venerdì 26 febbraio 2010

Letto e commentato: L'ultima amante di Hachiko, di Banana Yoshimoto

Non che odiassi particolarmente la vita, eppure la vita che si rifletteva nei miei occhi era sempre lontana e sfumata come in un sogno. Percepivo le cose in modo innaturale, estremamente vicine o remote. In quel periodo, l'unica persona che nel mio mondo riuscisse a vedere a colori, l'unica che parlasse una lingua che le mie orecchie erano in grado di decifrare senza fatica, era Hachi. Pertanto, i momenti che trascorrevo in sua compagnia nell'arco della giornata erano anche gli unici in cui riuscivo a stare con me stessa. Si trattava di rendez-vous tristi e brevi, ma che erano anche i germogli in cui si celava ogni cosa. Per crescere alla svelta, in un modo così libero da apparire voluttuoso, diretta verso la luce del sole. A casa di Hachi viveva una ragazza più grande di me. Più grande per modo di dire, perché in verità faceva l'ultimo anno delle superiori. Una tipa in gamba e senza pensieri. A starle vicino però ci si stancava, perché era sempre, sempre di corsa, patita com'era per le scorribande notturne in moto con gli amici, fra una tirata di solvente e una di speed. Ma nonostante fosse senpre fuori casa, diventava di cattivo umore quando rientrava e coglieva in flagrante me e Hachi - che sò - sul tetto della casa intenti a guardare le stelle, mentre ci scambiavamo qualche bacino oppure immersi nella dolce atmosfera delle piccole intese.

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