venerdì 29 gennaio 2010

Finding Forrester (2000), Gus Van Sant

Trailer Finding Forrester (2000), di Gus Van Sant, con Sean Connery, F. Murray Abraham, Rob Brown, Anna Paquin, Michael Nouri, Michael Pitt.

http://www.youtube.com/watch?v=lRnRy_rLQPw

Letto e commentato: Il giovane Holden, di J.D. Salinger

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto - chi lo nega - ma anche tremendamente suscettibili. D'altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitare verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di più di quel che ho raccontato a D. B., con tutto che lui è mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giù di lì. E' pieno di soldi, adesso. Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa. Ha scritto quel formidabile libro di racconti, Il pesciolino nascosto, se per caso non l'avete mai sentito nominare. Il più bello di quei racconti era Il pesciolino nascosto. Parlava di quel ragazzino che non voleva far vedere a nessuno il suo pesciolino rosso perché l'aveva comprato con i soldi suoi. Una cosa da lasciarti secco. Ora sta a Hollywood, D. B., a sputtanarsi. Se c'è una cosa che odio sono i film. Non me li nominare nemmeno.

giovedì 28 gennaio 2010

Addio Salinger (1919-2010)


Oggi si è spento all'età di 91 anni un grande scrittore, Jerome David Salinger, autore di uno dei più bei romanzi del '900, Il giovane Holden. Salinger viveva da recluso nel New Hampshire a seguito dell'enorme successo ottenuto grazie al suo romanzo, pubblicato nel '51, del quale non volle mai cedere i diritti. Mi chiedo cosa succederà adesso: già si parla di saccheggiare il suo studio in cerca di scritti inediti, ma visto il suo desiderio di riservatezza esiste la remota possibilità che sentendo il sopraggiungere della morte abbia bruciato tutto quello che aveva gelosamente custodito fino ad allora. Io per lo meno avrei fatto così. Sono combattuta: è giusto rispettare anche dopo la morte lo stile di vita che aveva scelto oppure è giusto che l'umanità possa godere ancora del suo talento? E poi mi chiedo, da fissata per i film tratti da romanzi quale sono, se finalmente Hollywood riuscirà a mettere le mani sul suo romanzo più famoso oppure se tutti gli appassionati lettori del giovane Holden continueranno a vivere la sua avventura solo nelle pagine di un libro. Chissà...

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fa9e6dfd-e6c3-42b2-a1d1-34e2531d9b47.html?p=0

Letto e commentato: Lucertola, di Banana Yoshimoto

Una volta mi accadde di incontrare, su un treno della metropolitana, una persona davvero straordinaria. E' una storia di tanto tempo fa, ma il ricordo è ancora vivido. Io e Atsuko eravamo sposati più o meno da un mese. Avevo ventotto anni, ed ero completamente ubriaco. La fermata dove sarei dovuto scendere era passata da un pezzo. A quell'ora di notte nella vettura c'erano solo quattro persone, me compreso. Non avendo voglia di tornare a casa, ero rimasto sul treno. Poco prima avevo visto la mia fermata, con quel binario a me così familiare, avanzare gradualmente nel mio campo visivo appannato dall'alcol e infine arrestarsi. Le porte si erano aperte, lasciando penetrare il vento fresco della sera. Poi si erano subito di nuovo richiuse, perfettamente richiuse come se non avessero dovuto riaprirsi mai più, e il treno aveva ripreso la sua marcia. Vidi le insegne al neon che conoscevo a memoria scorrere via una dopo l'altra. Restai a guardarle inchiodato al mio posto. Qualche fermata più tardi salì il vecchio. Sembrava un tipico barbone: i vestiti a brandelli, capelli e barba incolti e appiccicosi e un fetore unico intorno a sé. Subito gli altri tre passeggeri, in silenzio, come obbedendo a una parola d'ordine, si spostarono nelle vetture adiacenti. Io non accennai a muovermi, e restai sprofondato nel mio posto al centro della vettura. Un pò perché non me ne fregava più di tanto, e forse un pò anche in segno di disprezzo per la reazione esagerata di quegli altri.

Letto e commentato: N.P., di Banana Yoshimoto

Quello che sapevo era che Sarao Takase, oscuro scrittore, aveva vissuto in America, e durante la sua oscura esistenza aveva scritto una serie di racconti. Che a quarantotto anni era morto suicida. Che dalla moglie da cui era separato aveva avuto due figli. Che i suoi racconti, raccolti in un volume, per breve tempo erano stati un best-seller in America. Il titolo del libro: N. P.

Comprende novantasette racconti. Forse per l'incostanza dell'autore, il libro non è che il susseguirsi di storie brevissime, poco più di semplici bozzetti. Queste cose le avevo sapute da Shoji, il mio ragazzo di un tempo. Era stato lui a ritrovare il racconto n. 98, mai pubblicato, e a tradurlo.

