domenica 5 dicembre 2010

Letto e commentato: Spacecake, di Madam


Gli Incipit
Filo
Pensavo fosse arancione. Arancione come i tulipani. Arancione come le maglie della nazionale di calcio. Arancione come la cartina geografica che coloravo con la maestra Olga alle elementari. Una cartina con su scritto, al nero indelebile, OLANDA. Invece no.

Skizzo
Ci hanno detto che ad Amsterdam puoi acquistare canne già rollate direttamente nei coffee shop e quindi la paura di fare una figura di merda magari chiedendo a qualcuno di girarcela sembra tutto sommato svanita. Per noi che veniamo da Dragona, inoltre, girare canne dovrebbe essere un gesto istintivo,  di naturale quotidianità, invece non è affatto così. Di canne, spinelli, bombe, micce ne abbiamo viste a migliaia, ma grandi fumatori proprio non siamo.

Dojle
Di una cosa sono sicuro. E' più che una certezza. Direi un comandamento. Scolpito a fuoco sulla pietra delle mie convinzioni. E cioé, non ho alcuna intenzione di provare i funghetti allucinogeni. Non se ne parla. Datemi una birra, del vino a volontà, un rum, un whisky. Dattemeli uno dopo l'altro. Datemeli tutti insieme. ma con le droghe non ho per niente un buon rapporto. E' il mio organismo che le rifiuta. Non c'è feeling.

Cosa ne penso
Ho appena finito di leggere questo interessantissimo romanzo pubblicato dalla casa editrice Edizioni Creativa intitolato Spacecake, 3 spiantati ad Amsterdam. Spacecake si presenta sotto tutti i punti di vista come un esperimento letterario molto originale. Intanto il nome dell'autore, Madam, potrebbe trarre in inganno: si tratta in realtà di un acronimo dietro il quale si celano Duilio Francioli, Mirko Marabitti e Alessio Pierpaoli, tre giovani scrittori esordienti.

Anche la copertina è particolare e anticipa l'argomento trattato in questo romanzo che a dire il vero più che un romanzo si presenta come un "diario di bordo". In essa è possibile scorgere una figura umana circondata da foglie di marijuna intenta ad accendere quella che senza ombra di dubbio è una canna, ma la copertina per certi versi è fuorviante: sebbene i tre protagonisti facciano davvero un viaggio verso la capitale europea dello sballo legalizzato, Amsterdam, con il solo scopo di trascorrere un memorabile Capodanno, qui non troveremo l'apologia delle droghe leggere, ma piuttosto una spietata critica della realtà falsificata dalle sostanze stupefacenti, con le sue devastanti conseguenze.

I protagonisti sono Dojle, Skizzo e Filo, tre amici per la pelle che decidono di raggiungere l'Olanda in camper con l'obiettivo di festeggiare l'ultimo dell'anno. Ad ognuno di essi corrisponde un diverso carattere tipografico: la voce di Filo è caratterizzata dal corsivo, quella di Skizzo dal grassetto, mentre quella di Dojle da un punto di vista grafico resta invariata rispetto a quella degli altri due. Questo espediente a mio avviso costituisce la vera forza di questo libro, infatti il lettore può scegliere quale racconto seguire, se quello di Filo, quello di Dojle o quello di Skizzo oppure, come ho fatto io, quella di tutti e tre contemporaneamente. In un certo senso è come ritrovarsi per le mani quattro romanzi in uno: le vicende raccontate sono le stesse, ma sono descritte da tre punti di vista diversi più uno collettivo. Al lettore viene lasciata la massima libertà di scelta. 

Non succede granché durante questo viaggio, tutto viene cristallizzato nell'arco di una manciata d'ore: l'arrivo in camper ad Amsterdam, la ricerca di un coffee shop dove i tre fumeranno e mangeranno una torta alla marijuana, le prime avvisaglie di fame chimica, la fermata al Burger King per cercare di recuperare un pò di lucidità, le tragicomiche conseguenze degli stupefacenti sul loro fisico provato dalla stanchezza dovuta a 22 ore di viaggio, il disperato tentativo di rientrarare incolumi al campeggio, il risveglio e la consapevolezza che tutte le sensazioni vissute erano irreali.

