venerdì 31 dicembre 2010

Ubriachiamoci!


Enivrez-Vous
Il faut être toujours ivre.
Tout est là:
c'est l'unique question.

Pour ne pas sentir
l'horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.

Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d'un palais,
sur l'herbe verte d'un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l'ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,
à l'étoile,
à l'oiseau,
à l'horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,
la vague,
l'étoile,
l'oiseau,
l'horloge,
vous répondront:
"Il est l'heure de s'enivrer!

Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise

Charles Baudelaire
Auguri a tutti per un Felice 2011.

giovedì 30 dicembre 2010

Della serie, è il pensiero che conta...

Ne hanno parlato in tv e su altri blog (per esempio qui) e io subito curiosa come una bertuccia sono andata a sbirciare sul sito Why did you buy me that (letteralmente Perché me lo hai comprato?) che  mostra i regali più orrendi che siano mai stati fatti nella storia dell'umanità! Alcuni non sono così malaccio, altri sono veramente un insulto al buon gusto. Guardare per credere!




Per quanto mi riguarda il regalo più orrendo che mi sia mai stato fatto è un Babbo Natale di ceramica che si apre: a distanza di anni non ho ancora capito a che serve l'orrido coso.


E voi, qual'è il regalo più brutto che vi sia mai stato fatto?
Possono entrare in classifica i regali del Natale appena trascorso, ma anche di passate festività o ricorrenze tipo compleanni, anniversari, lauree etc.

Per quanto orrido, è il pensiero che conta!

mercoledì 29 dicembre 2010

Letto e commentato: L'Aleph, di Jorge Luis Borges


Gli Incipit

L'Immortale
A Londra, all'inizio del mese di giugno del 1929, l'antiquario Joseph Cartaphilus, di Smirne, offrì alla principessa di Lucigne i sei volumi in quarto minore (1715-1720) dell'Iliade di Pope. La principessa li acquistò; e in quell'occasione scambiò qualche parola con lui. Era, ci dice, un uomo consunto e terroso, grigio d'occhi e di barba, dai tratti singolarmente vaghi. Si districava con scioltezza e ignoranza in diverse lingue; in pochi minuti passò dal francese all'inglese e dall'inglese a una misteriosa mescolanza di spagnolo di Salonicco e portoghese di Macao. Nell'ottobre, la principessa seppe da un passeggero dello Zeus che Cartaphilus era morto in mare, nel tornare a Smirne, e che l'avevano seppellito nell'isola di Ios. Nell'ultimo tomo dell'Iliade trovò questo manoscritto.

Il morto
Che un uomo del suburbio di Buenos Aires, un tristo bravaccio senz'altre doti che l'infatuazione del coraggio, s'interni nei deserti battuti da cavalli della frontiera brasiliana e divenga capo dei contrabbandieri, sembra a prima vista impossibile. A chi la pensa così voglio narrare il destino di Benjamin Otalora, di cui forse non resta ricordo nel quartiere di Balvanera e che morì secondo il suo stile, ucciso da un colpo di pistola, ai confini di Rio Grande do Sul.

I teologi
Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro dodicesimo della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che, alla fine dei secoli, tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore ed egli, in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà nuovamente tale dottrina.

Storia del guerriero e della prigioniera
A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l'epitaffio di Droctulft; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perché. Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l'assedio di ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine (contempsit caros, dum nos amat ille, parentes) e il  curioso contrasto che si avvertiva tra l'aspetto atroce di quel barbaro e la sua semplicità e bontà.

Biografia di Tadeo Isidoro Cruz
Il sei febbraio del 1829, gli armati che, inseguiti da Lavalle, marciavano, provenienti da sud, per unirsi alle divisioni di Lopez, si fermarono in una fattoria il cui nome ignoravano, a tre o quattro leghe dal Pergamino; verso l'alba, uno degli uomini ebbe un incubo tenace: nella penombra della capanna, il confuso grido destò la donna che dormiva con lui. Nessuno sa quel che sognò, poiché il giorno dopo, alle quattro, i guerriglieri furono sbaragliati dalla cavalleria di Suarez e inseguiti per nove leghe, fino ai campi di stoppie, già squallidi, e l'uomo morì in un fosso, il cranio rotto da una sciabola delle guerre di Perù e Brasile.