Sì, a pensarci sono già passati cinque anni da quando, al tempo in cui ero ancora al liceo, incontrai per la prima volta i figli di Sarao Takase. Fu al party di una casa editrice dove mi aveva portato Shoji. Nel vasto salone, su un grande tavolo, cibi di tutti i colori erano disposti in vassoi d'argento, e sotto la luce di tanti piccoli lampadari a forma di cattleya, una folla di gente chiaccherava e rideva. Di giovani non c'era quasi nessuno, perciò quando mi accorsi di loro provai un lampo di gioia. Mentre Shoji era tutto preso in una conversazione con qualcuno, mi spostai in un angolo dal quale potevo osserli meglio. Provai allora una sensazione curiosa. La sensazione di averli già incontrati più volte in sogno. Ma ritornando subito alla realtà mi dissi: ma sicuro, dev'essere l'effetto che questi due fanno a chiunque. C'era qualcosa in quella coppia che suscitava un'indefinibile nostalgia. Mentre li guardavo assorta, Shoji si avvicinò e disse: quei due sono quel che resta di Takase.

martedì 26 gennaio 2010

Colpo di fulmine: Sam Worthington

Qualcuno si starà chiedendo chi mai sia questo baldo e aitante giovane: ebbene, è Sam Worthington, attore australiano scelto da Cameron per interpretare il protagonista di Avatar. I più sono pronti a scommettere che seguirà le orme del connazionale Russell Crowe, qualcuno invece storce il naso. Io per il momento mi limito ad apprezzarne la prestanza fisica, sebbene in Avatar mi sia piaciuto abbastanza. La sua filmografia è piuttosto scarna, ma è proprio di oggi la notizia che prossimamente vestirà i panni del conte Dracula nell'ennesima versione cinematografica. In attesa che questo progetto veda la luce metto in atto la sospensione di giudizio e mi riservo il diritto di dire l'ultima parola dopo averlo visto in Clash of the Titans, film che attendo con ansia da appassionata di mitologia quale sono...

Letto e commentato: Tsugumi, di Banana Yoshimoto


Senza dubbio Tsugumi era una ragazza impossibile. Ho lasciato il mio tranquillo paesino, in cui si vive di pesca e di turismo, e sono venuta a Tokyo per frequentare l'università. Anche le giornate che trascorro qui sono molto divertenti. Mi chiamo Shirakawa Maria. Maria, proprio come la Madonna. Però non mi sento affatto una santa. Ma nonostante questo, chissà perché, quando i miei nuovi amici parlano di me, non ce n'è uno che non dica che sono generosa, o serena. Se proprio devo dire come mi vedo io, credo di essere una semplice ragazza in carne e ossa, per di più con poca pazienza. Comunque, mi sono accorta di un fatto abbastanza strano. Le persone, qui a Tokyo, se per caso si mette a piovere, se salta una lezione all'università, o se un cane fa la pipì, insomma, qualsiasi cosa succeda, si arrabbiano subito. Io, invece, sono un pò diversa. Mi arrabbio, sì, ma un istante dopo, un'onda mi travolge e la mia collera si disperde nella sabbia...

Ormai mi ero quasi convinta di essere una tranquilla ragazza di provincia, quando l'altro giorno, dopo che un odioso professore non mi aveva accettato una relazione per un ritardo di un minuto, sulla via del ritorno ero pazza dalla rabbia: fissavo il tramonto e all'improvviso me ne resi conto.

E' colpa di Tsugumi, anzi, è merito suo.

Tutti, più o meno una volta al giorno, ci arrabbiamo. Mi ero accorta che in quei momenti, senza farlo apposta, era come se recitassi una preghiera nel profondo del mio cuore: Questa rabbia non è niente rispetto a quella che è capace di provare Tsugumi. Mentre ero con lei, avevo capito perfettamente che, anche se si va su tutte le furie, non è che alla fine la realtà dei fatti cambi. Il cielo volgeva al tramonto brillando di arancio, e mi veniva da piangere.

Non so perché, ma avevo la sensazione che l'amore, per quanto lo si doni, per quanto si lasci aperto il rubinetto del proprio cuore, non si esaurisce mai, proprio come l'acqua degli acquedotti di tutto il Giappone.

Letto e commentato: Sonno profondo, di Banana Yoshimoto

Da quanto tempo sarà che quando sono da sola dormo in questo modo? Il sonno viene come l'avanzare della marea. Opporsi è impossibile. E' un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all'orecchio. Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo. E' soltanto nel momento in cui riapro gli occhi che mi sento un pò triste. Alzo lo sguardo verso il cielo rannuvolato e mi rendo conto di aver dormito molto a lungo. Ancora un pò intontita penso: non avevo la minima intenzione di dormire, e invece ho perso tutta la giornata...E a un tratto, in quel pesante rammarico così vicino alla vergogna, mi si gela il sangue.

