venerdì 29 ottobre 2010

Libri: Cercando Alaska, di John Green

Titolo: Cercando Alaska
Titolo originale: Looking for Alaska
Autore: John Green
Casa editrice: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2005
Codice ISBN: 978 88 462 1053 1


L'Incipit
Centotrentasei giorni prima. La settimana prima di lasciare la mia famiglia, la Florida e tutto il resto della mia vita da ragazzino per andare in un liceo-campus in Alabama, mia madre insisté per infliggermi una festa d'addio. Dire che non mi aspettavo granché sarebbe sottovalutare clamorosamente la realtà. Ero stato più o meno obbligato a invitare tutti i miei "amici di scuola", cioé l'accozzaglia di svitati del laboratorio di teatro e di secchioncelli intellettuali con cui condividevo, per esigenze sociali, la squallida mensa del mio liceo pubblico, ma sapevo che non sarebbe venuto nessuno. Eppure mi madre si incaponì, cullandosi nell'illusione che in tutti questi anni io le avessi nascosto la mia immensa popolarità.
Cosa ne penso.
Per parlare di questo romanzo devo fare una premessa necessaria: quando mi accingo a leggere un romanzo di cui non ho mai sentito parlare evito accuratamente di leggere la trama perché la storia mi piace scoprirla da me, senza interferenze "esterne", quindi quando ho preso in mano Cercando Alaska di John Green non avevo la minima idea di che cosa parlasse. Sapevo vagamente che si trattava di un romanzo di formazione con protagonista un ragazzino di nome Miles Halter, una specie di giovane Holden in cerca del suo Grande Forse. Non avevo la più pallida idea che mi sarei ritrovata a leggere per la seconda volta di fila la storia della tragica scomparsa di una ragazza (vedi Gridare amore dal centro del mondo) e quindi arrivare in fondo alla storia ha avuto per me un pò il sapore del dejà lu.

Tuttavia tra questo romanzo e quello di Kyoichi Katayama ci sono delle abissali differenze: intanto l'ambientazione (questo è ambientato in America - per la precisione in Alabama - l'altro in Giappone) e anche i personaggi sono completamente diversi (sono in entrambi i casi adolescenti, ma con stili di vita completamente opposti, perché i ragazzi di Cercando Alaska vivono le loro esperienze in gruppo, mentre quelli di Gridare amore dal centro del mondo vivono esclusivamente l'uno per l'altro senza interferenze esterne). I temi affontati  invece sono gli stessi: il primo amore, le prime esperienze di vita, la riflessione sulla propria esistenza, sul futuro e ovviamente sul senso della morte.

Per certi versi Cercando Alaska mi ha colpito molto proprio per il modo in cui l'autore descive i suoi personaggi: ognuno di essi rispecchia i ragazzini che siamo stati e in tutto quello che fanno ho rivisto me stessa alla loro età: le prime sigarette fumate di nascosto, la prima sbronza con la bottiglia di fragolino, gli scherzi con gli amici, i primi turbamenti sessuali ed affettivi. Questo sostanzialmente è quello che capita a Miles quando si trasferisce alla scuola privata di Culver Creek: da ragazzino sfigato e senza amici diventa l'anima della compagnia composta da altri ragazzi un pò outsider: Chip detto il Colonello, Takumi il rapper giapponese, Lara la rumena e la bella Alaska Young, intelligente, misteriosa, sexy quanto imprevedibile, lunatica e fragile che diventerà la splendida ossessione di Miles.

Miles cattura subito la simpatia del lettore: è mingherlino, senza amici, sfigato e spesso vittima dei bulli. Intelligente e sensibile, ha per hobby quello di imparare a memorie le frasi finali dei grandi personaggi della storia e quando arriva alla Culver Creek questa sua stranezza non è oggetto di scherno, ma al contrario di ammirazione. Alaska è una moderna eroina che mi è rimasta nel cuore: brillante, sexy, misteriosa, Alaska si è scelta da sola il suo nome ("ciò contro cui si infrange il mare") e questo suo spirito indomito catalizza attorno a sé l'attenzione di tutti, affascina gli amici maschi, conquista le simpatie delle ragazze, ottiene la stima incondizionata dei professori. Spregiudicata, ama il sesso; fragilissima, vive nel senso di colpa di non aver saputo aiutare la madre; neo-femminista, lotta contro gli stereotipi che imprigionano l'immagine della donna, lettrice curiosa e insaziabile, la sua stanza è sommersa da pile di libri che ama definire la "sua biblioteca della vita". Infinite sono le possibilità che la vita le offre se soltanto non fosse così ossessionata dalla domanda che aleggia per tutto il romanzo: come si può uscire da questo labirinto di sofferenza? Una prematura morte le impedirà di rispondere al quesito che la tormenta, ma saranno i suoi amici più cari a cercare di trovare la risposta.