Emma Zunz
Il quattordici gennaio del 1922, Emma Zunz, di ritorno dalla fabbrica di tessuti Tarbuch e Loewenthal, trovò in fondo all'ingresso una lettera, col timbro del Brasile, dalla quale seppe che suo padre era morto. La ingannarono, a prima vista, il francobollo e la busta; poi, la inquietò la calligrafia sconosciuta. Nove o dieci righe scarabocchiate cercavano di riempire il foglio; Emma lesse che il signor Maier aveva ingerito per errore una forte dose di veronal ed era morto il tre di quel mese all'ospedale di Bagé. Firmava la sua lettera un compagno di pensione di suo padre, un certo Fein o Fain, di Rio Grande, il quale non poteva sapere che si dirigeva alla figlia del morto.

La casa di Asterione
So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E' vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi nè la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra.

L'altra morte
Un paio d'anni fa (ho perduto la lettera), Gannon mi scrisse da Gualeguaychù, annunciandomi l'invio di una versione, forse la prima in spagnolo, del poema The past, di Ralph Waldo Emerson, e aggiungendo in un poscritto che don pedro Damian, del quale conservavo forse qualche ricordo, era morto sere prima, d'una congestione polmonare. L'uomo, distrutto dalla febbre, aveva rivissuto nel delirio la sanguinosa giornata di Masoller; la nolizia mi parve prevedibile e perfino ovvia, perché don Pedro, a diciannove o venti anni, aveva seguito le bandiere di Aparicio Saravia.

Deutsches Requiem
Il mio nome è Otto Dietrich zur Linde. Uno dei miei antenati, Cristoph zur Linde, morì nella carica di cavalleria che decise la vittoria di Zondorf. Il mio bisnonno materno, Ulrich Forkel, fu assassinato nella foresta di Marchenoir da franchi tiratori francesi, negli ultimi giorni del 1870; il capitano Dietrich zur Linde, mio padre, si distinse nell'assedio di Namur, nel 1914 e, due anni dopo, nella traversata del Danubio. Quanto a me, sarò fucilato come torturatore e assassino.

La ricerca di Averroé
Abulgualid Mohammed Ibn-Ahmed Ibn-Mohammed Ibn-Rushd (un secolo avrebbe impiegato questo lungo nome a divenire Averroé, passando per Benraist e per Avernriz, per Aben-Rassed e Filius Rosadis) stendeva l'undicesimo capitolo dell'opera Tahafut-ul-Tahafut [Distruzione della distruzione] nel quale si afferma, contro l'asceta persiano Ghazali, autore di Tahafut-ul-Falasifa [Distruzione dei filosofi], che la divinità conosce solo le leggi generali dell'universo, quel che si riferisce alla specie, non all'individuo.

Lo Zahir
A Buenos Aires lo Zahir è una moneta comune, da venti centesimi; graffi di coltello o di temperino tagliano le lettere Nt e il numero due; 1929 è la data incisa sul suo rovescio. (A Guzerat, alla fine del secolo XVIII, fu Zahir una tigre; in Giava, un cieco della moschea di Surakarta, che fu lapidato dai fedeli; in Persia, un astrolabio che Nadir Shah fece gettare in mare; nelle prigioni di Mahdì, intorno al 1982, una piccola bussola avvolta in un brandello di turbante, che Rudolf von Slatin toccò; nella moschea di cordova, secondo Zotenberg, una vena nel marmo di uno dei milleduecento pilastri; nel ghetto di Tetuan, il fondo di un pozzo). Oggi è il tredici di novembre; il giorno sette di giugno, all'alba, lo Zahir giunse alle mie mani; non sono più quello che ero allora, ma ancora mi è dato ricordare, e forse narrare, l'accaduto. Ancora, seppure parzialmente, sono Borges.

La scrittura del dio
Il carcere è profondo e di pietra; la sua forma, quella di un emisfero quasi perfetto, perchè il pavimento (anch'esso di pietra) è un pò minore di un cerchio massimo, il che aggrava in qualche modo i sentimenti di oppressione e di vastità. Un muro lo taglia a metà; esso, benché sia altissimo, non tocca la volta. Da un lato sto io, Tzinacan, mago della piramide di Qaholom, che Pedro de Alvarado incendiò; dall'altro è un giaguaro, che misura con segreti passi uguali il tempo e lo spazio della prigione.

Abenjacan il Bojari, ucciso nel suo labirinto
Questa, disse Dunraven con un ampio gesto che non disdegnava le offuscate stelle e abbracciava il nero altipiano, il mare e un edificio maestoso e decrepito che sembrava una scuderia decaduta, è la terra dei miei antenati.