Quand'è che ho cominciato ad abbandonarmi così al sonno, che ho smesso di opporre resistenza? E' davvero possibile che un tempo fossi sempre piena di energia e completamente sveglia? Sembra un periodo tanto lontano da perdersi nell'antichità. Se cerco di ricordarlo vedo solo un'immagine sfocata che sembra appartenere a un'età remota, dove felci e dinosauri si riflettono negli occhi in colori vividi e primitivi.

lunedì 25 gennaio 2010

Letto e commentato: Presagio triste, di Banana Yoshimoto


Quella vecchia casa si trovava in un quartiere residenziale piuttosto distante dalla stazione. Poiché era alle spalle di un grande parco, era sempre avvolta da un intenso profumo di verde e, specialmente dopo che aveva piovuto, l'aria diventava così densa, come se le strade che circondavano la casa si fossero trasformate in una foresta, da farsi quasi soffocante. Abitai anch'io per poco tempo in quella casa dove mia zia aveva vissuto a lungo da sola. Ripensandoci, quel breve momento è diventato per me un periodo prezioso e unico. Quando lo ricordo, vengo presa da una sensazione indefinibile. Come un miraggio apparso all'improvviso, quei giorni sembrano perdere ogni realtà. Ripenso con struggente nostalgia alle ore trasparenti passate con la zia, noi due da sole. Credo sia stata una fortuna aver potuto condividere con lei quello spazio che era nato tra le fessure del tempo grazie a circostanze del tutto casuali. Ricordo tutto perfettamente. La vecchia porta di legno aveva un pomello dorato ormai opaco. Le erbacce nel giardino, a lungo trascurate, erano cresciute altissime e fitte, e insieme agli alberi ormai quasi secchi nascondevano il cielo. L'edera si arrampicava sui muri scuri, e a una delle finestre il vetro rotto era stato attaccato alla buona con del nastro adesivo. Il pavimento era sempre ricoperto di polvere che con il bel tempo, colpita dai raggi di sole, si sollevava danzando, per poi tornare a coprire tranquilla il pavimento. Tutto era sparso come capitava, e le lampadine fulminate non venivano sostituite. Era un mondo al di fuori del tempo. E fino a quella volta in cui io andai a farle visita, la zia vi aveva sempre vissuto nel silenzio e nell'ombra, come addormentata.

CineLibri: Kitchen, di Banana Yoshimoto


L'Incipit
Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un pò arruginiti, fuori le stelle splendono tristi. Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un pò meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.


L'Autrice

Per un certo periodo della mia vita sono stata fortemente affascinata dalla cultura orientale ed in particolare da quella giapponese, influenzata come molte persone della mia generazione dalla visione di memorabili anime trasmessi in televisione a partire dagli anni '80. Grazie ad essi mi sono avvicinata all'universo delicato e sognante di Banana Yoshimoto. Banana nei suoi numerosissimi romanzi (tutti pubblicati dalla Feltrinelli) affronta temi universali quali l'amore e la morte, parla di sesso, di suicidio, di solitudine e di rapporti familiari. A lei devo la scoperta del sushi e del sashimi prima ancora che mangiare giapponese diventasse una moda e così, in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo (I delfini) il prossimo 27 gennaio, le dedico una serie di post.

Le sue opere principali:
Kitchen (1988)
Presagio triste (1988).
Sonno profondo (1989).
Tsugumi (1989).
N.P. (1991).
Lucertola (1993).
Amrita (1994).
Sly (1996).
L'ultima amante di Hachiko (1996)
Honeymoon (1997).
H/H (1999).
La piccola ombra (2000).
Il corpo sa tutto (2000).
Arcobaleno (2002).
L'abito di piume (2003).
Ricordi di un vicolo cieco (2003).
Il coperchio del mare (2004).
Chie-chan e io (2007).
Delfini (2010)

Per chi volesse saperne di più sulle sue opere esiste un sito ufficiale e un bellisimo sito in italiano:
http://www.yoshimotobanana.com/
http://www.sweetbaby.it/byp/pages/home.html

Inoltre, Giorgio Amitrano, suo traduttore ufficiale in Italia, le ha dedicato un bel saggio intitolato Il mondo di Banana Yoshimotohttp://www.wuz.it/recensione-libro/1708/amitrano-banana-yoshimoto.html

Il Film
Kitchen (1997), di Yim Ho, con Jordan Chan, Yasuko Tomita, Kar-Ying Law, Karen Mok, Siu-Ming Lau, Koon-Lan Law.

http://www.youtube.com/watch?v=yZ5Q4M9HI6c

Mi ci è voluto un pò di tempo, ma alla fine ho trovato un video del film tratto dal libro di Banana Yoshimoto (Kitchen). Non si tratta di un vero e proprio trailer ma di un estratto. Io questo film l'ho visto tantissimi anni fa in televisione, in seconda o forse addirittura terza serata...all'epoca mi aveva fatto una buona impressione, oggi invece non sò se lo apprezzerei ancora, in ogni caso credo che mi resterà il dubbio dato che è introvabile...

venerdì 22 gennaio 2010

L'artista di oggi: Patrick Hughes

Quest'opera del 2008 di Patrick Hughes si intitola Gerundio e rappresenta una biblioteca. Ho avuto modo di ammirarla all'interno della mostra Inganni ad arte e devo dire che vista dal vivo fa tutto un altro effetto: si rimane letteralmente ipnotizzati.

