giovedì 5 agosto 2010

Letto e commentato: Marina, di Carlos Ruiz Zafon

L'Incipit
Una volta Marina mi disse che ricordiamo solo quello che non è mai accaduto. Sarebbe trascorsa un'infinità di tempo prima che potessi comprendere quelle parole. Ma è meglio che cominci dall'inizio, che in questo caso è la fine. Nel maggio 1980 sparii dal mondo per una settimana. Per sette giorni e sette notti nessuno seppe dov'ero finito. Amici, colleghi, insegnanti e persino la polizia si lanciarono alla ricerca di quel fuggiasco che alcuni credevano già morto, o smarrito nelle strade malfamate della città in preda a un attacco di amnesia. Una settimana più tardi, un poliziotto in borghese credette di riconoscere quel ragazzo; la descrizione coincideva. Il sospetto vagava per la stazione Francia come un'anima in pena in una cattedrale fatta di nebbia e ferro. L'agente mi si avvicinò con aria da romanzo poliziesco. Mi chiese se mi chiamavo Oscar Drai e se ero il ragazzo scomparso senza lasciare tracce dal collegio in cui studiava. Annuii senza dire una parola.

Cosa ne penso
Lo stile di Zafon mi aveva già conquistata ne Il gioco dell'angelo e questo suo breve romanzo intitolato Marina mi ha dato la conferma del suo incredibile talento. La storia è ambientata sempre a Barcellona, tra le sue viuzze e le sue piazze, c'è sempre un fitto mistero da risolvere, una casa che sembra abbandonata ma non lo è, qualcuno che nutre delle ambizioni letterarie, storie d'amore che finiscono in tragedia, incendi, inseguimenti, volti sfigurati, uomini dal passato misterioso che perdono la ragione, cimiteri, simboli il cui significato è tutto da scoprire, riferimenti letterari (il personaggio di Maria Shelley è evidentemente un omaggio a quella Mary Shelley che scrisse Frankestein come il nome del gatto onnipresente vuole essere un tributo a Kafka) e musicali (qui si parla della Lakmé di Leo Delibes di cui ho già postato una bellissima aria), insomma tanta ciccia che però non annoia ma anzi tiene il lettore incollato alla pagina dall'inizio alla fine. A tratti divertente, alla fine mi ha commosso perché non mi aspettavo un finale del genere per Marina. Visto che questo mi è piaciuto tanto, di tutti i libri attualmente in attesa di lettura, ho deciso di leggere anche L'ombra del vento per vedere se è vero che non c'è due senza tre.

Perle di saggezza
La giovinezza è una fidanzata capricciosa. La comprendiamo e l'apprezziamo solo quando ci lascia per un altro e non torna più.

Il tempo fa con il corpo ciò che la stupidità fa con l'anima.

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