I due re e i due labirinti
Narrano gli uomini degni di fede (ma Allah sa di più) che nei tempi antichi ci fu un re delle isole di Babilonia che riunì i suoi architetti e i suoi maghi e comandò loro di costruire un labirinto tanto involuto e arduo che gli uomini prudenti non si avventuravano a entrarvi, e chi vi entrava si perdeva.

L'attesa
La vettura lo lasciò al numero quattromilaquattro di quella via del nordovest. Non erano ancora le nove della mattina; l'uomo notò approvando i platani maculati, il quadrato di terra ai piedi di ciascuno di essi, le decorose case con balconcino, la vicina farmacia, le scritte scolorite dei negozi di colori e cornici e di ferramenta. Un lungo e cieco muro d'ospedale chiudeva la strada di fronte; il sole riverberava, più lontano, in una serra. L'uomo pensò che quelle cose (allora arbitrarie e casuali e in un ordine qualunque, come quelle che si vedono nei sogni) sarebbero divenute col tempo, se a Dio fosse piaciuto, invariabili, necessarie e familiari.

L'uomo sulla soglia
Bioy Casares portò da Londra un curioso pugnale dalla lama triangolare e dall'impugnatura a forma di H; il nostro amico Christopher dewey, del Consiglio Britannico, disse che tali armi erano d'uso comune in Indonesia.

L'Aleph
L'incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un'imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l'incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo d'una serie infinita.


Cosa ne penso
L'Aleph è una raccolta di racconti (17 in tutto) dello scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), che non è esattamente il mio scrittore preferito. Di Borges tantissimi anni fa lessi dei saggi sulla poesia e già allora mi venne l'orticaria, ma il mio giudizio era forse inficiato dal fatto che si trattava di una lettura obbligata. Questi brevi racconti pubblicati nel 1949 purtroppo hanno confermato l'impressione avuta ai tempi della scuola: il suo stile non è esattamente quanto di più scorrevole ci sia da leggere, anzi a voler essere gentile dirò che è a dir poco ostico. La lettura dell'Aleph è stata faticosa e frammentaria,  portata a termine con fatica, tra alti e bassi, durante queste feste natalizie. Non che i temi trattati non siano interessanti (l'immortalità, la morte, la teologia, il tempo, lo spazio, la vendetta, il destino, lo sdoppiamento di personalità, il sogno), ma per capirci davvero qualcosa (e poter apprezzare) bisogna essere dotati di una sconfinata cultura (soprattutto in ambito religioso e filosofico) e spremere con forza tutti i neuroni del proprio cervello (i miei due superstiti proprio non lo richiedevano!). Se questa mia opinione non vi ha scoraggiato troppo consiglio comunque la lettura di alcuni dei racconti più accessibili: Il morto, che narra delle vicende di un gaucho di nome Benjamin Otalora e Emma Zunz, storia di una ragazza che vendica la memoria del padre finito ingiustamente in prigione. Interessante, ma che palle...

Leggi on line L'Aleph

Perle di saggezza
Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale.


Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali.


In un tempo infinito ad ogni uomo accadono tutte le cose. Per le sue passate o future virtù, ogni uomo è creditore di ogni bontà, ma anche di ogni tradimento, per le sue infamie del passato o del futuro.


Le eresie che dobbiamo temere sono quelle che possono confondersi con l'ortodossia.


Il tempo non torna  a fare ciò che perdiamo; l'eternità lo conserva per il gaudio o per il fuoco eterni.


Un destino non è migliore di un altro, ma ogni uomo deve compiere quello che porta in sé.


Come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura.


Un uomo tormentato dal ricordo di un atto di codardia è più complesso e più interessante di un uomo semplicemte coraggioso.


Tutti i fatti che possono accadere a un uomo, dall'istante della sua nascita a quello della sua morte, sono stati preordinati da lui. Così, ogni negligenza è deliberata, ogni incontro casuale un appuntamento, ogni umiliazione una penitenza, ogni insuccesso una misteriosa vittoria, ogni morte un suicidio. Non c'è consolazione più abile del pensiero che abbiamo scelto le nostre disgrazie.


Non c'è uomo che non aspiri alla pienezza, cioé alla somma di esperienze di cui un uomo è capace; non c'è uomo che non tema d'essere defraudato di una parte di quel patrimonio infinito.


La luna del Bengala non è uguale alla luna dello Yemen, ma si lascia descrivere con le stesse parole.


