sabato 27 marzo 2010

CineLibri: La casa di sabbia e nebbia, di Andre Dubus III

L'Incipit
Il grasso, rubizzo Torez, mi chiama Cammello perché sono persiano e perché sopporto questo sole d'agosto meglio dei cinesi e dei panamensi, meglio perfino del piccolo vietnamita, Tran. Tran, che è svelto nel lavoro, non s'interrompe mai, ma appena Torez ferma il camion arancione dell'autostrada, corre subito con gli altri a bere un pò d'acqua nel suo bicchiere di carta. Si lavora male con questo caldo. Per tutta la mattinata abbiamo camminato lungo l'autostrada tra Sausalito e il Golden Gate Park. Vestiti con dei giubbotti arancioni senza maniche, con una mano portiamo i nostri piccoli arpioni da immondizia e con l'altra trasciniamo i sacchi di tela. Ogni tanto c'è un panamense che si leva la camicia e la lascia penzolare dalla tasca posteriore, come fanno i benzinai con lo straccio sporco di grasso, ma quando Torez se ne accorge gli dice qualche cosa in spagnolo e lo obbliga a rimettersi il giubbotto sulla schiena nuda. Siamo su una collinetta. Tra gli alberi vedo, da Sausalito fino alla baia, le nuvole così fitte che nascondono l'altra sponda. E' là che abito con la mia famiglia, mia moglie e mio figlio, a Berkeley. Ma qui non c'è nebbia, c'è soltanto il sole, sulla testa e sulla schiena e, sotto il naso, c'è l'odore di tutto: dell'erba secca e sporca, delle sigarette dei cinesi, del metallo caldo e del tubo di scarico delle automobili che passano. Sudo sotto la camicia e il giubbotto. Ho cinquantasei anni e sono calvo. Devo comprarmi un cappello.

Il Film

La casa di sabbia e nebbia (2003) di Vadim Perelman, con Jennifer Connelly, Ben Kingsley, Ron Eldard, Shohreh Aghdashloo.

Il cast è straordinario, la storia drammatica, molto, molto drammatica, di quelle che fanno versare fiumi di lacrime se si è sensibili a certi temi "caldi". Vale la stessa avvertenza data per il romanzo omonimo da cui è tratto: da vedere con i fazzoletti a portata di mano.

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