venerdì 5 marzo 2010

Letto e commentato: Ricordi di un vicolo cieco, di Banana Yoshimoto


La casa dei fantasmi
Perché invece non vieni a mangiare da me, Setchan? Io avrei voglia di nabe, ma prepararlo a casa da soli non c'è gusto. Io avevo detto semplicemente: per ringraziarti del tuo aiuto al lavoro, con i soldi della paga vorrei invitarti a mangiare. E quella era stata la risposta di Iwakura. Ero indecisa. Se un ragazzo che vive da solo ti fa una proposta del genere, come interpretarla?

Mammaa!
La prima cosa che vidi nella mensa della casa editrice fu il menu. Frittura mista, kitsune soba e riso al curry con verdure. Avevo una gran fame. Che cosa scelgo? Indecisa, restai qualche istante davanti alla lavagna di plastica a pensare. Ricordo che avevo appena optato per il curry, quando come un lampo mi attraversò la mente il pensiero del Caso del curry avvelenato di Wakayama.


La luce che c'è dentro le persone
Poiché da circa cinque anni mi guadagno da vivere scrivendo romanzi, cerco sempre di vedere le cose in profondità, arrivando al loro cuore più segreto. Cercare di vedere le cose in profondità e vederle attraverso la propria interpretazione personale sono due modalità completamente diverse. Interpretazioni personali, idiosincrasie, idee eccetera affiorano continuamente, ma cerco di dare a esse il minore spazio possibile, entrando sempre più in profondità.


La felicità di Tomo-chan
Quello che dentro di sé Tomo-chan aveva aspettato per almeno cinque anni, adesso stava per avverarsi. L'uomo di cui era innamorata da tanto tempo sembrava ricambiare il suo interesse. Tomo-chan si sforzava di mantenere la calma. Ma in realtà non è che nel suo intimo fosse così agitata. Si sentiva semplicemente felice, felice che l'uomo di cui era innamorata avesse cominciato a scriverle spesso delle mail e a invitarla a mangiare insieme.

Ricordi di un vicolo cieco
Quel giorno mangiai nel piccolo parco del quartiere con Nishiyama. Forse ci eravamo messi d'accordo prima di andare a mangiare insieme da qualche parte, non ricordo bene i particolari. Avevo fatto un pò di bucato a mano, e me ne stavo al primo piano a ciondolare. Mi ero dovuta lavare delle cose perché non mi restava più niente da mettere. Le avevo stese in un punto dove batteva il sole e stavo prendendo una pausa.

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