Gli atti dei pazzi eccedono le previsioni del savio.
E' incapace di una colpa solo chi l'ha già commessa e s'è pentito; per essere liberi da un errore, possiamo aggiungere, è bene averlo professato.


Se il fine della poesia fosse la meraviglia, il suo tempo non si misurerebbe a secoli, ma a giorni e a ore, e forse a minuti.


Un grande poeta è meno inventore che scopritore.


Disse Tennyson che se potessimo comprendere un solo fiore sapremmo chi siamo e cos'è il mondo. Forse volle dire che non c'è fatto, per umile che sia, che non racchiuda la storia universale e la sua infinita concatenazioe di effetti e di cause.


Anni di solitudine gli avevano insegnato che i giorni, nella memoria, tendono a uguagliarsi, ma che non c'è un giorno, neppure di carcere o d'ospedale, che non porti una sorpresa, che non sia, controluce, una rete di minime sorprese.
   
L'autore

Jorge Luis Borges è stato un narratore, poeta e saggista argentino famoso sia per i suoi racconti fantastici che per la sua vasta produzione poetica. Borges nacque a Buonos Aires nel 1899 e fin da piccolo manifestò i sintomi della cecità che nella sua famiglia era ereditaria da ben 6 generazioni. Trascorse un breve periodo in Svizzera, dove completò gli studi, e in Spagna, per fare ritorno in Argentina solo nel 1921, dove cominciò a scrivere per varie riviste e pubblicò la sua prima raccolta di poesie (Fervore di Buenos Aires, 1923) . Fu contro il regime di Peron e per questo dovette abbandonare il suo impiego di bibliotecario, ma con la fine del governo peronista nel 1955 venne eletto direttore della Biblioteca Nazionale Argentina. Si dimise nel 1973 quando Peron tornò al potere. Fu anche professore di letteratura inglese presso l'università di Buenos Aires. Morì nel 1986 a Ginevra per un canco al fegato.



Tra le sue opere:
NarrativaStoria universale dell'infamia (1935)
Finzioni (1944)
L'Aleph (1949)
Brume, dei, eroi (1951)
L'altro, lo stesso (1964)
Il Manuale di zoologia fantastica (1967)
Il manoscritto di Brodie (1970)
Il libro di sabbia (1975)
Il libro dei sogni (1976)
I congiurati (1985)
Venticinque agosto 1983 e altri racconti inediti

Poesia
Fervore di Buenos Aires (1923)
Luna di fronte (1925)
Quaderno San Martín (1929)
L'artefice (El hacedor 1960)
Elogio dell'Ombra (1969)
L'oro delle tigri (1972),
La rosa profonda (1975)
La moneta di ferro (1976)

Saggistica
Inquisizioni (1925)
Evaristo Carriego (1930)
Discussioni (1932)
Storia dell'eternità (1936)
Altre inquisizioni (1952)
Testi prigionieri (1986)
Cos'è il buddismo (1976)
Nove saggi danteschi (1982)
L'invenzione della poesia. Le lezioni americane
Prologhi. Con un prologo ai prologhi (1975)

source: Wikipedia

lunedì 27 dicembre 2010

FOTOGRAFIA: Paul Fusco, Chernobyl Legacy






Interrompo per un attimo la mia pausa natalizia fatta di cazzeggio e grandi abbuffate e
contravvengo un pò alla regola che mi sono data quando ho aperto questo blog (cioé quella di pubblicare solo cose in qualche modo gradevoli), ma mi sembrava necessario mostrare questi scatti del fotografo americano Paul Fusco sugli effetti devastanti del terribile incidente di Chernobyl del 1986.

Questo per ribadire che mai, se non dopo aver subito una lobotomia, potrei convincermi che  il nucleare è bello, sano, ecologico, economico e sicuro.

Mi scuso per la crudezza delle immagini, ma questi sono i fatti e un'immagine vale più di mille parole, anche se dette bene e in modo convincente.

sabato 25 dicembre 2010

Xmas time

Sopravvissuta indenne al porceddu d'ordinanza, la teglia di lasagne e quella del tiramisù.
Ora posso archiviare fino al prossimo anno.

La canzone di oggi: So this is Christmas, di John Lennon


http://www.youtube.com/watch?v=HG7TZEaO6lI

Auguri a Tutti!

venerdì 24 dicembre 2010

La canzone di oggi: Canzone per Natale, di Morgan


http://www.youtube.com/watch?v=h-LTQJAAm0A

...e anche se non fosse stato Natale
t'avrei amata uguale...

