lunedì 6 settembre 2010

Letto e commentato: Nodo di sangue, di Laurell K. Hamilton


L'Incipit
Da vivo, Willie McCoy era stato un balordo, e la morte non lo aveva cambiato. Seduto sulla sedia di fronte a me, indossava una sgargiante giacca sportiva a scacchi e un paio di calzoni in poliestere verde squillante. I capelli neri, corti e lisciati all'indietro, evidenziavano il volto magro e triangolare. Lo avevo sempre associato ai caratteristi dei film di gangster, quei delinquenti di mezza tacca che vendono informazioni, sbrigano qualche faccenda e che sono tranquillamente sacrificabili. Naturalmente, da quando era diventato un vampiro, Willie non era più sacrificabile, tuttavia continuava a vendere informazioni e a sbrigare faccende. La morte, in effeti, non lo aveva cambiato granché. Comunque evitavo di guardarlo negli occhi: una precauzione di routine, quando si tratta coi vampiri. Benché fosse sempre e comunque un verme, Willie era diventato un verme non-morto: apparteneva insomma a una categoria per me alquanto nuova.

Cosa ne penso
L'eroina Anita Blake è simpatica, scafata, ha sempre la battuta pronta e frasi ad effetto da pronunciare; la chiamano la "Sterminatrice", perché risveglia i morti e ammazza i vampiri. E' insomma una specie di via di mezzo tra Buffy l'Ammazzavampiri di televisiva memoria e Lara Croft (quella di Sabrina Impacciatore); sempre pronta a spruzzare acquasanta e a sparare proiettili (e qualche volta cazzate), mi ha strappato un sorriso, ma non mi ha convinto a leggere il resto della serie della Hamilton, ovvero, mi dovessero capitare sotto il naso altri suoi romanzi e non avessi niente di meglio da leggere in lista d'attesa, probabilmente sì, li prenderei per concedermi una lettura veloce e disimpegnata, ma non farei la coda in libreria per accaparrarmi l'ultima uscita. Ho trovato molto interessanti i capitoli iniziali in cui l'autrice descrive l'ambiente in cui si muove Anita (locali di streap tease, feste private in stile "Eyes wide shut", sale della tortura) e il modo in cui mette in stretta relazione le perversioni sessuali di alcuni personaggi (umani detti junkie che hanno bisogno di farsi "succhiare" a morte) con il vampirismo. Lo stile è veloce, scorrevole, ironico, alcune metafore poi sono addirittura poetiche, ma la trama lascia un pò a desiderare e a parte il personaggio di Anita, tutti gli altri sono incosistenti. Pallosissima tutta la fuffa della religione. Invece quello che mi ha colpito è che la chiusura del libro è una volta tanto meglio dell'incipit:

Sono la Sterminatrice, e io, coi vampiri, non ci esco. Io li ammazzo

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