martedì 30 novembre 2010

Mario Monicelli (1915-2010)

Amici miei (1975), di Mario Monicelli


http://www.youtube.com/watch?v=kbaNuXcCjgg

Piano piano tutti i grandi se ne vanno: ieri è toccato a Mario Monicelli. Lo ha fatto in un modo shockante a 95 anni gettandosi dalla finestra dell'ospedale in cui era ricoverato. Io lo porterò nel cuore per la scena della "zingarata" alla stazione di Firenze. Grande cinema il suo, come non se ne fa più...

lunedì 29 novembre 2010

Salt, di Phillip Noyce


Salt (2010), di Phillip Noyce. Con Angelina Jolie, Liev Schreiber, Chiwetel Ejiofor, Daniel Olbrychski, Andre Brangher, Andre Braugher, August Diehl, Kamar De Los Reyes, Armand Schultz, James Cronin, Daniel Pearce, Vladislav Koulikov, Olya Zueva, Steve Cirbus, Lynn C. Sanders, Stephen Breach, Yara Shahidi, Gaius Charles, Zoe Lister Jones, James Schram, Victor Slezak, Cassidy Hinkle, Corey Stoll, Gary Wilmes, Kevin O'Donnell, Marion McCorry, Hunt Block, Ivo Velon, Frosty Lawson



A caldo, questo film mi è parsa una grandissima cacchiata. Inverosimile, anacronistico e scontato. Girato bene, per carità, super adrenalinico, pieno di azione, inseguimenti, esplosioni e botte da orbi, ma un pò debole nella sceneggiatura.

Angelina Jolie di solito mi piace perché interpreta bene i ruoli tosti e non mi vengono in mentre altre attrici capaci di passare dai film action a quelli drammatici, ma sono un pò stufa vederla sempre nei panni dell'eroina che salva il mondo. Qui interpreta l'agente Evelyn Salt, una spia russa "dormiente" che viene risvegliata per compiere una missione cui è stata destinata da fin da bambina.

Accusata di fare il doppio gioco, dapprima la si crede innocente, ma poi si capisce che è davvero una spia. Per un secondo ho pensato che finalmente le facessero fare la bad girl ma very bad inside, e invece anche stavolta salva il mondo, sempre buona come una santa: due palle! Poi tutta la storia della guerra fredda mi sembra roba vecchia, muffita, stantia: avrei capito se la storia fosse stata ambientata negli anni '50/'60, ma oggi, nonostante le incredibili rivelazioni di Wikileaks (?) di questi giorni, non mi sembra tanto plausibile che i russi nutrano ancora tutto quest'odio per l'America.  Carino per l'azione e i colpi di scena, ma per il resto nulla di che.

The Joneses, di Derrick Borte


The Joneses (2009),  di Derrick Borte. Con David Duchovny, Demi Moore, Amber Heard, Ben Hollingsworth, Gary Cole, Glenne Headly, Lauren Hutton, Christine Evangelista, Chris Williams, Catherine Dyer, Robert Pralgo, Kim Wall, Ashley LeConte Campbell, Wilbur Fitzgerald, Andrew DiPalma, Ric Reitz, Jenson Goins, Tiffany Morgan, Hayes Mercure, Joe Narciso, Jason Horgan, Jennifer Van Horn, John Atwood