Dvd vergogna


http://www.youtube.com/watch?v=bA9r1UWwQlU

Si vergogni in primis Cecchi Paone che ha deciso di presentare questa nefandezza, secondo poi l'Enel che lo sta producendo (se aumenta la prossima bolletta della luce nessuno si sorprenda) e terzo  il Corriere della Sera che distribuisce il dvd con l'inserto del giovedì. Hanno deciso di farci il lavaggio del cervello proprio sotto le feste di Natale, quando forse l'attenzione è un pò più bassa, quando forse uno pensa a come fare i regali all'ultimo o se riuscirà a mangiare una fetta di panettone in santa pace...Vergogna

La parte più divetente? Quando Cecchi Paone dice che i rifiuti nucleari prodotti da ogni italiano saranno pari a 3 chicchi di riso!!! Vergogna!



Ma come si fa ad essere più buoni quando si vedono porcate simili?

giovedì 23 dicembre 2010

FOTOGRAFIA: Alex Prager

Losangelina di 31 anni, Alex Prager nella vita ha fatto un pò di tutto: ha venduto coltelli in Svizzera e dolci nella sua città d'origine. Fotografa per caso, all'inizio esponeva i suoi scatti in vecchi magazzini, poi è stata notata da un gallerista. Oggi espone al Moma di New York. 












Ipse Dixit
Per far sì che le persone si soffermino su qualcosa bisogna
offrire loro una percezione di bellezza. Questo è uno dei motivi per cui le mie
foto e i miei film sono esteticamente belli:
così possono comunicare.
Alex Prager

Mi scuso in anticipo con tutti gli altri, ma questo è un messaggio personale d'incoraggiamento che dedico a P. (insomma, mi faccio un pò i ca^^i miei). 

Non credo che la fotografia abbia nulla a che fare con l'età o con il background; è una questione di intimo sentire, è fatta di occhi e di cuore; se c'è la tecnica meglio, ma prima di tutto si scatta una foto per dire qualcosa che sentiamo di voler dire. Lei (la Prager) vendeva coltelli.

Non è  mai troppo tardi per iniziare a costruirsi un percorso alternativo. Tieni duro, i frutti verranno.
Con affetto

Letto e commentato: Dopo il banchetto, di Yukio Mishima


L'Incipit
Il Setsugoan - il Rifugio Dopo la Nevicata - si ergeva alto su un colle del distretto di Koishikawa a Tokio. Era per fortuna sfuggito indenne alla guerra; non si erano lamentati danni, né al meraviglioso giardino, esempio famoso di stile Kobori Enshu, che copriva una superficie di oltre tremila metri quadrati, né agli edifici: né alla gran porta principale, che proveniva da un celebre tempio di Kyoto, né all'atrio e al padiglione presi di peso tali e quali da un antico tempio di Nara, né alla sala per banchetti di stile più moderno. Al colmo della maretta causata dalla politica fiscale dell'immediato dopoguerra, il Setsugoan era passato dalle mani del suo primo proprietario, un industriale che aveva la mania di fare il maestro di tè, in quelle di una donna bella e vivace. La proprietaria del Setsugoan si chiamava Kazu Fukuzawa. Traboccava sempre di entusiasmo e di energia. E quel tocco di ruvidezza che c'era nella sua persona attraente e prosperosa faceva, dinanzi a lei, vergognare la gente complicata delle proprie tortuosità.

