venerdì 26 febbraio 2010

Letto e commentato: Honeymoon, di Banana Yoshimoto


Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia. Non era particolarmente grande, ma in rapporto alle dimensioni della casa ricopriva una superficie abbastanza ampia. Mia madre era appassionata di giardinaggio, così c'erano svariate piante dai frutti commestibili, pietre ornamentali disposte in forme complicate, e alberi che davano fiori in ogni stagione. Perciò il giardino aveva diverse facce. E in quel piccolo mondo c'erano molti posti dove potevo sentirmi a mio agio. Il giardino mi era molto caro, e da bambina mi sedevo o mi stendevo direttamente per terra con tutti i vestiti. Poi, diventata grande, quando avevo il tempo di sedermi in giardino, portavo sempre con me una stuoia da mettere sotto e qualcosa da bere. Stai lì senza fare niente eppure non ti annoi, si stupivano mia madre, mio padre e Hiroshi, e io davvero non mi annoiavo: guardavo il cielo così vasto, poi il muschio e le formiche ai miei piedi, e quando tornavo di nuovo a guardare il cielo, il suo colore e la posizione delle nuvole erano cambiati. Osservavo per un pò queste impercettibili trasformazioni del mondo, poi guardavo la luce che colpiva la mia mano, e in questo modo il tempo passava a una velocità impressionante.

Letto e commentato: L'ultima amante di Hachiko, di Banana Yoshimoto

Non che odiassi particolarmente la vita, eppure la vita che si rifletteva nei miei occhi era sempre lontana e sfumata come in un sogno. Percepivo le cose in modo innaturale, estremamente vicine o remote. In quel periodo, l'unica persona che nel mio mondo riuscisse a vedere a colori, l'unica che parlasse una lingua che le mie orecchie erano in grado di decifrare senza fatica, era Hachi. Pertanto, i momenti che trascorrevo in sua compagnia nell'arco della giornata erano anche gli unici in cui riuscivo a stare con me stessa. Si trattava di rendez-vous tristi e brevi, ma che erano anche i germogli in cui si celava ogni cosa. Per crescere alla svelta, in un modo così libero da apparire voluttuoso, diretta verso la luce del sole. A casa di Hachi viveva una ragazza più grande di me. Più grande per modo di dire, perché in verità faceva l'ultimo anno delle superiori. Una tipa in gamba e senza pensieri. A starle vicino però ci si stancava, perché era sempre, sempre di corsa, patita com'era per le scorribande notturne in moto con gli amici, fra una tirata di solvente e una di speed. Ma nonostante fosse senpre fuori casa, diventava di cattivo umore quando rientrava e coglieva in flagrante me e Hachi - che sò - sul tetto della casa intenti a guardare le stelle, mentre ci scambiavamo qualche bacino oppure immersi nella dolce atmosfera delle piccole intese.

Letto e commentato: Sly, di Banana Yoshimoto

Ricordo stranamente bene quel pomeriggio. Il giorno dopo la festa a casa di Takashi. Il tempo era sereno e dalla finestra si vedevano il cielo azzurro e la luce. In un soggiorno, buio rispetto all'esterno, qualcosa era nato tra di noi segnando nello stesso istante l'inizio e la fine di un periodo. Ricordo bene che anche se partecipavamo alla conversazione, il mio animo errava e fissava i raggi del sole che danzavano al di là della finestra della cucina nello stesso modo in cui si osservano degli esseri animati.
Questa è la storia da me vissuta di un viaggio durato una decina di giorni soltanto. Un viaggio che, proprio come mi aspettavo, non aveva portato alla conclusione di niente e non aveva goduto di slanci particolari. Io e i miei compagni avevamo semplicmente vagato da un posto all'altro trascinati dalla bellezza del panorama. Senza mete né speranze. C'erano stati, comunque, anche istanti in cui avevo percepito la presenza di qualcosa di bello, di straordinario. Questo è il breve racconto in cui parlo di ciò che è accaduto.
Quella notte, a casa di Takashi, c'era stato un continuo andirivieni, una quindicina di persone in tutto. Per lo più gente che non vedevo da quasi cinque anni. Avevo mangiato e bevuto di tutto e, brilla dopo tanto tempo, avevo passato la notte senza dormire. Verso l'alba erano andati tutti a casa, eravamo rimasti solo io che lavavo i piatti e mettevo in ordine, e Hideo che aveva cucinato l'intero menù della serata. Tutto indaffarato a distribuire gli avanzi a quelli che tornavano a casa perché li mangiassero il giorno dopo. Quella sera la ragazza di Takashi, Mimi, non era rientrata a casa, con mia grande sorpresa. Infatti quella era la festa d'inaugurazione della vecchia casa in puro stile giapponese dove avevano traslocato il mese prima, così mi avevano detto. A questo punto vorrei parlare dei rapporti che legavano me e Hideo a Takashi. Io ero stata la sua prima ragazza-donna. Nel senso che lui, in origine, era uno di quelli cui piacciono soltanto gli uomini. Mi ero messa con lui a diciassette anni, più o meno dieci anni prima. Avevamo vissuto insieme a lungo e poi ci eravamo lasciati. Anche Hideo era stato con Takashi, che aveva conosciuto quando gli aveva arredato l'interno del negozio che gestiva. Takashi, però, l'aveva lasciato dopo essersi seriamente innamorato della seconda donna della sua vita, la pittrice Mimi, con cui ora viveva. La cosa risaliva a tre anni prima, se non sbaglio. Io, Hideo e Mimi, forse perché avevamo tutti e tre uno splendido carattere, forse perché eravamo egoisti e ce ne infischiavamo di tutto all'infuori di quello che avevamo davanti agli occhi, forse perché avevamo più o meno la stessa età e facevamo dei lavori simili, o forse ancora perchè avevamo instaurato ciò che si può definire una vera amicizia, avevamo un ottimo rapporto e ci frequentavamo normalmente. Con questo non voglio dire che nel profondo non avessimo mai avuto momenti di confusione; il tempo però aveva risolto ogni cosa. Senza quasi rendercene conto ci erano restati soltanto la gioia di avere incontrato persone affini e il piacere di un confronto sincero.