http://www.youtube.com/watch?v=n2Y3GoN2PGw

Incuriosita dalla segnalazione di Queen B sono andata a vedermi questo film allucinante e per certi versi geniale. Nel film David Duchovny e Demi Moore interpretano Steve e Kate Jones, una coppia apparentemente perfetta, con due figli altrettanto perfetti, Jenn e Mick. Affascinanti, brillanti e innamorati, i Jones suscitano invidia e ammirazione in vicini e conoscenti: hanno una casa magnifica, vestono all'ultima moda e possiedono ogni sorta di gingillo tecnologico; tra sedute di bellezza e partite di golf conducono quella vita da sogno che chiunque vorrebbe avere. Ben presto tutti iniziano ad imitarne lo stile di vita, acquistando ogni sorta di prodotto commerciale  che gli vedono addosso o in casa. I Jones in realtà non esistono, non sono sposati e non hanno figli, non sono altro che un'équipe di venditori messi lì con il solo scopo di far aumentare le vendite dei brand. Insomma la loro vita perfetta non è altro che una strategia di marketing. Alla fine Duchovny, stanco della finzione, sputtana tutto e si redime.  In questa spietata critica  alla società dei consumi c'è il lieto fine, ma che amarezza! Una storia davvero interessante e ben recitata; mi ha sorpreso soprattutto Demi Moore, che come attrice non avevo mai preso in considerazione.

domenica 28 novembre 2010

The social Network, di David Fincher


The Social Network (2010), di David Fincher. Con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer.

http://www.youtube.com/watch?v=KBy8FH51GPc

Basato sul romanzo Miliardari per caso. L'invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento di Ben Mezrich (già autore di Blackjack club da cui è stato tratto il film 21), The Social Network racconta l'ormai arcinota storia del creatore di Facebook, David Zuckerberg.

Fincher racconta al meglio la parabola dell'incredibile ascesa verso il successo del più giovane miliardario del mondo, colui che ha rivoluzionato il modo di comunicare nel web (ne siamo proprio sicuri?), ma lo fa senza renderci simpatico il suo protagonista, cosa che per quanto mi riguarda costituisce la chiave vincente di questo film. Nessun buonismo, nessuno sconto, niente odore di santità. Il messaggio sembra essere che non si diventa ricchi e famosi essendo buoni come Gandhi ma soltanto se provvisti di una considerevole dose di amoralità.

Zuckerberg (interpretato da un volutamente inespressivo Jesse Eisemberg) non è il simpatico nerd smanettone che vive nella sua stanzetta ad Harward avulso dal resto del mondo, non è un povero sfigato intelligente che fa tenerezza. E' un autentico bastardo astioso e smanioso di sopraffare il suo prossimo con la sua superiorità intellettuale. Il suo desiderio di emergere, di distinguersi dal magma indistinto degli eccellenti studenti che popolano il campus universitario più prestigioso del mondo non è altro che l'esempio di come in questo nostro triste mondo malato per essere considerati "vincenti" sia necessario un solo requisito: la totale assenza di scrupoli. Qualcuno potrà obiettare che Zuckerber ha avuto un'idea geniale e quindi per questo giustificabile, ma per come ci vengono raccontate le cose nel film, questa "idea geniale" in realtà l'ha rubata ad altri, ai fratelli Cameron e Tyler Winklevoss, che sono sì altrettanto odiosi, ma che a buon diritto gli fanno causa per furto di proprietà intellettuale.

La ragazza lo molla perché è uno stronzo? Lui la sputtana nel suo blog. Il suo migliore amico Eduardo Saverin gli mette i bastoni tra le ruote? Lui lo estromette dalla società che senza i suoi soldi non sarebbe mai riuscito a creare. La sua totale amoralità me lo ha reso odioso fin dalla primissima scena del film. A parte che Zuckerberg per come è stato dipinto da Fincher trasuda maschilismo da tutti i pori (come tratta la sua ragazza nella scena del pub, la storia del sito per votare le ragazze più sexy e tanti altri esempi disseminati qua e là nel film), ma l'aspetto peggiore della sua personalità è l'assoluta convinzione di aver agito correttamente in ogni frangente, di aver in fin dei conti il diritto di calpestare tutto e tutti per arrivare al suo obiettivo soltanto perché in possesso di un cervello superiore. Perché lui ha "inventato" Facebook, come se questo fatto bastasse a giustificare tutto.

