giovedì 18 marzo 2010

Letto e commentato: 2666, di Roberto Bolano


I. La parte dei critici



La prima volta che Jean-Claude Pelletier lesse Benno Von Arcimboldi fu all'età di diciannove anni, durante la festa di Natale del 1980, a Parigi, dove studiava letteratura tedesca all'università. Il libro in questione era D'Arsonval. Il giovane Pelletier allora non sapeva che il romanzo faceva parte di una trilogia (costituita dal Giardino, di ambientazione inglese, La maschera di cuoio, di ambientazione polacca, così come D'Arsonval, evidentemente, era di ambientazione francese), ma tale ignoranza o lacuna o negligenza bibliografica, che poteva essere addebitata soltanto alla sua estrema giovinezza, non sminuì di una virgola lo stupore e l'ammirazione che il libro suscitò in lui.

II. La parte di Amalfitano

Non so cosa sono venuto a fare a Santa Teresa, si disse Amalfitano dopo una settimana che viveva in quella città. Non lo sai? Davvero non lo sai? Si chiese. Proprio non lo so, si disse, e non avrebbe potuto essere più eloquente.
Aveva una casetta a un solo piano, tre stanze, un bagno con la vasca più uno di servizio, cucina all'americana, una sala da pranzo con finestre che davano a ponente, una piccola veranda di mattoni dove c'era una panchina di legno sciupata dal vento che tirava dalle montagne e dal mare, sciupata dal vento del nord, il vento delle vallate, e dal vento che odorava di fumo e veniva da sud.
Aveva libri che conservava da più di venticinque anni. Non erano molti. Tutti vecchi . Aveva libri comprati da meno di dieci anni che non gli dispiaceva prestare o perdere o vedersi rubare. Aveva libri che gli capitava di ricevere perfettamente impacchettati da mittenti sconosciuti e non apriva neppure.

III. La parte di Fate

Quando è iniziato tutto? pensò. In che momento mi sono immerso? Un oscuro lago azteco vagamente familiare. L'incubo. Come uscire da qui? Come tenere sotto controllo la situazione? E poi altre domande: voleva davvero uscire? Voleva davvero lasciarsi tutto alle spalle? E pensò: del dolore non mi importa più. E ancora: forse tutto è iniziato con la morte di mia madre. E ancora: del dolore non m'importa, a meno ce non aumenti e diventi insopportabile. E ancora: cazzo, fa male, fa proprio male, cazzo. Non importa, non importa. Circondato di fantasmi.

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