mercoledì 26 maggio 2010

Letto e commentato: Il gioco dell'angelo, di Carlos Ruiz Zafon

L'Incipit 
Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

Uno dei migliori incipit dell'ultimo periodo; le 466 pagine di questo romanzo di Zafon scorrono via felici, piene di sottile ironia, con una trama mai scontata che prende pieghe inaspettate ad ogni capitolo;i personaggi sono ben delineati, anche il più sfuggevole di essi (il cosidetto principale che non ho capito bene se è dio o il diavolo) è destinato a restare impresso. Ci sono interessanti riferimenti letterari, una vivece descrizione di Barcellona, un amore smisurato per i libri: è un romanzo che tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere almeno una volta per capire se vale davvero la pena d'inseguire la chimera.

Perle di saggezza
Se fossimo capaci di vedere senza paraocchi la realtà del mondo e di noi stessi per un solo giorno, dall'alba al tramonto, ci toglieremmo la vita o perderemmo la ragione.

Un atto di fede è un atto di accettazione, accettazione di una storia che ci viene raccontata. Accettiamo come vero solo quello che può essere narrato.



Un uomo deve avere qualche vizio, se possibile di classe, altrimenti quando arriva alla vecchiaia non ha nulla da cui redimersi.

Sopravvivere, è nella nostra natura. La fede è una risposta istintiva ad aspetti dell'esistenza che non possiamo spiegare in altro modo: il vuoto morale che percepiamo nell'universo, la certezza della morte, il mistero dell'origine delle cose o il senso della nostra vita, o la sua assenza.


Non posso morire, dottore. Non ancora. Ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire.


Si sa che, nelle fasi più avanzate del cretinismo, la mancanza di idee viene compensata dall'eccesso di ideologie.

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