giovedì 29 luglio 2010

Letto e commentato: Il dardo e la rosa, di Jacqueline Carey



L'Incipit
Affinché nessuno possa pensare che io sia un'illegittima - la figlia bastarda di qualche contadino lussurioso, venduta con contratto a termine in un periodo di magra - devo chiarire di essere nata in una Casa e cresciuta in modo appropriato alla Corte della Notte, per quel che mi è servito. Mi è difficile provare risentimento verso i miei genitori, anche se invidio la loro ingenuità. Nessuno li aveva neppure avvertiti, al momento della mia nascita, di avermi fatto dono di un nome infausto: Phèdre, così mi hanno chiamata, senza sapere che si tratta di un nome elleno...e maledetto. Quando venni al mondo, ardisco di pensare che avessero motivo per essere speranzosi. I miei occhi semichiusi erano ancora di un colore indefinito e l'aspetto di un neonato è qualcosa di mutevole, che cambia da una settimana all'altra. Ciocche bionde possono lasciare il posto a boccoli corvini, il pallore della nascita intensificarsi in una ricca sfumatura ambrata e così via. Quando la serie di trasformazioni amniotiche fu terminata, tuttavia, la verità divenne evidente. Ero imperfetta.

Cosa ne penso
Ecco finalmente un romanzo fantasy degno di essere chiamato tale. La Carey si è rivelata una straordinaria narratrice, capace di imbastire una trama complicatissima, ricca di personaggi, casate reali, antiche leggende, maledizioni, passioni, intrighi politici, insomma una vera e propria epopea degna della migliore tradizione. Non mi sono annoiata neanche per un secondo: fin dalle primissime pagine sono rimasta catturata dalla storia di Phèdre, dapprima bambina abbandonata dalla madre nella Casa Cereo, poi venduta come cortigiana alla casata di Anafiel Delaunay ed usata da lui per i suoi oscuri scopi. All'inizio non ero sicura di aver capito bene che la Terra d'Ange fosse stata fondata dagli angeli (per la precisione dal Beato Elua il cui precetto è ama a tuo piacimento), ma poi piano piano ho iniziato a capire la filosofia soggiacente a tutto il romanzo: il piacere elevato a sommo valore, sia elargito che ricevuto, e le sue pratiche considerate vera e propria arte. Ci sono 13 case ed ognuna di esse è consacrata ad una precisa pratica sessuale. Quella in cui eccelle Phèdre è la capacità di dare piacere attraverso il dolore: ebbene sì, in questo romanzo si parla di sado-masochismo, fellatio, sodomia, lesbismo e tanto altro, pertanto ne sconsiglierei la lettura ai minorenni (anche se i pivelli di oggi sono molto più scaltri di quelli della mia generazione) o ai bigotti timorati di Dio. Il linguaggio è alto, con uso sapiente e dosato di termini e nomi che riprendono il francese, le descrizioni geografiche sono degne di Tolkien (anche se fanno riferimento spudorato al continente europeo), le scene più crude, come ad esempio le pagine dedicate alle "assegnazioni" di Phèdre, sono descritte con eleganza, nonostante l'utilizzo di termini che rimandano al Marchese de Sade (ignoro se volutamente o meno da parte dell'autrice). I personaggi sono complessi e mostrano un'evoluzione attraverso il tempo e col procedere della narrazione, c'è grande cura da parte dell'autrice nelle descrizioni delle acconciature, degli abiti, degli ambienti e grande furbizia nel liquidare con poche frasi quei racconti di viaggio che avrebbero rischiato di annoiare il lettore. Ho trovato molte assonanze con altri romanzi, quelli di De Sade, come già detto, i romanzi degli anni '50 dedicati al personaggio di Angelique (che coincidenza, la cosidetta Marchesa degli angeli!), I gioielli indiscreti, Memorie di una geisha...Insomma, per le balle di Elua, c'è di tutto e di più e mi è stato detto che il 2° e il 3° sono anche meglio...Spero ardentemente che ne facciano presto un film, anche se temo che la lunghezza della trilogia potrebbe essere un deterrente (se penso a quanto c'è voluto per Il signore degli anelli) e la sontuosità necessaria per rappresentare scenari e palazzi sforerebbe qualsiasi budget, ma ecco, se mai un produttore folle decidesse di acquistarne i diritti io personalmente ne sarei ben lieta.  Comunque, davvero un ottimo romanzo che affronta un tema sempre molto attuale, soprattutto in Italia: il rapporto tra il potere e il sesso e la mercificazione della donna, anche se la Carey rende servi di Namaah indistintamente uomini e donne.

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