Letto e commentato: Amrita, di Banana Yoshimoto

Essendo un animale notturno, in genere vado a letto dopo lo spuntare dell'alba. E di regola non mi sveglio mai prima dell'una. Perciò quel giorno fu un caso eccezionale. Intendo il giorno in cui mi arrivò il primo pacco da Ryuichiro. Sì, quella mattina all'improvviso il mio fratellino entrò nella mia stanza sbattendo la porta e si mise a scuotermi con tutte le sue forze.

Svegliati, Sakumi, svegliati! E' arrivato un pacco! Sollevandomi a fatica, mormorai: Cosa? C'è un pacco grandissimo per te! Yoshio era talmente eccitato che se avessi fatto finta di niente continuando a dormire, si sarebbe messo a saltare sul letto. Non avendo scelta, mi rassegnai a svegliarmi del tutto e a scendere al piano di sotto. Feci le scale con lui appiccicato addosso. In cucina c'era mia madre seduta al tavolo che mangiava del pane. Annusai nell'aria un delizioso profumo di caffè.

martedì 23 febbraio 2010

Colpo di fulmine: Nina Zilli

Alla fine Sanremo serve a qualcosa. Anche se quest'anno non l'ho visto, anche se ho criticato l'esclusione di Morgan per le ragioni che tutti o quasi sanno, anche se mi ha fatto quasi rimettere il trio vincitore (solo il 1° e il 2° posto a dire il vero perché Mengoni mi piace), anche se mi sembra che quest'anno sia stato più che altro il trionfo di una lobby (Mediaset, Costanzo, De Filippi) devo dire che qualche cosa di buono c'è stato...Nina Zilli per esempio, a me sconosciuta fino all'altro ieri.
Ragazza dal fascino un pò retrò, che nel look ricorda vagamente la Winehouse, al festival ha portato questa piacevolissima canzone dal sound anni '60:

domenica 21 febbraio 2010

Per fortuna ero brilla...

Per fortuna ieri notte sono uscita con amici a bere una birra...forse ho un pelino esagerato con la bionda, fatto sta che quando sono rientrata a casa e ho appreso i risultati di Sanremo non me ne sono sdegnata più di tanto. Ha vinto Valerio Scanu: da buona "sardignola" me ne dovrei rallegrare perché la Sardegna ha tanto bisogno di avere i riflettori puntati addosso in questo momento di crisi economica (che per una terra che è in crisi da sempre è più che altro un'apocalisse) ma la canzone fa davvero scendere il latte alle ginocchia...mi fa addirittura rimpiangere quella di Marco Carta dell'anno scorso...un altro sardo sfornato da Amici di Maria de Filippi spa. Sarà un caso che c'era l'onnipresente Costanzo a muovere i fili del question time? Non sò. Siccome nel preciso istante in cui stò scrivendo ho un terrificante mal di testa, e non sono del tutto in possesso delle mie facoltà mentali, OSERO' dire che la canzone di Pupo, Filiberto e Canonici non era male...Filiberto non è stato raccapricciante come temevo, il tenore si è immolato alla causa con efficacia: il peggiore è stato proprio l'unico che si supponeva fosse un cantante popolare, Pupo (???). Non mi sono incazzata più di tanto se Mengoni è arrivato terzo e Noemi e la Ayane sono state eliminate. Sono sicura che neanche loro se la sono presa perché hanno dalla loro l'autentico, vero talento...si rifaranno nei mesi a venire, per loro e nostra fortuna.
Comunque voglio manifestare il mio orgoglio sardo postando questa meravigliosa canzone cantata dal compianto e mai dimenticato Andrea Parodi. Magari noi sardi ci facciamo perdonare per la vittoria di Scanu...

http://www.youtube.com/watch?v=2iXAvAJnZlE

martedì 9 febbraio 2010

La canzone di oggi: 3 words, Cheryl Cole


http://www.youtube.com/watch?v=h9EZktPGYoM


met a guy at the club,
I let him know i'm in love,

I met a girl at the bar,
I let her know who you are.

