasso) e naturalmente i grandi architetti,  Ildefons Cerdà i Sunyer (cui si deve l'Eixample), Joseph Puig i Cadafalch (costruttore di Casa Amatller), Lluis Domenech i Montaner (Palau de la Musica Catalana, Hospital de la Santa Creu i Sant Pau) e il suo figlio più celebre, Antoni Gaudì.

A Gaudì Hughes dedica un capitolo a sé stante in cui prende in esame gli anni giovanili (a quanto pare Gaudì era un pessimo studente, poco portato per il disegno), le fonti della sua ispirazione (principalmente la natura), l'attenzione per l'artigianato, il rapporto che lo legò al suo primo mecenate, l'industriale tessile Eusebi Guell, (per il quale Gaudì ideò e realizzò il Parc Guell, la Cripta della Colonia Guell e  il Palau Guell), la realizzazione della Casa Batllò sul Passeig de la Gracia su commissione di un altro industriale tessile (Josep Batllò i Casanovas), la realizzazione della Casa Milà (meglio nota come la Pedrera, costruita per Pere Mià i Camps, un imprenditore immobiliare amico di Batllò) e naturalmente l'ambiziosissimo progetto della Sagrada Familia ed infine gli anni del declino, della povertà e della vecchiaia.

Nel saggio di Hughes troverete anche qualche accenno alla Cattedrale La Seu, alla costruzione di Santa Maria del Mar (raccontata in modo romanzato da Ildefonso Falcones) e della Ciutadella, al folklore e al colore tipico della Boqueria e delle Ramblas.

Spero di non avervi annoiato con questo resoconto, ma di sicuro non annoierà Barcellona L'incantatrice (pubblicata nella collana Luoghi d'Autore della Feltrinelli)  che consiglio caldamente a chi dovesse apprestarsi a visitare la città per la prima volta. Giuro, è meglio di una qualsiasi guida turistica!
Tra le opere citate: Omaggio alla Catalogna di George Orwell, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, Giovanna d'Arco di Giuseppe Verdi, Le Ninfe di Monet, Guerre stellari di George Lucas

La Trama
“È una vera fortuna,” scrive Robert Hughes, “scoprire una seconda città oltre alla propria che diventi una vera città natale… Una quarantina di anni fa ho avuto questo colpo di fortuna: ho incontrato Barcellona.”

Prendendo spunto dal suo precedente libro Barcellona del 1992, Robert Hughes, giornalista e critico d’arte australiano trapiantato a New York, ripercorre lo stesso cammino, facendo della narrazione un’esperienza squisitamente personale di viaggio e di vita, scaturita dalla sua quarantennale frequentazione della città. L’amore dell’autore per Barcellona nasce casualmente dal suo interesse per l’arte in generale, e dall’incontro con un personaggio che si rivelerà essenziale per la sua esistenza: lo scultore catalano Xavier Corberò, legato ai circoli intellettuali della città e promotore, assieme ad altri artisti e scrittori, della rinascita di Barcellona dopo gli anni bui del regime franchista, che le valsero il nome di “Barcelona grisa”. La città, infatti, dopo la Renaixença di fine Ottocento, di cui le opere di Gaudí e di altri importanti architetti aderenti al movimento modernista sono la testimonianza, visse momenti difficili durante e dopo la Guerra civile, fino al termine della dittatura, a causa della sua netta opposizione al regime. Gli aneddoti personali sono un pretesto per riflettere sulla storia e sulla natura del popolo catalano, caratterizzate da sempre da un forte senso d’indipendenza e autodeterminazione. Oltre a tratteggiare un quadro innamorato della sua città di adozione, Hughes ama indugiare sui semplici piaceri della cucina catalana o del girovagare per le stradine alla ricerca di luoghi e situazioni particolari, regalandoci un ritratto di Barcellona che ce ne fa apprezzare in pieno il fascino.

1 commento:

  1. Perdona l'intrusione, ma viste le tue attitudini libresche (si puo dire?)...ho pubblicato questo, dacci un occhiata...un saluto
    Libreia Piramide

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