domenica 19 settembre 2010

CineLibri: Espiazione, di Ian McEwan


L'Incipit
Lo spettacolo per il quale Briony aveva ideato locandine, programmi e biglietti, costruito con un paravento sbilenco e foderato di carta rossa la cassetta dei soldi, era opera sua, frutto di due giornate di una creatività tanto burrascosa da farle saltare una colazione e un pranzo. Quando ebbe concluso i preparativi, non le restò altro da fare che contemplarne la stesura definitiva e aspettare di vedere comparire i suoi cugini dal lontano nord. Ci sarebbe stato un solo giorno di tempo per le prove, prima dell'arrivo di suo fratello. A tratti pungente, spesso disperatamente triste, il dramma narrava una storia di cuore il cui messaggio, racchiuso nel prologo in rima, era che un amore non costruito su fondamenta di grande buonsenso ha il destino segnato.

Cosa ne penso
Nei mie sogni, bacio la tua fica, la tua dolce fica bagnata. Nei miei pensieri faccio l'amore con te tutto il giorno.

Questa frase, quella "parola" impronunciabile scritta sbadatamente su un biglietto di scuse e letta per sbaglio da chi non avrebbe mai dovuto leggerla, sconvolgerà per sempre le esistenze dei tre personaggi di questo bellissimo romanzo di Ian McEwan. Mentre sboccia l'amore tra Robbie Turner e Cecilia Tallis, la piccola Briony, aspirante scrittrice dalla fervida immaginazione, crede di capire cose che alla sua età non può che fraintendere e da questa sua erronea visione della realtà ne scaturisce un dolore che non potrà mai essere cancellato, una colpa che non potrà mai essere espiata, un danno che mai potrà essere riparato. Briony a tredici anni crede di essere ormai diventata adulta e sancisce la fine della sua infanzia nel peggiore dei modi: accusando un innocente di un orribile e vergognoso crimine che non ha commesso, mentre il vero colpevole resta impunito.

Nella prima parte del romanzo, come in un'opera teatrale, entrano in scena tutti i personaggi; ognuno fornisce il suo personale punto di vista e la sua versione dei fatti. Stessa giornata afosa del 1935, diverse versioni della realtà. Un fatto: lo stupro subito dalla povera cugina di Briony. Briony crede di sapere, crede di aver visto, non si concede di avere dubbi, crede di fare la cosa giusta incolpando Robbie. Perché quella "parola" impronunciabile destinata alla sorella Cecilia, che non avrebbe mai dovuto leggere, ai suoi occhi di tredicenne ha fatto di lui un maniaco sessuale.

Nella seconda parte del romanzo ci ritroviamo in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, sul campo di battaglia. Robbie cerca disperatamente di salvare la pelle per poter tornare da Cecilia. McEwan ci convince che Robbie riuscirà a prendere la nave che lo riporterà in Inghilterra e dalla sua amata Cee, ma questo in realtà non avverrà mai.

Nella terza parte vediamo Briony ormai adulta che ha scelto di "espiare" tuffandosi nel dolore di un ospedale, lo stesso della sorella. Soltanto adesso, dopo cinque anni, inizia a comprendere quale terribile errore abbia commesso accusando Robbie, quanta sofferenza abbia arrecato a lui e alla sorella; è finalmente pronta a ritrattare la sua accusa iniziale, ma non sappiamo se questo avverrà o meno.

La parte finale ci porta ai giorni nostri. E' il 1999. Briony Tallis è un' affermata scrittrice ormai vecchia. Nel suo ultimo romanzo racconta di come quel tragico errore compiuto da bambina abbia distrutto per sempre le esistenze della sorella e del suo innamorato. In realtà lei non troverà mai il coraggio di andare dalla sorella e ritirare l’accusa fatta contro Robbie; Robbie non tornerà mai a casa perché morirà di setticemia in Francia e la sorella Cecilia perderà la vita durante un bombardamento.

Attraverso la finzione, Briony finalmente restituisce ai due amanti la felicità di cui non hanno mai potuto godere e perché a nessuno interesserebbe sapere come sono andate davvero le cose. McEwan sembra volerci dire che parole non sono innocue che hanno un potere che travalica le azioni: quello di distruggere e di creare. E se quella prima, impronunciabile "parola", scritta e letta per sbaglio, ha portato dolore, ora con le parole del suo romanzo Briony potrà finalmente fare ammenda dando ai due amanti quel lieto fine che non hanno avuto nella vita.

Un romanzo molto complesso, con tanti livelli di lettura, che il lettore scorre pagina dopo pagina nell’ansia di trovare una risoluzione univoca, un unico punto di vista. Il personaggio di Briony incute terrore e al tempo stesso pietà: sono arrivata a detestarla e al tempo stesso a compatirla, perché in fondo aveva solo 13 anni all’epoca dei fatti. L’età in un certo la rende giustificabile nel suo zelo accusatorio, ma poi, quando la vediamo adulta nelle corsie dell’ospedale a medicare i soldati feriti, orrendamente mutilati, destinati a morte certa, proviamo un senso di soddisfazione, compiacimento infantile (come a dire “ben ti sta”) per la sofferenza che sembra finalmente colpirla in prima persona e quasi si gode nel vedere che quella bambina egocentrica e maniaca del controllo arrivi ad annullare completamente la sua identità rinunciando ad ogni velleità letteraria per fare l’infermiera. Memorabile la scena della biblioteca, dove Robbie e Cecilia finalmente confessano di amarsi e fanno per la prima (e unica volta) l’amore. Da questo romanzo Joe Wright nel 2007 ha tratto l’omonimo film con Keira Knightley, James McAvoy e Saoirse Ronan, che ha il merito di restare fedele all’originale, dando però un ritmo più incalzante agli eventi. Forse, l’unica cosa che non mi è piaciuta molto della trasposizione cinematografica è che il regista ha scelto di fare di Briony una bambina un po’ meno odiosa rispetto a quella creata da McEwan, ma si tratta di un dettaglio trascurabile. La scena della biblioteca invece è davvero da cardiopalma. Inutile dire che i due attori protagonisti sono perfetti per la parte e questo è forse il miglior film interpretato dal mio adorato McAvoy per il quale ho un’assoluta infatuazione adolescenziale…

Perle di saggezza
Niente nella sua vita era sufficientemente interessante o scandaloso da meritare di essere tenuto nascosto.