In questa storia in cui il più astuto sopravvive e i più deboli, o meglio ingenui, sono destinati a soccombere, Zuckerberg trova in Sean Parker, mitico fondatore di Napster, l'esempio da imitare, colui che lo spingerà finalmente a monetizzare il social network perché alla fine della fiera di quello si tratta: soldi, soldi, soldi.

Ma che prezzo ha un'idea? Che prezzo ha l'amicizia? Davvero ne valeva la pena? A quanto pare sì, visto che alla fine del film ci viene detto che sia i Winklevoss che Saverin sono stati profumatamente pagati per il loro silenzio, però paradossalmente l'uomo che ha "inventato" la richiesta d'amicizia, pare essere l'essere umano più solo al mondo e in fin  dei conti Fincher sembra dirci che gli sta bene.

Raramente un film mi ha provocato più fastidio di questo, perché il personaggio Zuckerberg mi ha fatto girare le palle dall'inizio alla fine (rappresenta in pratica tutto quello che mi fa schifo in un essere umano),  ma The social network è uno dei migliori film che io abbia visto negli ultimi mesi. David Fincher per fortuna non ha perso il suo tocco magico e ha avuto la lungimiranza di scegliere degli attori giovani e capaci: Justin Timberlake come attore è sembre più bravo, Garfield mi sembrava senza spessore ma poi nella scena in cui lo fanno fuori mi ha convinto e in Eisenberg la mancanza di espressività è assolutamente funzionale all'odiosità di un personaggio che sembra non avere sentimenti.

sabato 27 novembre 2010

Inspiration: L'Oracolo della Sibilla

Oggi voglio dedicare un post a questo simpatico e intrigante libro che mi è stato recentemente regalato. Sto parlando de L'oracolo della Sibilla, pubblicato dalla Giunti Y lo scorso ottobre. Non si tratta di un romanzo, ma di un gioco attraverso il quale è possibile ottenere un responso a qualsiasi domanda sul futuro.  In sostanza si tratta di un metodo per predire il futuro e quindi ogni risultato ottenuto è da prendere con le pinze, però devo ammettere che provare è stato molto divertente e la risposta che ho ottenuto alla mia domanda mi ha davvero sorpreso...

La Sibilla del titolo fa riferimento a  quella figura della mitologia  greca e romana cui gli umani si appellavano per ottenere dei vaticinii, che però si presentavano in forma oscura e ambivalente: per questa ragione con il termine "sibillino" normalmente si intende qualcosa di enigmatico, criptico, di difficile comprensione che deve essere necessariamente interpretato per avere un senso compiuto.
Nel mondo classico la Sibilla era una giovane fanciulla vergine dotata di virtù profetiche che di solito venivano ispirate dal dio Apollo, ma la versione più celebre del mito, raccontata nelle Metamorfosi di Ovidio, la descrive come una vecchia di cui si ode soltanto la voce.

Secondo la leggenda ovidiana il dio Apollo, invaghitosi di una bellissima fanciulla, le concesse di esaudire qualsiasi desiderio, ma la fanciulla, chiesta per sé l'immortalità, dimenticò di chiedere anche l'eterna giovinezza e così fu condannata a vivere in eterno consumandosi di vecchiaia fino a che di lei non restò che la voce.

Oltre al già citato Ovidio, altri autori parlano della Sibilla nelle loro opere: tra i più noti, Eraclito, Euripide, Terenzio Varrone (al quale si deve la classificazione in dieci tipologie cui faranno riferimento gli autori successivi), Virgilio, Plutarco mentre in tempi più recenti fu T. S. Eliot a riprendere il mito della Sibilla Cumana (The waste Land).

