mercoledì 3 marzo 2010

Letto e commentato: La piccola ombra, di Banana Yoshimoto

La telefonata

Mi trovavo a Buenos Aires per lavoro. Era la prima volta che andavo in Argentina. Per farmi un'idea della città avevo pensato che sarebbe stato meglio stare in una zona con un pò di vita e così avevo espresso il desiderio di pernottare in un albergo di lusso che dava sulla Calle Florida, una strada piena zeppa di negozi. Tuttavia la guida-interprete di origini giapponesi che mi ricevette in aeroporto mi disse, scusandosi, che c'era stata una sovrapposizione di prenotazioni e che l'albergo che desideravo era completo. Per la prima notte, dunque, avrei dovuto dormire altrove.
L'ultimo giorno


Questo è sicuramente lo scheletro millenario di una tartaruga pensai, e subito dopo guardai il disegno retrostante che ne proponeva la ricostruzione: si trattava invece di un dinosauro somigliante a un rinoceronte che della tartaruga non aveva niente. Ammesso l'errore, diedi un'occhiata all'orologio e all'improvviso sussultai. Era il 27 aprile 1998, il giorno in cui mi avevano predetto che sarei morta.
La piccola ombra


Ero venuta a Buenos Aires al seguito di mio padre che gestiva una ditta d'importazione e, non avendo nessuna conoscenza del posto, ogni cosa era motivo di stupore. Il fatto che la città fosse abitata soltanto da persone di razza bianca, che gli edifici assomigliassero così tanto a quelli europei, che nonostante ciò, sotto quell'intenso cielo azzurro con quel pizzico di tristezza tipico del Sud America, le piante di jacaranda avessero dei rami lunghissimi, qualsiasi cosa aveva per me la freschezza della novità.
Platani

Quel luogo che si chiamava Mendoza, era una città ideale da visitare con un marito molto più vecchio. Non ricordo perché avessimo deciso di andarci. Negli ultimi sei mesi, ogni sera prima di andare a letto, nell'oretta in cui bevevamo un pò di vino guardando la televisione, sfogliavamo quasi sempre delle guide sull'Argentina.
Honey Miele

Me ne stavo seduta nella piazza davanti alla Casa Rosada in uno stato di apatia. C'erano dei tipi dal comportamento sospetto, chiaramente dei ladri. La cosa stupefacente era che se li guardavi con gli occhi che dicevano Tu sei un ladro, no?, ossia se gli facevi sapere di averlo capito, non si avvicinavano nemmeno. Anzi, ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, mi fissavanoo come se ci conoscessimo. Buenos Aires: proprio non si riusciva a capire se fosse stata una città dove la vita era dura oppure tranquilla.

La meridiana

Era un pomeriggio d'afa. Ero uscita a fare due passi con il mio ragazzo ed eravamo arrivati al negozio di sandwich vicino a casa. Lì con mille yen era possibile pranzare con una quantità incredibile di panini, un'insalata e un caffé. Ci andiamo sempre nei giorni di festa. Il locale era affollato, ma eravamo riusciti comunque a trovare un tavolino che desse sulla strada.

Oltre la finestra

Credo che mi sia venuto un orzaiolo. Ho un occhio tutto irritato disse Shinji. Non c'è da stupirsi. Oggi, lungo tutta la strada, l'aria era così secca e polverosa mi sforzai di rispondere. Sdraiata sul letto, mi sarei potuta addormentare da un momento all'altro, quando lui mi aveva rivolto la parola all'improvviso.

1 commento:

  1. Io devo anora decidere se ridare una chance a Banana Yoshimoto o accantonarla totalmente, ma credo che con i tuoi post la decisione potrebbe cadere sulla prima soluzione.
    un saluto

    RispondiElimina

Recommendations by Engageya

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcuni immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via E-mail. Saranno immediatamente rimosse.