La verità era che l'idea di fare la valigia e mettersi sul primo treno del mattino non le sorrideva. Andarsene per il gusto di farlo. Indugiare, invece, tra il tedio e la comodità rappresentava una sorta di castigo autoinflitto non privo di piacere, o della prospettiva di piaceri eventuali; in sua assenza poteva accadere qualcosa di brutto ma, peggio ancora, anche qualcosa di bello, qualcosa che non poteva perdersi.

Non tutto quello che si fa deve per forza rispettare un preciso ordine logico, specie quando si è soli.

Un racconto era diretto e semplice, non ammetteva alcuna intrusione tra lei e il lettore - nessun intermediario con le proprie pesonali ambizioni e incompetenze, nessuna urgenza di tempo, nessun limite alle risorse disponibili. In un racconto bastava desiderare, e poi mettere per iscritto il desiderio, e potevi crearti un mondo.

Tutta qui, la scelta che offriva la vita, star dentro o star fuori.

...poteva fargli male, era una condizione tremendamente scomoda, non era detto che ne venisse qualcosa di buono, ma se non altro adesso sapeva che cosa significasse essere innamorati, e la cosa lo emozionava.

Lo studio della letteratura gli pareva a posteriori solo un interessante gioco di società, come leggere libri e farsene un'opinione era l'auspicabile corollario di un'esistenza civile.

...e lui si costrinse a pensare al tempo, all'enorme ricchezza di cui disponeva, al lusso di un'intera fortuna ancora da spendere. Non si era mai sentito così giovane, né aveva provato una simile smania, quell'impazienza di dare inizio alla storia.

In quel momento, l'urgenza di scrivere era più forte di qualunque idea narrativa. Quello che voleva era smarrirsi tra le pieghe di un'idea irresistibile, osservare il filo nero che si srotolava dalla punta del suo pennino d'argento avvolgendosi in parole.

Forse non era poi così debole come aveva sempre creduto; dopotutto, ci si misura rapportandosi agli altri, non esiste alternativa. Di quando in quando, in modo assolutamente involontario, arriva qualcuno e ti insegna qualcosa sul tuo conto.

Pur non assomigliando all'amore, le continue menzogne era comunque un segno di attenzione durevole.

Ed ecco che lo spettro dell'infanzia, aleggiando nello spazio della sala, veniva a ricordarle l'esiguità dell'arco di una vita. Come finisce tutto in fretta. Altro che immensa vacuità del tempo, era una corsa a perdifiato. Inesorabile.

Scrivere, in fondo, non era come librarsi in cielo, sperimentare una forma possibile di volo, di fantasia, di immaginazione?

...la verità era strana e ingannevole, occorreva lottare per scoprirla, resistendo al flusso dell'ordinaria quotidianità.

Tutto ciò che voleva era lavorare, fare un bagno e dormire, finché non fosse stata ora di lavorare di nuovo. Ma era inutile, lo sapeva bene. Per quanto sgobbasse, per quanto umile fosse il lavoro che svolgeva, e per quanto zelo e fatica ci mettesse, per quanto avesse rinunciato a chissà quali illuminazioni intelletuali, a chissà quali insuperabili momenti sul prato di un college, non sarebbe mai riuscita a rimediare al danno. Lei era imperdonabile

Ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare.

Da una certa età in poi, attraversare in macchina la propria città diventa fonte di riflessioni penose. Si accumulano gli indirizzi dei morti.

Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c'è nulla al di fuori di lei. Non c'è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E' sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo.

La Trama
All'età di tredici anni, in un caldo giorno d'estate del 1935, Briony Tallis sente di essere diventata una scrittrice. La sera stessa, accusando di un crimine odioso un innocente, commette l'errore che la segnerà per tutta la vita. Eppure la giornata era iniziata sotto i migliori auspici. C'era la commedia da mettere in scena, i cugini arrivati dal nord per trascorrere qualche tempo in casa Tallis, e da Londra era atteso l'amatissimo fratello Leon con un amico, industriale della cioccolata. Soltanto la sorella maggiore Cecilia impensieriva Briony, con quel suo misterioso rapporto che la legava a Robbie Turner, il figlio della loro donna di servizio. Tutti i personaggi entrano in scena ma, nella commedia della vita, non ci sono prove prima della recita e ogni gesto assume un carattere definitivo. Presto, sarà troppo tardi per fermare la macchina dell'ingiustizia e la guerra arriverà a spazzare via il vecchio mondo con le sue raffinate ipocrisie.

 
Il Film
Espiazione (2007) di Joe Wright, con Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Vanessa Redgrave, Saoirse Ronan.


http://www.youtube.com/watch?v=rkVQwwPrr4c&NR=1

http://www.youtube.com/watch?v=ATtSfe_DaJU

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