La figura della Sibilla, pur appartenendo alla tradizione pagana, viene presto inglobata nel cristianesimo grazie al suo requisito fondamentale, la verginità, e per questa ragione viene spesso rappresentata nelle più importanti opere d'arte della cristiniatà: su tutti basti citare il Giudizio Universale della Cappella Sistina a Roma, dove all'interno del grande racconto biblico della creazione del mondo e della venuta di Cristo, Michelangelo raffigura ben cinque sibille:

La Sibilla Eritrea

La Sibilla Persica

La Sibilla Libica

La Sibilla Cumana

La Sibilla Delfica


Oltre a quelle raffiguarate da Michelangelo, sono da citare anche le Sibille del Pinturicchio, del Perugino, di Raffaello, del Ghirlandaio, del Guercino e dei Pre-Raffaeliti Dante Gabriel Rossetti ed Edward Burne-Jones a dimostrazione di quanto questa figura mitologica abbia colpito l'immaginazione degli artisti di ogni epoca.

Pinturicchio (Roma)




Perugino (Perugia)

Raffaello

Ghirlandaio
Guercino


Dante Gabriel Rossetti

Edward Burne-Jones

Comunque, tornando al libro (mi scuso per la divagazione, ma l'occasione era troppo ghiotta per non postare questi capolavori), nell'introduzione de L'Oracolo della Sibilla sono descritti due metodi possibili per ottenere risposta alle proprie domande. Io ho scelto il primo anche perché è il più semplice e la domanda che ho posto è quella che mi assilla ogni giorno quando sento la sveglia suonare:

Riuscirò a cambiare lavoro?

Secondo questo primo metodo, una volta posta la domanda si devono scegliere tre numeri, che possono essere casuali oppure legati ad un particolare evento della propria vita. I primi due numeri corrispondono ad una tabella che va da 00 a 99, mentre il terzo numero indica il frammento della prima colonna.

Per questa domanda specifica io ho scelto il 259, quindi ottengo dalla tabella n. 25 e dal frammento n.9 della prima colonna  il seguente risultato:
nongiovarat
fattipassar

Il secondo passo da fare è spostare il primo numero in fondo, 592, ottenendo dalla tabella n. 59  il frammento n. 2 della seconda colonna:
tristarsiabbi
lavogliaefan

Il terzo e ultimo passaggio consiste nello spostare il 5 in fondo ottenendo così il numero 925, che corrisponde alla tabella n. 92, terza colonna, frammento n. 5:

pazienza
nesenza

Si uniscono i risultati ottenuti dai tre frammenti e poi si inizia ad interpretare il responso:

nongiovarattristarsiabbipazienza
fattipassarlavogliaefannesenza

che in parole povere vuol dire

NON GIOVA RATTRISTARSI ABBI PAZIENZA
FATTI PASSAR LA VOGLIA E FANNE SENZA


Io sono rimasta allibita quando ho estrapolato da quelle parole senza senso la risposta alla mia domanda (Riuscirò a cambiare lavoro?) perché da tempo sono intrappolata in un lavoro che non mi soddisfa e desidero con tutto il cuore trovare qualcos'altro, purtroppo senza avere molta fortuna. La cosa  mi deprime non poco e, liberi di non crederci, il mio mantra di questi ultimi mesi è stato "devi avere pazienza". Giuro.

Insomma, a me sembra incredibile che mi sia uscito proprio questo risultato e non sono neanche una che da retta agli oroscopi quindi per quanto strano, nel mio caso L'Oracolo ci ha proprio preso (della serie non è vero, ma ci credo).
Spero di non essere stata troppo scarsa nello spiegare il metodo, comunque per avere un'idea più chiara di come funziona rimando alla visione del booktrailer che ho trovato sul sito della Giunti.

http://www.youtube.com/watch?v=wUCFAyLL9Ds

Si tratta davvero di un'idea divertente ed intrigante, perfetta per un regalo insolito in previsione delle prossime festività natalizie. Già mi vedo la vigilia di Capodanno, giorno in cui solitamente si fanno bilanci e buoni propositi per l'avvenire, a predire il futuro invece che giocare alla solita tombola!!!

