venerdì 26 novembre 2010

Letto e commentato: La metà di niente, di Catherine Dunne


L'Incipit
In principio c'è la famiglia. Non è niente di eccezionale, è una famiglia normalissima, proprio come la vostra e la mia. Questa famiglia è composta da cinque persone. il padre si  chiama Ben. Ha quarantacinque anni, è pelaticcio e ha un accenno di pancetta. Lavora in proprio e porta a casa il pane. Vuole bene a figli e non picchia la moglie. Rose è la madre. Ha quarantadue anni, ed è un pò affaticata da vent'anni di guerra con il giro vita. E' una madre affettuosa, una massaia efficiente e non tradisce Ben. I figli sono tre. Hanno un'età compresa tra i sei e i diciasette anni. Si danno grande importanza, ma per quanto ci riguarda, per il momento saranno semplicemente i  I Figli. Questa famiglia anonima tira avanti vivendo alla giornata. Spesso Ben e Rose si chiedono: tutto qui? Però non se lo chiedono a vicenda.

Cosa ne penso
Cercavo un romanzo agile da leggere durante il tragitto lavoro-casa casa-lavoro e questo si è rivelato perfetto. L'ho ripescato praticamente dopo secoli che giaceva abbandonato nella mia libreria, in verità perché la trama non mi allettava molto. Invece fin dalle prime pagine sono rimasta conquistata dalla vicenda di Rose, 42 anni, che viene abbandonata dal marito dopo vent'anni di matrimonio. Non si può non fare il tifo per lei, perché il marito se ne scappa in Spagna con un'altra donna, la lascia senza soldi, senza dare spiegazioni, senza preoccuparsi minimamente dei loro tre figli e lei, tra alti e bassi, scopre di cavarsela anche da sola, anzi che in fin dei conti sta meglio senza di lui. Ironia della sorte, l'altra, l'amante, lascia l'idiota non appena scopre che lui ha abbandonato moglie e figli per lei e siccome esiste una giustizia lui finirà derelitto e fallito, mentre Rose metterà in piedi una specie di servizio catering che le permetterà di mantenersi da sola e di trovare finalmente una nuova identità. Non mi ha commosso come diceva la copertina, però davvero questo romanzo mi ha preso dall'inizio alla fine. Impossibile non immedesimarsi nella vicenda di questa donna che passa dall'incredulità alla speranza, dall'ansia alla rabbia per arrivare finalmente ad una nuova consapevolezza di sé. La metà di niente, al di là della storia raccontata, è scritto benissimo, con uno stile fluido e realistico, e mi ha convinto a leggere anche gli altri romanzi della Dunne.

La Trama
Dublino. Sembrava un matrimonio normale: lui, lei, tre bambini. Poi, un giorno, lui se ne va con un'altra e lei si trova per la prima volta a scontrarsi con la vita: le vicende di una donna che, nella sua lotta per una famiglia ferita, scoprirà una voglia, anzi una gioia assolutamente nuova di vivere e di sorridere. Un romanzo ricco di sentimenti (e di risentimenti), ma senza tracce di sentimentalismo, una storia narrta da una voce di straordinaria autenticità.

L'autrice
Catherine Dunne è nata a Dublino nel 1954, dove risiede. Ha studiato letteratura inglese e spagnola al Trinity College e ha lavorato come insegnante. Attualmente insegna scrittura creativa.

Le sue opere:
La metà di niente (In the Beginning, 1997)
La moglie che dorme (A Name for Himself, 1998)
Il viaggio verso casa (The Walled Garden, 2000)
Una vita diversa (Another Kind of Life, 2002)
L'amore o quasi (Something Like Love, 2006)
Un mondo ignorato (An Unconsidered People, 2003)
Se stasera siamo qui (At a Time Like This, 2007)
Donna alla finestra (Set in Stone, 2010)

Il suo sito: http://www.catherinedunneauthor.com/

3 commenti:

  1. letto una vita fa, davvero un bel libro :)

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  2. E' piaciuto anche a me, ho provato a leggere anche il seguito "l'amore o quasi" che a mio parere non si è rivelato all'altezza del precedente.
    Ciao.

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  3. Se questa dovesse essere la mia descrizione del libro e del modo in cui l'ho letto d'un fiato ....non cambierei una virgola!
    Alla fine della prima parte avevo già scritto all'autrice per complimentarmi e con mia grande sorpresa ha risposto a questa anonima lettrice con grande simpatia....
    mi è molto piaciuto per la capacità di avvilupparti nelle sue vie come se camminassi con piedi da protagonista.

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