venerdì 13 agosto 2010

Letto e commentato: Le figlie del libro perduto, di Katherine Howe

Peter Petford mescolò con un lungo cucchiaio di legno le lenticchie, nel paiolo di ferro che pendeva sul focolare, e cercò di scacciare i timori che gli stringevano lo stomaco. Accostò lo sgabello basso al fuoco e si sporse in avanti, il gomito puntato sul ginocchio, aspirando l'aroma dello stufato di piselli spezzati misto a quello del legno di melo bruciato. L'odore lo risollevò un poco, convincendolo che quella era una notte come le altre, e dalla sua pancia risuonò un gorgoglio impaziente mentre ritirava il cucchiaio per vedere se i piselli erano cotti. Uomo poco riflessivo, Peter si persuase che il suo stomaco non aveva nulla che non potesse essere curato con una scodella di zuppa. E ora viene pure quella donna, pensò cupamente. Non aveva mai saputo che farsene dei guaritori, ma la signora Oliver aveva insistito. Aveva detto che gli unguenti di quella donna curavano quasi ogni cosa. Aveva sentito dire che una volta era riuscita a trovare un bambino scomparso. Peter grugnì fra sé. Avrebbe provato, solo una volta.

Appena terminato di leggere questo interessantissimo romanzo della scrittrice statunitense (nonché storica alla Boston University) Katherine Howe, che è pure discendente diretta di due donne che nel 1692 subirono realmente il processo per stregoneria a Salem. La narrazione (che si alterna tra il 1991 e gli ultimi decenni del 1600) vede protagonista Connie Goodwin,  una ricercatrice di Harvard alle prese con una straordinaria scoperta storica: per caso ritrova in una vecchia Bibbia appartenuta alla nonna un foglietto con scritto il nome di Deliverance Dane. Le sue ricerche portano alla luce le vicende di questa donna condannata per stregoneria, della figlia Mercy e della nipote Prudence. La scrittrice mescola in modo molto intrigante vari generi: il romanzo si distingue per l'accuratezza storica ma è smorzato da elementi di esoterismo e magia (la descrizione dei "rimedi" e degli incantesimi), con qualche spunto romance (la storia d'amore tra Connie e Sam all'inizio mi era parsa fuorviante ma si è rivelata assolutamente funzionale al racconto) e anche un pizzico di thriller (la figura del relatore Manning Chilton). Il romanzo è diviso in due parti intitolate rispettivamente La chiave e la Bibbia e Il setaccio e le forbici che si riferiscono a due pratiche divinatorie realmente in uso nel Medioevo.
La trama:
Connie Goodwin, giovane e brillante dottoranda all’Università di Harvard, è impegnata in una ricerca sui processi di Salem, nel New England, che alla fine del diciassettesimo secolo videro più di centocinquanta persone accusate di stregoneria. Ma durante l’estate è costretta a trasferirsi fuori città per sistemare e vendere la vecchia casa di famiglia. All’inizio contrariata, Connie scopre che l’antica dimora contiene strani e preziosi tesori: non ultima, una Bibbia da cui cade una chiave dal fusto cavo, al cui interno è nascosto un pezzetto di carta ingiallita con su scritto Deliverance Dane. Un nome legato non solo ai processi su cui Connie sta indagando, ma anche alla sua famiglia, a un segreto custodito da generazioni di donne e tramandato attraverso un libro proibito: un Libro delle Ombre, depositario di un sapere arcano e sovrannaturale, ormai perduto. Un filo rosso lega quel passato oscuro e terribile al presente: e mentre Connie, tormentata dalle visioni, cerca disperatamente di risolvere il mistero, qualcun altro è in cerca del libro perduto, e per ottenerlo è disposto a tutto, anche a ricorrere a una maledizione da cui non c’è scampo…

