lunedì 8 novembre 2010

CineLibri: La fabbrica delle mogli, di Ira Levin

L’Incipit
La signora incaricata del Benvenuto a Te, sessant’anni almeno, ma efficiente nel darsi un aspetto giovane e vivace (capelli arancione, labbra scarlatte, abito giallo sole), rivolse a Joanna uno scintillio di occhi e denti: Vi piacerà stare qui, sicuro! Una cittadina simpatica con gente simpatica! Non avreste potuto fare scelta migliore! La sua borsa di pelle marrone, a tracolla, era enorme, vecchia e consunta; ne trasse, consegnando il tutto a Joanna, bustine di latte in polvere, minestre liofilizzate, una mini-scatoletta di detersivo biodegradabile, un libretto di buoni sconto validi in ventidue negozi del luogo, due saponette, dei fazzoletti deodoranti…

Cosa ne penso
A dir poco inquietante questo breve romanzo del 1972 intitolato The Stepford wives, tradotto in italiano con il titolo La fabbrica delle mogli. Purtroppo credo che questo romanzo sia ormai fuori catalogo da parecchio tempo (e infatti l’edizione in mio possesso è molto rovinata per quanto è vecchia) ed è un vero peccato perché i temi affrontati sono di stringente attualità, soprattutto dal punto di vista femminile.
L’autore, Ira Levin, è lo stesso di quel Rosemary’s baby da cui Roman Polanski ha tratto il celebre film del '68, con Mia Farrow e John Cassavetes, ed era quindi logico aspettarsi che anche in questa storia ci fosse qualcosa di “disturbante”. La storia a grandi linee la conoscevo già perché anche di questo romanzo ci sono state due trasposizioni cinematografiche (la prima del 1975, mentre la più recente è del 2004, con Nicole Kidman e Matthiew Broderick).

Dunque, siamo presumibilmente negli anni ’70, periodo di grandi cambiamenti sociali e fermenti culturali; sono gli anni della rivoluzione sessuale e del femminismo e la protagonista del romanzo, Joanna Eberhart, è una donna impegnata attivamente nel Movimento di Emancipazione Femminile. Di lei sappiamo che ha smesso di lavorare per prendersi cura della famiglia, ma che non ha rinunciato totalmente ai suoi interessi; si dedica alla fotografia da semi professionista e riesce a vendere qualche sua foto presso un’agenzia, cosa che le da un certo margine di indipendenza economica. Ad un certo punto insieme al marito Walter decide di lasciare la “città” per trasferirsi a Stepford, tranquilla cittadina di provincia, dove il tasso di criminalità è praticamente uguale a zero, le strade sono pulite, i giardini sono curati e la gente è affabile.

A differenza del marito, che fin dal primo momento si trova a suo agio nella piccola comunità, Joanna stenta ad abituarsi ai nuovi, pacati ritmi di vita. Walter (il marito) inizia a frequentare le riunioni dell’Associazione Maschile di Stepford, composta da soli uomini, mentre lei trascorre le sue giornate andando in giro con la sua Pentax a scattare foto. Ogni suo tentativo di istaurare un rapporto amichevole con le altre donne della città si rivela vano: ogni suo invito viene gentilmente declinato perché troppo impegnate con le faccende di casa per potersi concedere il lusso di prendere un caffè da un’amica o fare una passeggiata in centro.

Quello di cui Joanna si rende subito conto è che le donne di Stepford sono tutte bellissime, in ottima forma fisica, curate nel minimo dettaglio, invariabilmente dotate di un seno generoso e completamente dedite alla cura della famiglia quasi fossero uscite da un carosello pubblicitario. Il loro unico credo sembra essere quello di accudire la casa, il marito, i figli e passano tutto il tempo a pulire, spolverare, strofinare, fare il bucato, stirare, lucidare, dare la cera; perfino nel fare la spesa si comportano in modo strano: nel loro carrello i barattoli se ne stanno impilati in ordine, mentre Joanna getta tutto alla rinfusa.

Joanna trova un'alleata e complice in Bobbie Markowe, da poco trasferitasi a Stepford, l'unica che sembra pensarla come lei; tra le due donne scatta subito una sincera amicizia, ma quando anche Bobbie comincerà a comportarsi in modo strano, omologandosi alle altre donne, Joanna capirà che a rendere le donne di Stepford  degli automi privi di volontà o desideri, completamente votate al soddisfacimento dei bisogni altrui, non è l’inquinamento atmosferico inizialmente ipotizzato, ma un vero e proprio complotto ordito dai membri dell’Associazione Maschile.
Non saprei dire con esattezza a quale genere letterario appartenga questo romanzo, forse è più giusto dire che si colloca a metà strada tra la fantascienza e il thriller psicologico.