La tecnica usata da questo artista consiste nell'inserire dei pannelli di legno nella tela a formare degli angoli riuscendo davvero a dare il senso di profondità dell'ambiente rappresentato, ma anche quello di movimento. Infatti se ci si dondola lentamente da destra a sinistra e viceversa si avrà la sensazione che gli scaffali siano in movimento, come se fluttuassero nella tela mentre siamo noi a muoverci. Si tratta quindi di un'illusione nell'illusione, un perfetto trompe-l'oeil che avrebbe sicuramente rappresentato altrettanto bene il tema della mostra.

Quest'opera da veramente il senso della tridimensionalità e la prova sta nel fatto che un'osservazione prolungata può provocare qualche capogiro; forse meritava una posizione migliore all'interno della mostra, ma la mia è solo un'opinione da profana.

Per chi volesse vedere qualche altra opera di questo artista inglese questo è il suo sito:
http://www.patrickhughes.co.uk/

Questo invece il sito della galleria che espone le sue opere a Londra:
http://www.flowerseast.com/
http://www.youtube.com/watch?v=8fxXn-uho34

Nel suo sito è possibile trovare un'interessante spiegazione della tecnica che utilizza (assai più esaustiva di quella che ho dato io), che riporto qui fedelmente:

What is Reverspective?

Reverspectives are three-dimensional paintings that when viewed from the front initially give the impression of viewing a painted flat surface that shows a perspective view. However as soon as the viewer moves their head even slightly the three dimensional surface that supports the perspective view accentuates the depth of the image and accelerates the shifting perspective far more than the brain normally allows. This provides a powerful and often disorienting impression of depth and movement. Patrick Hughes takes full advantage of this effect in his use of surrealist images that reinforce the altered reality of the viewer.

The illusion is made possible by painting the view in reverse to the relief of the surface, that is, the bits that stick furthest out from the painting are painted with the most distant part of the scene. This is where the term reverse perspective or Reverspective comes from. A more detailed explanation of the relationship between perspective and Reverspective can be found in the next section. For the technically inclined in depth discussion can be found in the various scientific papers on this site.
Inoltre, come sempre You Tube è venuto in mio soccorso!!! Ecco alcuni dei video dedicati alle sue opere:



Di seguito invece due video in cui Hughes in persona mostra lo studio dove lavora e parla della tecnica che usa per realizzare le sue opere. Io lo trovo geniale...


MOSTRE: Inganni ad Arte, Firenze, Palazzo Strozzi

Grazie ad una mia carissima amica, che mi ha gentilmente regalato i biglietti, ho potuto visitare questa bella mostra intitolata Inganni ad Arte. Meraviglie del trompe-l'oeil dall'antichità al contemporaneo, a Firenze fino al 24 gennaio presso il Palazzo Strozzi.

Pere Borrell del Caso-Fuga dalla critica
La mostra, curata da Annamaria Giusti, è interamente dedicata al trompe-l'oeil e comprende 150 opere di pittura e scultura divise in 10 sezioni visitabili on-line.

Sezione I SULLE ORME DI ZEUSI E PARRASIO
Sezione II NATURA MORTA O TROMPE-L’OEIL
Sezione III MIRAGGI AMBIENTALI
Sezione IV GIOCARE CON LE CARTE


Sezione V L’INCANTO DELLA LETTURA
Sezione VI INGANNI A TRE DIMENSIONI: LA PLASTICA FRA REALISMO, ARTIFICIO E DIDATTICA

Sezione VII MATERIE EN TRAVESTI
Sezione VIII LA FIGURA TRA SPAZIO ILLUSORIO E SPAZIO REALE

Sezione IX AUTORITRATTO DI UN’ILLUSIONE
Sezione X VISIONI DI ESTERNI


All'interno della mostra è anche possibile ammirare alcuni preziosi manoscritti miniati ed è possibile visitare una sala interattiva.

Il sito ufficiale della mostra:
http://www.inganniadartefirenze.it/
Alcuni degli artisti esposti:
Tintoretto, Andrea Mantegna, Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, Tiziano Vecellio, Paolo Veronese, Giambattista Tiepolo, Pere Borrell del Caso, Sebastiano Lazzari, Johann Rudolf Bys, Pandolfo Reschi, James Turrell, Pierre Ducordeau, William Moore Davis, Étienne Moulineuf, Antonio Cioci, Carlo Sferini, Jean-François de Le Motte, Nicolò dell’Abate, Giuseppe Molteni, Johannes van Dregt, Ludwig Guttenbrunn, Johannes Wümpp, Francesco del Cossa, Carlo Crivelli, Piero Gilardi, Clemente Susini, Giacomo Galletti, Giovanni d’Enrico, William Douglas Hamilton, François Le Moyne, Giovanni Vendramin, Pierre Ducordeau, John Frederick Peto, Louis Fischer, Dominique Doncre, H. Drost, Cornelius Norbertus Gijsbrechts, Cornelis Saftleven, Johannes Cornelisz Verspronck, John Atherton, Stevan Dohanos, Aaron Bohrod, Charles Alfred Meurer, Nicholas Alden Brooks, John Haberle, Johannes Leemans, William Michael Harnett, Jan Baptist Weenix, Piero Fornasetti, De Scott Evans, Jean Valette-Penot, Gaspard Gresly, Domenico Remps, Georg Hinz, Georg Flegel, Jan Provost, Philippe de Champaigne, Domenico Fetti, Filippo Napoletano, Willem van Aelst, Michael Bechtel, Cesare Dandini, Jérôme Galle, Barend van der Meer, Gerrit Dou, Otis Kaye.
http://www.inganniadartefirenze.it/allegati/05_Elenco_delle_opere_091009100933.pdf
Le opere più interessanti (la scelta è ovviamente soggettiva):