La storia:
Soggetto letterario per eccellenza, dalla Lettera scarlatta a La lettrice bugiarda, il processo che vide accusate di stregoneria nel 1692 un gruppo di persone – uomini, donne, bambini – della città di Salem, nel Massachusetts, continua ad affascinare gli storici, gli psicologi, gli antropologi e gli studiosi del paranormale.
Nell'inverno fra il 1691 ed il 1692 Elizabeth "Betty" Parris e Abigail Williams, la figlia e la nipote del parroco Samuel Parris, iniziarono a comportarsi in modo inusuale, in particolare a rimanere piuttosto taciturne, a nascondersi dietro vari oggetti ed a strisciare sul pavimento. Nessuno dei medici interpellati riuscì a dare una spiegazione scientifica dei disturbi delle ragazze. Uno dei medici annunciò che l'unica spiegazione poteva essere la possessione da parte del demonio. Assieme alle due ragazze anche Ann Putnam, Betty Hubbard, Mercy Lewis, Susannah Sheldon, Mercy Short e Mary Warren furono incalzate a fare i nomi di altre ragazze che potessero essere in realtà streghe o possedute dal demonio. Esse accusarono per prime Sarah Good, Sarah Osborne e Tituba. Sarah Good era una mendicante nota in città, figlia di un oste francese,e venne accusata poiché parlava spesso da sola. Sarah Osborne era una anziana ed inferma signora che aveva dato al suo attuale compagno gli averi che avrebbe dovuto lasciare in eredità ai figli del suo primo marito. Tituba era una schiava indiana (o africana) del reverendo Samuel Parris. La comunità del villaggio, sotto la minaccia degli Indiani e rimasta senza governo ufficiale dopo la sospensione del trattato di Bay-Colony del 1684 e la ribellione del 1689, credette alle accuse fatte sotto tortura della schiava indiana. Il 1 marzo del 1692 le donne accusate furono imprigionate e seguirono poi accuse rivolte anche ad altre persone: Dorcas Good (la figlia di 4 anni di Sarah Good), Rebecca Nurse (anziana signora inferma e religiosa), Abigail Hobbs, Deliverance Hobbs, Martha Corey, Elizabeth e John Proctor. Il numero delle persone incarcerate continuò a crescere. Tuttavia, senza un'autorità ufficiale non vi era possibilità di iniziare un processo. Durante la detenzione morirono Sarah Osborne e la figlia appena nata di Sarah Goods; altri carcerati si ammalarono. Per la fine del mese di maggio, per volere del re di Inghilterra giunse a Salem il Governatore Sir William Phips per avviare le udienze del processo (in inglese "Oyer and Terminer"). Il tribunale trattò i casi in circa un mese. Con una sola eccezione tutti quelli accusati vennero condannati a morte per stregoneria. Infatti, i condannati che si riconoscevano colpevoli e avevano fatto i nomi di altri sospettati non furono giustiziati. A causa della gravidanza l'esecuzione di Elizabeth Proctor ed anche di un'altra accusata fu posticipata fino al parto. Nell'arco di quattro esecuzioni del corso dell'estate furono impiccate 19 perone, fra le quali un parroco e un poliziotto che si era rifutato di continuare ad arrestare i sospettati di stregoneria, ed almeno 3 persone fino ad allora ben stimate della comunità. Sei delle persone giustiziate erano uomini e le altre, per lo più, donne anziane, che vivevano in condizioni di povertà estrema.
(Fonte: it.wikipedia.org)

Testi di argomento simile:
Frances Hill, Le streghe bambine di Salem
Barry Brunonia, La lettrice bugiarda
Nathaniel Hathorne, La lettera scarlatta
Arthur Miller, Il crogiolo
Stephen King, Le notti di Salem
Hill Frances, Le streghe bambine di Salem
Condé Maryse, Io, Tituba strega nera di Salem
Lo Jacono Titta, Judaica Salem
(lista certamente non esaustiva cui personalmente aggiungerei anche i due romanzi di Celia Rees Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega)

Per maggiori informazioni, i due siti ufficiali del romanzo:
http://www.physickbook.com/
http://www.lefigliedellibroperduto.salani.it/

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