giovedì 17 dicembre 2009

Letto e commentato: Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar

L'Incipit
Mio caro Marco,
sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuire la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza. E' difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone. Basta...Il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene, e in tutti i modi, e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma ormai, non credo più, come finge ancora Ermogene, nelle virtù prodigiose delle piante, nella dosatura precisa di quei sali minerali che è andato a procurarsi in Oriente. E' un uomo fine, eppure, m'ha propinato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere, sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente più di trent'anni la medicina. Perdono a questo mio fedele il suo tentativo di nascondermi la mia morte.

Perle di saggezza



Le parole ingannano: la parola piacere, infatti, nasconde realtà contraddittorie, implica al tempo stesso i concetti di calore, di dolcezza, d'intimità dei corpi, e quelli di violenza, d'agonia, di grida.


Dal moralista mi aspetto di tutto: ma mi stupisce che s'inganni il cinico.

Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell'amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e - fin dov'è possibile - d'impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perché è animata da una individualità diversa dalla nostra, è perché è dotata più o meno di certi attributi di bellezza su i quali, del resto, anche i giudici migliori sono discordi.

Se occorresse ingannarmi, preferirei che lo si facesse ispirandomi fiducia; non ci rimetterei più che tanto, e ne soffrirei meno.


Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi, o disperatamente poveri.


Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt'al più, ne muterà il nome. Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perché più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che si imprima in loro una passione forsennata per il lavoro, divorante quanto quella della guerra presso le razze barbare, tale da escludere gli svaghi, i piaceri umani. A questa schiavitù dello spirito o dell'immaginazione umana, preferisco ancora la nostra schiavitù di fatto.

Viene il giorno che Atlante cessa di sostenere il peso del cielo e la sua rivolta squassa la terra.


E in questo modo, con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso.

Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha.

Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.

I poeti ci trasportano in un mondo più vasto, o più bello, più ardente o più dolce di quello che ci è dato; per ciò appunto diverso, e, in pratica, pressoché inabitabile.

Di tutti i nostri giochi, l'amore è il solo che rischi di sconvolgere l'anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all'uso della ragione, ma l'innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone
L'amore, ci trascina in un universo insolito, ove in altri momenti, è vietato avventurarci, e dove cessiamo di orientarci non appena l'ardore si spegne e il piacere si placa.

Non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano. La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare esattamente le ricchezze che ogni nuovo amore ci reca, di osservarlo mentre si trasforma; fors'anche, mentre invecchia.


L'Autrice
In questi ultimi tempi ho intrapreso una lettura che rimandavo da anni, scioccamente convinta che si trattasse di un mattone non facilmente digeribile. Con mia grande sorpresa dopo poche pagine ho scoperto che il capolavoro di Marguerite Yourcenar (1903-1987), Memorie di Adriano (1951), non solo non è noioso ma è anzi godibilissimo. Questa straordinaria scrittrice francese (che non sò per quale strana ragione, mi è sempre stata antipatica) è riuscita a rendere con la sua scrittura la storia romana, in particolare le vicende legate alla vita e all'ascesa al potere dell'imperatore Adriano, avvincente come un giornalino di gossip. Prevedo che mi ci vorrà ancora qualche settimana per terminarlo (contrariamente al mio solito) perché è un romanzo da leggere con molta attenzione e cautela per coglierne appieno ogni sfumatura. Alcuni passaggi meritano di essere trascritti senza omissioni.
http://yourcenar.org/
 
Le sue opere:
Alexis o il trattato della lotta vana (1928)
Moneta del sogno (1935)
Fuochi' 1936
Racconti orientali (1938)
Il colpo di grazia (1939)
Memorie di Adriano (1951)
Presentazione critica di Kavafis (1958)
Con beneficio d'inventario (1962)
L'Opera al nero (1968)
Care memorie (1974)
Archivi del Nord (1977)
Mishima o la visione del vuoto (1981)
Anna soror (1981)
Come l'acqua che scorre (1982)
Il tempo grande scultore (1983)
Quoi? L'Eternité (1988)
Pellegrina e straniera (1989)
Il giro della prigione (1991)

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