Patrick Hughes, Gerundio, 2008.
Carole A. Feuerman, Moran, 2008.
Duane Hanson, Donna con bambino nel passeggino, 1985
Michelangelo Pistoletto, Tela con cavalletto, 1962-1975.
Henri Cadiou, Lo strappo, 1981; Armadietto spogliatoio, 1970.
Jacques Poirier, Artnica, 1997; Conchiglie, 2001.
Pierre Gilou, La zucca, 1973;

martedì 19 gennaio 2010

Cult: A bout de souffle (1960) di Jean-Luc Godard

Trailer A' bout de souffle (1960), di Jean-Luc Godard, con Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg


http://www.youtube.com/watch?v=w2hDR_e1o1M

Un classico del cinema francese: il primo film diretto da Jean-Luc Godard con Jean-Paul Belmondo nei panni di un landruncolo di nome Michel Poiccard che vive alla giornata, rubando auto, corteggiando ragazze e facendosi beffe della polizia. Peccato per il doppiaggio italiano, di solito ottimo, ma non in questo caso: l'accento americano della protagonista femminile è davvero irritante. Meglio vederselo in francese.

Sleuth (2007), di Kenneth Branagh

Trailer Sleuth-Gli insospettabili (2007), di Kenneth Branagh, con Michael Caine e Jude Law. Sceneggiatura di Harold Pinter.




http://www.youtube.com/watch?v=eDrdGPhs7vg

Interessante questo film di Kenneth Branagh (uno dei pochi non-shakesperiani), tratto dal testo teatrale di Anthony Shaffer e remake del film del 1972 di Joseph L. Mankiewicz. Law interpreta la parte di Milo Tindle, che nel '72 fu di Caine, mentre nell'originale la parte di Caine (Andrew Wyke) fu affidata a Laurence Olivier.
Caine è uno scrittore di libri gialli ricco e di successo abbandonato dalla moglie (che non appare mai, ma la cui presenza aleggerà per tutto il film) e Law è il giovane amante di lei, un attore squattrinato e di bell'aspetto, intenzionato ad ottenere il divorzio per poter sposare la donna. L'azione si svolge interamente al chiuso nella ipertecnologica casa dello scrittore ed è ricca di colpi di scena. Si tratta di un thriller psicologico in cui i due uomini si affrontano verbalmente e fisicamente e cercano di ingannarsi a vicenda; il finale è imprevedibile. Da notare è che Law interpreta il doppio ruolo di amante-rivale e di ispettore di polizia (incaricato di indagare sulla scomparsa di Tindle), nei cui panni appare invecchiato ed imbruttito, ma non per questo meno bravo. Memorabile è la scena in cui si lava con la vodka rivelando la sua vera identità.

Trailer Sleuth (1972) di Joseph L. Mankiewicz, con Michael Caine, Laurence Olivier




http://www.youtube.com/watch?v=XBRMaieaLdU

domenica 17 gennaio 2010

CineLibri: Mansfield Park, di Jane Austen


L'Incipit
Circa trent'anni prima, Miss Mary Ward, di Huntington, provvista di una dote di sole settemila sterline, aveva avuto la fortuna di conquistare Sir Thomas Bertram di Mansfield Park, della contea di Northampton, e di raggiungere così la posizione di moglie di baronetto, con tutti gli agi e le prerogative che vanno uniti al possesso di una bellissima casa e di rendite cospicue. Tutta Huntingtom, attonita, commentò l'importanza del matrimonio, e lo stesso zio della sposa, l'avvocato, ammise che la dote della nipote era inferiore di almeno tremila sterline alla somma che le avrebbe permesso di aspirare logicamente a quella unione. La giovane aveva due sorelle che, di riflesso, si trovarono avvantaggiate dalla sua ascesa nella scala sociale; perciò quanti fra i loro conoscenti consideravano Miss Ward e Miss Frances non inferiori per bellezza a Miss Maria, non esitarono a predire che anch'esse si sarebbero accasate in modo quasi altrettanto vantaggioso. Ma è certo che in questo mondo gli uomini in possesso di grandi ricchezze non sono tanti quante sono le graziose ragazze che li meritano.