E voi, cosa chiedereste alla Sibilla?

venerdì 26 novembre 2010

Letto e commentato: La metà di niente, di Catherine Dunne


L'Incipit
In principio c'è la famiglia. Non è niente di eccezionale, è una famiglia normalissima, proprio come la vostra e la mia. Questa famiglia è composta da cinque persone. il padre si  chiama Ben. Ha quarantacinque anni, è pelaticcio e ha un accenno di pancetta. Lavora in proprio e porta a casa il pane. Vuole bene a figli e non picchia la moglie. Rose è la madre. Ha quarantadue anni, ed è un pò affaticata da vent'anni di guerra con il giro vita. E' una madre affettuosa, una massaia efficiente e non tradisce Ben. I figli sono tre. Hanno un'età compresa tra i sei e i diciasette anni. Si danno grande importanza, ma per quanto ci riguarda, per il momento saranno semplicemente i  I Figli. Questa famiglia anonima tira avanti vivendo alla giornata. Spesso Ben e Rose si chiedono: tutto qui? Però non se lo chiedono a vicenda.

Cosa ne penso
Cercavo un romanzo agile da leggere durante il tragitto lavoro-casa casa-lavoro e questo si è rivelato perfetto. L'ho ripescato praticamente dopo secoli che giaceva abbandonato nella mia libreria, in verità perché la trama non mi allettava molto. Invece fin dalle prime pagine sono rimasta conquistata dalla vicenda di Rose, 42 anni, che viene abbandonata dal marito dopo vent'anni di matrimonio. Non si può non fare il tifo per lei, perché il marito se ne scappa in Spagna con un'altra donna, la lascia senza soldi, senza dare spiegazioni, senza preoccuparsi minimamente dei loro tre figli e lei, tra alti e bassi, scopre di cavarsela anche da sola, anzi che in fin dei conti sta meglio senza di lui. Ironia della sorte, l'altra, l'amante, lascia l'idiota non appena scopre che lui ha abbandonato moglie e figli per lei e siccome esiste una giustizia lui finirà derelitto e fallito, mentre Rose metterà in piedi una specie di servizio catering che le permetterà di mantenersi da sola e di trovare finalmente una nuova identità. Non mi ha commosso come diceva la copertina, però davvero questo romanzo mi ha preso dall'inizio alla fine. Impossibile non immedesimarsi nella vicenda di questa donna che passa dall'incredulità alla speranza, dall'ansia alla rabbia per arrivare finalmente ad una nuova consapevolezza di sé. La metà di niente, al di là della storia raccontata, è scritto benissimo, con uno stile fluido e realistico, e mi ha convinto a leggere anche gli altri romanzi della Dunne.

La Trama
Dublino. Sembrava un matrimonio normale: lui, lei, tre bambini. Poi, un giorno, lui se ne va con un'altra e lei si trova per la prima volta a scontrarsi con la vita: le vicende di una donna che, nella sua lotta per una famiglia ferita, scoprirà una voglia, anzi una gioia assolutamente nuova di vivere e di sorridere. Un romanzo ricco di sentimenti (e di risentimenti), ma senza tracce di sentimentalismo, una storia narrta da una voce di straordinaria autenticità.

L'autrice
Catherine Dunne è nata a Dublino nel 1954, dove risiede. Ha studiato letteratura inglese e spagnola al Trinity College e ha lavorato come insegnante. Attualmente insegna scrittura creativa.

Le sue opere:
La metà di niente (In the Beginning, 1997)
La moglie che dorme (A Name for Himself, 1998)
Il viaggio verso casa (The Walled Garden, 2000)
Una vita diversa (Another Kind of Life, 2002)
L'amore o quasi (Something Like Love, 2006)
Un mondo ignorato (An Unconsidered People, 2003)
Se stasera siamo qui (At a Time Like This, 2007)
Donna alla finestra (Set in Stone, 2010)

