giovedì 7 ottobre 2010

Letto e commentato: Il palazzo della mezzanotte, di Carlos Ruiz Zafon


L'Incipit
Non potrò mai dimenticare la notte in cui nevicò su Calcutta. Il calendario dell'orfanotrofio di St Patrick's sgranava gli ultimi giorni di maggio del 1932 e si lasciava alle spalle uno dei mesi più caldi che la storia della città dei palazzi ricordasse. Giorno dopo giorno, aspettavamo con tristezza e timore l'arrivo di quell'estate nella quale avremmo compiuto sedici anni e che avrebbe significato la nostra separazione e lo scioglimento della Chowbar Society, il club segreto e riservato a sette membri esclusivi che era stato il nostro rifugio durante gli anni dell'orfanotrofio. Lì eravamo cresciuti senz'altra famiglia che noi stessi e senza altri ricordi che le storie che ci raccontavamo intorno al fuoco a notte fonda, nel cortile della vecchia casa abbandonata che sorgeva tra Cotton Street e Brabourne Road, un casermone in rovina che avevamo ribattezzato il Palazzo della Mezzanotte.

Cosa ne penso.
Stranamente, questo secondo romanzo di Zafon, non è ambientato a Barcellona ma a Calcutta. Siamo nel 1932 e l'autore ci presenta un gruppo di giovani orfani, tutti membri fondatori di una società segreta chiamata Chowbar Society il cui unico scopo è quello di condividere "conoscenze" e aiutare gli amici nel momento del bisogno. Quando uno di loro, Ben, verrà minacciato di morte da un misterioso assassino, gli altri si attiveranno per proteggerlo dal pericolo, come solo i veri amici sanno fare. Questa più o meno la trama di questo romanzo per "ragazzi". Mi è piaciuto un pò meno degli altri romanzi dello scrittore spagnolo perché si sente che la penna è ancora un pò acerba, ma si intravedono tutti quegli elementi che poi diventeranno fondamentali nella sua scrittura. E' quello che è: un bel libro per ragazzi che si legge bene e in fretta (solo 299 pagine).


Perle di saggezza.
Dovevamo ancora imparare che il Diavolo ha creato la gioventù per farci commettere i nostri errori e che Dio ha istituito la maturità e la vecchiaia per consentirci di pagarne il prezzo.

Maturare non è altro che il processo attraverso il quale si scopre che tutto ciò a cui credevi da giovane è falso mentre tutto quello a cui ti rifiutavi di credere in gioventù risulta vero.

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