Nulla è come sembra. Quella che doveva essere una serata dedicata al divertimento si trasforma in una delle notti più allucinanti della loro vita, un incubo psichedelico fatto di nausea, allucinazioni visive e uditive, tachicardia, pensieri mortiferi e paranoie inconfessabili in cui gli amici di sempre diventano il nemico da combattere e sconfiggere con ogni mezzo. Ognuno di loro inizia a pensare di essere vittima di uno scherzo ordito dagli altri due. Tutto diventa oscuro, sbiadito, confuso e i tre non sembrano più neanche riconoscersi.
Alla fine della lettura l'impressione che se ne ha è che i tre abbiano sperimentato ogni sorta di sensazione negativa e che la fuga dalla realtà legata all'idea di viaggio in sé (Amsterdam) e a quella di viaggio intesa in senso metaforico (l'uso delle droghe) non abbia fatto altro che riportarli al punto di partenza, ai problemi legati alla quotidianità, al lavoro, alla famiglia. Aleggia per tutto il romanzo un senso di angoscia costante, la paura della morte, la paura di essere diventati folli, di non poter mai più tornare come prima. Quello che ne resta è un profondo senso di amarezza e di sollievo al tempo stesso per aver finalmente realizzato che tutto il terrore e il disagio provato altro non era che la conseguenza dello sballo. Quella che inizialmente sembrava una fuga dai propri demoni in realtà si rivela essere la più lucida riflessione sulla propria vita che i tre si siano mai ritrovati a fare.

Anche dal punto di vista stilistico Spacecake ha riservato una piacevole sorpresa:  lo stile infatti sembra rispecchiare il susseguirsi di pensieri allucinanti causati dalle droghe, con frasi corte, che si lasciano a metà, che a volte appaiono prive di senso ma seguono un filo logico a sé stante, proprio come in una sorta di stream of consciousness. Una scelta molto coraggiosa da parte degli autori e oggi poco utilizzata proprio per lo sforzo che richiede al lettore di entrare nella mente del personaggio. Mi ha convinto meno la scelta di affidare ai personaggi l'intercalare romanesco per poi abbandonarla in alcuni momenti e l'uso del maiuscolo, ma ci poteva stare...

Tra le opere e gli autori citati: Paura e delirio a Las Vegas (Terry Gilliam), Taxi Driver (Martin Scorsese), Shining (Stanley Kubrick), Tutto il resto è noia (Franco Califano), Ma il cielo è sempre più blu (Rino Gaetano), Jackson Pollock, John Coltrane, Miles Davis, Ennio Morricone.

Perle di saggezza.
E' bello non sentire. E' bello non vedere. E' bello emozionarsi per una cosa insignificante.

Sulla via per l'inferno c'è sempre un sacco di gente ma è comunque una via che si percorre in solitudine.

Trama
Un camper sgangherato. Tre disoccupati. Una meta: Capodanno a Amsterdam! Cosa succede quando un coffee shop trasforma tre amici in perfetti estranei? Tre voci raccontano una sola storia. La notte più comica, allucinata e distorta della loro vita.

Gli autori
Duilio Francioli, nato a Roma nel 1973. Lettere antiche con indirizzo storico presso l'Università La Sapienza, appassionato di Charlie Chaplin, Pepe Carvalho, dal 2001 lavora in Rai come montatore.

Mirko Marabitti, nato a Roma nel 1981. laureato in Scienze politiche presso l'Università Roma Tre, appassionato di fotografia, Pedro Juan Gutierrez e Rino Gaetano

Alessio Pierpaoli, nato a Roma nel 1982. Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli studi di Perugia, appassionato di Takeshi Kitano, scacchi e Bukowski, dal 2005 lavora come barman a Perugia e a Roma.

La scheda del libro qui

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