Cosa ne penso
Questo l'incipit di Dopo il banchetto, romanzo che Yukio Mishima scrisse nel 1960. In poche righe Mishima introduce il Setsugoan, ristorante alla moda nella Tokio del dopoguerra che sarà il cuore di tutto il romanzo e la sua proprietaria, Kazu, protagonista principale di questa vicenda che appartiene al mondo del Sol Levante, ma che in fondo potrebbe essere avvenuta in qualsiasi altro posto della terra. Kazu è un personaggio straordinario, un'eroina moderna eppure ancorata alle tradizioni che si è fatta strada nella vita e nella società potendo contare solo sulle sue forze e la sua inesauribile sete di vita. Giunta alla maturità, Kazu è ancora una bellissima donna, che non ha più nulla da temere: avedo superato indenne i momenti più tragici della giovinezza (metafora forse della sconfitta in guerra del Giappone), ora può tranquillamente godere della posizione raggiunta grazie alla fortunata gestione del ristorante, frequentato dalle personalità più in vista di Tokio, principalmente politici, industriali e diplomatici. Kazu non sente più il bisogno di provare forti emozioni o passioni amorose: tutto quello che le arreca soddisfazione è la cura degli ospiti e le sue quotidiane passeggiate nel vasto parco adiacente al ristorante. Finché un giorno, durante una cena, non incontra l'ex ministro degli esteri Yuken Noguchi, che decide di sposare, incomprensibilmente dopo una breve frequentazione. Non si ha l'impressione che Kazu sia effettivamente innamorata di quest'uomo all'antica, ingrigito e piegato dagli anni, e di sicuro non è mossa da un interesse economico in quanto il neo sposo vive con una misera pensione. Quello che l'attrae in realtà è il senso di appartenza, l'idea di poter essere un giorno seppellita nella di lui tomba di famiglia, ed in effetti fin dall'inizio questo matrimonio si trasformerà per lei, abituata al continuo movimento e a molteplici attività, in una sorta di sepoltura. Quando il marito decide di candidarsi alle elezioni Kazu gli darà tutto il suo sostegno, impegnandosi in prima persona nella campagna elettorale ed investendo ingenti somme di denaro, ottenute grazie a svariate ipoteche messe sul ristorante. Nonostante l'impegno profuso però il marito non verrà eletto e lei si ritroverà a vivere una vita che non le appartiene, condividendo con Noguchi una squallida casa di periferia, senza fasti, senza allegria, senza amore. A questo punto la storia potrebbe sembrare giunta alla conclusione, invece Mishima fa alzare il capo alla sua eroina, la fa reagire con forza e determinazione agli eventi: Kazu decide di riaprire il Setsugoan (ormai chiuso da mesi per via della campagna elettorale) all'insaputa del marito e rivolgendosi a vecchi amici e clienti che sono anche i nemici politici del marito, riesce a ottenere la somma di denaro necessaria per riavviare l'attività. Kazu perderà il marito per via del suo "tradimento" (perché il tradimento politico equivale a quello amoroso), ma in compenso ritroverà sé stessa e la placida vita che conduceva prima di sposarsi. In un certo senso mi è parso un lieto fine, ma potrei sbagliarmi vista l'estrema difficoltà che io ho sempre nel cercare di capire le dinamiche di un mondo così diverso dal nostro, a maggior ragione se poi si tratta della società del Giappone degli anni '60. Dopo il banchetto non è un romanzo che parla d'amore, è un romanzo che parla di politica e di un mondo al crepuscolo che cerca di mantenere in vita le ultime vestigia di un passato che non esiste più se non nel ricordo dei vecchi; è un romanzo in cui la tradizione lentamente si sgretola di fronte al progessivo avanzare della modernità,  come è evidente nelle pagine finali quando Kazu, speranzosa di riaprire il ristorante, chiede aiuto alla concubina di un politico influente: da una parte lei, fiera, indipendente, testarda, vitale, combattiva, dall'altra la geisha che ancora chiama il suo uomo Sua Eccellenza. Un romanzo in cui evidentemente anche il rapporto uomo-donna consolidato da secoli di assoggettamento della donna finalmente inizia a mostrare timidi segnali di cambiamento in una direzione, se vogliamo,  femminista. Consigliatissimo, sebbene la mia lettura sia stata a singhiozzi.

La trama
In Dopo il banchetto Yukio Mishima mette una donna al centro della trama narrativa. Una Bovary ormai anziana, divenuta personaggio strapotente nel mondo dell'entertainment di Tokyo, in un ambiente convulso in cui lusso, politica, intrigo e piacere sono le cifre dell'esistenza, colpita improvvisamente da una folgorante passione senile, rovescia tutta la sua vita, nel tentativo di trovare uno scopo nuovo, una nuova dimensione del vivere e -dopo morta- una tomba onorata. Nella totale dedizione di sé e delle proprie ricchezze agli ideali politici radicali del vecchio ministro Noguchi, intellettuale e aristocratico, la vitalissima Kazu tenta di versare l'intera carica emotiva e femminile che possiede, il suo senso corposo e violento dell'esistenza, la sua abitudine a sollecitazioni sensuali e informi; e quando il mondo della politica la respinge e il marito l'abbandona, essa da quello scontro con un mondo e una maniera di concepire l'esistenza finora a lei ignoti, ricava come una specie di allegria disperata. Una storia della Tokyo moderna, di una delle città più contraddittorie dei nostri tempi; ma è anche la storia delle tensioni e delle crisi che, in ogni paese, percorrono il mondo moderno.