Il Film

Mansfield Park (1999), di Patricia Rozema, con Embeth Davidtz, Lindsay Duncan, Victoria Hamilton, Sheila Gish, Alessandro Nivola, Harold Pinter, Frances O'Connor, Jonny Lee Miller.

Avatar (2009), di James Cameron

Trailer Avatar (2009), di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi.

http://www.youtube.com/watch?v=cRdxXPV9GNQ
Non vorrei dire troppo di questo film per non guastare la visione a coloro che ancora non l'hanno potuto vedere, solo che è emozionante e che il successo che sta ottenendo in tutto il mondo è ampiamente meritato. James Cameron è un grande regista ed è stato capace di creare un universo meraviglioso, quello di Pandora, dove la natura è madre di tutte le creature viventi (tra loro interconnesse), che ad essa ritornano in un ciclo continuo di vita e di morte. Ancora una volta, l'essere umano non ci fa una gran bella figura. Il film è imperdibile per chi ama la fantascienza e l'animazione, ma potrebbe piacere anche a chi ama i film di guerra sparatutto. Il messaggio è ecologista, anticapitalista e anticolonialista, ma al di la della storia (ben sviluppata) e della parabola personale del protagonista (un ex-marine paralizzato che riacquista l'uso delle gambe grazie al suo avatar), quello che veramente fa tenere gli occhi incollati allo schermo sono i colori della foresta, la bellezza dei Na'vi e delle creature che abitano Pandora.

mercoledì 13 gennaio 2010

CineLibri: Jules e Jim, di Henri-Pierre Roché

L'Incipit
Era il 1907 circa. Il piccolo e rotondo Jules, a Parigi per la prima volta, aveva chiesto all'alto e magro Jim, che conosceva appena, di farlo entrare al Bal des Quat-z'Arts, e Jim gli aveva procurato un invito e l'aveva accompagnato a scegliersi un costume. Fu mentre Jules rovistava con calma tra le stoffe e sceglieva un semplice costume da schiavo, che nacque l'amicizia di Jim per Jules. Si rafforzò poi durante il ballo, in cui Jules se ne stette quieto, con gli occhi sgranati, pieni di humour e di tenerezza. L'indomani ebbero la loro prima vera conversazione. Non c'erano donne, nella vita parigina di Jules, e lui ne avrebbe voluta una. In quella di Jim ce n'erano parecchie. Gli fece incontrare una giovane musicista. Gli inizi parvero favorevoli: Jules fu un pò innamorato per una settimana, e anche lei. Poi Jules la trovò troppo cerebrale, e lei lo trovò ironico e placido.


Jules e Jim si videro tutti i giorni. Ciascuno insegnava all'altro, fino a tarda notte, la sua lingua e la sua letteratura. Si mostravano le loro poesie, e traducevano insieme. Conversavano, senza fretta, e nessuno dei due aveva mai trovato ascoltatore più attento. Ben presto, i clienti abituali del caffé attribuirono loro, senza che lo sapessero, delle abitudini speciali. Jim introdusse Jules nei caffé letterari frequentati da celebrità. Jules ebbe successo, e Jim ne fu contento.


Il Film



Jules e Jim (1962), di François Truffaut, con Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre, Vanna Urbino, Boris Bassiak.

martedì 12 gennaio 2010

CineLibri: Lo strano caso di Benjamin Button (2009), di David Fincher

Il curioso caso di Benjamin Button (2009), di David Fincher, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng.



http://www.youtube.com/watch?v=tFk0T0eQonw

Il film, tratto da un romanzo di Francis Scott Fitzgerald, è sicuramente girato bene, con attori straordinari e un'ottimo uso del colore. Bella e toccante è la colonna sonora di Alexandre Desplat e alcune scene sono stupende (quella della stazione su tutte); l'idea di fondo (lo scorrere del tempo, la necessità di cogliere ogni istante per farne tesoro) è interessante, i dialoghi ben scritti e a tratti divertenti, ma nel complesso è un film lento, noioso che non appassiona e non trasmette emozioni. Sono inorridita nel vedere Brad Pitt truccato da vecchio e decisamente ho trovato superiore l' interpretazione della Blanchett.

lunedì 11 gennaio 2010

CineLibri: Il laureato, di Charles Webb

L'Incipit
Un giorno di giugno Benjamin Braddock si laureò in un piccolo college dell'Est. Poi tornò a casa in aereo. La sera dopo i suoi genitori diedero una festa in suo onore. Alle otto erano arrivati quasi tutti gli ospiti ma Benjamin non aveva ancora lasciato la sua stanza. Suo padre lo chiamò dal basso ma nessuno rispose. Infine salì frettolosamente i gradini e percorse il corridoio fino in fondo.
Ben? disse, aprendo la porta di suo figlio.
Scendo tra poco disse Benjamin
Ben, gli invitati ci sono già tutti disse suo padre. Stanno aspettando.
Ho detto che scendo tra poco.
Il signor Braddock si chiuse la porta alle spalle. Che cos'hai? disse.
Benjamin crollò il capo e si diresse verso la finestra.
Che cos'hai Ben?
Niente
Allora perché non vieni giù a ricevre i tuoi ospiti?
Benjamin non rispose.
Ben?
Babbo disse lui, voltandosi adesso ho certe cose che mi preoccupano.
Quali cose?
Certe cose.
Bè, non puoi dirmi di che si tratta?
No.
Per qualche istante il signor Braddock continuò a fissare accigliato suo figlio, poi consultò l'orologio e tornò a guardare Benjamin. Ben, sono tutti amici disse. Amici miei. Amici di tua madre. Non puoi trattarli così.
Digli che adesso devo restare solo.