Il suo sito: http://www.catherinedunneauthor.com/

giovedì 25 novembre 2010

Yes Man (2008), di Peyton Reed


Yes Man (2008, di Peyton Reed. Con Jim Carrey, Zooey Deschanel, Bradley Cooper, John Michael Higgins, Rhys Darby, Danny Masterson, Fionnula Flanagan, Terence Stamp, Sasha Alexander, Molly Sims, Brent Briscoe, John Cothran Jr., Spencer Garrett, Sean O' Bryan, Rocky Carroll, Patrick Labyorteaux

http://www.youtube.com/watch?v=qzEbDO5GmRE

Per me Jim Carrey è garanzia di qualità e quando c'è lui so già che il film mi piacerà. Credo di aver visto tutti i suoi film da Ace Ventura in poi e nessuno di essi mi ha mai deluso. Lo amo sia che faccia l'idiota in qualche commedia sia che interpreti personaggi drammatici e trovo vergognoso che non gli sia ancora stato conferito un premio "importante". Detto ciò, quando ieri ho visto che davano Yes Man in tv mi sono piazzata in poltrona con lo shiatsu massager acceso (mai più senza!) e mi sono preparata a sbellicarmi dal ridere: chi se ne frega se la storia in sé era una boiata, l'importante è che il buon Jim mi ha strappato le uniche risate della giornata (e in questo periodo non è impresa da poco). In particolar modo la scena in cui si immaginava morto o quella della dentiera della vecchina (chi lo ha visto di sicuro capirà a che scena mi riferisco) da sole bastavano a farmi resettare tutto. Comunque il film è carino e il messaggio è molto positivo (sostanzialmente vivere la vita al massimo dicendo di sì a tutte le occasioni che ci si presentano davanti), anche se decisamente impraticabile qui e ora in questa nostra Itaglietta dove più che vivere si sopravvive.

Nel film c'è anche la simpaticamente fuori di testa Zooey Deschanel, che in alcune scene canta pure un pò alla maniera di Phoebe di Friends, anche se nella realtà lei canta davvero bene (mi pare abbia un gruppo). Ne consiglio caldamente la visione a chi abbia voglia di farsi quattro risate spensierate...

mercoledì 24 novembre 2010

Due uova, che sarà mai...



Il lancio delle uova, insieme a quello degli ortaggi, è il più antico e diffuso gesto di protesta. Non ho ancora capito bene come avrebbero dovuto protestare gli studenti per essere "civili" e far al contempo arrivare il messaggio a destinazione...Qui non si tratta solo di studenti, ma anche di docenti, ricercatori, lavoratori, precari, disoccupati, statali, immigrati etc. etc. etc. Una lista infinita di categorie sociali in questo paese sente il bisogno di scendere in piazza a manifestare. Cosa bisogna fare in questo paese per far sentire la propria voce?

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...

martedì 23 novembre 2010

CineLibri: La serie di Oxford, di Guillermo Martinez

L'Incipit
Adesso che sono passati anni e tutto è ormai dimenticato, adesso che mi è arrivata dalla Scozia, con una laconica e-mail, la triste notizia della morte di Seldom, credo di poter sciogliere la promessa, che comunque lui non mi aveva mai chiesto di fargli, e raccontare la verità su quei fatti che nell'estate del '93 finirono sui giornali inglesi con titoli che andavano dal macabro al sensazionale ma ai quali Seldom e io facevamo riferimento, forse per la connotazione matematica, semplicemente come la serie, o le serie, di Oxford. Le morti avvennero tutte, infatti, entro i confini dell'Oxfordshire, agli inizi del mio soggiorno in Inghilterra, e mi toccò il dubbio privilegio di vedere la prima da molto vicino.

Cosa ne penso
Un cerchio, un pesce, un triangolo: questi i simboli che vengono trovati accanto ai cadaveri di un'anziana signora, un malato terminale, un orchestrale. Quale sarà il prossimo indizio? Chi sarà la prossima vittima? Esiste un collegamento tra le serie logiche oggetto di studio del Prof. Arthur Seldom e gli omicidi seriali che improvvisamente scuotono dal torpore la città di Oxford? Un giovane studente argentino, appena giunto in Inghilterra con una borsa di studio, verrà coinvolto suo malgrado nell'indagine. Ma si tratta davvero di omicidi in serie? La verità in realtà è molto più semplice e la prima ipotesi è quella che si rivelerà esatta...