Il romanzo è diviso in due parti: il prima e il dopo. Durante la lettura del prima (per l'esattezza 136 giorni che scandiscono la nuova vita di Miles a Culver Creek) non ho fatto altro che chiedermi a che cosa facesse riferimento quel prima, a quale evento epico o catastrofico potesse mai alludere. Solo una volta arrivata al dopo (136 giorni nei quali Miles si trova a fare i conti con un dolore mai conosciuto prima) ho capito che l'evento sconvolgente per Miles e i suoi amici è la morte assurda di Alaska, talmente priva di un senso da non poter essere un semplice incidente d'auto. Nel tentativo di trovare delle risposte, Miles e il Colonello iniziano a cercare nella vita di Alaska dei segnali che ne spieghino in un qualche modo la scomparsa, arrivando ad ipotizzare che Alaska si sia suicidata. Sopraffatti dal senso di colpa per averla in un certo senso "lasciata andare", cercano una spiegazione plausibile che gli permetta di voltare pagina ed andare avanti.

Mi ha colpito, devo ammetterlo, molto più di quanto avrei voluto. Mi ha riportato alla mente una persona a cui non pensavo più da molto tempo. Un amico, un ragazzo meraviglioso che per un incidente assurdo non ho visto diventare uomo. Ma ha ragione Miles, a quindici anni il dolore non piega. Casomai, fa crescere.

Perle di saggezza.
L'unica cosa peggiore di una festa con solo due persone è una festa con solo due persone immensamente e abissalmente insignificanti.


Viene il momento in cui devi strappar via il cerotto. Fa male, ma poi passa e ti senti meglio.


Io parlerò e voi ascolterete. Perché voi potete anche essere intelligenti, ma io lo sono da molto più tempo di voi.


Voialtri fumate per il gusto. Io fumo per ammazzarmi.


Immaginare il futuro sa di rimpianto [...] Passi la vita inchiodato nel labirinto, pensando al modo in cui un giorno ne uscirai, e a come sarà fantastico, e immagini che il futuro ti trascinerà piano piano fuori di lì, ma non succede. E' solo usare il futuro per sfuggire al presente.


C'è una sola cosa che detesto più dei ricchi e sono gli stupidi.


Non possiamo amare il nostro prossimo finché non sappiamo quanto sia imperfetto il suo cuore.


L'uomo vuole avere delle certezze. Non riesce a sopportare l'idea che la morte sia un nero e immenso nulla, il pensiero che i suoi cari non esistano più, e tanto meno può immaginare se stesso come non esistente.


Ho i miei dubbi che un istante di dolore accecante sembri particolarmente istantaneo.


Preferivo tenermi le domande, piuttosto che trovare risposte cui non avrei mai potuto rassegnarmi.


E' sempre difficle ricordare le ultime parole di qualcuno, quando non si sa che sta per morire.


La parte più difficile, quando fai uno scherzo, è che non puoi rivendicarlo


Se solo potessimo vedere l'infinita catena di conseguenze derivanti da ogni nostro minimo gesto. E invece ce ne rendiamo conto soltanto quando rendersene conto non serve più a nulla.


Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo si esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: "I giovani si credono invincibili" non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l'energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine e dunque non può fallire.

La trama.
Miles Halter ha sedici anni e sente di non aver ancora veramente vissuto. Assetato di esperienze lascia il tranquillo nido familiare per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, un prestigioso liceo in Alabama. E qui la sua vita prenderà finalmente un altro passo. Culver Creek sarà il luogo di tutte le cose possibili. E di tutte le prime volte. È lì che conosce Alaska Young. Brillante, spiritosa, imprevedibile, intelligente e spavalda, sexy quanto lo si può essere, per Miles diventa un pensiero fisso, una magnifica ossessione e un enigma. Lei lo attira nel suo mondo, lo lancia nel Grande Forse, e gli ruba il cuore. Poi... niente sarà più come prima. La vita esplode in questo romanzo, forte e delicato allo stesso tempo, che ci diverte e un attimo dopo ci commuove, e che vorremmo non finisse mai.

L'autore.

John Green è nato nel 1977 in Florida. Cercando Alaska è il suo primo romanzo; tra le altre sue opere Teorema Catherine e Città di carta e Will Grayson, Will Grayson.

1 commento:

  1. Ho letto il libro, è una meraviglia.
    L'hai descritto perfettamente.
    Questo romanzo mi ha colpita tantissimo, un mese dopo averlo letto ci pensavo costantemente, a volte piangevo pure, pazzesco.
    Ho solo dodici anni ma l'importante è capirne il senso, io l'ho capito!

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