Il Film


Il laureato (1967), di Mike Nichols, con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Richard Dreyfuss.

sabato 9 gennaio 2010

MOSTRE: La perfezione nella forma e Quell'instabile oggetto del desiderio

Domani 10 gennaio 2010 è l'ultimo giorno utile per poter visitare a Firenze due splendide mostre di fotografia. La prima mostra raccoglie i migliori scatti di Robert Mapplethorpe (La perfezione nella forma, Galleria dell'Accademia).



http://www.polomuseale.firenze.it/mostre/mostra.asp?id=166

La seconda invece è intitolata Quell'instabile oggetto del desiderio ed è interamente dedicata al seno femminile (Museo Nazionale Alinari della Fotografia)




Un pò di colore in questa piovosa giornata


CineLibri: Sale sulla pelle, di Benoite Groult

L'Incipit
Avevo diciotto anni quando Gauvain entrò per sempre nel mio cuore, senza che lo sapessimo né lui, né io. Sì, tutto ebbe inizio dal cuore o da quello che all'epoca prendevo per cuore e che era ancora solamente pelle. Aveva sei o sette anni più di me e il suo ruolo prestigioso di marinaio che si guadagnava da vivere compensava allora la mia condizione di studentessa ancora dipendente dalla famiglia. I miei amici parigini erano solo pivelli, bambocci in confronto a lui, già segnato da quel mestiere che, in troppo pochi anni, fa di un adolescente muscoloso una forza della natura e un vecchio molto prima del tempo. L'infanzia indugiava ancora negli occhi che lui volgeva altrove se qualcuno lo osservava e la giovinezza sulle labbra arroganti e rialzate agli angoli, mentre la sua forza d'uomo incuteva soggezione sia per le mani impressionanti, quasi irrigidite dal sale, sia per la pesante andatura con cui assestava ogni falcata come se fosse sempre sul ponte di una nave. Fino all'adolescenza, ci eravamo squadrati a vicenda come i rappresentanti di due specie inconciliabili, lui nel ruolo di ragazzo bretone, io in quell di parigina, nella rassicurante certezza che le nostre strade non si sarebbero mai incontrate. Per di più lui era figlio di poveri contadini e io di villeggianti il cui modo di vita egli sembrava considerare come una sorta di primaria professione che gli ispirava ben poca stima. Durante i suoi rari momenti di libertà, giocava con passione a calcio insieme con i suoi fratelli - cosa che a me appariva priva di ogni interesse - oppure catturava gli uccelli strappandoli dal nido o colpendoli con la fionda, cosa che io reputavo riprovevole; il resto del tempo, poi, si azzuffava con i suoi compagni o rivolgeva, a me e a mia sorella, parolacce ogni qual volta ci incontrava, atteggiamento che giudicavo tipicamente maschile e quindi detestabile. Fu lui che forò le gomme della mia prima bicicletta di bambina ricca, vero e proprio insulto - lo ammetto -alla cassetta a rotelle sempre sfasciata sulla quale discendeva l'unica strada del paese, insieme coi fratelli, in un rumore di ferraglia che li esaltava. In seguito, appena ebbe le gambe abbastanza lunghe, cominciò ad ancheggiare su una misera bici del padre, attrezzo ridotto ai pezzi indispensabili, che andava a recuperare di nascosto quando Lozerech padre passava la notte in un fossato dopo la consueta sbornia del sabato. Quanto a noi, fissavamo con le mollette per la biancheria delle cartoline sui raggi delle nostre biciclette cromate, dotate di campanelli, parafangi e portabagagli, per produrre un rumore di motore e richiamare l'attenzione dei fratelli Lozerech, che ci ignoravano bellamente.


Il Film

Il sale sulla pelle (1992), di Andrew Birkin. Con Greta Scacchi, Vincent D'Onofrio, Hanns Zischler, Anaïs Jeanneret, Claudine Auger. continua» Titolo originale Salt on Our Skin.