La storia in sé e per sé non è male, le atmosfere sono suggestive, cupe, misteriose, da perfetto romanzo noir, ma per i miei gusti si parla un pò troppo di matematica, il che ha reso ai miei occhi questo romanzo un tantino noioso. Decisamente ho preferito la versione cinematografica di Alex de la Iglesia.
 
Tra le opere citate: I sette piani di Dino Buzzati, Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll

La Trama
Oxford, anni Novanta. Un'anziana signora assassinata e un biglietto di morte con un dettaglio curioso: un piccolo cerchio, tracciato minuziosamente. Un cerchio perfetto di colore nero, forse il primo simbolo di una serie logica... La scoperta del cadavere fa incontrare, nella stessa stanza, un giovane studente argentino di grande talento matematico e uno dei più noti esperti di logica del secolo, Arthur Seldom, agli occhi del ragazzo una vera e propria leggenda. Nel giro di poche ore quello che doveva essere il piacevole inizio di un anno di studio all'estero si tramuta per il ventenne sudamericano in una accanita lotta contro il tempo e contro il meccanismo di morte che l'assassino, con macabro perfezionismo, ha escogitato. Con questo giallo mirabilmente ideato che ha già conquistato i lettori di tutto il mondo vincendo numerosi premi, Guillermo Martínez, brillante matematico, ci consegna una piccola gemma, un gioco di prestigio capace di farci amare l'universo misterioso nascosto dietro i numeri.

Il Film
Oxford Murders - Teorema di un delitto (2008), di Álex De la Iglesia. Con Elijah Wood, John Hurt, Leonor Watling, Julie Cox, Anna Massey, Alex Cox, Dominique Pinon, Jim Carter, Burn Gorman, Alan David, Tim Wallers, James Weber-Brown, Ian East, Charlotte Asprey, Tom Frederic, Danny Sapani. Titolo originale The Oxford Murders.

http://www.youtube.com/watch?v=sYrumbyYd78

Strano ma vero, per una volta ho preferito il film al romanzo. De la Iglesia è stato bravissimo nel restare fedele alla storia,  riuscendo però ad alleggerirla da tutti quegli elementi che mi avevano annoiato a morte nel romanzo (in particolar modo, le discussioni  accademiche sulle varie teorie matematiche collegate agli omicidi). Rispetto al romanzo, il protagonista ha un nome (Martin, interpretato da Elijah Wood) e da argentino diventa americano. La principale sospettata del primo omicidio è la figlia della signora uccisa, mentre nel romanzo era la nipote. Nel romanzo la Beth in questione era un personaggio abbastanza insignificante, invece quella interpretata da Julie Cox è una stronza isterica e pure ninfomane che cerca di farsi Frodo, che invece le preferisce l'infermiera/tennista/lettrice di gialli tettona (Leonor Watling). Si tratta di piccoli dettagli che però hanno reso il film più interessante del romanzo; della regia di De la Iglesia ho anche apprezzato il fatto che all'inizio del film dissemini indizi utili alla comprensione del mistero (Seldom che getta il biglietto, l'orchestrale che tossisce) e la scena del del concerto.

sabato 20 novembre 2010

Spunti di lettura: Firenze nei romanzi

Questo post vuole essere soltanto un piccolo omaggio alla mia città d'adozione e quasi sicuramente ho lasciato fuori moltissimi altri titoli, comunque ecco una piccola selezione di romanzi ambientati a Firenze con in più una singolare "guida turistica".