I told her you are the love of my life and,
one day your gonna be my wife.
We are gonna have some babies together.

I told him you are the man of my dreams,
you saved me from drowning in the streams
and i know we're really gonna last forever. (and ever)

It was those 3 words that saved my life.
Its wasn't complicated, wasn't pre-meditated.
It wasn't under-rated, boy i'm so glad you stayed and..

it was those 3 words that saved my life.
It wasn't complicated, wasn't pre-meditated.
to you im dedicated.
so just go ahead and say it...

I love you...
i love you...
i love you...
you are the love of my life. (my life - my life)

i love you...
i love you...
i love you...
you are the love of my life. (my life )

You know your holin' my heart,
can't nothing tear us apart.

You know i'm so in love with you,
can't nothing tear us apart (OH)

i said I-L-O-V-E-Y-O-U i'm so into you girl,

She said M-E-T-O-O,
its obvious i'm so into you boy,
so why don't we, (we)
hold (hold) on (on) to (to) the (love).

Through the ups and downs
Never let go.
holdin' on forever never let go.
and it all started with..

there are 3 words that saved my life.
It wasn't complicated, It wasn't complicated, It wasn't complicated, It wasn't complicated

baby its those 3 words that saved my life...
i love you...
i love you...
i love you...
you are the love of my life. (my life )
i love you...
i love you...
i love you...
you are the love of my life. (my life )

lunedì 8 febbraio 2010

La canzone di oggi: Paralyser, Finger Eleven


I hold on so nervously
To me and my drink
I wish it was cooling me
But so far, has not been good
It’s been shitty
And I feel awkward, as I should
This club has got to be
The most pretentious thing
Since I thought you and me
Well I am imagining
A dark lit place
Or your place or my place

Well I’m not paralyzed
But, I seem to be struck by you
I want to make you move
Because you’re standing still
If your body matches
What your eyes can do
You’ll probably move right through
Me on my way to you

I hold out for one more drink
Before I think
I’m looking too desperately
But so far has not been fun
I should just stay home
If one thing really means one
This club will hopefully
Be closed in three weeks
That would be cool with me
Well I’m still imagining
A dark lit place
Or your place or my place

Well, I’m not paralyzed
But, I seem to be struck by you
I want to make you move
Because you’re standing still
If your body matches
What your eyes can do
You’ll probably move right through
Me on my way to you

We’ll, I’m not paralyzed
But, I seem to be struck by you
I want to make you move
Because you’re standing still
If your body matches
What your eyes can do
You’ll probably move right through
Me on my way to you

I’m not paralyzed
But, I seem to be struck by you
I want to make you move
Because you’re standing still
If your body matches
What your eyes can do
You’ll probably move right through
Me on my way to you

You’ll probably move right through
Me on my way to you

You’ll probably move right through
Me on my way to you

sabato 6 febbraio 2010

La canzone di oggi: Altrove, di Morgan

Meglio Altrove...


In questi ultimi giorni non si è fatto altro che parlare di Morgan e del fatto che abbia detto di usare la droga come antidepressivo...Sai che novità! Sai che scandalo! Mai nessuno prima di lui aveva preso droghe per questa ragione...Davvero una notiziona esclusiva, chi l'avrebbe mai detto? Un musicista che si droga....Quello che io davvero non capisco è perché hanno deciso di escluderlo da Sanremo...se nelle passate edizioni avessero escluso tutti i cantanti che si facevano ci sarebbero andati solo Nilla Pizzi, Al Bano e Toto Cutugno...Che paese di ipocriti. Uno che scrive una canzone come Altrove (che per inciso è una delle mie canzoni italiane preferite) non poteva certo essere totalmente "sano"; se la canzone è bella chi se ne frega, sono affari suoi, se si disintossica è meglio per la sua salute, non capisco perché punirlo in questo modo quando si sa perfettamente che la droga gira in tutti gli ambienti e che ormai si fanno tutti, ma proprio tutti, anche gli insospettabili...facessero pulizia in Parlamento ci guadagnerebbe tutto il Paese, invece iniziano da Sanremo. Lui ha dichiarato che non gliene frega più niente, ma io non ci credo perché lui ce l'ha sempre avuta con il sistema discografico italiano e la sua esclusione è la riprova che ha ragione. Non mi rimane che sperare che vinca il suo pupillo Mengoni, anche se quest'anno a X Factor preferivo Giuliano...Purtroppo non viviamo "altrove" ma in Italia...

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