Purtroppo non sono riuscita a trovare il trailer ufficiale di questo film di Andrew Birkin del 1993, con Greta Scacchi nella parte di George e Vincent D'Onofrio in quella di Gauvain, ma questo video è fatto piuttosto bene e raccoglie le scene più salienti del film
http://www.youtube.com/watch?v=I5sSfv7YBlM

CineLibri: Le vergini suicide, di Jeffrey Eugenides


L'incipit
La mattina che si uccise anche l'ultima figlia dei Lisbon (stavolta toccava a Mary: sonniferi, come Therese) i due infermieri del pronto soccorso entrarono in casa sapendo con esattezza dove si trovavano il cassetto dei coltelli, il forno a gas e la trave del seminterrato a cui si poteva annodare una corda. Scesero dall'ambulanza, con quella che come al solito ci sembrò una lentezza esasperante, e il più grasso disse sottovoce: Mica siamo in tivù, gente: più presto di così non si può. Stava spingendo a fatica le apparecchiature per la rianimazione accanto a cespugli cresciuti a dismisura, sul prato incolto che tredici mesi prima, all'inizio di quella brutta storia, era perfettamente curato.
Ad aprire la serie era stata Cecilia, la minore, di tredici anni appena, che si era tagliata le vene nella vasca da bagno come uno Stoico. Quando la trovarono, a galla in quella pozza rosea, gli occhi gialli di un'invasata e il corpo minuto che emanava l'odore di una donna adulta, aveva un'aria così placida che i due soccorritori, spaventati, erano rimasti immobili, come stregati. Ma poi la signora Lisbon aveva fatto il suo ingresso, gridando, e la realtà concreta della stanza aveva ripreso il sopravvento: c'era del sangue sul tappetino, e il rasoio del signor Lisbon chiazzava l'acqua del water in cui era immerso. I due infermieri estrassero Cecilia dal bagno caldo, che aggregava l'emorragia, e le applicarono un laccio emostatico sul braccio. I capelli bagnati le ricadevano sulla schiena; mani e piedi erano già cianotici. Non pronunciò nemmeno una parola, ma nel disgiungerle le mani si scoprì che stringevano su quel seno in boccio un'immagine plastificata della Vergine.

Il Film

Il giardino delle vergini suicide (1999) di Sofia Coppola, con Kirsten Dunst, A.J. Cook,James Woods, Kathleen Turner, Josh Hartnett, Michael Paré, Danny DeVito, Robert Schwartzman.

CineLibri: Fight Club, di Chuck Palahniuk

L'Incipit
Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden. Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: non moriremo sul serio. Con la lingua sento i fori del silenziatore che abbiamo praticato nella canna della pistola. Il grosso del rumore di uno sparo è quello dei gas in espansione, poi c'è il piccolo bang ultrasonico che fa il proiettile per la grande velocità a cui viaggia. Per costruire un silenziatore basta aprire fori nella canna della pistola, un sacco di fori. Così il gas può uscire e il proiettile viene rallentato al di sotto della velocità del suono. Sbagli a fare i fori e la pistola ti esplode nella mano.
Questa non è una morte vera dice Tyler. Saremo leggenda. Non invecchieremo.
Con la lingua mi sposto la canna nella guancia e gli dico, Tyler, tu stai pensando ai vampiri.
Il palazzo in cima al quale siamo adesso, tra dieci minuti non ci sarà più. Prendi fumante acido nitrico concentrato al novantotto per cento e lo aggiungi a un quantitativo triplo di acido solforico. Questo lo fai nel ghiaccio. Poi ci aggiungi glicerina goccia a goccia con un contagocce. Ottieni nitroglicerina. Io lo so perché lo sa Tyler. Mescoli segatura alla nitro e ottieni un bell'esplosivo plastico. Molta gente ci mescola cotone e ci aggiunge sali inglesi come solfato. Funziona anche così. Certa gente mette la paraffina alla nitro. Con me la paraffina non ha mai e poi mai funzionato. Dunque Tyler e io siamo sul Parker-Morris Building, io con la pistola ficcata in bocca, e sentiamo uno scroscio di vetri. Guardiamo giù. E' una giornata nuvolosa, anche quassù. Questo è l'edificio più alto del mondo e quassù il vento è sempre freddo. C'è un silenzio così grande quassù, che la sensazione che hai è di essere una di quelle scimmie spaziali. Fai quel pò di lavoro per cui sei addestrato.
Tiri una leva.
Schiacci un bottone.
Non ci capisci niente e a un certo punto muori e basta.


L'autore

Chuck Palahniuk è uno scrittore statunitense nato a Pasco nel 1962. Fight club è il suo primo romanzo.
Il suo sito: http://chuckpalahniuk.net/

Altre sue opere:
Fight club (Fight Club, 1996)
Survivor (Survivor, 1999)
Invisible monsters (Invisible Monsters, 1999)
Soffocare (Choke, 2001)
Ninna nanna (Lullaby, 2002)
Diary (Diary, 2003)
Cavie (Haunted, 2005)
Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (Rant: An Oral Biography of Buster Casey, 2007)
Gang Bang (Snuff, 2008)
Pigmeo (Pygmy, 2009)
Senza veli (Tell All, 2010)


Fight Club (1999), di David Fincher, con Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Jared Leto

http://www.youtube.com/watch?v=J8FRBYOFu2w

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