Susana Fortes
Nord

Edward Morgan Forster
Newton Compton

Vasco Pratolini
Mondadori

Marco Vichi
Tea
Marco Vichi
Tea

Marco Vichi
Guanda

Cecilia Randall
Mondadori

Traci Slatton
Tropea

Valentina Rossi
Newton Compton

Che s'ha da fa pe' campà: oggi ce n'è per tutti

Chi mi segue da un pò ormai saprà che nutro una vera e propria ossessione per gli spot pubblicitari perché, diciamocelo, quella di vendere è in un certo senso una forma d'arte e certi spot sono davvero ben "confezionati". A volte sono talmente belli che mi capita di fare come il personaggio del romanzo di Amelie Nothomb  Prétextat Tach che in televisione guarda la pubblicità e cambia canale quando ricomincia la trasmissione, ma in generale trovo che la maggior parte degli spot trasmessi siano irritanti e fuorvianti o come minimo ingannevoli.

Della pubblicità quello che mi affascina e mi orripila allo stesso tempo è il fatto che qualcuno ad un certo punto della sua vita/carriera decida di vendere la propria immagine per "vendere" un prodotto nella convizione che questo incrementi i fatturati dell'azienda commissionante. Una pia illusione perché alla fine ciò che conta davvero è la qualità del prodotto in sé e per sé e niente e nessuno mi convincerà mai a comprare qualcosa di cui io non abbia realmente bisogno.

Mi riferisco ovviamente a quei personaggi di un certo "calibro" che per mettersi in saccoccia il vil denaro si abbassano a reclamizzare profumi, automobili, orologi, scarpe da ginnastica, bibite e quant'altro... Li trovo presuntuosi, irritanti e ridicoli. A quel punto preferisco Belen che sculetta nei jeans o sponsorizza le tariffe telefoniche perché penso che la porella, a parte quello e i calendari nuda, altro non potrebbe fare. Su tutti gli altri stenderei un velo pietoso.
Nel nuovo spot Nespresso ecco di nuovo George Clooney e John Malkovich intenti a litigarsi le cialde Velluto della Nespresso: mi fanno letteralmente venire il latte alle ginocchia. Ma possibile che i soldi non gli bastino mai?

Spot Nespresso

http://www.youtube.com/watch?v=LIPRH0hEs3Y

Comunque a 'sto giro ce n'è un pò per tutti, perché stanno ritrasmettendo anche lo spot delle Marche con Dustin Hoffman (patetico), quello del profumo con Diane Kruger (noioso) e quello di Vanessa Paradis sul rossetto (martellante).

Spot Regione Marche


Spot Calvin Klein Beauty

Comunque, sempre meglio dello spot Swiffer Cara è per te (lo odioooooooo!!!!) o quello della Mediaset Premium (ma davvero se non guardo il Grande Fratello sono una povera sfigata?).

Spot Swiffer


Un giorno o l'altro stilerò la classifica degli spot più orrendi che ci vengono propinati in televisione, ma per oggi questi sono quelli in cima alla mia lista nera...

Painting of the day: Il giardino delle delizie, di Hieronymus Bosch

Painting of the day: Art is what you can get away with, di Andy Warhol

venerdì 19 novembre 2010

MOSTRE: Lucca Digital Photo Fest 2010

Il 12 dicembre si concluderà a Lucca la sesta edizione del Digital Photo Fest, interamente dedicata alla figura della Donna, intesa come artista o musa ispiratrice. Alcune cose davvero molto interessanti, altre, francamente meno...Io personalmente segnalo le retrospettive di:

Sandy Skoglund The power of imagination
Bye Bye Baby Marilyn (con uno scatto di Richard Avedon) Imperdibile
Francesca Woodman
Michel Comte (icone della musica, del cinema e della moda, con uno scatto della prémière dame Carlà)

Il programma completo lo trovate qui.

Il programma del Lucca DigitalOff (sezione off della mostra) è qui

FOTOGRAFIA: Sandy Skoglund. The power of the imagination

http://www.sandyskoglund.com/
http://www.ldpf.it/

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