L’elemento fantascientifico è evidente quando Joanna inizia a sospettare che gli uomini dell’Associazione Maschile (tutti impiegati presso aziende di robotica, elettronica, ingegneria) stiano lavorando ad un progetto segreto che permetta lorodi ricreare delle copie esatte delle proprie mogli, ma totalmente asservite (in pratica dei robot con il seno gigante), mentre l’aspetto psicologico della vicenda è messo in risalto dall’incontro di Joanna con una psichiatra del luogo, dalla quale si reca credendo di essere diventata pazza, e che le spiega che la sua mente è in conflitto tra due opposte dimensioni del suo essere donna: da una parte c’è il desiderio di una realizzazione personale al di fuori dell’ambito familiare, che si manifesta con le sue ambizioni artistiche e il suo interesse per la fotografia, e dall’altra c’è l’impulso ad essere l’angelo del focolare, ruolo convenzionalmente attribuito alla donna, il cui unico scopo è la cura del nido e all’interno del quale deve essere prima di tutto una moglie e una madre, e solo in seguito (forse) un individuo.
Il romanzo è pieno di dualismi e contrasti (città vs provincia, lavoro vs famiglia, uomo vs donna, esteriorità vs interiorità, singolo vs comunità) e proprio queste contrapposizioni rendono il romanzo così attuale: molti pensano che la parità dei sessi ormai sia stata raggiunta, ma io sono sicura che nessun uomo in tutta onestà direbbe di no ad una moglie come quelle di Stepford (potendo scegliere) e che la strada dell’emancipazione femminile è ancora davvero molto, ma molto lunga…

Perle di saggezza
Insomma, è tutto uno struscia struscia, lustra lustra…

Ecco che cosa sono tutte, tutte queste alacri comari di stepford: attrici di caroselli pubblicitari, estasiate dai loro detersivi, cere per pavimenti, smacchiatori, shampoo e deodoranti. Attricette bellocce, di seno generoso ma di talento limitato, che recitano la parte di massaie suburbane in modo poco convincente, troppo caramellose per essere autentiche.

Sembra l’idea di una donna che come molte donne di oggi nutre, e con buone ragioni, profondi risentimenti e sospetti nei confronti degli uomini. Una donna che si sente divisa tra due esigenze in conflitto, e magari più violentemente di quanto sia consapevole: da una parte le vecchie convenzioni, e dall’altra le nuove convenzioni di donna emancipata.

Qual è il prezzo di mercato per una moglie tutta casa e figli, con delle gran tette e nessuna pretesa?

La Trama
A che prezzo una donna diventa la moglie ideale? Stepford è una cittadina degli Stati Uniti sovraffollata di spose sogno, amabili, sfavillanti, incarnazioni di ogni virtù da carosello; non un passo fuori dal casalingo; impermeabilità assoluta a ogni sollecitazione intellettuale. Come Joanna, la protagonista, il lettore dapprima sorride di questa Disneyland della banalità domestica, poi, lentamente, scopre la livida verità nascosta sotto la perfezione troppo perfetta dell’infernale paradiso di mamme massaie e docili amatrici. Scritto con la vivacità, il ritmo, e quel tono di mistero un po’ satanico che tanto ha contribuito al successo dei romanzi di Ira Levin, La fabbrica delle mogli ha numerose chiavi di lettura: è un godibilissimo spaccato di vita di provincia, specchio di riti e miti quotidiani; è una favola esemplare del rapporto moglie-marito, debitamente volto in satira; ma soprattutto un apologo abbastanza nero sulla nostra società che riplasma e livella ogni cosa che teme.

I Film
Dei due film che sono stati tratti da questo romanzo (La fabbrica delle mogli, 1975 e La donna perfetta, 2004) ho visto soltanto quello più recente con Nicole Kidman che, com’è prevedibile, è stato adattato ai giorni nostri: nel film della Kidman, Joanna non è una fotografa, ma una manager televisiva (se non ricordo male), ovvero una donna in carriera con un marito-ombra; la scelta di trasferirsi a Stepford non è dettata dal desiderio di vivere in un luogo più tranquillo, ma dal fatto che a Joanna è venuto un esaurimento nervoso dopo essere stata silurata dalla sua rete; infine, nel film c’è l’happy-end totalmente assente nel romanzo: Joanna non solo non diventa la moglie perfetta, ma riesce anche a smascherare i veri responsabili.


La fabbrica delle mogli (1975), di Bryan Forbes. Con Paula Prentiss, Katharine Ross, Nanette Newman, Peter Masterson, Tina Louise, Carol Eve Rossen, William Prince, Carole Mallory, Toni Reid, Judith Baldwin, Barbara Rucker, George Coe, Franklin Cover, Robert Fields, Kenneth McMillan, Patrick O'Neal, Marta Greenhouse, Simon Deckard. Titolo originale The Stepford Wives.




La donna perfetta (2004), di Frank Oz. Con Nicole Kidman, Matthew Broderick, Bette Midler, Glenn Close, Christopher Walken, Roger Bart, Jon Lovitz, Faith Hill, Tom Riis Farrell, Judi Beecher, Joan Cusack. Titolo originale The Stepford Wives.


http://www.youtube.com/watch?v=B3HASgMS7w0

2 commenti:

  1. La Donna Perfetta era assai divertente come film, un po' inquietante, magari...

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  2. Grazie per i tuoi commenti sei sempre molto gentile, Un abbraccio forte Hobina
    Maurizio

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