mercoledì 7 aprile 2010

Letto e commentato: Vita di Pi, Yann Martel


L'Incipit
La mia dolorosa esperienza mi lasciò triste e depresso. Furono gli studi universitari e le pratiche religiose a riportarmi lentamente alla vita. Ancora oggi conservo quelle che alcuni considerano le mie strane inclinazioni in fatto di culto. Dopo un anno di scuola superiore, mi iscrissi all'Università di Toronto e presi due lauree. In teologia e zoologia. La mia tesi di teologia esplorava alcuni aspetti della cosmogonia di Isaac Luria, il grande cabalista del sedicesimo secolo originario di Safed. Quella di zoologia era un'analisi funzionale della ghiandola tiroidea del bradipo tridattilo. Scelsi il bradipo perché la sua indole calma, pacifica e introspettiva era un balsamo per la mia anima a pezzi. I bradipi possono essere didattili o tridattili; la classificazione è determinata sulla base delle zampe anteriori, visto che su quelle posteriori tutti i bradipi hanno tre artigli. Un'estate ebbi il privilegio di osservare il bradipo tridattilo nel suo habitat, le giungle equatoriali del Brasile. E' un animale davvero curioso. La sua unica abitudine è l'indolenza. In media dorme o riposa venti ore al giorno.
Perle di saggezza

Nella vita è importante che ogni cosa abbia una giusta conclusione. Solo così si trova la pace. Altrimenti rimangono le parole che avresti voluto dire e che non hai mai detto, e il tuo cuore è pesante e colmo di rimorso.

Voglio dire due parole sulla paura. E' lei l'unico vero avversario. Solo la paura può sconfiggere la vita. E' un'avversaria intelligente e perfida, io lo so bene. Non ha dignità, non rispetta leggi né regole, non ha pietà. Cerca i tuoi punti deboli, e li scova con facilità. Comincia dalla mente, sempre. Fino a un attimo prima sei calmo, controllato, felice. Poi la paura, travestita da piccolo dubbio innocente, si intrufola nella tua mente come una spia. Il dubbio incontra lo scetticismo, che prova a buttarlo fuori. Ma lo scetticismo è un soldato di fanteria con poche risorse. Il dubbio se ne sbarazza facilmente. Diventi inquieto. Entra in campo la ragione. Sei rassicurato: la ragione possiede le armi tecnologiche più avanzate. Ma, con tua grande sorpresa, nonostante la sua superiorità tattica e una serie di vittorie inconfutabili, la ragione viene messa al tappeto. Ti senti vulnerabile, impotente. L'angoscia si trasforma in terrore. Poi la paura invade completamente il corpo, il quale, nel frattempo, ha subodorato che qualcosa non va. I polmoni volano via come uccelli e il fegato se la squaglia quatto come un serpente. La lingua stramazza stecchita come un opossum, le mandibole cominciano a galoppare sul posto. Le orecchie diventano sorde. I muscoli sono scossi da brividi quasi fossero in preda alla malaria, e le ginocchia si sciolgono come burro. Il cuore è troppo teso, lo sfintere troppo rilassato. Solo gli occhi funzionano bene. Prestano sempre la dovuta attenzione alla paura. Ti affretti a prendere decisioni avventate. Liquidi i tuoi ultimi alleati: la speranza e la fiducia. Ecco che ti sei sconfitto da solo. La paura, un semplice sentimento, ha trionfato. E' difficile da spiegare. La paura, la vera paura, quella che ti scuote fino alle ossa, quella che provi quando sei a faccia a faccia con la morte, si annida nella tua memoria come una cancrena: minaccia di far marcire tutto, anche le parole per esprimerla.

Combattiamo all'infinito. Combattiamo senza curarci di quanto ci costerà, delle sconfitte che incassiamo, dell'improbabilità del successo. Combattiamo fino all'ultimo respiro. Non è una questione di coraggio. L'incapacità di arrendersi è un dato caratteriale. Forse è semplicemente stupida fame di vita.

Quando la tua stessa vita è in pericolo, la pietà lnei confronti degli altri lascia il posto a una tremenda, egoistica fame di sopravvivenza.

Ma la vita supera l'oblio con un balzo, perdendo al massimo una o due cose di poca importanza, e la tristezza è solo l'ombra fugace di una nuvola.

Quando in passato hai sofferto molto, ogni ulteriore dolore è insopportabile e allo stesso tempo irrilevante.

Una comunità che non sostiene i propri artisti sacrifica l'immaginazione sull'altare della cruda realtà, rischiando di coltivare sogni senza valore.

Le persone emigrano perché logorate dall'angoscia. Consapevoli che i loro sforzi non serviranno a nulla, che quello che riusciranno a costruire in un anno verrà distrutto da qualcun'altro in un solo giorno. Convinte che il futuro sia ipotecato, che con un pò di fortuna forse loro potranno farcela, ma non i loro figli. Intimamente certe che a casa nulla cambierà, che possono essere tranquille e felici solo altrove.

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