martedì 16 agosto 2011

CineLibri: L'amante, di Marguerite Duras


Autore: Marguerite Duras
Titolo: L'amante
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 1984
Dove e quando: Saigon, anni '30


L'Incipit 
Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane.

Penso spesso a un'immagine che solo io vedo ancora e di cui non ho mai parlato. E' sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, m'incanto.Presto fu tardi nella mia vita. A diciott'anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott'anni. Non so se succeda a tutti, non l'ho mai chiesto. Mi sembra di aver sentito dire che qualche volta un'accelerazione del tempo può investirci quando attraversiamo l'età giovane, la più esaltata della vita. E' stato un invecchiamento brutale. L'ho visto impossessarsi dei miei lineamenti a uno a uno, alterare il rapporto che c'era tra di loro, render gli occhi più grandi, lo sguardo più triste, la bocca più netta, incidere sulla fronte fenditure profonde. Invece di esserne spaventata, ho assistito a quest'invecchiamento con lo stesso interesse che avrei potuto prestare allo svolgersi di una lettura. E poi sapevo di non sbagliarmi: un giorno avrebbe rallentato la corsa e avrebbe preso un ritmo normale. Chi mi aveva conosciuto a diciasette anni, all'epoca del mio viaggio in Francia, è rimasto impressionato quando mi ha rivista, due anni dopo, diciannovenne. Quel nuovo viso si è mantenuto così, è diventato il mio viso. Certo, è invechiato ancora, ma relativamente meno di quel che avrebbe dovuto. E' un viso lacerato da rughe nette e profonde, con la pelle screpolata. Non ha ceduto come certi volti dai lineamenti minuti, ha mantenuto gli stessi contorni, ma la materia di cui è fatto è andata distrutta. Ho un viso distrutto.


Cosa ne penso
In questo agosto poverissimo di nuove, esaltanti letture mi sono dedicata alla riscoperta di alcuni romanzi che avevo già letto e straletto in passato, ma di cui francamente non ricordavo granché. Uno di questi è L'amante di Marguerite Duras (autrice da me molto amata, sebbene estremamente ostica nello stile), da cui il regista Jean Jacques Annaud  ha tratto nel 1991 un film che all'epoca fece abbastanza scalpore per le scene esplicite di sesso.

La storia è ambientata nell'Indocina degli anni '30, per l'esattezza a Saigon, dove la protagonista, cui non viene dato un nome perché  non è  altro che l'alter ego letterario della stessa Duras (il romanzo è fortemente autobiografico) vive con la madre depressa e i due fratelli maschi.

Durante un viaggio in traghetto sul fiume Mekong la  "bambina", come la Duras affettuosamente si riferisce a sé stessa, incontra un giovane cinese ricchissimo che si innamora pazzamente di lei. I due intrecciano una relazione clandestina che desta scandalo tra le famiglie perbene di coloni francesi, perché lei è una bianca di appena 15 anni mentre lui è cinese e molto più vecchio di lei. La storia tra i due protagonisti non ha dei contorni bene definiti, è fatta essenzialmente di incontri fugaci nella di lui garçonnière e di brevi tragitti in limousine; lui sembra amarla, mentre lei lo vuole solo per il suo denaro. Alla fine lei deciderà di tornare in Francia e lui sarà costretto a sposare una ragazza cinese cui era  stato promesso fin da bambino.

Onestamente ricordavo questo romanzo come molto più appassionante di come l'ho trovato oggi e solo dopo averlo riletto ho realizzato che nella mia mente si erano impresse per lo più le immagini del film di Annaud, però la rilettura ha messo in luce alcuni aspetti che in passato non avevo valutato, come ad esempio tutti i passaggi autobiografici in cui la Duras ricorda gli eventi tragici della sua infanzia, il rapporto non proprio sereno con la madre o con i fratelli e il desiderio, maturato quando era ancora ragazzina, di diventare scrittrice.

La storia d'amore con il cinese, sebbene sia il fulcro del romanzo, paradossalmente resta in secondo piano e verrà sviscerata meglio e con più lucidità nel successivo L'amante della Cina del Nord, che ho già iniziato a rileggere e di cui parlerò prossimamente. Per affetto a questa scrittrice dò 5 stelle anobiane

Perle di saggezza
Ho cominciato a scrivere in un ambiente in cui dovevo farlo con pudore. Scrivere, allora, era ancora un impegno morale. Adesso scrivere sembra che spesso non sia più niente. Talvolta me ne rendo conto: scrivere, o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità e il vento, o non è niente; o si mescola tutto in un'unità per sua natura indefinibile, o si fa soltanto della pubblicità.


Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi della condizione in cui si è.


Non ho mai scritto credendo di farlo, non ho mai amato credendo di amare, ho solo aspettato davanti a quella porta chiusa.


Lo ripeto a mia madre: quello che voglio, è scrivere. La prima volta non risponde. Poi chiede: che cosa vuoi scrivere? Libri, romanzi, dico. Replica seccamente: dopo il concorso di matematica, se vuoi scriverai, non  mi riguarda. E' assolutamente contraria, non c'è nessun merito a scrivere, non è un lavoro, non è una cosa seria, in seguito dirà: è un'idea puerile.

Il Film


L'amante (1991), di Jean-Jacques Annaud, con Jane March, Tony Leung Ka Fai, Frédérique Meininger e Jeanne Moreau come voce narrante.





3 commenti:

  1. Io ho visto solo il film: una delle rare volte in cui non ho trovato il distacco dalle vicende storiche per ritrovarmi invece con l'amaro in bocca.

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  2. Bellissimo film e libro della Duras!
    Ciao!

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  3. il film è molto bello anche se ha tralasciato molti aspetti del romanzo che secondo me andavano almeno accennati....in ogni caso resta un film da tenere nella propria collezione.

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