Leggi on line Dopo il banchetto

Perle di saggezza
L'idea convenzionale che la maturità si conquista via via che si accumulano esperienze di ogni tipo, le suonava falsa. Le sembrava più giusto pensare che gli esseri umani sono come ciechi rigagnoli in cui scorrono rottami di ogni tipo, oppure come il selciato di un crocicchio solcato dalle ruote di veicoli che passano e dileguano. I rigagnoli si insabbiano, il selciato si consuma. Eppure ci fu un tempo in cui festosamente s'inaugurarono.

I giovani di oggigiorno fanno né più né meno quel che la gioventù ha sempre fatto. Solo le abitudini sono diverse. I giovani credono scioccamente che quel che è nuovo per loro deve essere nuovo per tutti. Siano anticonformisti quanto vogliono, ma non faranno che ripetere ciò che gli altri hanno fatto prima di loro. La sola differenza è che la società non bada più tanto alle loro buffonate come una volta, e così devono farne di sempre più grosse per richiamare l'attenzione.

Per strano che fosse, Kazu non aveva mai ispirato un amore capace di nobilitare un uomo o di condurlo al successo. Senz'ombra di cattiva intenzione da parte di Kazu, di solito gli uomini dopo averla incontrata colavano a picco.

Sposarsi è come comprare azioni. Va benissimo comprarle quando sono in ribasso ma perché comprarle quando non c'è più speranza che salgano?

Hai l'aria di credere che dare soldi alla gente significhi renderla felice, ma ti sbagli di grosso. Come fai a non capire che più soldi dai per qualche sciocco motivo più il tuo prossimo metterà in dubbio la tua sincerità?

Politica voleva dire far finta di andare un momento alla toeletta per poi darsela a gambe, mettere un uomo con le spalle al muro mentre si siede allegramente insieme al calore dello stesso camino, ridere sonoramente quando si è arrabbiati o montare su tutte le furie quando non si è affatto in collera, sedere a lungo senza dire una parola spazzolandosi tranquillamente la polvere da una manica...in poche parole, comportarsi più o meno come una geisha. L'odore di inganno di cui era intrisa la politica confermava la sua somiglianza con gli affari di cuore; politica e amore in fondo erano identici come due gocce d'acqua.

In politica la corruzione purifica la gente, l'ipocrisia rivela del carattere dell'uomo più che non faccia una vile onestà, e il vizio può, almeno per un attimo, ravvivare una fede disperata...proprio come quando si butta la biancheria in una lavatrice, e la centrifuga ruota così veloce che la camicia o il sottabito che vi abbiamo appena gettato svaniscono ai nostri occhi, così ciò che di solito noi chiamiamo natura umana scompare all'istante nel vortice della politica.

L'autore

Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, nacque nel 1925 e morì il 25 novembre del 1970. La sua morte avvenne in diretta televisiva e fu preparata accuratamente: durante l'occupazione simbolica del ministero della difesa e dopo aver tenuto un discorso in cui esaltava lo spirito del Giappone, identificato con la figura dell'Imperatore, Mishima eseguì il cosidetto suicidio rituale, il seppuku.

Mishima per buona parte della sua infanzia subì la forte influenza della nonna  paterna, che lo avvicinò alla letteratura e al teatro classico No e Kabuchi. Si laureò in legge per volere del padre e ottenne l'ambito posto di funzionario nel Ministero delle Finanze, ma parallelamente continuava a coltivare l'interesse per la letteratura. La sua prima opera (La foresta in fiore) apparve nel 1944 e subito gli diede grande notorietà.

Nel 1958 Mishima sposò Yoko Sugiyama, ma fu spesso accusato sia in vita che dopo la morte, di avere tendenze omosessuali: a testimoniarlo la pubblicazione della corrispondenza avvenuta tra Mishima e un altro scrittore di nome Jiro Fukushima, contro il quale i due figli di Mishima intentarono una causa per violazione della privacy. Dopo un viaggio in Grecia Mishima iniziò a dedicarsi a un vero e proprio culto del corpo, tramite la pratica del culturismo e del kendo (celebri le foto scattate durante gli esercizi).





Le sue opere:
La foresta in fiore (1944)
La dimora delle bambole (1946-1963)
Confessioni di una maschera (1949)
Sete d'amore (1950)
L'età verde (1950)
Colori proibiti (1951)
Morte di mezza estate (1952)
La voce delle onde (1954)
Una stanza chiusa a chiave (1954)
Il padiglione d'oro (1956)
Una virtù vacillante (1957)
La casa di Kyōko (1959)
Dopo il banchetto (1960)
Trastulli di animali (1961)
Stella meravigliosa (1962)
Il sapore della gloria (1963)
Madame de Sade (1965)
La voce degli spiriti eroici (1966)
Abito da sera(1966-1967)
La via del samurai (1967)
La coppa di Apollo (1967)
Lezioni spirituali per giovani samurai (1968-1969)
Sole e acciaio (1970
Musica (Ongaku)

Il mare della fertilità (tetralogia)
  • Neve di primavera (1968)
  • Cavalli in fuga (1969)
  • Il tempio dell'alba (1970)
  • Lo specchio degli inganni (1970)

martedì 21 dicembre 2010

MOSTRE: Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

Un'occasione unica per ammirare tutte insieme le opere del grande pittore rinascimentale, in mostra a Firenze presso il Palazzo Strozzi fino al 23 gennaio 2011.

La mostra è divisa in 9 sezioni:
LA FORMAZIONE COL PONTORMO, GLI ESORDI, E POI PESARO
PESARO
IL BRONZINO E FIRENZE. I MEDICI
IL BRONZINO E FIRENZE. I MEDICI
IL BRONZINO E FIRENZE. I PANCIATICHI
IL BRONZINO E LE ARTI
TEMI SACRI
I RITRATTI
ALESSANDRO ALLORI: «IL SECONDO BRONZIN»

Nella mostra è possibile vedere qualche opera del Pontormo, maestro di Bronzino, moltissime opere di carattere religioso e i ritratti dei nobili di Firenze, ma ci sono anche le due meravigliose opere allegoriche dedicate alla passione amorosa:  Venere, amore e satiro e Venere, amore e Gelosia (la terza e più famosa allegoria è rimasta a Londra, ma per fortuna l'avevo già vista) che da sole valgono il prezzo del biglietto
Venere, amore e satiro

 Venere, amore e Gelosia

Venere e cupido (National Gallery)








domenica 19 dicembre 2010

Ora lo spot anche al nucleare...

Per chi non se lo ricordasse, nel 1987 è stato indetto un referendum sull'energia nucleare. Gli italiani allora dissero NO. NO. NO e NO.  Qualcuno deve avere proprio la memoria corta. Gli italiani hanno detto NO. E ora spunta fuori su Canale5 questo ridicolo spot che invita a riflettere sull'annosa questione. Ci sono due cretini che giocano a scacchi (poi si scopre che sono la stessa persona) e si chiedono: Nucleare sì, nucleare no? Abbiamo detto NO GRAZIE.

I miei genitori hanno detto no anche per me e da allora non hanno cambiato idea. Perché dovrebbero averlo fatto tutti gli altri italiani da quel lontano 1987? Lo spot più subdolo che io abbia visto dopo quell'oscenità dell'Intesa San Paolo: i brillanti pubblicitari che l'hanno partorito (cambiare lavoro, please) mettono in dubbio che l'energia solare sia sufficiente a soddisfare i bisogni dell'umanità. Ma perché, il sole si sta forse spegnendo e io non sono stata informata? Roba vista solo su Canale 5 (chissà come mai), ma ho sentito che la trasmetteranno su tutte le reti perché è stata "FORTEMENTE" voluta dal Forum Nucleare Italiano. SUPER SDEGNO.

http://www.youtube.com/watch?v=R29l7GkBl64

sabato 18 dicembre 2010

The day after


D'accordo, la neve è bella, suggestiva, magica, ma non ditelo a quegli automobilisti che sono rimasti bloccati tutta la notte sulla A1. I poveretti sono rimasti al freddo e al gelo senza un minimo di assitenza e poi sento dire al TG5 che è stata colpa loro, che sono stati imprudenti e menefreghisti. Ma stiamo scherzando? Come se fosse colpa loro se per due fiocchi di neve un'intera regione è andata in tilt: visto che c'era l'allerta neve, ci voleva molto a mettere in funzione le macchine spargisale e spazzaneve? Si deve aspettare sempre all'ultimo, quando è troppo tardi? 

L'Artista di oggi: Margaret Bowland








Trovo un pò inquietante il fatto che dipinga bambine di colore truccate di bianco, nane e donne nude abbandonate sul letto in pose lascive, però nei suoi dipinti c'è un che di ipnotico.

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